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Inviato

l'ho scritta oggi, vediamo domani se esce qualcosa. Per ora mi hanno risposto Ghisalberti della Gazzetta, e il risponditore automatico di Tuttosport :mrgreen:

Se ti ha risposto Ghisalberti credo proprio che te la pubblicheranno. Cosa di ha detto Ghisalberti per curiosità? È d'accordo con te?

Inviato

Se ti ha risposto Ghisalberti credo proprio che te la pubblicheranno. Cosa di ha detto Ghisalberti per curiosità? È d'accordo con te?

dubito, perchè era in ferie. Ecco la sua risposta, divisa in due parti.

Buonasera sono claudio ghisalberti e nonostante sia in ferie faccio un'eccezione e rispondo. Ovviamente a nome mio e non del giornale. Quanto da lei proposto era previsto fino, mi pare vado a memoria, un paio d'anni fa. Era stato introdotto con il protour ma mai applicato anche quando era in vigore. A tre o quattro casi si arrivava al ritiro della licenza, invece... Controlli i casi e vedra'.

Del resto da un anno l'uci assegna le licenze sui punti e la vacansoleil e' nel WT. Ma senza i punti di ricco' e mosquera dove sarebbe? Sono anche convinto che le squadre migliori, la liquigas per esempio, eseguano un controllo spietato e siano davvero contro il doping. Sul caso contador invece la vedo in torto in quanto per ora e' stato ritenuto innocente. Valverde poi torna nel 2012 cioe' il prossimo gennaio

poi ha aggiunto:

Dimenticavo. Anche l'uci aveva messo una sanzione per i dopati ma nessuno ha mai pagato un euro. La katusha ha una penale pari a 5 (cinque) volte lo stipendio. Credo che questi accordi in nessun tribunale siano ritenuti validi. Solo la liquigas ha ottenuto di fronte a un giudice che un suo corridore trovato positivo sia stato condannato a pagare. Per la cronaca era triki beltran 500mila euro. Saluti

Per carità, è stato gentile a rispondermi, però andarmi a fare le pulci sul fatto che Valverde torna già nel 2012, o sul fatto che Contador fino a prova contraria è innocente, secondo me non c'entra con il merito di quel che gli ho chiesto.

Inviato

Ecco un'altra risposta:

Gentile Marco,

inutile dire che sono d'accordo con lei in linea generale. Nel dettaglio, porrei l'accento sul fatto che probabilmente le squadre,

così come già ora i corridori, sarebbero comunque tenute "in ostaggio" da un'UCI che decidesse di punire anch'esse, e questo non so quanto, alla lunga, possa essere positivo. Il discorso è delicato, ma come si vede tutte le distorsioni discendono dal potere supremo che l'UCI ha sul ciclismo. Quando quel potere sarà riequilibrato, le cose andranno meglio. E questo nuovo equilibrio passa necessariamente da un'alleanza tra squadre e corridori (e organizzatori, possibilmente), più che da un nuovo piano sanzionatorio verso nuovi soggetti.

Grazie per la sua mail e cordiali saluti

Marco Grassi - Cicloweb.it

p.s.: non ho comprato la Gazzetta, per cui non so se lì abbiano pubblicato la mia lettera, ma non credo!

Inviato

Ecco un'altra risposta:

Gentile Marco,

inutile dire che sono d'accordo con lei in linea generale. Nel dettaglio, porrei l'accento sul fatto che probabilmente le squadre,

così come già ora i corridori, sarebbero comunque tenute "in ostaggio" da un'UCI che decidesse di punire anch'esse, e questo non so quanto, alla lunga, possa essere positivo. Il discorso è delicato, ma come si vede tutte le distorsioni discendono dal potere supremo che l'UCI ha sul ciclismo. Quando quel potere sarà riequilibrato, le cose andranno meglio. E questo nuovo equilibrio passa necessariamente da un'alleanza tra squadre e corridori (e organizzatori, possibilmente), più che da un nuovo piano sanzionatorio verso nuovi soggetti.

Grazie per la sua mail e cordiali saluti

Marco Grassi - Cicloweb.it

p.s.: non ho comprato la Gazzetta, per cui non so se lì abbiano pubblicato la mia lettera, ma non credo!

Io l'ho comprata ma stranamente oggi non c'era nessun articolo dalle lettere, che di solito ci sono...

Forse perchè Ghisalberti è in ferie? :dubbio:

Inviato

Sono d'accordo su tutto tranne sulla liberalizzazione del doping, quale genitore porterebbe suo figlio a fare uno sport dove per emergere devi fare a gara a chi si bomba di più, a chi si ammazza prima? così tutti coloro che dicono "Ciclisti, tutti drogati" avrebbero ragione? :rolleyes:

Inviato

Sono d'accordo su tutto tranne sulla liberalizzazione del doping, quale genitore porterebbe suo figlio a fare uno sport dove per emergere devi fare a gara a chi si bomba di più, a chi si ammazza prima? così tutti coloro che dicono "Ciclisti, tutti drogati" avrebbero ragione? :rolleyes:

è un discorso che ci sta, io però la vedo in un altro modo: ormai, con tutti gli interessi che ci sono dietro, chi fa sport ad alti livelli, qualunque sport, non lo fa certo per gioco, bensì svolge un lavoro. Lo sport agonistico è una professione come un'altra, e non capisco perchè gli sportivi - benchè privilegiati, lo ammetto - devono comportarsi come un modello e un esempio da seguire, mentre non si chiede lo stesso ai broker di finanza, agli avvocati di successo o a chiunque altro svolga un lavoro altrettanto privilegiato. E' chiaro che uno sportivo di alto livello cerchi anche l'appoggio del pubblico, ma poi, in fin dei conti, penso che tutto quello che fa, lo faccia per sè, ed è normale. E proprio per questo, per me, può fare quello che vuole, chiaramente nei limiti della legge. Ma della legge penale, e non di quella sportiva. Per questo penso che se un professionista si vuole dopare, per me, è liberissimo di farlo: è il suo lavoro, è adulto e vaccinato. Ben diverso, naturalmente, è il discorso per i dilettanti e i minorenni in generale.

L'altro motivo per cui sono favorevole al doping - e qui faccio un discorso specifico per il ciclismo - è che bisogna metterci d'accordo su una cosa: vogliamo un ciclismo pulito, o vogliamo un ciclismo spettacolare? Perchè tutti noi siamo d'accordo che ricorrere all'aiutino è "moralmente" sbagliato, però poi ad ogni anno siamo a commentare "il Giro più duro della storia", sulle "salite più terribili d'Europa", e così via. Quindi, dico io, che chi gestisce il mondo del ciclismo sia coerente, e se vuole uno sport più pulito abbia il coraggio di proporre percorsi più facili. Ma poin chi glielo va a spiegare, agli organizzatori, che un Giro d'Italia senza Zoncolan, Plan de Corones e Colle delle Finestre fa la metà degli ascolti? Perchè anche di questo bisogna tenere conto! E parlo dei grandi giri perchè, a vedere i casi di positività degli ultimi 10-15 anni, la maggior parte dei campioni trovati positivi erano uomini da gare a tappe, segno che evidentemente per vincere un Giro o un Tour, ad oggi, non se ne può fare a meno nonostante il rischio di venire pizzicati, e quindi squalificati, sia alto.

Poi, per carità, sono d'accordo che il ciclismo oggi è molto più pulito di un tempo, eppure... Dovendo scegliere, preferisco un ciclismo "dopato" ma spettacolare, su percorsi difficili e fra corridori di razza (diciamo il ciclismo anni '90), piuttosto che un ciclismo "pane e acqua" nel quale i corridori si tengono in piedi l'uno con l'altro per poi scattare, se va bene, negli ultimi 2 km di una tappa di montagna (il ciclismo degli anni duemila, tranne qualche raro caso come le ultime due tappe del Tour di quest'anno). Chiaro che la mia è una provocazione, però è per dire che il male del ciclismo di oggi non è tanto il doping in sè (che c'è sempre stato e, temo, sempre ci sarà), ma la disparità di trattamento da caso a caso, che toglie credibilità e fa disamorare la gente: per informazioni, chiedete a Pellizotti come si senta a doversene stare a casa per due anni senza avere mai fallito un test, mentre Contador - che di test all'ultimo Tour ne ha falliti quattro! - è ancora in gruppo e nel frattempo s'è vinto un altro Giro en passant!

Inviato

Il problema non sono certamenti i percorsi: uno Zoncolan, un Mortirolo lo possono fare molti cicloamatori ben allenati, chiaramente lo farebbero alla moviola ma riuscirebbero a farlo il problema è chiaramente la velocità con cui lo si affronta (capitan ovvio :mrgreen: ).

Poi lo spettacolo lo fa la differenza tra i corridori, i corridori di adesso, vuoi per materiali, vuoi per preparazione, sono tutti uguali e lo differenza è veramente poca, eccetto alcuni casi (Gilbert, Cavendish), anche Contador non riesce a fare doppietta sebbene sia più forte degli altri... è la specializzazione ad aver ammazzato il ciclismo, in questo modo i corridori si "spartiscono le vittorie" e nessuno riece più a far mambassa come una volta, anche perchè se una volta i campioni si affronatavano alle classiche, al Giro e poi al Tour, adesso tutti si specializzano su un solo GT e affrontarne ad altissimi livelli 2 "attaccati", per gli uomini di classifica, è quasi impossibile.

Inviato

Il problema non sono certamenti i percorsi: uno Zoncolan, un Mortirolo lo possono fare molti cicloamatori ben allenati, chiaramente lo farebbero alla moviola ma riuscirebbero a farlo il problema è chiaramente la velocità con cui lo si affronta (capitan ovvio :mrgreen: ).

Poi lo spettacolo lo fa la differenza tra i corridori, i corridori di adesso, vuoi per materiali, vuoi per preparazione, sono tutti uguali e lo differenza è veramente poca, eccetto alcuni casi (Gilbert, Cavendish), anche Contador non riesce a fare doppietta sebbene sia più forte degli altri... è la specializzazione ad aver ammazzato il ciclismo, in questo modo i corridori si "spartiscono le vittorie" e nessuno riece più a far mambassa come una volta, anche perchè se una volta i campioni si affronatavano alle classiche, al Giro e poi al Tour, adesso tutti si specializzano su un solo GT e affrontarne ad altissimi livelli 2 "attaccati", per gli uomini di classifica, è quasi impossibile.

beh, sulla specializzazione hai pienamente ragione e penso che anche in futuro sarà impossibile rivedere un corridore non dico alla Merckx (ovvio), ma nemmeno alla Jalabert: vale a dire un corridore capace di vincere una Vuelta e di essere più o meno competitivo nei grandi giri, e contemporaneamente essere forte in volata, nelle classiche e a cronometro.

Però è anche vero che a proporre percorsi sempre più esasperati si finisce con l'offrire un alibi ai corridori che si vogliano dopare: perchè so anch'io che non ci sono salite impossibili, nemmeno per un amatore allenato, ma appunto un conto è affrontarle in scioltezza e un altro farle in gara, magari in fondo a un tappone di 250 km e con 3-4000 mila metri di dislivello nelle gambe, come ad esempio la tappa del Gardeccia al Giro di quest'anno.

Anche perchè, mi pare si sia visto, durezza della tappa non sempre è sinonimo di spettacolo, anzi: molte volte, quando si sa che l'ultima salita è uno Zoncolan o un Angliru, vengono fuori corse anestitizzate in attesa degli ultimi 5-6 km. Invece quando il percorso si presta di più ad essere interpretato - vedi appunto le ultime due tappe alpine del Tour di quest'anno - salta fuori ancora un po' di inventiva. Se dipendesse da me disegnare un grande giro, abolirei salite come lo Zoncolan e Plan di Corones, e cercherei di piazzare la salita più dura a metà tappa - come di solito si fa con Fedaia e Mortirolo - mettere poi l'arrivo su una salita più pedalabile, di modo che chi vuole attaccare abbia interesse a farlo subito, sulle pendenze più dure, senza aspettare la fine.

Inviato

Parlando di doping ho trovato un articolo del Corriere della Sera. Vale la pena leggerlo.

SPORT E MEZZA ETÀ ALLA MARATONA DELLE DOLOMITI SU 12 CONTROLLATI 3 ERANO «NON NEGATIVI»

Quei cinquantenni in bicicletta con il vizio assurdo del doping

Gli sforzi (immotivati) per gare amatoriali e imprese da raccontare L' illusione «È come se si volesse prendere per la coda la giovinezza che fugge, correndo come non mai»

I piccoli si dopano? Qualcuno potrebbe dire: be' , imitano i grandi. Ma c' è una misura extra di tristezza, nel sapere che la Maratona dles Dolomites - scenario spettacolare, spirito amatoriale, festa collettiva - ha assunto il vizio assurdo del ciclismo professionistico. Nel 2010 è stato squalificato il vincitore. Quest' anno venticinquesima edizione, si è corso lo scorso 10 luglio: per ora siamo a tre «non negatività» su dodici controlli (traduzione: positività al primo esame antidoping, in attesa delle controanalisi). Altri dieci partecipanti - leggiamo - sono stati convocati dalla Procura della Federazione Ciclistica Italiana, sospettati di aver evitato i controlli, di aver corso con dorsali contraffatti o sotto nome falso. «Esaltati alla Maratona dles Dolomites non ne vogliamo, ma non sappiamo più cosa fare per escluderli». Così si è sfogato Michil Costa, albergatore ambientalista di Corvara, organizzatore della manifestazione, uscendo dalla sua abituale «giornata del silenzio» (ogni lunedì). Esaltati. Aggettivo impeccabile: solo l' esaltazione, infatti, può portare ad assumere sostanze proibite in una gara per dilettanti che non assegna premi in denaro (i vincitori tornano a casa con mele e speck). Ma forse è bene approfittare dell' occasione, e spostare lo sguardo dalla patologia alla fisiologia. Anche qui, infatti, qualche preoccupazione è d' obbligo. Sono reduce da dieci giorni di spostamenti continui tra le montagne del Trentino e dell' Alto Adige: ogni due tornanti, due ciclisti non più giovani, stravolti dalla fatica. Passo Gardena, passo Pordoi, passo Sella: in alto le Dolomiti sfavillano, esuberanti di bellezza; ma loro hanno occhi solo per l' asfalto. L' ammirazione, in questi casi, si mescola con la preoccupazione. Lo sforzo appare eccessivo e rischioso. Diciamolo: immotivato. Eppure sono tanti, sempre di più. Alzi la mano chi non ha un amico cinquantenne preso da improvvisa, matta e disperata passione per la bicicletta, pronto a sfidare sciatica, buon senso e moglie per un' impresa da raccontare. La nuova mezza età non conosce vie di mezzo. È come se volessimo prendere per la coda la giovinezza che fugge; e per raggiungerla corressimo come non abbiamo mai fatto - neppure da giovani. Il ciclismo non è l' unico sfogo: i cinquantenni italiani, altrettanto spesso, diventano gourmet, giardinieri e golfisti. Attività insidiose per la bilancia, le ortensie e il portafoglio. Il ciclismo in dosi massicce mette a rischio le coronarie. I lutti, in questi mesi, si succedono, e noi veniamo a conoscenza solo dei casi e dei nomi più noti. Lo sport - tutto - è meraviglioso, e l' attività fisica ci regala serenità: le endorfine conoscono il loro mestiere. Lo sforzo eccessivo e ossessivo ha invece qualcosa di nevrotico. Mi è capitato di osservare alcuni di questi atleti maturi e di trovarli robotici, mentre narrano o preparano le proprie imprese: come se fossero schiavi, e non signori, della propria passione. Certo: la maggioranza - crediamo, speriamo - non è disposta ad assumere sostanze proibite per quello che resta - comunque - un passatempo. Ma si sa: nelle cose umane, l' ossessione è inversamente proporzionale alla cautela. Michil Costa si dice deluso, irritato e preoccupato: «Riceviamo ventottomila domande per la Maratona dles Dolomites , ne accogliamo novemila. Il mio timore è che chi viene ammesso voglia farcela a tutti i costi, anche se non è fisicamente all' altezza. E davanti alla prospettiva di uno sforzo gigantesco, si senta giustificato se ricorre alla farmacia proibita». Se fosse vero, sarebbe grave. Peggio: sarebbe tutto inutile. Inutile aver chiuso i passi al traffico a motore, in occasione della manifestazione; inutile aver dimostrato che il turismo timido attira e paga; inutile chiedere a quelle montagne speciali di fornire la scenografia per un copione tanto banale. Ricordino, i coetaneiciclossessivi: ci sono anche le mountain-bike elettriche e le lunghe passeggiate con un libro in tasca. Due cose - credetemi - che danno grandi soddisfazioni. Beppe Severgnini

Inviato

beh, sulla specializzazione hai pienamente ragione e penso che anche in futuro sarà impossibile rivedere un corridore non dico alla Merckx (ovvio), ma nemmeno alla Jalabert: vale a dire un corridore capace di vincere una Vuelta e di essere più o meno competitivo nei grandi giri, e contemporaneamente essere forte in volata, nelle classiche e a cronometro.

Sagan e Boasson Hagen secondo me vincere facilmente classiche, volate e perchè no dei piccoli giri (Tirreno Adriatico o Parigi Nizza )

Inviato

Parlando di doping ho trovato un articolo del Corriere della Sera. Vale la pena leggerlo.

Tra scambi di pettorale e amatori che si bombano per vincere il salame, alla MDD di quest'anno è stato un macello.

Inviato

Passione e fatica le nostre delizie

La risposta a tanti luoghi comuni

Oggi è apparso sul Corriere della Sera un articolo a firma di Beppe Severgnini che, di fatto, invita tutti i cicloamatori cinquantenni a mollare la bici per dedicarsi alla lettura. Noi vogliamo rispondere al celebre giornalista con una storia in cui molti di voi possono ritrovarcisi.

Splendida mattinata. Il sole è poco oltre le colline, e dalla finestra vedo il mare. Lei dorme ancora, lì nel letto. Lo farà per almeno un'altra ora.

Mi dirigo verso il bagno. I vestiti sono già lì ad aspettarmi, e dopo i classici bisogni indossare la maglietta ed i pantaloncini aderenti è un attimo. Gli occhiali e poi il casco, mai farne a meno.

Pronto per scendere, non indosso le scarpette ma scelgo di tenerle in mano e scendo le due rampe di scale con ai piedi solo i calzini, la bici con l'altra mano. Scivolare per le scale con gli scarpini è un attimo. Avrei potuto tenere la bici nella cantina dell'hotel, se fosse stata chiusa. Ci fosse almeno l'ascensore, ma niente, bisogna rischiare la vita sul granito levigato degli scalini. Ancor prima di salire in sella.

Il vento quasi assente, cosa strana per una cittadina di mare anche se è solamente mattina, mi spinge a percorrere un po' di lungo mare. Più tardi, forse, la salita. Una, due piccole rotonde ed è già il tempo di una frenata poderosa. Dei ragazzi entrano nel circolo rotabile a tutta velocità, la radio altissima e i postumi di una serata da sballo ancora da smaltire. Ridono. Io sono salvo.

Ho bisogno di un caffè però. La colazione la farò al ritorno, ma un buon caffè mi serve: le ferie sono anche queste piccole concessioni. Io che di mestiere faccio il barista, un caffè servito è una piccola soddisfazione.

Vedo un benzinaio con bar annesso, e decido di fermarmi. Appoggio la bici al muro, mentre un signore un po' anziano stà ucendo. Mi rivolge la parola, ma non per un buongiorno.

"Ti sei fermato a fare il pieno? Riempi la borraccia con la bbbomba?"

Il mio sorriso silenzioso serve solo per tacita compassione, e per non prolungare una conversazione mai iniziata e già troppo lunga. Luoghi comuni.

Forte del mio caffè, riparto. Al ritorno dovrò dare un'occhiata alle geometrie della bici, perché la schiena ogni tanto fa male. O forse sono solo i miei 50 anni.

Per fortuna l'aria fresca del mattino, lo stress lasciato in città e questa tranquilla pedalata mi rimettono al mondo.

Non fosse per i continui colpi di clacson alle mie spalle, sarebbe ancora meglio. Sono da solo, sulla destra, su una strada ampia. Evidentemente tutti pensano di avere un autotreno. Oppure, semplicemente, non sanno guidare la macchina. Ovviamente però il problema sono io, che lì non ci dovrei stare. Dovrei usare le piste ciclabili. Ci fossero...

Luoghi comuni.

Su per questa salita nuova ed improvvisata, il nome di un paesino mi ricorda il cognome di un amico. Rido ancora, stavolta solo per i ricordi che ritornano, pensando a quante volte mi abbia detto di essere troppo vecchio per iniziare ad andare in bici. In effetti 45 anni non sono pochi. Così come non lo sono un pacchetto e mezzo di Marlboro al giorno lasciate al mio passato. O l'abbandono del forte soprappeso. O la ritrovata serenità con me stesso, con mia moglie, con il mio corpo. 

Ma per lui sono vecchio, e il fatto che stia tremendamente meglio non conta. Ha lui la verità in tasca, la spende come vuole.

Intanto le rampe si fanno dure, e il mio cuore cresce nel petto. L'asfalto mi guarda dritto negli occhi, ma ho ancora la forza per gettare il mio sguardo oltre il tornante, oltre i cespugli, verso il panorama. La fatica non annebbia niente, è solo un modo per corteggiare le piccole soddisfazioni. Come quella, nuova e antica, ma mai uguale, di raggiungere il colle. E pure oggi l'ho raggiunto. La vista si perde nei riflessi del mare e nelle braccia accoglienti dei colli a picco su esso, illuminati da un sole ancora fresco.

Foto con il cellulare, poi la metterò su face. Già vedo i commenti di chi mi vorrebbe seduto su una sdraio a godermi il mare al posto suo, mentre invece sto soltanto perdendo tempo per due stupide ruote. 

Luoghi comuni.

Discesa bella, tecnica. Tento di osare in un paio di curve. La prima ok, la seconda meno. Meglio scendere con più calma allora. 

C'è chi mi darebbe dell'incosciente, ma penso sia solo vita che ancor scorre nelle arterie non più intasate di colesterolo come un tempo.

Di nuovo sulla statale lungomare, faccio rientro verso l'albergo, in un traffico più generoso di clacson di variegate tonalità. 

Salendo le scale verso la camera, di nuovo scalzo e con entrambe le mani occupate, il sapiente di turno incrociato per caso mi chiede: "Ora una bella flebo come fanno al Tour??".

E ride. E io pure, tanta è la compassione che mi fa.

Entro in camera silenziosamente. Lei si è appena svegliata.

"Una doccia e scendiamo per la colazione, ok?".

Prima la mia flebo però: un multivitaminico. C'è chi mi darebbe del dopato per questo. Ma mi ritengo soltanto affezionato alla salute. E rimpiango gli anni in cui non me ne curavo.

Una bella colazione, meritata, ma equilibrata. La piccola concessione di un pezzo di dolce in più. Sono le ferie anche per me. 

E poi le tranquille chiacchere con i vicini di tavolo.

E poi il mare, ed il giornale da leggere sulla sdraio. Che pace, che vita. L'attenzione cade su un articolo ben firmato, di un argomento a me caro. Va sempre a finire così. Un signore che si concede di parlare di cose che mai ha vissuto in prima persona. Un signore che giudica con la bilancia dei luoghi comuni.

Ma è così, si sa. Luoghi comuni.

Dispiace solo per gli ignari lettori, sprovvisti di conoscenza in materia al suo pari, che prenderanno quelle parole per verità.

Ed io non sono quel cinquantenne che descrive, ne sono certo. E la maggioranza come me. 

Puramente fedele all'unico confronto possibile, quello con me stesso, mi sento solo migliore. Non è mai troppo tardi per una passione, per lo sport. Nella maniera giusta.

E le ortensie le lascio a lui. E pure la passeggiata con un libro, magari proprio di ciclismo. La volta buona che, forse, qualcosa in materia imparerà.

Infine, stanco di leggere, getto via il giornale. Un barista, di chiacchere da bar, ne sente già a sufficienza senza comprare un'autorevole giornale. È arrivata l'ora del bagno. 

Sono le ferie anche per me.

Fabio Botrini

Inviato

Ricordo che comunque molti amatori top, tra cui ex pro, prendono lo stipendo correndo per una squadra amatoriale, ma che di amatoriale ha ben poco.

  • 2 weeks later...
Inviato

Ogni tanto qualche news...

Sostanze e carte fasulle. Doping senza frontiere

Una indagine condotta dai Carabinieri della sezione Antidoping del Reparto Analisi, con il supporto del NAS di Napoli, ha scoperto una organizzazione che vede coinvolti non solo ex atleti, ma anche medici che certificavano false idoneità

ROMA - Non c'è solo l'atleta al centro e/o come ultimo bersaglio della lotta al doping e delle mille sfaccettature che presenta il contrasto a questa piaga sociale. L'ultima vicenda racconta una storia di sostanze vietate, procurate e vendute, di ex corridori ciclisti al centro di traffici vietati, ma anche di medici compiacenti, disposti perfino a fare - senza il minimo scrupolo - certificati di idoneità all'attività sportiva fasulli a minorenni. Con tutti i rischi facilmente immaginabili. E perfino di gabole per eludere il fisco. Per la serie: l'Italia dei furbi e dei furbetti che non ha confini.

Fortuna che c'è una legge , la 376/2000 che consente di indagare e dunque di svelare le dimensioni di un fenomeno sempre più preoccupante soprattutto in chiave di salute pubblica: giovani, e meno giovani che compromettono la loro salute con un'attività sportiva fuori norma invece di trarre giovamento da una pratica che tutti ritengono indispenabile nella società moderna. La cronaca racconta l'ultimo fatto: i Carabinieri della sezione Antidoping del Reparto Analisi, con il supporto del NAS di Napoli, a conclusione di un'indagine coordinata dal Sost. Procuratore dott. Federico Manotti della Procura della Repubblica di Massa (Procuratore Capo dott. Aldo Giubilaro), hanno eseguito 4 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti personaggi ritenuti - a vario titolo - responsabili di commercio di sostanze ad azione dopante ed associazione per delinquere finalizzata all'esercizio abusivo della professione medica, falsificazione di certificati medici sportivi e reati di natura fiscale.

Dodici gli indagati che davano, secondo l'ipotesi di accusa, vita ad vera e propria rete criminosa che toccava sia gli amatori che i professionisti. Mesi di indagine e perquisizioni in provincia di Napoli, a Pisa, Prato e Latina. Un primo gruppo, capeggiato da un ex ciclista professionista (all'epoca dei fatti in attività nella squadra "Serramenti Pvc Diquigiovanni - Androni Giocattoli" del manager Gianni Savio, e domiciliato a Massa), aveva costituito una rete illecita di approvvigionamento, distribuzione e somministrazione di sostanze dopanti. Nel corso delle indagini sono state sequestrate 200 tra fiale e confezioni di medicinali a base di eritropoietina (EPO), ormoni e corticosteroidi, albumina umana (utilizzata come mascherante ai controlli antidoping), tutte sostanze vietate nella pratica sportiva, nonché numerosi farmaci di provenienza illecita e dispositivi medici. Una quantità da far pensare ad un uso ancora oggi molto diffuso di certi prodotti vietati.

Un secondo segmento, emerso nelle indagini, ha permesso di smantellare una vera e propria associazione per delinquere che produceva falsi certificati per l'idoneità all'attività sportiva agonistica. Facile pensare alle conseguenze e ai rischi per la salute degli aspiranti atleti, sottoposti a sforzi spesso non indifferenti a fronte di nessuna certezza del buon stato di salute del proprio fisico. Con facile sconfinamento nell'esercizio abusivo della professione medica.

Infatti al centro del gruppo c'era addirittura un medico appartenente alla Federazione Medici Sportivi (noto nell'ambiente ciclistico perché medico sociale della medesima squadra in cui gareggiava il ciclista arrestato), in associazione con due collaboratori, con base logistica presso uno studio di Ottaviano (NA), vero fulcro centrale dell'attività anche economica, frequentato principalmente da ciclisti amatoriali e sportivi di varie discipline. Il "modus operandi" illecito, sostengono gli inquirenti, veniva proposto anche esternamente allo studio medico, durante manifestazioni sportive in cui il professionista era nominato medico di gara. Sono emerse decine di certificati relativi a visite mediche sportive non eseguite o redatte, a nome e per conto dello stesso medico, dai suoi collaboratori, in assenza di qualsiasi abilitazione per lo svolgimento di visite medico-sportive. Avevano creato una sorta di "tipografia" dove - in ciclostile - riproducevano certificazioni mediche per l'idoneità all'attività agonistica. Diverse le specialità sportive: nuoto, atletica, ciclismo, e perfino automobilismo. La novità, poi, riguarda anche la contestazione di reati anche di natura fiscale. Evidentemente prestazioni "in nero"o taroccate per eludere le tasse. Secondo un ben noto costume italico mai abbastanza combattuto

fonte: http://www.repubblic...oping-21044455/

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