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Alma Negra

La vera storia di...

 

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Un'allegra storiella dice che ogni mattina, in Africa, quando sorge il sole, un leone si sveglia e sa che dovrà correre più della gazzella o morirà di fame.

E che sempre in Africa, ogni mattina, quando sorge il sole, una gazzella si sveglia e sà che dovrà correre più del leone altrimenti morirà (cit,).

 

Quello che forse è meno noto ai più e che circa da un paio d'anni un giovane ragazzo africano, appena maggiorenne, ogni mattina, quando sorge il sole, sale in sella alla sua modesta bicicletta ed inizia a pedalare, coprendo con ali di polvere sia il leone che la gazzella e le decine di bambini che al suo ritorno provano ad inseguirlo invano.

 

Ma questa mattina Merhawi non si alzerà presto per ripercorrere la stessa identica lunga e polverosa via che dal suo villaggio conduce nelle zone più remote della savana. Questa mattina al villaggio di Merhawi è giunto un uomo bianco, che circondato dalle decine di bambini che subito gli sono corsi appresso ha dispensato dolci e giocattoli, e si è portato via il giovane pedalatore delle lunghe strade bianche. I suoi genitori e i suoi 5 fratelli avevano i musi lunghi lunghi e gli occhi umidi nel salutarlo, ma in cuor loro erano molto felici perchè sapevano che un simile prodigio era destinato a qualcosa di ben più grande del passare i suoi giorni tra le paglie e i vitellini gracili di Akdur, e ne avrebbero giovato loro, i 5 fratelli e tutta la comunità.

 

Quella mattina Merhewi salutava il suo villaggio e sotto l'ala di un uomo bianco se ne andava in città. Lo aspettava un aereo per l'Italia, un aereo per avverare i suoi sogni.

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Il protagonista della nostra storia sarà lui!
 
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Merhawi Kudus è davvero un ragazzo prodigio! Classe 1994 Appena diciassettenne già metteva in fila tutti i ciclisti più forti del continente, a diciottanni primeggiava nelle corse continentali. Fosse nato appena un decennio prima probabilmente nessuno avrebbe mai saputo di Kudus e del suo talento. Probabilmente avrebbe continuato a far su e giù dal villaggio con quella vecchia mountain bike regalata dal padre e mai si sarebbe sognato di cavalcare una bici da corsa su quelle strade bianche e ghiaiose. Sarebbe stato il passatempo del doposcuola, fino a che, giunto alla maggiore età, si sarebbe diviso tra caccia e coltivazione come era tradizione, nella continua lotta per la sopravvivenza che caratterizza i giorni di tutti gli altri suoi coetanei neppure sfiorati dal suo stesso talento.
Invece la fortuna vuole che la federazione ciclistica internazionale un po' di anni fa aveva gettato gli occhi su quella terra che pareva fare a pugni con il ciclismo, solo l'idea sembrava uno scherzo... Dai, un nero su una bicicletta, ma per favore! Dicevano la stessa cosa nella pallacanestro, sessant'anni fa...
Insomma, si diceva appunto che uno della federazione ciclistica, lassù. in Svizzera dove le pelli son più bianche del latte delle loro mucche ebbe questa bizzarra intuizione: "Se sono così forti nell'atletica perchè non potrebbero provare con il ciclismo?" E in effetti il tizio non aveva tutti i torti. Con i loro fisichini esili, i centrafricani da ottimi maratoneti potevano tramutarsi anche in ottimi scalatori!
I primi africani sbarcati nel vecchio ciclismo, quello del vecchio continente, furono i sudafricani, ma per loro il discorso quasi non valeva: praticamente tutti di stirpe caucasica e già abituati a regimi europei non fu per loro dfficile farsi valere anche nel nuovo, vecchio mondo, fu peraltro un italiano ad avere la prima intuizione, Claudio Corti. Poi, un po' di anni fa, cominciò a farsi strada un giovane keniota, prima sulle strade della Vuelta e poi quelle del Tour. I bar dei paesi cominciavano a sintonizzarsi sempre più spesso sulle corse ciclistiche, ma quando videro che il keniota in questione era di viso pallido e classe borghese, l'interesse sfumò. Lui non era uno di loro.

 

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Nel 2011, la MTN, l'unica squadra africana professionistica, specifichiamo, sudafricana, (perchè bisogna dirlo, loro di africano hanno veramente poco, tipo quel gusto un po' naif di certi politicanti o attori hollywodiani che si sentono chic perchè mostrano al mondo d'avere a cuore la causa africana, adottando qualche vagonata di bambini o spedendo qualche vagonata di medicinale, e l'Africa l'hanno vista a bordo di una qualche jeep safari organizzato da un tourist operator di prima classe) inizia la rivoluzione, e ingaggia sempre più ciclisti di colore, sino a compiere il grande salto nel Professional Tour, Etiopi, namibiani, ghanesi ed eritrei. E a proposito di Eritrei, Kudus ha un idolo, si chiama Daniel Teklehaimanot. Lui per tutti è "quello che ce l'ha fatta". Lo scorso anno lui è diventato professionista in una grande squadra australiana, partendo come Merhawi, da un piccolo villaggio dell'Eritrea.

 

E in questo inverno non solo Kudus ha fatto i bagagli e si è trasferito nel vecchio continente, altri suoi connazionali e altri africani hanno invaso le squadre europee, nuovi progetti di squadra che fanno leva su ciclisti del continente nero sono nati, la rivoluzione è appena iniziata...

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In aereoporto Kudus fa una bella scoperta.

Insieme a lui in attesa dell'aereo per l'Italia vi sono volti già visti nelle varie corse fatte in Africa, c'è John, un ciclista keniota! Makseb, uno scalatore etiope! E altri ragazzi con in comune lo stesso colore della pelle. Questo non può che sollevare l'animo di Merhawi, spaventato dall'idea di lasciare il suo paese e la sua famiglia.

 

"Nel tuo paese tornerai presto e i tuoi genitori dovranno ammirarti con le braccia alzate, esultante!" Asserisce l'uomo bianco.

 

L'uomo bianco si chiama Danilo ed è colui che è venuto in Eritrea per reclutare Merhawi e tanti ragazzi come lui. Ha  in mente una squadra, una supersquadra. Lui è italiano, e i ragazzi sarebbero andati in Italia per i primi test, gli allenamenti e l'organizzazione. Per forza, questo è dovuto. In Italia ci sono le migliori strutture, i migliori allenatori, le migliori salite...il Gavia, lo Stelvio, il Mortirolo...! Kudus queste montagne le aveva viste solo in fotografia, dallo schermo di un internet Point di Assan: era maggio ed era il suo quindicesimo compleanno, già impazziva per le due ruote e voleva essere aggiornatissimo su quello che succedeva al Giro d'Italia ma non c'era nessuna televisione che lo trasmetteva. Il padre scambio due agnelli e una cassa di verze per venti minuti di connessione e fu uno dei regali di compleanno che Merhawi si ricorda con maggior piacere.

 

Sembrava scontato dunque che la squadra avesse licenza italiana, e che Kudus si sarebbe fatto le osse per quelle strade. Invece la notizia era ben diversa perchè Danilo rese quella giornata a suo modo storica per il ciclismo eritreo. Si trattava infatti della prima squadra della storia con nazionalità Eritrea!

 

Una squadra che doveva essere rappresentativa di tutta l'africa nera, e dare una possibilità a quei ragazzi che come Kudus sognavano le due ruote ma non ne avevano la possibilità! Poteva non sembrare un'idea originale, già la MTN faceva questo, e contemporaneamente durante l'inverno era nato l'African Cyclist Project, una squadra che aveva un simile intento. Ma si trattava di squadre sudafricane, con alle spalle ricchi sponsor continentali che cercavano i loro corridori solo nelle ricche città, senza sporcarsi scarpe e anima nelle immense comunità indigene africane e fungevano da ultima spiaggia per coloro che già in Europa c'erano stati, non avevano sfondato e tuttavia venivano ricompensati con ricchi cachet.

 

Nessun ricco sponsor alle spalle, un accordo con il ministero dello sport eritreo, che solamente richiedeva una quota di connazionali in squadra e che non vi fosse alcun altro proveniente al di fuori del continente, e una sigla: 

 

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Più chiaro di così.

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La maglia dell'Africa United

 

Malpensa: 12 ore e due voli dopo Kudus e l'Africa United, è realmente "unito" per la prima volta. Tutti si parlano, scherzano tra loro, pare che già si conoscano e deve essere così perchè nel continente nero le gare non sono poi molte e le occasioni per ritrovarsi sono frequenti. Le pelli scure, povere di rughe denotano una certa giovinezza, salvo qualche eccezione sembrano tutti coetanei. E pure la lingua è la stessa, perchè loro sono africani, subsahariani e non conoscono confini nazionali, a nazionalità è un qualcosa affibbiato da noi europei, che abbiamo ridotto l'Africa ad una plancia del Risiko. Per capire chi è Etiope, chi eritreo, chi ivoriano e chi altro non possiamo che affidarci ai loro passaporti.

 

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Classe 1994

Merhawi Kudus è veramente giovane, forse troppo per debuttare nel professonismo. Basti pensare a promesse a come promesse europee annunciate come Caleb Ewan sono ben lungi dal pensare di confrontarsi con gente più esperta.Ma Merhawi ha fretta e voglia di bruciare le tappe. Impossibile per ora decifrare quali sono i suoi limiti. Essendo il più talentuoso avrà un ruolo preminente all'interno della squadra, perchè crediamo sia l'unico capace di fare la differenza in ogni gara.

 

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Al suo fianco, con il ruolo di luogotenente sicuramente vedremo

 

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Classe: 1991

Secondogenito della dinastia Debesay Abrha, Mekseb si è messo in mostra lo scorso anno in una fuga a due con il più vecchio fratello Frekalsi al Giro di Eritrea. Dopo quella gara la MTN ingaggiò il fratello. Noi crediamo abbia preso il fratello sbagliato, e lo dimostreremo.

 

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La terza punta di diamante è:

 

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Classe: 1984

Non un giovane di primo pelo ma nato in epoca in cui la bicletta per gli africani serviva come mezzo di trasporto alternativo dice che ha per questo tanto da dare. Messosi in luce lo scorso anno al Tour del Rwanda quando giunse terzo dietro a due sudafricani bianchi, per orgoglio ha deciso di unirsi all'avventura dell'Africa United

 

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Classe: 1984

Fréderic è il nostro tutto, il nostro Cassius Clay, non ha un ruolo in squadra, lui li ha tutti. Lui è l'esempio di ciò che dicevo sull'ipotesi del fatto che Kudus fosse nato dieci anni prima. Obiang ha dieci anni esatti in meno di Merhawi e per anni è stato il miglior ciclista gabonense. Ha pure vinto un paio di Tropicale Amissa Bongo prima che la corsa fosse aperta agli stranieri. Purtroppo però nessuno l'ha mai notato e nessuno gli ha dato l'opportunità di misurarsi con ciclisti più forti. Pare che per Fréderic gli anni migliori siano passati, tuttavia non potremo fare a meno della sua grinta, sin dalla prima gara un posto per lui ci sarà.

 

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Per le volate l'Africa United può contare su uno splendido terzetto di velocisti eritrei:

 

Il più talentuoso dei tre è un neoprofessionista, Daniel Amer Russom (Classe 1992) ha ampi margini di miglioramento per brillare in futuro ma pecca per l'appunto d'inesperienza

 

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Campo in cui può essere sicuramente d'aiuto Tesfay Abraha Habtemariam (Classe 1990) che può persino vantare una stagione trascorsa nelle file dell'MTN, salvo poi scaricarlo una volta deciso di fare il passo nel ciclismo europeo.

 

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Più acerbo, ma di grande avvenire c'è Merom Teshome Hargos (Classe 1992) . Vi si pone molta speranza nei suoi confronti perchè è l'unico in grado di tenere anche nelle tappe più mosse.

 

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Accanto ai capitani vi è un manipolo di giovani corridori destinati ad un futuro radioso, ma per ora pronti a sobbarcarsi chilometri di fatica.

 

Il primo che balza all'occhio è sicuramente Issiaka Cissè (Classe 1991), la miglior promessa del ciclismo ivoriano, non fosse altro che è l'unico professionista del suo paese. Nono agli ultimi campionati africani Cissè è una scommessa che rientra in pieno nei canoni dell'Africa United

 

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Vi è poi un altro eritreo Tesfom Okbamariam Issak (Classe 1992) discreto prospetto delle corse di un giorno

 

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Il giovane gabonese Therry Bamba (Classe 1992) raccomandato caldamente dal suo più illustre connazionale Obiang

 

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Anche se meno giovane di tutti gli altri Lotto Petrus (Classe 1987) si univa alla squadra con una grinta ancor più viva rispetto a tutti gli altri. Lotto era diventato neo professionista con la MTN-Qhubeka. La squadra africana fu una ventata di novità per il ciclismo africano che, come detto, reclutava atleti in tutto il continente e non poteva che essere ambita da ogni ciclista. Promettevano di portarli in Europa, a correre con i più forti. In effetti finalmente in questa stagione la promessa pare si sia tramutata in verità, ma con un'amara sorpresa: la MTN ha ingaggiato numerosi ciclisti europei, a discapito di molti ragazzi africani che si erano fidati sposando la causa MTN sin dalla prima stagione. Uno di questi è proprio Lotto Petrus.

 

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Chiudiamo con due neoprofessionisti, entrambi diciannovenni, classe 1993. 

Il primo è della stessa nazionalità del team, eritreo, e si chiama Saleh Mehdin. Il suo ingaggio è stato un autentico caso operato in prima persona da Danilo, e forse dal fato. Si stava infatti avviando verso il villaggio di Kudus quando sulla strada ha incontrato Saleh, sulla sua bici. Sguardo fermo, il suo corpo non sembrava risentire dell'asfalto imperfetto, delle buche, della ghiaia, ma restava statuario lungo la strada. "Questo diventerà un grande cronoman" disse tra se e se. In alcuni test si è scoperto anche molto bravo in salita, avrà le sue chances.

 

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L'altro talento proviene dalla vicina Etiopia, il suo nome è Berhanu Ahmed. Ahmed, se si può dire non è in realtà una scoperta tutta nostra, quanto piuttosto nata da una soffiata della MTN che seguiva da più tempo il ciclista, ed è per questo che il suo ingaggio è ancora più gradito! Ha già corso alcune gare under 23 in Europa, nel farm team dell'Uci e lo si nota non soltanto dalla sua posizione in sella, ma persino dalla sua postura fuori dalle due ruote. Si capisce che non è nato sulla strada ma ha un'origine più nobile: le scarpe pulite, la camicia firmata fanno di Berhanu un viso nero molto fortunato. E speriamo che sappia ricambiare questa fortuna sulla strada.

 

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In sintesi, ecco l'Africa United per la sua prima stagione, quella 2013

 

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Appena 13 atleti (ma abbastanza per affrontare una stagione che non si preannuncia dal calendario fitto), età media bassa come è di norma nel panorama delle continental, 6 nazionalità diverse, ma soprattutto un unico continente: l'Africa!

 

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Non passa inosservata la presenza dei ragazzi africani in Italia. Le strade delle prime pedalate sono quelle dell'infanzia di Danilo, quelle della Brianza, ricche di cicloamatori da gennaio a dicembre. Da Monza su, per Lecco passando per Lissolo, Colle Brianza, Sirtori, e poi ancora più su verso il Ghisallo. Nei pressi di Magreglio Mwrhawi si lascia sfilare, ma la squadra, che non sta competendo per nulla e sta facendo solo un allenamento rallenta e si ferma ad aspettarlo.

 

"Che succede Mwrhawi? forato?"

Ma quale foratura, i leggeri tubolari della sua bici sono più gonfi che mai, così come lo sono i suoi occhi. Kudus si è commosso! Già vedeva il campanile di quella piccola chiesetta che aveva visto in tante fotografie e filmati e lui, che viveva il ciclismo in maniera così viscerale, come nessuno in quella squadra, non poteva rimanere impassibile! 

Intanto una folta scia di appassionati si erano messi alla loro ruota, incuriositi dal vedere tante pelli scure domare insieme delle biciclette. Ma duravano poco perchè i ragazzi andavano veramente forte, specie quel Medhin che si divertiva a tentare di mettere in difficoltà Mwrhawi, ma che nel farlo non si accorgeva intanto di mettere alla frusta tutto il gruppo. Capito il tragitto i giorni seguenti un gruppetto di cicloamatori aspettava i ragazzi all'altezza di Oggiono, e li seguivano, leggermente staccati e in religioso silenzio.

 

Finchè un giorno alla rotonda di Oggiono non ci fu più alcun bastimento colorato da attendere.

 

Erano appena passati i giorni più freddi dell'anno, ma in un posto molto più caldo già incalzava la stagione ciclistica.

In Africa infatti il calendario raccoglieva tutte le sue gare nei primi tre mesi ed era un passaggio necessario per la crescita dei ragazzi, anche perchè non si sarebbero più confrontati con i loro connazionali, ma con numerose squadre europee e straniere, che si presentavano alle corse del continente nero perchè avevano un clima più favorevole per prepararsi alla lunga stagione. Per l'Africa United sarebbe stato necessario qualche giorno di più d'allenamento forse, perchè per un Medhin che volava c'era un Petrus che stentava, il livello era disomogeneo insomma, 

 

Ma per l'Africa United erano davvero cruciali questi primi mesi dell'anno: tante piccole corse a tappe in cui si affrontavano squadre europee ma soprattutto altre realtà africane e bisognava convincere tutti della bontà del nostro progetto e che fosse più valido delle altre squadre del continente nero, sia perchè c'era un po' d'Italia (e di professonalità quindi) al suo interno, sia perchè presentava uomini nati nei villaggi, non da laboratori.

 

La strada dell'Africa United cominciava dal Gabon, precisamente da La Tropicale Amissa Bongo.

 

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CALENDARIO Gennaio - Marzo

 

14-17/ Gennaio La Tropicale Amissa Bongo  RW.png

 

3-8 Febbraio Tour of Qatar QA.png

10 Febbraio Ruapehu Cycle Classic AU.png

11-16 Febbraio Tour of Oman OM.png

19-23 Febbraio e 24 Febbraio Tour of Eritrea & Circuit of Asmara ER.png

 

6 Marzo Umag Trophy HR.png

10-15 Marzo e 16 Marzo Tour of Algeria & Circuit d'Algeri DZ.png

21-23 Marzo Tour de Blida DZ.png

 

 

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PILLOLE DAL MONDO

Campionati australiani: E' Rory Sutherland (Saxo Bank - Tinkoff) il nuovo campione australiano. Il neo-corridore della Saxo Bank è scattato sull'ultima salita del circuito che assegnava il titolo di campione nazionale resistendo per 19'' alla coppia Orica - GreenEdge Simon Clarke (2°) e Cameron Meyer (3°). Sutherland si consola così per il 3° posto della prova a cronometro a soli 6'' di distacco dal vincitore Michael Rogers (Saxo Bank - Tinkoff. Tra di loro, distanziato di soli 2'' dal vincitore, Rohan Dennis (Garmin - Sharp).

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LA TROPICALE AMISSA BONGO

 

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Tra le corse africane, La tropicale Amissa Bongo, è sicuramente quella che ha avuto il maggior successo fuori dai confini continentali, attirando sin da subito formazioni europee, specialmente francesi, in virtù della sua collocazione strategica nel mese di gennaio che ne ha sempre fatto una meta ideale per preparare la lunga stagione Pro Tour.

L'edizione 2013 che vedrà per la prima volta partecipare l'Africa United (ma non solo), avrà una starting list di livello globale con 18 squadre rappresentative di ben 4 continenti. Per l'Europa, la partecipazione francese è ridotta quest'anno a sole due squadre: BigMat - Auber 93 e La Pomme Marseille ma i loro capitani Le Boulch Rostollan possono comunque rientrare nel novero dei favoriti per la vittoria finale. Ma la squadra in assoluto più temibile è senza ombra di dubbio la danese Christina Watches: tra i 6 convocati per la prova africana figurano infatti Angelo Furlan (già vincitore nella prima gara stagione, la Copa America in Brasile), Martin Pedersen, ma soprattutto due pezzi da 90 come Stefan Schumacher e Constantino Zaballa, impossibile non immaginare almeno uno dei due sul podio finale. Sempre dall'Europa arrivano l'olandese De Rijke che ha in Nikolai Trussov uno dei velocisti di punta della corsa, la ceca Bauknecht che schiera Kozubek come capitano e dall'Europa più remota la Synergy Baku cui capitano il neozelandese Rico Dene Rogers. Quattro le squadre provenienti dall'Asia: la taiwanese (ma dalla forte impronta internazionale) RTS schiera come capitano l'ex Footon Celis, la malese Terengganu prepara la sua marcia di avvicinamento al Tour de Langkawi schierando appena cinque uomini tra cui il velocista Salleh, l'iraniana Tabriz lascia a casa i suoi uomini migliori puntando tutto sul giovanissimo (classe 1993) Kolahdouz la giapponese Shimano presenta invece il suo uomo migliore Suzuki, ma non è sicuramente questo il periodo della stagione più favorevole alla compagine nipponica.

Per l'Oceania sono presenti sia l'Huon Salmon che la Drapac (da tenere d'occhio in quest'ultima l'olandese Goesinnen).

Chiudiamo con le squadre di casa, quelle africane, saranno ben 5 a giocarsi la palma di miglior squadra africana insieme all'Africa United. Metà di queste sono di licenza algerina: la Groupement Sportif Petrolier Algérie si presenta con uno degli uomini più temibili, Mohammed Hamza, forte in collina e capace di resistere in salita, la Sovac risparmia il beniamino Merdj ma mette in campo Droueche per la classifica e Adel Barbari per le volate, infine la Michela più debole delle tre, schiera appena cinque uomini alla ricerca di azioni da lontano.

Le altre due squadre sono le sudafricane, le preannunciate, e acerrime rivali MTN - Qhubeka e African Cycling Project. La MTN, quasi a farsi beffe di noi schiera come capitano l'eritreo Tewelde supportato dal forte scalatore Meintjes. L'African Project schiera invece subito il colpo invernale, il tunisino Chtioui rimasto senza contratto dopo l'esperienza Europcar.

 

E l'Africa United chi schiererà?

Avevamo detto sin da subito che il ritiro brianzolo non aveva messo abbastanza chilometri nelle gambe come ci si aspettava, così la corsa gabonese sarà nelle prime tappe un banco di prova per tutti. Avevamo detto che Medhin già volava sul Ghisallo e lui ci sarà, e da neoprofessionista avrà subito il carico della responsabilità della classifica su di se, sperando non sia eccessiva. Ma ha un carattere forte e crediamo di non sbagliarci.

Nel caso fallisse proverà a metterci una pezza Cissè parso anche lui in ottima forma e in grado di districarsi tra le strade mosse de il Tropicale. Più possibilità dovremmo averle in volata: il giovane Teshome Hagos si è presentato al ritiro già in ottima condizione e proverà a darci la gioia alzando le braccia nonostante la presenza di velocisti sicuramente più quotati. Lo proverà ad aituare Okbamariam che sarà il nostro portaborracce. Non potevamo mancare i due atleti di casa, Bamba Obiang, anche se vuoi per limiti tecnici (il primo) vuoi per limiti di condizione (il secondo) è molto difficile che si ritaglino uno ruolo diverso da quello di comprimari.

 

161 S.Medhin

162 T.Bamba

163 I.Cissé

164 F.Obiang

165 T.Okbamariam

166 M.Teshome Hagos

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Da Bitam ad Ebolowa, la prima tappa non si preannuncia certo facile per la gran parte del gruppo che affronta oggi il primo giorno di corsa.

 

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Il primo obiettivo dell'Africa United è farsi conoscere avevamo detto, e Teshome Hagos prende in parola questo obiettivo: visto che oggi l'arrivo non è a lui congeniale parte subito in fuga, e chissà che, essendo le squadre di appena 5 o 6 corridori non possa...

 

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La fuga di Teshome Hagos sembra irresistibile! Nessuno è più riuscito a tenere la sua ruota mentre il ceco Zechmeister (Bauknecht) è l'unico che lo segue, senza mai a riuscire a prenderlo. Nel gruppo distanziato di quasi sei minuti i nostri uomini sono però messi a dura prova ogni volta che la strada sale.

 

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Mentre Teshome continua imperterrito la sua marcia, a 60 Km dal termine il gruppo tirato dall'Huon Salmon si spezza e restano davanti in 13! Per il nostro team c'è Cissè, scortato dasl giovane Bamba, ma non Medhin, già in difficoltà nelle rampe precedenti. Non c'è neppure uno degli uomini più pericolosi, Schumacher ma il suo compagno Zaballa, e il capitano Hamza della Sovac!

 

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La situazione cambia nuovamente dopo dieci chilometri, in cui il gruppo si ricompatta e rievade un altro gruppettino, stavolta di 7 uomini. C'è Zaballa, ci sono 3 uomini Huon Salmon, ma nessun atleta dell'Africa Team! Cisse, che è il più in forma, proverà a rientrare, ma le nostre speranze sono ora piuttosto poste su Teshome Hagos, che a 50 dal termine ha però appena 3 minuti e mezzo di vantaggio.

 

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Un grande Okbamariam ci prova in tutti i modi a riportare il gruppo sui 7 di testa ma non c'è nulla da fare. Dai 7 se ne vanno 4 uomini: Zaballa (Christina Watches), Chtioui (African Project), Kolahdouz (Tabriz) e il sorprendente Clements (Huon Salmon). Mentre dietro l'Africa United lavorerà con la Sovac per contenere lo svantaggio finale, davanti le nostre speranze sono ora riposte in Teshome, ma mancano 30 km.

 

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Ma a 15 dal termine un ombra si avvicina a Teshome, che in un attimo si sovrappone e lo supera. E' quella di Constantino Zaballa, che staccati i compagni di fuga si invola verso la vittoria, è infatti impossibile anche per Teshome resistere anche solo un metro alla sua andatura.

 

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Per Zaballa una vittoria schiacciante, alla prima tappa ha già ipotecato la vittoria finale.
 

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Ma al 2° posto uno splendido Teshome resiste al ritorno di Chtioui e Clements! E' già un grande giorno per l'Africa United!

 

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Issiaka Cissè 7° e Okbamariam 8° completano l'ottimo debutto dell'Africa United! Non abbiamo vinto ma è stata ugualmente una grande prestazione, e soprattutto siamo stati i primi africani al traguardo!
 
CLASSIFICHE



1 Constantino Zaballa Christina Watches - Onfone 3h59'53
2 Meron Teshome Hagos Africa United + 3'14
3 Alex Clements Huon Salmon - Genesys Wealth Advisers + 4'01
4 Rafaâ Chtioui African Cycling Project + s.t.
5 Amir Kolahdouz Tabriz Petrochemical Team + 5'41
6 Tomas Buchácek Bauknecht - Author + 6'41
7 Issiaka Cissé Africa United s.t.
8 Tesfom Okbamariam Issak Africa United + 7'10

9 Stanislav Kozubek Bauknecht - Author + 9'09
10 Adel Barbari Vélo Club Sovac s.t.



 
Teshome Hagos fa anche incetta di maglie! Maglia a punti, maglia di miglior scalatore e maglia di miglior giovane sono tutte sulle sue spalle!

 

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E ora vi pongo il quesito: vi sono altre altre tre tappe, la prima più "facile" e altre due durettine, con tanti strappetti. Nelle mie esperienze a questa corsa le fughe hanno sempre vita più semplice (a patto di non incontrare uno Zaballa simile  :blink:  ) specie quando si hanno solo 6 uomini per squadra, inoltre a questi livelli non è raro vedere ciclisti che il giorno dopo sono veramente cotti. Lo sponsor chiede una TOP 5. Devo insistere con Teshome, o puntare comunque su Cissè? Ripeto, non ci fossero le fughe direi che ce la posso anche fare, ma metti che parte una fuga, visti anche i distacchi, è facile che poi mi si piazzino davanti in classifica. Non posso avere due capitani.

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