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Alta velocità? No grazie, andiamo con calma...


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31 novembre 2012 - Sede del pluri-ultra-mega direttore plenario della Lamborghini

 

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- Si può? - domandò Marcucci fermandosi sull'uscio della porta. Era la terza volta in trent'anni di onorata carriera che veniva convocato negli uffici del capo e ogni volta era in coincidenza di qualche novità importante. Nonostante tutto la figura del direttore incuteva sempre una certa inquietudine. Il suo volto austero, i lunghi baffi e quell'ufficio che sembrava quasi ultraterreno. 

- Prego Marcucci si accomodi - rispose il direttore. 

Marcucci entrò cautamente nell'ufficio, poi timidamente si accomodò sulla poltrona di pelle. I due trascorsero qualche istante in silenzio con il direttore impegnato a scrivere sul proprio tablet. 

- Si domanderà perchè l'ho fatta convocare... - disse poi il direttore.

- Diciamo di sì - rispose Marcucci. 

- La volevo rendere partecipe di un nuovo progetto in cui si lancerà la nostra azienda - esordì il direttore - Lei sa bene che noi siamo sempre alla ricerca di nuovi fondi ed introiti per investire e proprio ieri mi è capitata tra le mani un'occasione unica. Lei segue il ciclismo? 

- Se devo essere sincero no... lo trovo molto noioso - rispose Marcucci, un po' esitante, per paura di aver detto una cosa che non compiacesse il capo. 

- Non si preoccupi. Anche a me fa schifo - ribattè seccamente il direttore - troppo doping e pochi soldi. Però questa volta ci è capitato un affare tra le mani al quale non ho potuto dire di no. 

- Cioè? - domandò Marcucci che iniziava ad incuriosirsi. 

- Sono entrato in contatto con l'amministratore delegato della Bianchi, un vecchio amico della mia ex-moglie - spiegò il direttore - mi ha detto che stava cercando sponsorizzazioni per allestire una squadra professionistica. La loro azienda avrebbe pensato a tutto investendo anche una cospicua cifra e noi avremmo fatto il resto. 

- E a quanto ammonterebbe questa cifra? - domandò Marcucci. 

- 1.000.000 di euro - rispose il direttore - può sembrare poco ma con il mio commercialista abbiamo fatto un calcolo e in ogni modo ci andremmo a guadagnare. Per allestire la squadra infatti bastano pochi soldi. Ho saputo che diversi ciclisti italiani sono rimasti senza contratto e con 20000 euro l'anno questi corrono per noi. Inoltre i materiali ce li forniscono loro e lo staff tecnico ce lo troviamo in casa. Tutto questo per dire che in partenza noi andremmo in attivo di 400.000 euro senza muovere un dito. 

- E lei pensa che alla Bianchi questo potrà andar bene? - domandò Marcucci preoccupato - Mi spiego... Questi investono tanto e noi li ripaghiamo con una squadretta fatta con poco più della metà di quello che mettono?. 

- Stia tranquillo - lo rassicurò il direttore - A questo ho già pensato. Gli ho assicurato che i soldi avanzati verranno utilizzati come fondo per le prossime stagioni. Abbiamo stipulato un contratto fino al 2015. E io sono sicuro che per allora non sarà un problema restituire quei soldi alla Bianchi. 

- Ma, se posso permettermi, chi pensa di mettere alla guida della squadra? - domandò Marcucci. 

- E' proprio per questo che l'ho convocata - rispose il direttore - non era nel suo reparto che c'era quell'elemento problematico, quello che è stato messo negli uffici per evitare che facesse danni... 

- Franceschelli! - esclamò Marcucci basito. 

- Proprio lui - proseguì il direttore - dai miei schedari risulta che è un grande appassionato del ciclismo. 

- Sì... ma... - mormorò Marcucci - quello è capace di mandare in rovina la squadra nel giro di poche settimane.

- Appunto - ribattè il direttore - Noi gli facciamo firmare una bella liberatoria nella quale tutto ciò che avviene nella squadra è responsabilità sua. Noi gli forniamo i corridori e il resto sarà tutto suo!

Marcucci rimase in silenzio guardando il sorrisetto malefico del capo. Lui aveva previsto tutto già da subito. In questo modo la loro azienda avrebbe incassato i soldi in entrata, ma ogni penale e multa da pagare sarebbe finita sulle spalle di Franceschelli.

In un momento di bontà, Marcucci si augurò che quell'impiastro del suo dipendente potesse riuscire a superare questo test impegnativo. 

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3 Dicembre 2012 - Casa di Franceschelli

 

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Giangiacomo Franceschelli era impiegato semplice ormai da 30 anni. Era entrato nell'azienda della Lamborghini grazie alla raccomandazione di sua zia, moglie di uno degli alti dirigenti, dopo che aveva deciso di lasciare la scuola all'età di 16 anni. Il suo sogno era quello di ricoprire un ruolo importate e in tutti quegli anni aveva fatto di tutto per mettersi in mostra ma non c'era riuscito. 

La visita dell'ingegner Marcucci il giorno precedente gli aveva cambiato la vita. Sarebbe diventato il team manager della squadra della Lamborghini e non solo, sarebbe stato tutto a spese dell'azienda. Era un sogno che si realizzava. Fin da bambino seguiva appassionatamente le imprese di Eddy Merckx, Bernard Hinault, Francesco Moser, Giuseppe Saronni, Roberto Visentini che era il suo grande idolo e aveva sognato un giorno di scalare lo Stelvio, il Tonale, il Gavia... Ora quel sogno stava per diventare realtà. Già si vedeva a discutere di mercato con i team manager della Lampre, della Cannondale e magari della Sky. L'azienda aveva garantito un budget importante per la squadra in modo da poter, nel giro di pochi anni, entrare nell'elite del grande ciclismo. Giangiacomo non aveva esitato ad avanzare richieste ai suoi superiori illustrando gli uomini che avrebbero fatto per lui nella nuova squadra: uno scalatore forte e grintoso come Laurens Ten Dam, un passista versatile come Liewue Westra, un uomo da corse a tappe come Jurgen Van den Broeck e tanti bei gregari da far muovere in supporto di velocisti come Sacha Modolo, Marcel Kittel e soprattutto Peter Sagan. Era lui l'atleta che più di tutti sognava di avere in squadra Giangiacomo. Aveva visto le sue imprese al Tour de France e si era convinto che sarebbe bastato lui solo per poter rendere una formazione fortissima in quanto era in grado di vincere dovunque. 

Queste erano state le richieste avanzate alla squadra nel corso della riunione del giorno precedente e i vertici dell'azienda lo avevano rassicurato che avrebbero fatto il possibile, proponendo offerte vantaggiosissime.

Tutto quello che bisognava fare era solo aspettare. Aspettare la chiamata da parte dell'ingegner Marcucci che lo avrebbe convocato in azienda per confermagli il roster della squadra, per fagli conoscere il suo staff tecnico, il delegato che lo avrebbe assistito in tutto e soprattutto per annunciargli l'inclusione nel World Tour, l'elite del ciclismo mondiale. Giangiacomo era convinto che con gli acquisti di Sagan, Van den Broeck, Ten Dam, Westra, Modolo e Kittel l'ammissione sarebbe stata una semplice formalità. 

Poco prima dell'ora di cena il telefono squillò...

- Pronto? - rispose Giangiacomo. 

- Carissimo, sono Marcucci, come sta? - 

- Bene grazie - disse Giangiacomo - aspettavo con ansia la sua telefonata. Allora ci sono novità? 

- Tante, e anche molto interessanti - rispose Marcucci - a tal proposito la aspetto dopodomani mattina nel mio ufficio. Come promesso le farò conoscere lo staff e soprattutto i corridori che potrà schierare. Dobbiamo solo sistemare un paio di questioni con qualche corridore.

- Mi vuole anticipare qualcosa? - domandò curioso Giangiacomo. 

- Le dicono niente i nomi di Sagan e Kiserlovski - rispose Marcucci che subito attaccò il telefono. 

Sagan e Kiserlovski... Peter Sagan e Robert Kiserlovski... Giangiacomo era senza fiato. Non gli sembrava vero di poter guidare atleti di quel talento. E la squadra aveva soddisfatto le sue richieste facendo anche di più. Si sentiva davvero felice ed era allo stesso tempo sicuro che sarebbe stato all'altezza del ruolo affidatogli. 

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5 dicembre 2012 - Sede ufficiale della nuova società, la Lamborghini - Bianchi

 

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Giangiacomo rimase a guardare il palazzo un po' perplesso. Gli avevano detto che la sede sarebbe stata adeguata al prestigio della squadra ma a lui sembrava un condominio come gli altri nel bolognese. Decise comunque di non fare domande e di seguire Marcucci il quale gli aveva annunciato che erano attesi in sede. 

- Dobbiamo salire con le scale che l'ascensore è rotto - disse Marcucci dopo che entrarono dal portone, rotto anche quello.

- Ma c'è qualcosa che funziona qui dentro? - domandò Giangiacomo un po' perplesso. 

- Purtroppo abbiamo avuto problemi con l'agente immobiliare dell'azienda - spiegò Marcucci - in ogni modo la sede non è un posto importante. Noi sappiamo bene che il valore di una squadra si misura sulla strada e non dentro le quattro mura! 

- Anche questo è vero... - mormorò Giangiacomo che nel corso della salita si perse di nuovo in sogni di gloria e trionfi con Sagan, Kiserlovski e gli altri campioni che avrebbe avuto a disposizione. Non vedeva l'ora di arrivare. 

Al sesto piano di scale il fiato iniziava a farsi pesante. Finalmente giunsero davanti una porta, al settimo piano, dove vi era appeso un cartello in legno con scritto sopra "Sede sociale Associazione Ciclistica Lamborghini-Bianchi". 

- Certo che almeno una targhetta... - disse Giangiacomo. 

- Provvederemo anche a quello - lo rassicurò Marcucci. 

Giangiacomo suonò alla porta e subito udì la risposta furiosa di un cane che iniziò ad abbaiare molto forte. 

- Lei sa che io ho paura dei cani? - domandò spaventato Giangiacomo. 

- Non si preoccupi. E' il cucciolo del nostro delegato - rispose Marcucci - abbaia ma non morde.

Finalmente la porta si aprì e Giangiacomo vide un omone che teneva fermo il suo cane, che piccolo proprio non era. 

 

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- Stai buono Pucci Pucci - disse l'omone al suo cane, che continuava a ringhiare contro Giangiacomo - sono amici. 

Il cane iniziò ad annusare i vestiti di Giangiacomo che dovette fare un enorme sforzo per non fuggire. Alla fine il cane si girò e si andò a sdraiare nella stanzetta vicino all'ingresso. 

- Accomodatevi - disse l'omone - Vi stavamo aspettando. 

- Quindi mi vuoi dire che Donato è già arrivato? - domandò Marcucci. 

- Proprio due minuti fa - rispose l'omone - e ci ha portato delle mozzarelle davvero eccezionali. 

- Ti presento il nostro team manager, Giangiacomo Franceschelli - disse Marcucci. 

- Molto piacere Alvaro Tesfonno, il delegato della squadra - disse l'omone tendendo la mano a Giangiacomo. 

Giangiacomo rimase perplesso. Tutto si aspettava meno che avere un delegato con un passato da body builder. Ora però capiva come avevano fatto ad acquistare tutti campioni. Probabilmente i corridori avevano paura di una sua reazione violenta. A dispetto dell'esterno la casa sembrava carina. In una stanza era stato allestito una sorta di studio medico, mentre in un altra vi era una vera e propria ciclofficina. Alla fine di un lungo corridoio i tre raggiunsero lo studio, dove si sarebbe guidato il tutto. Giangiacomo vide che all'interno vi era seduto un signore.

 

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- Ecco il grande Donato! - disse Marcucci con voce suadente, andando a dare una pacca sulla spalla al signore seduto là dentro - E vedo che hai portato anche il formaggio. 

- Proprio così - rispose Donato - Questa bustina è tutta per voi. Ci ho messo quattro mozzarelle di bufala, due burrate, una forma di gorgonzola e una caciottina speciale con il peperoncino che ha fatto mia moglie. Poi mi dovete dire cosa ne pensate. 

- Come no - rispose Marcucci con un sorriso - anche io ho qualcosa per te e anche per il nostro Giangiacomo. 

Marcucci iniziò a frugare nella borsa e tirò fuori due tesserini. 

- Cosa sono? - domandò Giangiacomo curioso. 

- I tesserini da direttore sportivo - spiegò Marcucci - Me li ha mandati stamattina un mio amico della Federazione. 

- Ma non dovevamo fare l'esame? - insistette Giangiacomo. 

- Sì ma non ti stare a preoccupare. Abbiamo evitato un sacco di grane con pochi soldi e almeno potete iniziare a lavorare subito senza pensare a studiare - tagliò corto Marcucci. 

- A proposito - intervenne Donato - io sono Donato Cannone e sarò il vostro secondo direttore sportivo. 

- Dammi anche del tu se dobbiamo lavorare insieme - rispose Giangiacomo con un sorriso stringendogli la mano - Vedo che hai un caseificio. 

- Già, l'ho aperto con mia moglie quando ho smesso di correre - rispose Donato. 

- Mi sembra che una volta ho sentito parlare di te - disse Giangiacomo - però non mi ti ricordo proprio. 

- Strano perchè Donato era un grande nell'ambiente - intervenne Marcucci - comunque ora bando alle ciance. E' arrivato il momento di fare sul serio. 

Marcucci tirò fuori dalla valigetta un foglio. 

- Giangiacomo, ora tu devi firmare questo, è il contratto che ti lega alla squadra per i prossimi 18 anni. Sai già che lo stipendio aumenterà del 10% in caso di vittoria di un grande giro e che da questo momento in poi ogni responsabilità della squadra sarà tua e che non puoi imputare nulla alla nostra azienda - disse Marcucci. 

Giangiacomo entusiasta, senza neanche leggere il contratto, firmò.

- Molto bene - intervenne Alvaro il delegato - direi che ora possiamo parlare della squadra no? 

- Sì - rispose Marcucci - ora però io devo tornare in azienda. Da questo momento tanto è tutto nelle mani vostre, io vi saluto. Buona giornata... 

 

[continua...]

Edited by Pell90
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- Bene - esordì Alvaro Tesfonno, il delegato - è giunto il momento di scoprire chi saranno i corridori con cui avremo a che fare quest'anno. Naturalmente io già li conosco tutti e devo dire che sono davvero soddisfatto di quello che siamo riusciti a fare sul mercato anche perchè ci siamo mossi tardi. 

Giangiacomo non stata più nella pelle. Nonostante la stazza del delegato gli mettesse un po' di paura, l'emozione e la brama di conoscere i suoi corridori stavano avendo la meglio su di lui. 

- Ecco qua il primo corridore - riprese Alvaro - è italiano, uno scalatore interessante che tra l'altro ha corso in squadra con Mark Cavendish.

- Sarebbe? - domandò Donato. 

- Reggetevi forte... MORRIS POSSONI! - disse Alvaro. 

- Ottimo! E' un ragazzo davvero in gamba - disse Donato entusiasta - Che ne pensi Giangiacomo? 

- Non mi aspettavo lui se devo essere sincero - rispose con una piccola nota di delusione - comunque penso che possa essere un buon gregario, soprattutto ad inizio corsa per portare le borracce ad inizio salita. 

- Dagli fiducia - insistette Alvaro - lo conosco e da lui mi aspetto molto. Comunque dai andiamo avanti perchè abbiamo preso un altro pezzo da novanta del ciclismo italiano. Questo è un corridore che secondo me ci può far divertire. Va sempre all'attacco e ci prova ogni volta che la gamba glielo permette, sia in salita che in pianura... DIEGO CACCIA!

- Chi? - domandò Giangiacomo. 

- Ma come chi! - ribattè Alvaro sbattendo un pungo sul tavolo - è un mito. E' andato anche in fuga alla Milano-Sanremo. Vedrai che ci darà enormi soddisfazioni. 

- Sì, sì, è solo che non ricordavo bene il suo nome - disse timidamente Giangiacomo. Quando il delegato aveva sbattuto il pugno aveva fatto un rumore talmente forte da far temere l'incolumità dei presenti. 

- Comunque andiamo avanti che ci sono altri italiani da presentare - riprese Alvaro - Tenetevi forte perchè questo è un giovane che secondo me farà grandi cose in futuro... FABIO PISCOPIELLO

- Fantastico! - esclamò Cannone. E' un cliente abituale del mio caseificio.

- Che ne pensi Giangiacomo? - domandò Alvaro con uno sguardo vagamente minaccioso. 

- Lo sognavo da anni - mentì Giangiacomo - secondo me se riusciamo a motivarlo bene potrà fare grandi cose. 

- Proprio così - annuì Alvaro soddisfatto - adesso questo vorrei che lo indovinassi tu... E' un corridore dalla grande esperienza che da giovane ha vinto anche un Giro della Valle d'Aosta...

A Giangiacomo iniziò a venire l'acquolina in bocca. 

- E' il grande ALESSANDRO BISOLTI! - esclamò Alvaro. 

Giangiacomo non disse nulla. Si ricordò che nel 2007 fece una foto con lui al Trofeo Matteotti quando era appena passato come stagista nella Tinkoff. Era molto promettente ma alla fine non riuscì a mantenere l'alto livello promesso. 

- Attenzione perchè siamo arrivati all'ultimo italiano, azzarderei a dire che è la stella della squadra - riprese Alvaro - Cari amici se vi dicessi podio al Giro del Trentino voi chi direste? 

- Pozzivivo! - esclamò entusiasta Giangiacomo, facendo anche cadere la sedia. 

- Ma quale Pozzovivo - ribattè Alvaro - questo va forte pure a cronometro. 

Giangiacomo rimase in silenzio senza dire nulla. Non capiva dove voleva arrivare il suo delegato. 

- LUCA ASCANI! - esclamò Alvaro. 

 

[continua...]

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Giangiacomo cercò con lo sguardo Donato che sarebbe dovuto essere il suo assistente. Lui però sembrava entusiasta dei nomi che gli erano stati comunicati. 

- Ci sono altri atleti italiani? - domandò infine Giangiacomo. 

- No - rispose secco Alvaro - o meglio ci sono i giovani ma quelli li vorremmo vedere dopo perchè dobbiamo ancora dirimere alcune questioni. Ma vogliamo continuare la scoperta di questa squadra? 

- E andiamo avanti - disse sbuffando Giangiacomo. 

- Non ti vedo convinto... - mormorò Alvaro facendo scrocchiare le nocche - C'è qualcosa che non ti convince? 

- No no, assolutamente - disse Giangiacomo temendo una reazione spropositata del suo delegato. 

- Bene, perchè adesso arriva il piatto forte - annunciò Alvaro schiarendosi la voce - questo corridore ti posso assicurare che è davvero forte. Me lo ha consigliato il panettiere vicino casa mia che è un grande appassionato. E' lussemburghese e molto promettente...

- Jungels! - esclamò Giangiacomo che di colpo aveva trovato l'entusiasmo. 

- Ma quale Jungels, questo è uno che ci darà un sacco di soddisfazioni - riprese Alvaro - viene dal ciclocross e l'abbiamo strappato dopo una trattativa agguerrita alla Accent Jobs... è JEMPY DRUCKER

Giangiacomo riuscì a fare un mezzo sorriso. Effettivamente di questo Drucker se ne parlava bene e poteva essere un buon innesto anche se avrebbe preferito indubbiamente Jungels. In ogni modo stava ritrovando un po' di fiducia. 

- Il prossimo invece è un bielorusso - disse Alvaro - un corridore che secondo me può essere davvero versatile in quanto è capace di lavorare per i compagni ma allo stesso tempo può essere capitano. Fino a poco tempo fa correva per la Movistar... 

Giangiacomo sentì le sue pulsazioni salire. Gli avevano comprato Vasilj Kiriyenka uno dei suoi corridori preferiti, non poteva crederci.

- Non voglio neanche sentire il nome, già vi dico grazie - disse. 

- Vedi che dovevi avere fiducia - ribattè Alvaro strizzando l'occhiolino. 

- Che bello, che bello - esultò Giangiacomo. 

- Ma lo vogliamo dire 'sto nome o no? - intervenne Donato. 

- Ma non lo hai ancora capito? - domandò Giangiacomo. 

- No - ribattè Donato. 

- Dai ci penso io - disse Alvaro. Giangiacomo era pronto per godersi ogni lettera di quel nome magico. 

- BRANISLAU SAMOILAU

Giangiacomo rimase a bocca aperta basito. Avevano preso l'altro bielorusso della Movistar, non quello che doveva andare alla Sky ma quello che era stato scaricato.

- Contenti? - domandò Alvaro. 

- Una Pasqua proprio - ribattè Giangiacomo premurandosi di tenere basso il tono della voce. 

- Andiamo avanti - proseguì Alvaro facendo finta di nulla - perchè direi che è il momento di tirare fuori il nome forte. E' slovacco, è completo, è... 

- Peter Sagan! - intervenne esultante Giangiacomo. 

- Quasi! Ci sei andato vicino - disse Alvaro - E' JURAJ SAGAN.

- E no e questo no - sbottò Giangiacomo - il fratello scarso no ma dai. 

Neanche il tempo di finire la frase, che Alvaro lo aveva preso per il colletto e sbattuto al muro. 

- Rimangiati subito quello che hai detto o ti faccio saltare i denti uno per uno - 

- Scusa, scusa - disse Giangiacomo piagnucolante. 

- E impara a portare rispetto - disse Alvaro tornando a sedersi - Juraj è un mio carissimo amico d'infanzia e gli voglio bene. Non voglio che venga chiamato il fratello scarso. Ora non voglio più sentire volare una mosca, chiaro? 

Giangiacomo tornò a sedersi, afflitto. 

- Mancano gli ultimi due corridori della squadra. Sono due fratelli d'arte - riprese Alvaro - il primo è eritreo e si chiama TEMESGEN TEKLEHAYMANOT, fratello di Daniel. Sarò sincero con voi, questo è veramente scarso ma il governo locale ci ha offerto 50.000 euro per metterlo sotto contratto. Gli faremo fare qualche corsetta così tanto per renderli contenti. 

Giangiacomo alzò il dito timidamente, chiedendo la parola. 

- Dimmi - disse Alvaro. 

- Considerando che questo era l'ultimo, con rispetto parlando, non sono un po' pochi i corridori? - domandò Giangiacomo.

- Hai ragione - rispose Alvaro - ma oltre a questo corridore che ti sto per annunciare avremo anche alcuni giovani neoprofessionisti. 

- Molto bene - disse Giangiacomo con un sorriso - ce ne sono tanti interessanti in giro, Zardini, Zilioli, Vilella, Benfatto. Ci puoi anticipare qualcosa? 

- Sicuramente non sono loro - spiegò Alvaro - C'è il cognato del marito della sorella della suocera dello zio di un alto dirigente della Lamborghini che gestisce una piccola squadra dilettantistica. E' sicuro di avere tanti giovani talenti in squadra che però non vengono presi in considerazione dalle squadre italiane perchè loro non hanno i soldi per correre. Abbiamo deciso di far passare professionista qualcuno di loro visto che sarà gratis. 

- Fantastico - disse ironicamente Giangiacomo cercando però di mantenere un tono serio e remissivo. 

- Ora però volete sapere l'ultimo corridore? - domandò Alvaro. 

- Certo! - esclamò Donato. 

- Il grande EMANUEL KISERLOVSKI - annunciò Alvaro. 

Giangiacomo cercò di mantenere un dignitoso silenzio. 

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9 Dicembre 2012 - Sede della Lamborghini - Bianchi

 

Erano tre giorni che Giangiacomo ci pensava ma ancora non era riuscito ad accettare tutto ciò. Gli avevano promesso uno squadrone e invece si era trovato una squadra di basso livello. Gli avevano promesso di partecipare alle grandi corse, ma con quegli uomini era già tanto se li avrebbero invitati al Qhingai Lake. La volontà era quella di mollare tutto, ma sapeva che non poteva col contratto che aveva firmato. Lo avevano incastrato. Mentre rimuginava, il telefono dell'ufficio squillò... 

- Pronto - 

- Franceschelli? - domandò la voce - Sono De Iulis del consiglio d'amministrazione della Bianchi. Ha un minuto? 

- Come no - disse Giangiacomo. 

- Allora io mi domando e dico, lei ci sta prendendo in giro o cosa? - attaccò De Iulis - Noi qui ci siamo dati da fare per investire sulla nuova squadra, procurandovi materiali di primo livello e dandovi un mucchio di soldi e voi ci comprate Bisolti e il fratello di Sagan? 

- Guardi purtroppo non dipende da me... - provò a dire Giangiacomo. 

- Ma come non dipende da lei - ribattè De Iulis - è tutto in mano sua e mi vuol far credere che non ha avuto voce in capitolo nell'acquisto dei corridori. In tal caso mi inizio a preoccupare seriamente perchè lasciare a un perfetto idiota le redini della squadra non è un bene considerando che in mezzo ci sono i nostri soldi. 

A sentire la parola idiota, Giangiacomo si svegliò come da un incubo. Una rabbia e una voglia di riscatto lo assalirono. I suoi capi lo avevano sfidato tirandogli una sola di dimensioni enormi. Ma lui non si sarebbe fatto abbattere da tutto ciò. 

- La prego di non darmi dell'idiota - disse a bassa voce - Voi ci avete dato fiducia e dovete continuarla ad avere. Come può pretendere di mettere sotto contratto dei campioni a ciclomercato inoltrato? Abbiamo deciso di investire in corridori di medio livello ma soprattutto sui giovani. Questo è un progetto che si svilupperà nel lungo periodo. Partiremo dalla divisione Continental ma anno dopo anno cresceremo e andremo prima o poi a competere nelle più importanti competizioni. E' un progetto ambizioso ma le posso assicurare che io ci metterò anima e corpo in questo e cercheremo di portare i primi risultati importanti già nei primi mesi. I soldi che lei ha investito non sono stati sprecati ma sono lì, pronti ad essere spesi per qualche top rider nelle prossime stagioni. Io ci credo, il mio staff ci crede. Ce la faremo, anche se il nostro inizio non sarà ad alta velocità. 

- Con questa squadra mi sembra che preferiate andare con calma - rispose De Iulis - Vabbè io le darò fiducia, ma le ricordo che qui c'è una schiera di avvocati pronta a lasciarla in mutande. Se i risultati non arrivano io le consiglierei di cambiare pianeta. Arrivederci. 

Giangiacomo neanche sentì le ultime parole di De Iulis. In corpo aveva tanta adrenalina perchè finalmente aveva capito il senso di tutto ciò. Lui doveva dimostrare al mondo di essere il migliore non guidando i fenomeni ma corridori di secondo piano e giovani con poche speranze. In questo modo tutti si sarebbero resi conto delle sue qualità e avrebbero fatto la fila per venire da lui. Il disfattismo degli ultimi giorni non andava bene. Doveva reagire e lo avrebbe fatto a partire dalla riunione che avrebbe avuto con il suo staff da lì a pochi minuti. 

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  • 3 weeks later...

Mentre rifletteva nell'ufficio arrivarono anche i suoi assistenti, Donato Cannone e il delegato Alvaro Motesfonno. Giangiacomo aveva ritrovato la motivazione e si mise subito a guidare i suoi nella programmazione della prima parte della stagione. 

- Immagino che con una squadra come questa partiremo dalla categoria Continental, giusto? - domandò. 

- Ovviamente - confermò Alvaro - E tra l'altro pochi minuti fa ho avuto le prime conferme riguardo le corse cui prenderemo parte all'inizio. 

- Molto bene! - esclamò Giangiacomo - quali sono? 

- Partiremo in Australia e correremo la Michelton Bay Classic - disse Alvaro. 

- Che bellezza! - esclamò Donato entusiasta. 

- Io però non capisco una cosa - disse Giangiacomo - non abbiamo i soldi per fare una squadra decente e poi andiamo a correre in Australia?

- Troppe domande fai per i miei gusti - ribattè Alvardo scrocchiandosi le mani - se è così tu devi stare zitto e pensare a vincere capito? 

- Scusa - rispose Giangiacomo facendosi piccolo piccolo - era una semplice curiosità. 

- Ho capito, però sai che mi danno fastidio queste cose - disse Alvaro - soprattutto quando vengo interrotto. Comunque poi faremo la Copa America di Ciclismo in Brasile e infine in Gabon faremo la Tropicale Amissa Bongo. Questo sarà il programma del mese di gennaio. Per il resto vedremo. 

Giangiacomo questa volta non disse nulla. Forse non era il panorama che aveva sognato ma in cuor suo era abbastanza soddisfatto. A queste corse i suoi avrebbero avuto la possibilità subito di far bene e magari raccogliere qualche risultato per far star buoni gli sponsor. 

- Per quanto riguarda il ritiro prestagionale? - domandò Giangiacomo. 

- Quello stiamo a posto - rispose Alvaro - andiamo a Vetralla a casa di mia zia. E' un posto ideale per prepararsi e mia zia fa delle lasagne eccezionali. 

 

- Non penso che le lasagne siano l'alimento ideale per un ciclista in ritiro - mormorò Giangiacomo. 

- E ora basta! - esplose Alvaro sbattendo un pugno sul tavolo - ti ho detto che non devi contraddirmi. 

L'ira di Alvaro fu calmata solo dal citofono che in quel momento suonò. 

- Ora diamoci una calmata - disse il delegato lasciando basito Giangiacomo - sono arrivati gli altri membri dello staff. Il meccanico, il massaggiatore e anche il medico, così sei contento.

Giangiacomo attese con ansia i suoi nuovi assistenti. Il primo ad entrare fu il medico. 

 

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Giangiacomo lo vide e rimase senza parola. 

- Piacere, Carlo Santuccione - disse lui tendendogli la mano. 

- Il piacere è mio - disse Giangiacomo con un sorriso stiracchiato - Sono davvero lieto di avere in squadra uno come lei, noto a tutti per le grandi doti.

- Spero di fare del mio meglio - disse Santuccione. 

- Solo una curiosità... lei non era stato inibito? - domandò Giangiacomo. 

- Sì ma ho un amico in federazione e facendo qualche impiccio sono stato riabilitato, il problema è che nessuno voleva lavorare con me, così ho deciso di ridurmi lo stipendio e venire qua - disse Santuccione. 

Giangiacomo decise di non fare commenti e attendere il prossimo membro dello staff, il meccanico. 

 

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Il meccanico entrò sorridendo, strinse la mano a Giangiacomo e si mise seduto senza dire una parola. 

- Non parla italiano - spiegò Alvaro - però ce lo hanno consigliato dalla federazione eritrea. 

- Non dirmi che... - 

- Proprio così, è lo zio dei fratelli Teklehaymanot. Si chiama Viktor

Giangiacomo rimase in silenzio. Non riusciva a capire come i suoi atleti avrebbero potuto parlare con lui se non sapeva l'italiano. Ora mancava solo il massaggiatore. Non sapeva cosa aspettarsi. 

 

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- Ciao bello - disse entrando nella stanza. 

Giangiacomo rimase a bocca aperta. 

- Lei è la massaggiatrice? - domandò. 

- Proprio così - rispose Alvaro - è una vecchia amica di famiglia che ha fatto per qualche anno l'attrice poi si è specializzata in massaggi sportivi. Si chiama Jessie

- Molto piacere - disse Giangiacomo - sono certo che gli atleti saranno felici di farsi massaggiare da lei, non so poi cosa ne penseranno le mogli però. Recitava al cinema o al teatro? 

- Diciamo televisione - rispose Jessie - ma solo pochi dei miei film sono andati in onda, il resto girava sulla rete... 

- Ho capito, non vada oltre - disse Giangiacomo. 

Ora lo staff della sua squadra era finalmente al completo. Mancava di conoscere i giovani promettenti ma per il resto era tutto pronto. La nave sembrava fin troppo diroccata ma sarebbe partita e anche forte... 

 

 

 

 

Riparto con la story dopo una pausa dovuta alle vacanze e a un po' di cose varie. Tra poco si inizierà anche con le corse :D 

 

 

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- Ciao bello - disse entrando nella stanza. 

Giangiacomo rimase a bocca aperta. 

- Lei è la massaggiatrice? - domandò. 

- Proprio così - rispose Alvaro - è una vecchia amica di famiglia che ha fatto per qualche anno l'attrice poi si è specializzata in massaggi sportivi. Si chiama Jessie

- Molto piacere - disse Giangiacomo - sono certo che gli atleti saranno felici di farsi massaggiare da lei, non so poi cosa ne penseranno le mogli però. Recitava al cinema o al teatro? 

- Diciamo televisione - rispose Jessie - ma solo pochi dei miei film sono andati in onda, il resto girava sulla rete... 

- Ho capito, non vada oltre - disse Giangiacomo. 

:lol:

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19 Dicembre 2012 - Sede del pluri-ultra-mega direttore plenario della Lamborghini

 

 

- Allora Marcucci, come procede la creazione del nostro squadrone ciclistico - domandò il direttore. 

- Direi bene signor direttore - rispose Marcucci - siamo riusciti a far stare tranquillo Franceschelli che non sempre ha apprezzato le nostre scelte di mercato, grazie soprattutto al signor Tesfonno di cui le avevo parlato. 

- Bene, bene - disse il direttore - tra l'altro mi hanno raccontato che alla Bianchi non l'hanno presa molto bene. Non è comunque un problema nostro. In ogni modo, i ragazzi sono in ritiro? 

- Sì, e da domani arriveranno anche i giovani - rispose Marcucci - ho sentito al telefono Franceschelli e sembra molto entusiasta per quanto riguarda le nuove leve.

- Ottimo direi e soprattutto sono sicuro che non avrà problemi con il ragazzo giapponese. Già gliene ho parlato no? Il figlio di quell'imprenditore di Osaka con il quale dovevamo concludere un accordo... - disse il direttore. 

- Lo ricordo - disse Marcucci - è stata una buona mossa? 

- Come no. Quando mi ha detto che il figlio correva in bicicletta ho colto l'occasione al volo. Lì hanno poche corse e per lui è un esperienza importante. Grazie a questo l'accordo è andato in porto. 

- Lei è veramente un genio - disse riverente Marcucci - E invece per quanto riguarda Jonatha, ci ha pensato? 

- Ci ho pensato e alla fine ho deciso di premiare il suo impegno in azienda - rispose il direttore - però non ho capito per quale motivo ci tiene tanto a questo ragazzo. 

- Sa è il figlio del professore di Diritto Romano di mio figlio. Gli manca solo quell'esame per laurearsi e in questo modo non dovrebbe più avere problemi - spiegò Marcucci - non sarà facile con Jonatha che è un ragazzo difficile, però dicono che abbia un grande talento. 

- Su questo dobbiamo puntare mio caro - disse il direttore - i giovani li paghi poco e se crescono ti fanno diventare ricco...

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20 Dicembre 2012 - Vetralla

 

vetralla-istituzionale-1.jpg

 

Quel giorno Giangiacomo si svegliò di buon mattino. Sapeva che presto sarebbero arrivati i nuovi ragazzi ed era molto curioso anche perchè le cose finalmente sembrava che stessero prendendo la giusta piega. Gli allenamenti in quel di Vetralla si stavano svolgendo bene e la squadra stava trovando la giusta sintonia con i ragazzi che riuscivano ad aiutarsi l'uno con l'altro. Atleti come Bisolti, Caccia, Possoni, Piscopiello e Ascani erano molto motivati anche perchè erano rimasti senza squadra. Forse non erano dei fenomeni ma Giangiacomo era convinto che avrebbero potuto fare buone cose. Chi invece andava veramente forte era Drucker che poteva regalargli delle belle soddisfazioni. 
Scendendo a colazione vide Alvaro parlare con un ragazzo giapponese che probabilmente stava chiedendo informazioni per raggiungere qualche luogo. Quando però il suo delegato lo vide, gli fece cenno di avvicinarsi. 
- Giangiacomo, come te la cavi con l'inglese? - gli domandò.
- Ehm... - mormorò Giangiacomo arrossendo - gli servono informazioni? 
- No - rispose Alvaro - è uno dei giovani della squadra. Osamu Yamashita. 
- Ah! Hello! - esclamò Giangiacomo colpito. Non gli avevano mai parlato di asiatici in squadra - My name is Giangiacomo Franceschelli. I'm the team manager of this team. 
- Oh yes! - esclamò Yamashita sorridendo - Nice to meet you. Can you show me where is my room and my bike? 
Giangiacomo rimase a bocca aperta. Se quello iniziava a parlare così strano probabilmente avrebbe avuto seri problemi a gestirlo. 
- Comunque ha detto che voleva trovare la sua stanza e la sua bicicletta - intervenne una voce alle sue spalle. Era un altro ragazzo di carnagione chiara che probabilmente doveva aggregarsi alla squadra. 
- La ringrazio - disse Giangiacomo - anche lei deve unirsi alla squadra? 
- Sì, sono Mark Jarvis - rispose il ragazzo. 
- Ah il sudafricano? - domandò Giangiacomo. 
- Proprio così, ma sono ormai 15 anni che vivo in Italia - spiegò Jarvis. 
Poco dopo anche altri ragazzi arrivarono: Sirio Paleari, Vincenzo Giogli e Nedo Florean. Tutti e tre venivano da una squadretta dilettantistica in provincia di Verbania ed erano molto amici con il direttore dell'azienda. 
 
Quando ormai si erano fatte le dieci, Giangiacomo iniziò la riunione tecnica per preparare l'uscita di quel giorno. Contando i ragazzi però vide che ne mancava ancora uno: si trattava del giovane Jonatha Gualdana, uno dei nuovi. Evidentemente aveva incontrato problemi ad arrivare. Proprio mentre pensava ciò, una macchina inchiodò davanti all'ingresso dell'abitato e ne scesero due ragazzi un po' particolari 
 

 

Due_Truzzi.jpg

 

Quello con la sigaretta in bocca entrò nella casa e subito dovette subire il rimprovero del portiere. 

- Guardi ragazzo che non si può fumare qua dentro - gli disse. 

- Aho, e che co*****i! - ribattè l'altro - Me so dovuto fa du ore de viaggio pe arrivà qua, almeno na sigaretta me la posso fumà. 

- Non si rivolga a me con quel tono per favore - disse il portiere - in cosa la posso aiutare. 

- Devo parla' co uno che si chiama tipo Gianqualcosa, per il ciclismo - disse. 

- E' lì insieme alle altre persone - spiegò il portiere indicando il gruppo. 

Giangiacomo, che aveva visto la scena dall'esterno rimase a bocca aperta. L'atteggiamento di quel ragazzo non gli piaceva affatto e non capiva per quale motivo fosse venuto fino a lì. 

- Cercava me? - domandò andando incontro al ragazzo. 

- Sì, m'hanno detto che devo corrè co voi. Sono Jonatha Gualdana - disse il ragazzo. 

Giangiacomo, ma anche gli altri membri della squadra, guardarono il nuovo arrivato da capo ai piedi senza capire cosa potesse fare uno così nel mondo del ciclismo. 

- Aho! Anvedi che panterona questa! - esclamò improvvisamente Jonatha notando la massaggiatrice Jessie - Certo che se lei è il premio pe le vittorie te giuro che me vado a fa pure il Tour de France. 

- Bada a come parli ciccio - ribattè Jessie - guarda come vai combinato. Non dovresti neanche parlare. 

- Nun t'azzarda è - disse Jonatha - Te do na crocca 'n faccia che te costringo a pagà i miliardi pe un lifting. 

- Basta! - intervenne Alvaro con il suo tono duro. 

- Grazie Alvaro - disse Giangiacomo - Allora ti prego Jonatha di accomodarti che stavo facendo un discorso ai nuovi arrivati. Abbiamo ancora tre giorni di ritiro prima di salutarci per le feste di Natale e vorrei avere da tutti il massimo impegno. Alcuni di voi correranno già molto presto in Australia prima e in Brasile poi e l'obiettivo sarà quello di presentarsi subito con una condizione accettabile in modo da poter provare a ottenere risultati che possono darci morale per il seguito della stagione. Ora Donato accompagnerà i nuovi nelle stanze e ci vediamo qui sotto tra una ventina di minuti. I nuovi faranno 130 chilometri senza forzare con me, mentre gli altri seguiranno il solito programma con Donato. Ok? - 

Tutta la squadra si alzò in piedi annuendo. 

- Capo? - disse Jonatha - Me li lasci du minuti pe una sigarettina co l'amico mio. 

- Ma quale sigaretta! - esclamò Giangiacomo - devi lavorare e fare sport. Fintanto che vuoi rimanere in questa squadra devi smettere di fumare. 

Con un eloquente gesto di disprezzo Jonatha si alzò dalla sedia e dopo un cenno di saluto con il suo amico seguì il resto dei nuovi arrivati nelle stanze. 

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23 Dicembre 2012 - Vetralla

 

Era una battaglia serrata. Mancavano cento metri alla linea del traguardo tracciata da Giangiacomo e i due sprinter stavano mettendo in mostra un bellissimo testa a testa. Ormai erano entrambi in vista del traguardo. 

- Sì! - urlò Jonatha. 

Giangiacomo rimase a bocca aperta. Dopo tanti problemi iniziali era riuscito a convincere Jonatha ad allenarsi ed ora era riuscito a battere in volata Drucker. 

- Va forte il ragazzo - osservò Donato. 

- Già - disse Giangiacomo - hai registrato la sua punta di velocità? 

- 64 km/h - rispose Donato. 

- Molto bene - disse Giangiacomo. 

- Come so andato? - domandò Jonatha con il fiatone. 

- Forte - rispose Giangiacomo - molto forte. Io te lo avevo detto che il potenziale c'era, bastava solo impegnarsi un poco. 

- Lo so ma è pesante... - ribattè il ragazzo. 

Poco a poco anche gli altri ragazzi della squadra raggiunsero il traguardo. Era l'ultimo allenamento del ritiro pre-stagionale e tutto sembrava essere andato per il meglio. Soprattutto i giovani avevano un bel potenziale e questo non poteva che essere un bel segnale in ottica futura. 

 

Quella sera Giangiacomo, prima di congedare i ragazzi, decise di fare un bel discorso di incoraggiamento. 

- Bene, siamo giunti alla fine di questo ritiro. Devo dire che sono molto soddisfatto di come vi siete mossi e sono sicuro che il lavoro fatto pagherà. Ognuno di voi per le prossime settimane avrà un programma di allenamento specifico che dovrete seguire per presentarvi al via delle corse cui prenderete parte prossimamente in condizioni decenti. Grazie comunque a tutti e buona stagione. In pochi credono in noi, ma con il duro lavoro riusciremo a fare dei miracoli. 

Ricordo ora a 

 

Luca Ascani

Fabio Piscopiello

Jempy Drucker

Diego Caccia

Nedo Florean

Jonatha Gualdana

Sirio Paleari 

Mark Jarvis

 

che l'appuntamento è il 1° gennaio alle 23 per partire per l'Australia. Mi raccomando non mangiate troppo - 

Poco a poco tutti i ragazzi e i membri dello staff presero la via di casa. Giangiacomo rimase ancora qualche istante a Vetralla. Non riusciva ad immaginare a cosa sarebbe andato incontro in quel 2013. Dall'azienda non era arrivato niente nel corso del ritiro e su di lui incombevano gli avvocati della Bianchi. Nonostante ciò uno strano ottimismo lo pervadeva. Stava per realizzare il suo sogno e di lì a pochi giorni avrebbe fatto la sua prima corsa da direttore di una squadra. 

Edited by Pell90
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30 Dicembre 2013 - Tribunale di Roma

 

Giangiacomo sedeva al banco degli imputati. La disastrosa stagione con la sua Lamborghini - Bianchi si era conclusa con un terribile bilancio di 0 vittorie, 0 piazzamenti sul podio, 0 piazzamenti nei 5 e un solo piazzamento nella top 10 in una corsa in Moldavia dove partecipavano solamente 15 corridori (6 erano i suoi ed erano riusciti nell'impresa di chiudere 10°, 11°, 12°, 13°, 14° e 15°). Come promesso, la Bianchi lo aveva portato in tribunale e ora era giunto il momento di fare i conti con la giustizia. 

Gli era stata comminata una multa di 700.000 per non aver rispettato i termini contrattuali. Lui sperava di ricevere un aiuto dai suoi colleghi con i quali aveva condiviso quell'annata e invece tutti si erano dimostrati pronti a testimoniare contro di lui. Anche i ragazzi gli avevano voltato le spalle. Giangiacomo era solo, con una multa che non sarebbe mai stato in grado di pagare. 

Con le spalle al muro e la prospettiva di una vita rovinata decise di prendere una decisione drastica. Si alzò improvvisamente dalla sedia e corse disperatamente dietro l'uscita. I presenti rimasero colpiti dal gesto e non reagirono. Alle sue spalle Giangiacomo sentì qualche voce che gli intimava di fermarsi, ma lui sapeva che ora si era spinto troppo oltre. 

Aveva ormai raggiunto l'uscita quando davanti a se si parò il pluri-ultra-mega direttore plenario della Lamborghini. 

- Noooooo! - urlò disperato Giangiacomo che sapeva che di fronte al suo strapotere non avrebbe potuto nulla. 

- Giangiacomo è troppo tardi - disse il direttore con voce celestiale. 

- Non posso più tornare indietro - insistette Giangiacomo sull'orlo delle lacrime. 

- E' tardi, devi andare - disse di nuovo il direttore. 

- Nooo! - 

 

*********************************************************

- Giangiacomo! Sveglia che devi partire! - 

Giangiacomo aprì gli occhi un po' confuso. Faceva freddo ma era tutto sudato, con il cuore che batteva a mille. Si guardò intorno e vide Marta, sua moglie che gli porgeva il caffè. 

- Dove sono? - si domandò. 

- Devi aver avuto un incubo tesoro - gli disse Marta - Ti ho sentito stanotte che eri molto agitato, forse le lasagne e i peperoni ripieni di mamma ti sono rimasti pesanti. 

- E direi... - mormorò Giangiacomo - io glielo avevo detto di non farmi mangiare troppo. Mamma mia che mal di testa. Ma che ore sono?

- Le nove e mezza - disse Marta. 

- Bene, ho ancora un po' di tempo - disse Giangiacomo - Tesoro mio non puoi capire che incubo che ho fatto. Ho sognato che tutto il progetto ciclistico della Lamborghini fosse una grande sola e che ero stato truffato dal mio capo. 

- Ma non poteva essere - ribattè Marta. 

- Eh no! - convenne Giangiacomo - perchè a capo di tutto ci sono io!

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11 Gennaio 2013 - Residenza di Giangiacomo Franceschelli

 

sogno99.jpg

 

 

Dopo aver fatto colazione, Giangiacomo si diresse all'uscita della sua villa, con il suo autista e guardia del corpo, Alvaro Tesfonno che lo aspettava.

- Buondì - salutò educatamente. 

- Salve capo - rispose Alvaro con la sua voce rauca e l'inevitabile accento romano. 

- Lo sa che stanotte l'ho sognata - disse Giangiacomo - a proposito ha visto Marcucci? 

- Lo schiavo? - domandò Alvaro. 

- Proprio lui. Oggi non si è visto per niente, non vorrei che avesse ancora quella strana idea di farsi aumentare lo stipendio - disse Giangiacomo. 

- Ci parlo io? - domandò Alvaro sfregandosi le mani

- No, no. Gli ho fatto fare un giro con Jessie, penso che gli possa bastare - tagliò corto Giangiacomo. 

- Lei è un genio - ribattè Alvaro - andiamo già all'Arena? 

- Certamente - rispose Giangiacomo - tra poco arriveranno i ragazzi e voglio farmi trovare già lì. 

Quel giorno tutta l'Italia avrebbe conosciuto la nuova squadra, la Lamborghini - Bianchi. Il suo progetto era ambizioso, lo sapeva bene, ma il ciclismo era la sua passione fin da quando era piccolo e ora che era a capo dell'azienda non poteva lasciarsi sfuggire l'occasione. Per allestire una squadra competitiva aveva sborsato fior fior di quattrini, ma ora era pronto a lanciare il guanto della sfida a Giorgio Squinzi. Anche lui aveva avuto una squadra prestigiosa e lui non voleva essere da meno, altrimenti Confindustria non sarebbe mai stata sua...

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