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Inviato

Ah perché gli sportivi non campano anche loro dei soldi nostri?

Credete che gli sponsor non rientrino con aumenti sui prodotti?

Credete che i diritti TV non si rimborsino con gli abbonamenti?

I soldi, seppur indirettamente, sono sempre nostri.

 

Il doping da solo non è un problema ai fini del risultato sportivo. E' un problema quando qualcuno lo prende e qualcuno no.

 

non campano direttamente dei nostri soldi, e soprattutto i loro risultati e la loro condotta non hanno ripercussione diretta sulle nostre vite.

 

Se noi ci facciamo abbindolare dagli sponsor e compriamo un prodotto perché lo pubblicizza Tizio piuttosto che Caio, è una scelta nostra: nessuno ci obbliga a comprare una bici, tantomeno nessuno ci obbliga a comprare una Bianchi perché Pantani aveva una Bianchi.

 

Ma se il politico X, con i soldi delle mie tasse, invece che restituirmeli in servizi ci si fa la villa con piscina... allora sì che mi girano gli zedebei, credimi; e la differenza è tutta qui.

 

Quanto alla tua ultima frase, che ho evidenziato in grassetto: premesso che non credo che nessuno possa fare sport ad alto livello senza doparsi... ma cmq: poniamo pure che esistano differenze, che Tizio sia più dopato di Caio. E' un problema professionale che riguarda i diretti interessati, non noi.

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Inviato

via, so benissimo che quello che sto per scrivere mi attirerà molte più antipatie di tutte quelle che può avere suscitato Emme con i suoi attacchi a Froome e la difesa a oltranza di Contador ( :P), ma è quello che penso.

 

Elogio del doping

 

Prima considerazione: che intere commissioni parlamentari di inchiesta, come in Francia, o operazioni di polizia - in Italia, Francia, Spagna, ovunque - vertano sul doping, mi sembra sproporzionato, oltre che offensivo nei confronti dei cittadini e dei contribuenti.

Con tutte le carenze del sistema giudiziario, e i pochi fondi a disposizione delle forze dell'ordine, ha senso investire tutto questo tempo e denaro su quelle che sono frodi sportive? Perché un conto è se il doping fosse finalizzato, poniamo, ad orchestrare un giro di scommesse clandestine. Allora sì, che è giusto che intervenga anche la giustizia ordinaria. Perché si tratta di attività illecite e che come tali devono essere perseguite. (Ma, non fosse altro che per quanto è più diffuso e seguito il calcio rispetto al ciclismo, la criminalità organizzata i suoi soldi li ripulisce con le scommesse sul pallone - e altri sport ricchi e popolari come tennis e formula uno - non certo sul ciclismo).

Finché invece il doping è inteso come pratica per migliorare la propria prestazione sportiva, nell'ambito della giustizia sportiva deve rimanere. Altro che codice penale: io sinceramente quando penso ad un delinquente, la prima immagine che mi viene in mente non è esattamente quella di Santambrogio, e neanche quella di Asafa Powell (giusto perché non si dica che sono filo-ciclismo).

Addirittura, invece, giorni fa sulla Gazzetta si invocava che di antidoping si occupasse l'Organizzazione Mondiale della Sanità: sì, avete capito bene, la stessa organizzazione che teoricamente dovrebbe vigilare sul pericolo di diffusione delle epidemie nel mondo, sulla sicurezza e la qualità degli alimenti che diamo da mangiare ai nostri figli e altre bazzecole che certamente meritano di passare in secondo piano rispetto alla lotta al doping... vero?

Ma ora veniamo al tema centrale, ovvero: il rapporto tra doping e sport. Ma prima ancora, la differenza tra olimpismo e sport professionistico. Ecco, partiamo da cui: il motto "citius, altius, fortius" ("più veloce, più in alto, più forte") non a caso è lo slogan dello sport olimpico, quello del decoubertiniano "l'importante è partecipare" e del dilettantismo. Dilettantismo è la parola chiave, tanto che, fino agli anni Ottanta compresi, gli sport professionisti erano esclusi dai Giochi: per questo il ciclismo su strada, fino a Barcellona '92, era corso dai dilettanti; per questo il calcio e gli altri sport di squadra avevano i loro mondiali quali appuntamenti principali, mentre alle Olimpiadi per il calcio andavano (e ancora vanno oggi) le rappresentative under 23.

Quindi, da una parte c'era lo sport olimpico e dilettantistico, dall'altra quello professionistico: è solo negli ultimi anni che, abbattendo forse un anacronismo, il Cio ha abbattuto questa barriera generando confusione.

Però la differenza, almeno sulla carta, rimane: quelli che noi esaltiamo come principi dello sport in generale (vale a dire la spinta a migliorare continuamente le proprie prestazioni attraverso l'allenamento e un confronto leale) sono in realtà i principi della pratica amatoriale e dilettantistica dello sport. Quella che spinge noi amatori ad inforcare la bicicletta nei week end d'estate, a segnare i nostri tempi sulle salite vicino casa per provare a migliorarli e a confrontarci con i nostri amici. Questo è lo sport nel vero senso della parola.

Le discipline professionistiche, invece, obbediscono ad altre regole: perché il professionista, lo dice il nome stesso, fa dello sport il suo lavoro; il che significa che di sport vive, e con lo sport ci sfama la sua famiglia. E qui le regole non sono più quelle dell'"importante è partecipare" e del "volemose bene", ma quelle che disciplinano qualunque altro ambito lavorativo: competenza, risultati, sviluppo. In quest'ottica, quello che conta non è il confronto leale, ma quello entro i limiti di legge; la morale rimane fuori. Pensiamo ai broker di borsa: l'importante è che non facciano aggiottaggio o insider trading, poi se anche la loro condotta non è moralmente esemplare, poco importa. Nessuno si aspetta da loro che siano "di esempio".

E lo stesso, ci piaccia oppure no, deve valere per i professionisti di qualunque sport: non devono essere esempi di moralità, ma semplicemente fare il meglio con i mezzi lecitamente a loro disposizione, ma senza  trascurare nessuno strumento per migliorare il loro rendimento.

E voi mi direte: ma il doping È illegale!

E questo, secondo me, è il vero punto focale. Il doping, infatti, è diventato illegale, ma una volta non lo era. E anzi, anche oggi negli sport di squadra professionistici americani (Nba, Nhl, Major League) non mi pare esistano controlli. E secondo me è giusto che sia così. Il doping è una pratica immorale, e quindi riprovevole per quanto riguarda lo sport amatoriale (ed infatti, i 50enni cicloamatori pieni come cavalli che ogni tanto beccano alle gran fondo, sono patetici), ma non avrebbe mai dovuto essere classificato come reato dal codice penale (tranne, appunto, se finalizzato a truccare le scommesse, ma allora semmai sarebbe quello, il giro illegale di scommesse, da perseguire). In altre parole, il doping è un "peccato", ma non dovrebbe essere considerato un "reato". Un po' come il sesso fuori dal matrimonio: per la Chiesa è peccato mortale, per lo Stato, se dio vuole, siamo arrivati a capire che ognuno fa un po' quello che vuole.

Mi direte che sono cinico. Può essere, però credo anche che non possiamo permetterci di giudicare per la loro condotta morale persone che nello sport e con lo sport ci lavorano, e quindi ci vivono. Inoltre, credo che il doping inteso come progresso della scienza medica applicata allo sport (ripeto: sport professionale) sia anche assolutamente comprensibile.

Pensiamo ai motori: nessuno si scandalizza al pensiero che, in formula 1, Vettel abbia una macchina migliore di Alonso. Semmai, si riconosce il merito ai tecnici della Red Bull di avere realizzato una macchina migliore della Ferrari. Ecco, nell'automobilismo "macchina" e "atleta" sono separati, e quindi il progresso tecnologico della macchina viene unanimente accettato. Nel ciclismo e negli altri sport, invece, "macchina" e "atleta" corrispondono, perché il corpo non è altro che la macchina che azione il movimento dei pedali, o che coordina la schiacciata della pallavolo e il tiro del calcio. E lo staff medico che presiede alla preparazione del corridore non è altro che il corrispettivo degli ingegneri e dei progettisti delle automobili.

La prestazione dello sportivo (sia esso un ciclista, un atleta o un nuotatore) non è altro che la somma di tutti questi elementi: la predisposizione naturale dello sportivo, il lavoro di allenamento, la cura medica che c'è alle spalle. So benissimo che questo, da un punto di vista morale, può non piacere. Ma ripeto: il punto principale è che stiamo sempre parlando di professionisti.

Il doping sarà anche immorale, ma non lo è di più delle conseguenze che un agente di borsa sa di causare, con le sue azioni, anche quando si mantiene entro i limiti della legalità. E se permettete, anzi, a noi comuni mortali dovrebbe importare di più di quello che fa un agente di borsa o un promotore finanziario con i nostri risparmi, di quello che fa un ciclista per provare a vincere il Tour.

Un ultimo confronto che mi viene da fare, è quello con il mondo dell'arte e della musica. Perché lo sport, come arte e musica, nasce per dare emozioni al pubblico. Giusto? Oh bene. E allora ditemi una cosa: quando ascoltate un album dei Doors, o dei Velvet Undergound, vi godete la musica oppure pensate "cosa diavolo si saranno calati Jim Morrison e Lou Reed prima di scrivere questa canzone?" Perché non crederete certo che fossero sobri, prima di scrivere "The end" o "Heroin". E lo stesso vale per la letteratura: Baudelaire era un tossico dipendente, e quando ha scritto i Fiori del Male sicuramente si era fatto di oppio di qualche altra sostanza; lo ammette anche lui. Ma non per questo il suo nome viene cancellato dalle antologie!

O ancora, Jackson Pollock: a noi che ci frega di sapere che fosse ubriaco, prima di dipingere? quello che ci importa sono i suoi quadri, che sono il prodotto del suo genio, certo, ma anche delle sue ubriacature. O Picasso, Braque, Andy Wharol... chi volete voi!

Eppure, anche nel mondo della musica, dell'arte e della letteratura girano un sacco di soldi intorno ai massimi esponenti; ma nessuno si è mai sognato di inquisire Basquiat o David Bowie perché si sono "dopati" prima di produrre le loro opere. Quindi perché dovremmo farlo con il ciclismo, e con tutti gli altri sport professionistici?

 

Un'ultima obiezione che immagino da parte vostra è: "ma se legalizzi il doping, falsifichi lo spettacolo". Giusto, ma lo sport professionale è appunto spettacolo, prima di ogni altra cosa. Pensiamo al cinema: di fronte ad un film capolavoro, vi è mai capitato di dire "Film bellissimo, ma è un finzione"? Certo che no, perché sapete che quello a cui assistete è uno spettacolo di finzione. Ma in fondo, nemmeno ve ne importa. Voi andate lì per assistere ad un film e per emozionarvi con quello che passa sul grande schermo. Nessuno si sognerebbe di dire "Johnny Depp mi ha tradito, perché non è un vero pirata dei Caraibi". E anzi, Johnny Depp ha pure le controfigure per le scene più pericolose. Mentre le facce stravolte che si vedono agli arrivi di tappa, non sono certo né quelle di attori, né tantomeno di controfigure. Certo, questo non significa che lo spettacolo di un tappone dolomitico sia però autentico al 100%.

 

Ma con questo? perché aspettarci dagli atleti cose che non ci sogneremmo di chiedere a nessun altro "eroe del nostro tempo"?

 

Mmm... Potresti trovarmi parzialmente d'accordo (molto parzialmente), se il doping non fosse una pratica dannosa e pericolosa. Lasciamo pure da parte la moralità per un attimo. Perchè io ciclista professionista dovrei essere OBBLIGATO a rovinarmi la salute ??? Perchè se il doping diventasse davvero la norma, io ciclista pulito non potrei mai e poi mai avere qualche possibilità !!! Devo rischiare la vita per dare più spettacolo ? Allora torniamo alle arene ! Lì sì che c'erano spettacolo e brividi (e neanche controlli antidoping).

 

Il discorso sull'arte è diverso. Tre quarti degli artisti che amo erano drogati o alcolizzati (Baudelaire e Bukowski solo per fare due esempi macroscopici), ma quelli sono affari loro. Sicuramente droghe e alcol "migliorano" le prestazioni di alcuni artisti, ma non stanno facendo nessuna gara. Non "falsificano" nessun risultato. E oltre a questo, un altro artista non è OBBLIGATO ad assumere droghe o alcol per fare opere pari (o migliori) alle loro. Si tratta semplicemente di sensibilità diverse e diverse richerche dell'arte.

 

In definitiva, lo sport non può essere solo spettacolo. Altrimenti facciamo le gare ciclistiche stile wrestling... Tutto un teatro. Ti piacerebbe ? Che bello scatto di Froome, guarda la crisi di Contador che prova a seguirlo !!! Ohhh... E' vero, hanno letto il copione a inizio tappa e stanno recitando...  :unsure:

Inviato

per tornare al paragone con la musica o la letteratura, che secondo me è quello più calzante: credete che i più grandi capolavori della musica o della letteratura siano stati realizzati da uomini (e donne) astemi e senza mai farsi nemmeno una canna? tutt'altro! le cose migliori sono state scritte sotto l'effetto di chissà quali droghe.

Solo che, per gli artisti, il mito "genio e sregolatezza" è visto quasi come necessario; nello sport, invece, il ricorso a sostanze esterne per alterare le prestazioni è demonizzato. La salute, quella se la rovinano tanto gli sportivi dopati quanto i musicisti alcolizzati (anzi, gli alcolizzati se la rovinano molto di più). Ma non vedo cosa ce ne dovrebbe importate a noi spettatori.

 

E infatti Vasco Rossi continua a riempire i palazzetti e gli stadi, non è che la gente gli urla "drogato!" appena mette piede sul palco. Eppure, anche lui, certe canzoni da sobrio non le avrebbe mai scritte.

 

O Bukoswki! avete mai letto i libri di Bukowski? se ci togli l'alcol e il fumo, cosa ti rimane?

Inviato

Mmm... Potresti trovarmi parzialmente d'accordo (molto parzialmente), se il doping non fosse una pratica dannosa e pericolosa. Lasciamo pure da parte la moralità per un attimo. Perchè io ciclista professionista dovrei essere OBBLIGATO a rovinarmi la salute ??? Perchè se il doping diventasse davvero la norma, io ciclista pulito non potrei mai e poi mai avere qualche possibilità !!! Devo rischiare la vita per dare più spettacolo ? Allora torniamo alle arene ! Lì sì che c'erano spettacolo e brividi (e neanche controlli antidoping).

 

Il discorso sull'arte è diverso. Tre quarti degli artisti che amo erano drogati o alcolizzati (Baudelaire e Bukowski solo per fare due esempi macroscopici), ma quelli sono affari loro. Sicuramente droghe e alcol "migliorano" le prestazioni di alcuni artisti, ma non stanno facendo nessuna gara. Non "falsificano" nessun risultato. E oltre a questo, un altro artista non è OBBLIGATO ad assumere droghe o alcol per fare opere pari (o migliori) alle loro. Si tratta semplicemente di sensibilità diverse e diverse richerche dell'arte.

 

In definitiva, lo sport non può essere solo spettacolo. Altrimenti facciamo le gare ciclistiche stile wrestling... Tutto un teatro. Ti piacerebbe ? Che bello scatto di Froome, guarda la crisi di Contador che prova a seguirlo !!! Ohhh... E' vero, hanno letto il copione a inizio tappa e stanno recitando...  :unsure:

 

 

per tornare al paragone con la musica o la letteratura, che secondo me è quello più calzante: credete che i più grandi capolavori della musica o della letteratura siano stati realizzati da uomini (e donne) astemi e senza mai farsi nemmeno una canna? tutt'altro! le cose migliori sono state scritte sotto l'effetto di chissà quali droghe.

Solo che, per gli artisti, il mito "genio e sregolatezza" è visto quasi come necessario; nello sport, invece, il ricorso a sostanze esterne per alterare le prestazioni è demonizzato. La salute, quella se la rovinano tanto gli sportivi dopati quanto i musicisti alcolizzati (anzi, gli alcolizzati se la rovinano molto di più). Ma non vedo cosa ce ne dovrebbe importate a noi spettatori.

 

E infatti Vasco Rossi continua a riempire i palazzetti e gli stadi, non è che la gente gli urla "drogato!" appena mette piede sul palco. Eppure, anche lui, certe canzoni da sobrio non le avrebbe mai scritte.

 

O Bukoswki! avete mai letto i libri di Bukowski? se ci togli l'alcol e il fumo, cosa ti rimane?

 

ecco, ti avevo quasi risposto, in realtà...

 

alcune considerazioni:

 

- così come nessuno è obbligato a fare il musicista rock, nessuno è obbligato a fare lo sportivo di professione: se per arrivare a vincere qualcosa ti devi dopare, e in cuor tuo ti senti contrario sia per uno scrupolo morale che di salute, puoi benissmo fare un passo indietro e sceglierti un altro lavoro, accontentandoti di correre alla domenica con gli amici;

 

- il fatto che se un artista si droga sono affari suoi, mentre se lo fa uno sportivo è uno scandalo perché falsifica una competizione, non mi trova d'accordo: Syd Barrett o lo stesso Bukowski avrebbero scritto le stesse canzoni e gli stessi libri anche da sobri? e il mondo della musica e della letteratura non sono forse anche quelli mondi competitivi, nei quali se non vendi album o libri ad un certo punto sei fuori? anche loro campano di quello che guadagnano, né più né meno degli sportivi. E anche loro, come gli sportivi, per ottenere certe performance hanno bisogno di ricorrere a sostanze.

 

Ma nessuno si sognerebbe mai di direi che i Pink Floyd hanno scritto quello che hanno scritto solo perché erano drogati! E allora perché ci permettiamo di dire che Pantani ha vinto quello che ha vinto solo perché era dopato? In entrambi i casi, le sostanze hanno indubbiamente aiutato: ma dietro c'era del talento, altroché se c'era!

Inviato

sempre per rispondere a Bradipo: ok, è brutto che io debba rinunciare al mio sogno di bambino di diventare corridore, perché una volta cresciuto capisco che senza il doping non si va avanti. Ma purtroppo, così va un po' dappertutto! io sono dell'idea che se vuoi fare carriera in qualunque ambito lavorativo, un po' di pelo sullo stomaco ce lo devi avere. Perché da che mondo è mondo, non si va avanti di soli meriti, e se ti vuoi fare strada un po' i piedi in testa agli altri ce li devi mettere. E non sto parlando di pratiche illecite, eh, ma "solo" di comportamente moralmente discutibili

 

Detto questo, nulla ci impedisce di svolgere un lavoro onesto e senza prevaricare nessuno, che al tempo stesso ci permetta anche di vivere serenamente: è arrivare al top della piramide che, secondo me, implica sempre delle scelte e delle priorità. Io ad es., quando ho visto che per farsi strada nel giornalismo bisognava lavorare 60-70 ore a settimana in una redazione per guadagnare 800 euro al mese, e che cmq ad essere chiamato a seguire il Genoa sul giornale su cui scrivevo è stato scelto il figlio del direttore, ho preferito fare un passo indietro e mi sono messo a fare uffici stampa.

 

Che non è esattamente "il mio sogno di bambino", ma ci si campa comunque onestamente :wink:

Inviato

ecco, ti avevo quasi risposto, in realtà...

 

alcune considerazioni:

 

- così come nessuno è obbligato a fare il musicista rock, nessuno è obbligato a fare lo sportivo di professione: se per arrivare a vincere qualcosa ti devi dopare, e in cuor tuo ti senti contrario sia per uno scrupolo morale che di salute, puoi benissmo fare un passo indietro e sceglierti un altro lavoro, accontentandoti di correre alla domenica con gli amici;

 

- il fatto che se un artista si droga sono affari suoi, mentre se lo fa uno sportivo è uno scandalo perché falsifica una competizione, non mi trova d'accordo: Syd Barrett o lo stesso Bukowski avrebbero scritto le stesse canzoni e gli stessi libri anche da sobri? e il mondo della musica e della letteratura non sono forse anche quelli mondi competitivi, nei quali se non vendi album o libri ad un certo punto sei fuori? anche loro campano di quello che guadagnano, né più né meno degli sportivi. E anche loro, come gli sportivi, per ottenere certe performance hanno bisogno di ricorrere a sostanze.

 

Ma nessuno si sognerebbe mai di direi che i Pink Floyd hanno scritto quello che hanno scritto solo perché erano drogati! E allora perché ci permettiamo di dire che Pantani ha vinto quello che ha vinto solo perché era dopato? In entrambi i casi, le sostanze hanno indubbiamente aiutato: ma dietro c'era del talento, altroché se c'era!

 

No no... Gli artisti non sono obbligati a stortarsi per fare opere d'arte... ALCUNI artisti (molti, ok) tirano fuori certe cose solo in stati di alterazione. Ma, ripeto, è la loro sensibilità che glielo impone. Molti artisti non hanno bisogno di niente per creare. O addirittura ne risentirebbero (te lo vedi Bolle in eroina che zampetta sul palco ? Probabilmente invece di danzare si accuccerebbe in un angolo a fare il robboso). (per il discorso competizione: molti artisti "maledetti" non lo facevano per pecunia, visto che spesso morivano di fame in soffitte con i topi, salvo poi essere osannati una volta morti)

 

 Ribaltando il discorso: se io sono una pippa in bici, non posso pretendere di rendere il dopig legale, così anch'io posso fare il professionista. Mi cerco un altro lavoro ! Non è che se lo devono cercare gli altri perchè non sono disposti a doparsi... 

 

Ps io non dico certo che certi ciclisti hanno fatto quello che hanno fatto SOLO perchè dopati. Io potrei riempirmi di ogni cosa mai creata dall'uomo e dalla natura, ma mi staccherei comunque dopo 2 km della prima tappa di un giro... Ma avere talento non permette di fare quello che si vuole. Non mi posso bombare e dire "ma io ho talento, avrei vinto comunque". Se è vero, non bombarti e vinci !!!

Inviato

Ribaltando il discorso: se io sono una pippa in bici, non posso pretendere di rendere il dopig legale, così anch'io posso fare il professionista. Mi cerco un altro lavoro ! Non è che se lo devono cercare gli altri perchè non sono disposti a doparsi... 

 

Ps io non dico certo che certi ciclisti hanno fatto quello che hanno fatto SOLO perchè dopati. Io potrei riempirmi di ogni cosa mai creata dall'uomo e dalla natura, ma mi staccherei comunque dopo 2 km della prima tappa di un giro... Ma avere talento non permette di fare quello che si vuole. Non mi posso bombare e dire "ma io ho talento, avrei vinto comunque". Se è vero, non bombarti e vinci !!!

 

mi pare che più o meno la pensiamo allo stesso modo, poi arriviamo (legittimamente) a conclusioni diverse: tu hai ancora la speranza di arrivare a uno sport pulito, io sono più pessimista e credo che, se anche per ipotesi il doping scomparisse dall'oggi al domani, almeno i sospetti sulle prestazioni fuori dalla norma continuerebbero ad esserci, perché ormai abbiamo preso troppe facciate. E quindi proprio per le troppe facciate già prese - e NON per prosciuttarmi gli occhi - ho smesso di pormi il problema del doping, e di domandarmi in continuazione se lo spettacolo a cui sto assistendo è pulito oppure no. Proprio come  non mi sono mai posto il problema di sapere se il musicita Tizio o Caio si faceva di acidi oppure no, limitandomi a decidere chi ascoltare in base ai miei gusti personali e non alla "moralità" dei musicisti.

 

Di certo, però, penso che su una cosa siamo d'accordo: dire pesta e corna dei ciclisti arrivando al punto di affermare che sono dei campioni "fasulli", perché si sono dopati, non è giusto: perché appunto, se io e te ci facciamo per dieci anni di epo, cmq, non andremo da nessuna parte; magari staccheremo i nostri amici, ma non vinceremo mai il Tour :wink:

Inviato

Prima considerazione: che intere commissioni parlamentari di inchiesta, come in Francia, o operazioni di polizia - in Italia, Francia, Spagna, ovunque - vertano sul doping, mi sembra sproporzionato, oltre che offensivo nei confronti dei cittadini e dei contribuenti.

 

certamente, ma trovo offensivo anche che io debba pagare perchè qualche idiota non sa vivere civilmente e bisogna evitare che compia furti, truffe e violenze, per questo io penso che il costo delle forze dell'ordine debba ricadere sui condannati e nello specifico sui positivi

 

Addirittura, invece, giorni fa sulla Gazzetta si invocava che di antidoping si occupasse l'Organizzazione Mondiale della Sanità: sì, avete capito bene, la stessa organizzazione che teoricamente dovrebbe vigilare sul pericolo di diffusione delle epidemie nel mondo, sulla sicurezza e la qualità degli alimenti che diamo da mangiare ai nostri figli e altre bazzecole che certamente meritano di passare in secondo piano rispetto alla lotta al doping... vero?

Ma ora veniamo al tema centrale, ovvero: il rapporto tra doping e sport. Ma prima ancora, la differenza tra olimpismo e sport professionistico. Ecco, partiamo da cui: il motto "citius, altius, fortius" ("più veloce, più in alto, più forte") non a caso è lo slogan dello sport olimpico, quello del decoubertiniano "l'importante è partecipare" e del dilettantismo. Dilettantismo è la parola chiave, tanto che, fino agli anni Ottanta compresi, gli sport professionisti erano esclusi dai Giochi: per questo il ciclismo su strada, fino a Barcellona '92, era corso dai dilettanti; per questo il calcio e gli altri sport di squadra avevano i loro mondiali quali appuntamenti principali, mentre alle Olimpiadi per il calcio andavano (e ancora vanno oggi) le rappresentative under 23.

Quindi, da una parte c'era lo sport olimpico e dilettantistico, dall'altra quello professionistico: è solo negli ultimi anni che, abbattendo forse un anacronismo, il Cio ha abbattuto questa barriera generando confusione.

Però la differenza, almeno sulla carta, rimane: quelli che noi esaltiamo come principi dello sport in generale (vale a dire la spinta a migliorare continuamente le proprie prestazioni attraverso l'allenamento e un confronto leale) sono in realtà i principi della pratica amatoriale e dilettantistica dello sport. Quella che spinge noi amatori ad inforcare la bicicletta nei week end d'estate, a segnare i nostri tempi sulle salite vicino casa per provare a migliorarli e a confrontarci con i nostri amici. Questo è lo sport nel vero senso della parola.

Le discipline professionistiche, invece, obbediscono ad altre regole: perché il professionista, lo dice il nome stesso, fa dello sport il suo lavoro; il che significa che di sport vive, e con lo sport ci sfama la sua famiglia. E qui le regole non sono più quelle dell'"importante è partecipare" e del "volemose bene", ma quelle che disciplinano qualunque altro ambito lavorativo: competenza, risultati, sviluppo. In quest'ottica, quello che conta non è il confronto leale, ma quello entro i limiti di legge; la morale rimane fuori. Pensiamo ai broker di borsa: l'importante è che non facciano aggiottaggio o insider trading, poi se anche la loro condotta non è moralmente esemplare, poco importa. Nessuno si aspetta da loro che siano "di esempio".

E lo stesso, ci piaccia oppure no, deve valere per i professionisti di qualunque sport: non devono essere esempi di moralità, ma semplicemente fare il meglio con i mezzi lecitamente a loro disposizione, ma senza  trascurare nessuno strumento per migliorare il loro rendimento.

E voi mi direte: ma il doping È illegale!

E questo, secondo me, è il vero punto focale. Il doping, infatti, è diventato illegale, ma una volta non lo era. E anzi, anche oggi negli sport di squadra professionistici americani (Nba, Nhl, Major League) non mi pare esistano controlli. E secondo me è giusto che sia così. Il doping è una pratica immorale, e quindi riprovevole per quanto riguarda lo sport amatoriale (ed infatti, i 50enni cicloamatori pieni come cavalli che ogni tanto beccano alle gran fondo, sono patetici), ma non avrebbe mai dovuto essere classificato come reato dal codice penale (tranne, appunto, se finalizzato a truccare le scommesse, ma allora semmai sarebbe quello, il giro illegale di scommesse, da perseguire). In altre parole, il doping è un "peccato", ma non dovrebbe essere considerato un "reato". Un po' come il sesso fuori dal matrimonio: per la Chiesa è peccato mortale, per lo Stato, se dio vuole, siamo arrivati a capire che ognuno fa un po' quello che vuole.

Mi direte che sono cinico. Può essere, però credo anche che non possiamo permetterci di giudicare per la loro condotta morale persone che nello sport e con lo sport ci lavorano, e quindi ci vivono. Inoltre, credo che il doping inteso come progresso della scienza medica applicata allo sport (ripeto: sport professionale) sia anche assolutamente comprensibile.

 

Al contrario, se uno prende EPO per battere il vicino di casa nella scalata della rampa del garage non fa danno a nessuno, i professionisti invece danneggiano gli avversari che corrono onestamente, gli sponsor, e tutti quelli che lavorano nel mondo del ciclismo, ed è frode, frode sportiva

l'alternativa sarebbe liberalizzare il doping constringendo chi vuole fare il ciclista a suicidarsi con varie sostanze nel giro di qualche anno (perchè si arriverebbe a quello), trasformando lo sport in un palcoscenico solo per qualche pazzo che vuole mettersi in mostra a tutti i costi, e quella sarebbe la fine dello sport

 

Pensiamo ai motori: nessuno si scandalizza al pensiero che, in formula 1, Vettel abbia una macchina migliore di Alonso. Semmai, si riconosce il merito ai tecnici della Red Bull di avere realizzato una macchina migliore della Ferrari. Ecco, nell'automobilismo "macchina" e "atleta" sono separati, e quindi il progresso tecnologico della macchina viene unanimente accettato. Nel ciclismo e negli altri sport, invece, "macchina" e "atleta" corrispondono, perché il corpo non è altro che la macchina che azione il movimento dei pedali, o che coordina la schiacciata della pallavolo e il tiro del calcio. E lo staff medico che presiede alla preparazione del corridore non è altro che il corrispettivo degli ingegneri e dei progettisti delle automobili.

La prestazione dello sportivo (sia esso un ciclista, un atleta o un nuotatore) non è altro che la somma di tutti questi elementi: la predisposizione naturale dello sportivo, il lavoro di allenamento, la cura medica che c'è alle spalle. So benissimo che questo, da un punto di vista morale, può non piacere. Ma ripeto: il punto principale è che stiamo sempre parlando di professionisti.

 

ah no? nessuno si scandalizza? li ho sentiti solo io i ferraristi che sbraitavano contro le ali mobili, le sospensioni con altezza regolabile, il doppio diffusore e gli scarichi bassi? ma al contrario del doping queste cose se fossero permesse a tutti non farebbero alcuna differenza, magari andrebbero tutti un po' più forte e sarebbero più difficili i sorpassi, ma finirebbe li perchè è un regolamento tecnico, come se venisse abbassato di un kg il peso minimo delle bici o si potessero usare ruote lenticolari nelle prove in linea o se si corresse su strade con asfalti speciali con meno attrito

 

il doping invece è come se con lo scopo di fare auto più veloci si togliessero crash test e tutte le misure di sicurezza dei circuiti, e allora dopo tre mesi avremmo già i primi successori di Senna e Ratzenberger

 

Un ultimo confronto che mi viene da fare, è quello con il mondo dell'arte e della musica. Perché lo sport, come arte e musica, nasce per dare emozioni al pubblico. Giusto? Oh bene. E allora ditemi una cosa: quando ascoltate un album dei Doors, o dei Velvet Undergound, vi godete la musica oppure pensate "cosa diavolo si saranno calati Jim Morrison e Lou Reed prima di scrivere questa canzone?" Perché non crederete certo che fossero sobri, prima di scrivere "The end" o "Heroin". E lo stesso vale per la letteratura: Baudelaire era un tossico dipendente, e quando ha scritto i Fiori del Male sicuramente si era fatto di oppio di qualche altra sostanza; lo ammette anche lui. Ma non per questo il suo nome viene cancellato dalle antologie!

O ancora, Jackson Pollock: a noi che ci frega di sapere che fosse ubriaco, prima di dipingere? quello che ci importa sono i suoi quadri, che sono il prodotto del suo genio, certo, ma anche delle sue ubriacature. O Picasso, Braque, Andy Wharol... chi volete voi!

Eppure, anche nel mondo della musica, dell'arte e della letteratura girano un sacco di soldi intorno ai massimi esponenti; ma nessuno si è mai sognato di inquisire Basquiat o David Bowie perché si sono "dopati" prima di produrre le loro opere. Quindi perché dovremmo farlo con il ciclismo, e con tutti gli altri sport professionistici?

 

mitico conosco solo Picasso di tutta sta gente

in ogni caso, non credo che un artista "pulito" venga danneggiato da questo, magari guadagnerebbe di più se lo facesse, ma se lo fanno gli altri o se non lo fanno non c'è differenza, non ho mai visto qualcuno dire "questo cd è bello ma non lo compro perchè ne ho uno che mi piace di più", mentre al Tour il primo prende 450.000€ e il secondo 200.000€

Inviato

ti rispondo dentro alla citazione perché non ho voglia di spacchettare tutto :wink:

 

certamente, ma trovo offensivo anche che io debba pagare perchè qualche idiota non sa vivere civilmente e bisogna evitare che compia furti, truffe e violenze, per questo io penso che il costo delle forze dell'ordine debba ricadere sui condannati e nello specifico sui positivi

 

se tu consideri un dopato alla stregua di un rapinatore o un ladro ai ragione; io però contesto proprio questo: criminalizzare l'uso del doping nel professionismo, e per tutti i motivi che ho detto

 

Al contrario, se uno prende EPO per battere il vicino di casa nella scalata della rampa del garage non fa danno a nessuno, i professionisti invece danneggiano gli avversari che corrono onestamente, gli sponsor, e tutti quelli che lavorano nel mondo del ciclismo, ed è frode, frode sportiva

l'alternativa sarebbe liberalizzare il doping constringendo chi vuole fare il ciclista a suicidarsi con varie sostanze nel giro di qualche anno (perchè si arriverebbe a quello), trasformando lo sport in un palcoscenico solo per qualche pazzo che vuole mettersi in mostra a tutti i costi, e quella sarebbe la fine dello sport

 

lo sport professionistico è già un palcoscenico, anzi, è nato proprio a fine Ottocento come spettacolo; lo sport di cui parli te è invece quello olimpico/amatoriale, e per quello secondo me se uno prende epo per battere il vicino di casa è patetico; quanto ai professionisti che corrono onestamente, e che per questo vengono danneggiati dai dopati... beh... se esistessero atleti puliti ai massimi livelli potrei anche capire il tuo discorso, ma purtroppo dubito che esistano (da che mondo è mondo, il doping è sempre in anticipo sull'antidoping, quindi se uno passa i test non significa che sia pulito: inoltre, se davvero come dici te chi si dopa altera così tanto le proprie prestazioni, se davvero ci fossero sportivi "onesti" che riescono a batterli sarebbero dei super-uomini, mentre mi pare appunto più realistico pensare che, al top di ogni sport (quantomeno quelli di fatica), tutti prendano qualcosa.

 

ah no? nessuno si scandalizza? li ho sentiti solo io i ferraristi che sbraitavano contro le ali mobili, le sospensioni con altezza regolabile, il doppio diffusore e gli scarichi bassi? ma al contrario del doping queste cose se fossero permesse a tutti non farebbero alcuna differenza, magari andrebbero tutti un po' più forte e sarebbero più difficili i sorpassi, ma finirebbe li perchè è un regolamento tecnico, come se venisse abbassato di un kg il peso minimo delle bici o si potessero usare ruote lenticolari nelle prove in linea o se si corresse su strade con asfalti speciali con meno attrito. il doping invece è come se con lo scopo di fare auto più veloci si togliessero crash test e tutte le misure di sicurezza dei circuiti, e allora dopo tre mesi avremmo già i primi successori di Senna e Ratzenberger

 

in formula 1 ci si può scandalizzare, come dici te, per singole interpretazioni del regolamento, ma il principio dello sviluppo delle macchine non lo contesta nessuno; per carità, esistono campionati monomarca in cui gareggiano tutti con lo stesso telaio e lo stesso motore, ma sono forse seguiti come la formula 1? e se la formula 1 diventasse monomarca, avrebbe ancora lo stesso seguito? nel ciclismo, invece, si invoca a tutti i costi il campionato "monomarca"

 

mitico conosco solo Picasso di tutta sta gente

in ogni caso, non credo che un artista "pulito" venga danneggiato da questo, magari guadagnerebbe di più se lo facesse, ma se lo fanno gli altri o se non lo fanno non c'è differenza, non ho mai visto qualcuno dire "questo cd è bello ma non lo compro perchè ne ho uno che mi piace di più", mentre al Tour il primo prende 450.000€ e il secondo 200.000€

 

beh beh... come dicevo anche a Bradipo, la competizione esiste anche nei mercati di musica, arte e letteratura, mica solo nello sport! e le vendite contano parecchio nella carriera di un musicista, soprattutto per affermarsi! poi è vero che, se ti fai il nome, per qualche album vivi di rendita anche se scrivi delle ciofeche. Ma se appunto, all'inizio, non ti si filano i critici, non vai da nessuna parte: e se il musicista che emerge, salta fuori che quello che ha scritto lo ha scritto sotto l'effetto di droghe? che facciamo, lo "squalifichiamo"?

Inviato

mi pare che più o meno la pensiamo allo stesso modo, poi arriviamo (legittimamente) a conclusioni diverse: tu hai ancora la speranza di arrivare a uno sport pulito, io sono più pessimista e credo che, se anche per ipotesi il doping scomparisse dall'oggi al domani, almeno i sospetti sulle prestazioni fuori dalla norma continuerebbero ad esserci, perché ormai abbiamo preso troppe facciate.

E quindi proprio per le troppe facciate già prese - e NON per prosciuttarmi gli occhi - ho smesso di pormi il problema del doping, e di domandarmi in continuazione se lo spettacolo a cui sto assistendo è pulito oppure no. Proprio come  non mi sono mai posto il problema di sapere se il musicita Tizio o Caio si faceva di acidi oppure no, limitandomi a decidere chi ascoltare in base ai miei gusti personali e non alla "moralità" dei musicisti.

 

Di certo, però, penso che su una cosa siamo d'accordo: dire pesta e corna dei ciclisti arrivando al punto di affermare che sono dei campioni "fasulli", perché si sono dopati, non è giusto: perché appunto, se io e te ci facciamo per dieci anni di epo, cmq, non andremo da nessuna parte; magari staccheremo i nostri amici, ma non vinceremo mai il Tour :wink:

 

Non sono così illuso...   :happy:

So bene che non potremo mai arrivare a un ciclismo completamente pulito (così come nessuno sport). Ma non per questo non bisogna fare di tutto per provarci, e arrivare al "meno peggio". Giustamente dici che funziona così dappertutto. Ma qui, come dappertutto, bisogna almeno provarci !!! Esempio che facevi tu nella vita di tutti i giorni: ho un'impresa e voglio arrivare al top. So che (per arrivare al VERO top) devo fare falsi in bilancio, corrompere a destra e a manca e risparmiare il più possibile sulla sicurezza. Visto che "funziona così", lo lasciamo fare a tutti ??? Diciamo a chi non è disposto a farlo di cercare un altro lavoro e di accontentarsi al limite di avere un'aziendina familiare ? O chi viene beccato, lo sbattiamo in una galera Turca a vita ??? Io scelgo la seconda opzione... (non farti sviare dall'esempio: come te sono d'accordissimo tra la netta separazione tra giustizia sportiva e penale)

E come ti ho detto prima io mi pongo eccome il problema se lo SPETTACOLO è pulito o no (questo non vuol dire che sia di quelli che ogni due secondi o ogni attacco si chiede compulsivamente "ma si dopa'" "ma è pulito ?"). Come ti ho già chiesto: guarderesti delle gare con un copione scritto ??? Sicuramente lo spettacolo sarebbe maggiore e migliore (essendo studiato a tavolino), ma ti darebbe davvero soddisfazione ?

Inviato

Non sono così illuso...   :happy:

So bene che non potremo mai arrivare a un ciclismo completamente pulito (così come nessuno sport). Ma non per questo non bisogna fare di tutto per provarci, e arrivare al "meno peggio". Giustamente dici che funziona così dappertutto. Ma qui, come dappertutto, bisogna almeno provarci !!! Esempio che facevi tu nella vita di tutti i giorni: ho un'impresa e voglio arrivare al top. So che (per arrivare al VERO top) devo fare falsi in bilancio, corrompere a destra e a manca e risparmiare il più possibile sulla sicurezza. Visto che "funziona così", lo lasciamo fare a tutti ??? Diciamo a chi non è disposto a farlo di cercare un altro lavoro e di accontentarsi al limite di avere un'aziendina familiare ? O chi viene beccato, lo sbattiamo in una galera Turca a vita ??? Io scelgo la seconda opzione... (non farti sviare dall'esempio: come te sono d'accordissimo tra la netta separazione tra giustizia sportiva e penale)

E come ti ho detto prima io mi pongo eccome il problema se lo SPETTACOLO è pulito o no (questo non vuol dire che sia di quelli che ogni due secondi o ogni attacco si chiede compulsivamente "ma si dopa'" "ma è pulito ?"). Come ti ho già chiesto: guarderesti delle gare con un copione scritto ??? Sicuramente lo spettacolo sarebbe maggiore e migliore (essendo studiato a tavolino), ma ti darebbe davvero soddisfazione ?

 

giusto, bisogna provarci. PERÓ: perché cominciare proprio dallo sport? in fondo, ci sono altri ambiti in cui è molto più urgente ed importante fare pulizia; lo sport è espressione del mondo in cui viviamo, quindi non possiamo pretendere dallo sport quella pulizia che manca praticamente ovunque. Cominciano a fare ordine dove è più importante, a cambiare la cultura delle persone sulle cose veramente serie della vita, poi anche nello sport le cose si sistemeranno di conseguenza. Iniziare dallo sport, invece, non credo porti a nulla di diverso che distrarre l'attenzione dai veri delinquenti e dai veri truffatori. Che ripeto, non pedalano, non nuotano e non corrono; ma prendono appalti, pagano tangenti, sfruttano il lavoro nero, ecc... ecc...

 

Io mi incacchio quando leggo certi commenti scandalizzati per le malefatte dei ciclisti e degli sportivi in genere (e non ce l'ho né con te né con Sauber, mi riferisco in generale a quel che si sente dire comunemente quando si parla di doping), che si esauriscono sempre col dire: "Mio figlio era tifosissimo di Pantani (o di Armstrong, o di Powell, o di Schwarzer) e adesso che hanno beccato positivo il suo idolo, io cosa devo dire a mio figlio? con che coraggio gli posso dire di appassionarsi allo sport?"

 

Insomma, un po' come la moglie del reverendo Love-Joy, nei Simpson, che se ne esce sempre con un "qualcuno vuole pensare ai bambini?".

 

Ma brutta, stupida moglie del reverendo Love-Joy, mi vuoi spiegare perché cacchio i tuoi figli devono crescere nel mito di Bolt, o di Cristiano Ronaldo, o di Pantani? o anche di un qualsiasi altro attore o personaggio famoso? pensa a darglieli tu che sei suo genitore degli esempi da seguire, non delegare all'eroe di turno, e che cacchio!

 

e se anche tutti gli sportivi di vertice fossero dopati (come sospetto) questo non impedisce a tuo figlio di farsi un giro in bici o dare due calci a un pallone quando vuole, brutta cretina!

 

è questa ipocrisia di fondo che proprio non sopporto. :106:

Inviato

E queste cose si sapevano 13 anni fa. http://archiviostorico.corriere.it/2000/settembre/15/Martinello_denuncia_doping_tra_noi_co_0_0009159125.shtml

Bastava saper ascoltare a suo tempo, eh.

 

ho letto l'articolo con l'intervista a Martinello: ci va giù duro, dice cose rivelatesi poi vere ad anni di distanza, sembrerebbe anche sincero nella lotta al doping; riconosco che anche oggi Martinello è il commentatore Rai più competente in generale, e anche quello più equilibrato quando si parla di doping. Perché, però, adesso che è in tv un giorno sì e l'altro pure, e che la storia gli ha dato ragione, non ribadisce più questi concetti con la stessa chiarezza?

 

è lo stesso discorso che facevo stamattina sull'ipocrisia in cui il doping viene raccontato, in primis, dagli addetti ai lavori che hanno la responsabilità di formare l'immagine del ciclismo all'esterno.. :banghead:

 

io non so quale sia il tenore dei commenti di Eurosport perché non ho Sky e non lo vedo, ma forse sarebbe davvero una santa cosa togliere il ciclismo alla Rai.... per la salvezza stessa del ciclismo!

Inviato

giusto, bisogna provarci. PERÓ: perché cominciare proprio dallo sport? in fondo, ci sono altri ambiti in cui è molto più urgente ed importante fare pulizia; lo sport è espressione del mondo in cui viviamo, quindi non possiamo pretendere dallo sport quella pulizia che manca praticamente ovunque. Cominciano a fare ordine dove è più importante, a cambiare la cultura delle persone sulle cose veramente serie della vita, poi anche nello sport le cose si sistemeranno di conseguenza. Iniziare dallo sport, invece, non credo porti a nulla di diverso che distrarre l'attenzione dai veri delinquenti e dai veri truffatori. Che ripeto, non pedalano, non nuotano e non corrono; ma prendono appalti, pagano tangenti, sfruttano il lavoro nero, ecc... ecc...

 

 

 

D'accordissimo... Ma nessuno vieta di fare le cose in contemporanea. Una cosa NON esclude l'altra... Per cambiare tutte queste cose, basta cambiarne una: la mentalità.

Altrimenti andiamo avanti come siamo sempre andati: lo sportivo che dice "Eh ma partiamo dalla società che è più importante, poi ne parliamo...". Il cittadino (la società) che dice "Eh ma partiamo dalla politica, che decide,  poi ne parliamo...". Il politico che dice "Eh ma partiamo da cose più gravi di queste, poi ne parliamo...".

Tu hai visto cambiare qualcosa ???   :wink2:

 

Ps ehm... Mi cospargo il capo di cenere: temo di essere andato lievemente off-topic rispetto al tema doping...   :blush:

Inviato

D'accordissimo... Ma nessuno vieta di fare le cose in contemporanea. Una cosa NON esclude l'altra... Per cambiare tutte queste cose, basta cambiarne una: la mentalità.

Altrimenti andiamo avanti come siamo sempre andati: lo sportivo che dice "Eh ma partiamo dalla società che è più importante, poi ne parliamo...". Il cittadino (la società) che dice "Eh ma partiamo dalla politica, che decide,  poi ne parliamo...". Il politico che dice "Eh ma partiamo da cose più gravi di queste, poi ne parliamo...".

Tu hai visto cambiare qualcosa ???   :wink2:

 

Ps ehm... Mi cospargo il capo di cenere: temo di essere andato lievemente off-topic rispetto al tema doping...   :blush:

 

No no ok, nessuno vieta di cominciare dal ciclismo: solo credo che, dato che quello che serve è un cambio di mentalità, dubito che questo cambio possa partire da uno sport (e nemmeno dei più popolari) anziché da faccende più serie. E poi l'altra cosa è che proprio non riesco a scandalizzarmi per il doping, quando appunto di malefatte ce ne sono ben di peggiori.

 

Però hai anche ragione te, da qualche parte bisogna pure cominciare... :wink:

Inviato

Il multiquote non ha funzionato quindi scrivo così, sparso, giusto per fare un paio di appunti volanti.

 

Per quanto non sia d'accordo sul principio che giustifica chi si giustifica col "lo facevano tutti", è comunque evidente come la situazione di un Pantani o di un Riccò (ma potrei anche dire di un Tafi e di un Sinkewitz) sia profondamente diversa.

 

Riguardo chi professa che alcuni corridori non sono risultati positivi quindi sono puliti purtroppo non funziona visto che al Tour 1998, proprio quello in cui ha dichiarato di essersi dopato, Stuart O'Grady ha ben due campioni in cui risulta l'assenza di EPO ricombinante. Così come altri che in carriera hanno invece ammesso di essersi dopati, anche se il migliore esempio resta il primo.

 

Riguardo il non essere beccato sul momento, in realtà è tutta una questione di regolamento. Se da regolamento dici che un campione di sangue/urina/feci/capelli o altro lo puoi analizzare anche 15 anni dopo (purché si parli di sostanze effettivamente proibite al momento del prelievo) allora si può fare, ma se tu quei campioni li analizzi in un contesto di ricerca, garantendo l'anonimato (altrimenti col cazzo che li avrebbero autorizzati i corridori), allora così non va. Ma proprio come metodologia. Se poi vogliamo arrivare al fine giustifica i mezzi, allora permettiamo alla polizia di infrangere la legge per arrestare i criminali, ma così va a farsi benedire tutto il sistema legale del mondo :lol:

 

 

Inviato

Aggiungo, dopo finalmente aver avuto il tempo di analizzare la parte che riguarda il Tour 1998-1999 del rapporto del Senato Francese, che non si hanno tutti i nomi dei positivi/negativi/ecc perché non si hanno i riferimenti di tutti i numeri. Per questo il numero di corridori (anche valutando le positività multiple) non corrisponde attualmente al numero dei campioni risultati invece positivi/negativi/ecc.

Inviato

intanto, vi incollo il comunicato dei genitori di Pantani che mi è appena arrivato. E che immagino che fra qualche ora farà il giro dei vari siti. Non che aggiunga molto di nuovo, in realtà...

 

Marco Pantani non è stato soltanto un grande campione che ha portato lustro e prestigio allo sport italiano ed all’Italia, è stato soprattutto una brava ed onesta persona. Noi che più di ogni altro lo abbiamo conosciuto lo possiamo affermare con certezza.

Marco è però famoso in tutto il mondo per le sue imprese sportive, per la sua classe, per il suo coraggio. Marco è diventato un mito.

E’ stato sottoposto a centinaia, forse migliaia di controlli antidoping, a tutte le ore del giorno e della notte, in qualsiasi parte del mondo, nel pieno rispetto delle regole sportive e civili.

Non è mai risultato positivo, non è mai stato squalificato, non è mai stato declassato.

Eppure nonostante questa elementare e notoria verità il suo nome viene periodicamente, quasi scientificamente accostato al doping.

Anche in questi giorni si è parlato con superficialità di togliergli il Tour salvo poi correggere il tiro e riconoscere che l’iniziativa sarebbe stata illegittima ed insensata. Si è parlato di una fantomatica lista in cui il suo nome, qualora vi fosse stato, vi sarebbe stato illegalmente e senza ragione inserito. Per non citare infine quei personaggi che urlando contro di lui si ritagliano un minuto di squallida notorietà

Non è una valvola di sfogo del nostro privato dolore, non è la ricerca di un omertoso silenzio reclamato per un senso di pietà conseguente alla sua tragica fine; il nostro è il naturale diritto e l’essenziale dovere che come genitori ancor oggi ci compete per tutelare, nei limiti delle nostre possibilità, il suo nome, il suo onore ed il rispetto della legge. Qualcuno in queste ore ha parlato di violazione delle regole sbandierando ipotetici risultati ottenuti, quelli si, proprio in violazione delle regole e quindi assolutamente illeciti ed inattendibili. Siamo così pervenuti a declamare come verità quelle che sono soltanto illazioni ed insinuazioni e come tali non ulteriormente tollerabili.

Per questo motivo abbiamo dato mandato ai nostri legali di perseguire, in tutto il mondo, ogni persona, sia essa politico, scrittore o semplice cittadino che in qualsiasi forma di comunicazione: stampa, televisione, facebook o normale conversazione, affermi o insinui che Marco abbia fatto ricorso, nella sua breve vita, a pratiche illecite.

Le leggi stabiliscono se una persona ha barato e le leggi hanno sancito per sempre, che nostro figlio è una persona pulita.

 

(le parti in grassetto le ho messe io per evidenziare i passaggi principali)

 

Ora, capisco che essendo i genitori non possono essere loro a dire che Pantani fosse dopato, e soprattutto capisco benissimo la frustrazione per vedere il suo nome tirato in ballo ogni volta che si parla di doping. Perché io per primo sono d'accordissimo nel dire che non ha senso riesumare il ciclismo degli anni '90 per una campagna moralizzante che non ottiene nulla, se non quello di deligittimare ulteriormente il ciclismo rivangando cose arcinote.

 

Però secondo me i genitori di Pantani sono mal consigliati (è chiaro che questa lettera è tutta farina del sacco del loro avvocato): sarebbe stato molto più opportuno, da parte loro, chiedere il sacrosanto diritto al rispetto della privacy e della memoria di loro figlio, doping o non doping. Emettere invece l'ennesimo comunicato per negare ogni addebito (e utilizzando come "prova" il fatto che Marco non sia mai risultato positivo ai controlli, quando con queste ultime novità proprio i controlli fatti allora vengono definitivamente privati di ogini validità residua), li trascina anche loro nel pollaio delle polemiche. Quando invece, ripeto, avrebbero tutto il diritto a chiedere ai media di finirla di parlare di Pantani, punto e basta. Foss'anche stato il più dopato dei dopati in un mondo di beati.

Inviato

e sempre per la serie "all'ipocrisia non ha mai fine", nel giro di poche ore:

 

- la Vuelta ha licenziato Olano, che da una decina d'anni era nella direzione di corsa;

- Blijilevens ha lasciato lo staff della Belkin.

 

Inutile dire che Olano e Bljilevens sono due dei nomi nella lista dei positivi al Tour '98. Ed è altrettanto inutile dire che nell'ambiente queste cose si sapessero da una vita, e la decisione di lasciarli a casa è ipocrita, irritante, e frustrante: perché significa che il mondo del ciclismo continua a portare avanti a oltranza la stessa retorica delle mele marce, che implica il bisogno di scaricare chiunque venga di volta in volta beccato, e tutto questo solo per dare una patina di santità a chi invece resta a bordo del carrozzone. Ma se si va avanti così, sul carrozzone, ne rimarranno ben pochi.

 

Aggiungo ancora che finché si comportano così le squadre, niente di nuovo sotto il sole. Ma se lo stesso andazzo iniziano a prenderlo anche gli organizzatori (Unipublic/Aso, in questo caso) allora vuol dire che siamo veramente, veramente messi male... è proprio un mondo popolato da gente piccola, e ignorante. Che non fa altro che continuare a scavarsi la fossa con le sue stesse mani.

  • Amministratori
Inviato
Non è una valvola di sfogo del nostro privato dolore, non è la ricerca di un omertoso silenzio reclamato per un senso di pietà conseguente alla sua tragica fine

 

 

Questa è per distacco la parte più *** di tutte. Fin quando ci si barricherà dietro al muro dell'omertà invece di ammettere l'evidenza? Che il sig. Pantani era al livello di Armstrong, Riis, Ullrich e non era un santerello contro i malvagi dopatoni cattivi?

  • Amministratori
Inviato

Intanto... vi ricordate che Macchi non fu mandato alle paralimpiadi perché frequentava Ferrari... ebbene....

 

 

 

Ennesima brutta tegola per lo sport italiano, il paraolimpico Fabrizio Macchi è risultato positivo ad un controllo antidoping effettuato il 6 Luglio, la sostanza incriminata è il fenoterolo. La medaglia di bronzo ad Atene 2008 nell’inseguimento Lc3 era stato costretto a rinunciare alle Paralimpiadi di Londra in quanto deferito dalla Procura antidoping del Coni per la frequentazione del Dottor Ferrari.
Inviato

Questa è per distacco la parte più *** di tutte. Fin quando ci si barricherà dietro al muro dell'omertà invece di ammettere l'evidenza? Che il sig. Pantani era al livello di Armstrong, Riis, Ullrich e non era un santerello contro i malvagi dopatoni cattivi?

Considerando la passione, condivisibile o meno, che tu metti nella difesa di Contador, non riesci a mettere un minimo di rispetto e umana pietas nell'osservare i commenti, condivisibili o meno, di due genitori che hanno perso un figlio? :dubbio:

  • Amministratori
Inviato

Considerando la passione, condivisibile o meno, che tu metti nella difesa di Contador, non riesci a mettere un minimo di rispetto e umana pietas nell'osservare i commenti, condivisibili o meno, di due genitori che hanno perso un figlio? :dubbio:

 

A me la morte non ha mai fatto nè caldo nè freddo in nessun ambito. Il fatto che abbiano perso un figlio non li autorizza a continuare a negare l'evidenza nascondendosi dietro cavilli legali e prendendo tutti per cretini. Sono loro a dover fare il gesto di restituire il Tour di Pantani.

 

Troppa gente prende la morte come uno stato di assoluzione per tutto quanto commesso in vita. Chi muore diventa automaticamente un santo anche se fino al giorno prima era un delinquente.

 

P.s. ricordiamo che sono io quello che butta le discussioni su Contador :wink:

Inviato

A me la morte non ha mai fatto nè caldo nè freddo in nessun ambito. Il fatto che abbiano perso un figlio non li autorizza a continuare a negare l'evidenza nascondendosi dietro cavilli legali e prendendo tutti per cretini. Sono loro a dover fare il gesto di restituire il Tour di Pantani.

 

Troppa gente prende la morte come uno stato di assoluzione per tutto quanto commesso in vita. Chi muore diventa automaticamente un santo anche se fino al giorno prima era un delinquente.

 

P.s. ricordiamo che sono io quello che butta le discussioni su Contador :wink:

 

Emmea, ti è mai morto un figlio? no perché poi, semmai, ne riparliamo.

 

Il discorso che fai te - del non negare l'evidenza, del restituire il Tour, ecc ecc - dovrebbe farlo semmai il presidente federale Di Rocco, non certo i parenti di Pantani che parlano per quello che riguarda la sfera privata, e non hanno nessuna responsabilità sportiva o tantomeno giudiziaria.

 

Poi ripeto, io per primo dico che sbagliano a fissarsi sulla difesa a oltranza della pulizia del figlio, me per un motivo ben diverso dal tuo: e cioè che, se anche Pantani fosse stato l'unico dopato nella storia del ciclismo, l'unica cosa che possano chiedere dei genitori è il rispetto della sua memoria.

 

Il che, ripeto, non significa nulla rispetto al discorso che fai te. E' Di Rocco, semmai, a dover squarciare il velo di ipocrisia. Ma non puoi chiedere a una mamma e a un papà di dire "nostro figlio era un dopato". Non te lo puoi permettere. E due genitori hanno tutto il diritto a difendere la memoria di un figlio, fosse anche un serial killer.

  • Amministratori
Inviato

Emmea, ti è mai morto un figlio? no perché poi, semmai, ne riparliamo.

 

Il discorso che fai te - del non negare l'evidenza, del restituire il Tour, ecc ecc - dovrebbe farlo semmai il presidente federale Di Rocco, non certo i parenti di Pantani che parlano per quello che riguarda la sfera privata, e non hanno nessuna responsabilità sportiva o tantomeno giudiziaria.

 

Poi ripeto, io per primo dico che sbagliano a fissarsi sulla difesa a oltranza della pulizia del figlio, me per un motivo ben diverso dal tuo: e cioè che, se anche Pantani fosse stato l'unico dopato nella storia del ciclismo, l'unica cosa che possano chiedere dei genitori è il rispetto della sua memoria.

 

Il che, ripeto, non significa nulla rispetto al discorso che fai te. E' Di Rocco, semmai, a dover squarciare il velo di ipocrisia. Ma non puoi chiedere a una mamma e a un papà di dire "nostro figlio era un dopato". Non te lo puoi permettere. E due genitori hanno tutto il diritto a difendere la memoria di un figlio, fosse anche un serial killer.

Posson anche star zitti e non dire niente invece di negare l'evidenza.

 

Si preoccupino di capire chi lo ha avviato a quel sistema e di far in modo che non lavori più invece di difendere l'indifendibile.

Inviato

Posson anche star zitti e non dire niente invece di negare l'evidenza.

 

Si preoccupino di capire chi lo ha avviato a quel sistema e di far in modo che non lavori più invece di difendere l'indifendibile.

 

già, che stiano zitti! come osano parlare di loro figlio?

 

e soprattutto, devono essere loro a far luce su chi ha avviato quel sistema? Non l'Uci o la Wada?

 

Emmea, te lo dico con "affetto", cresci prima di fare certe sparate un po' da bimbominkia :wink:

  • Amministratori
Inviato

già, che stiano zitti! come osano parlare di loro figlio?

 

e soprattutto, devono essere loro a far luce su chi ha avviato quel sistema? Non l'Uci o la Wada?

 

Emmea, te lo dico con "affetto", cresci prima di fare certe sparate un po' da bimbominkia :wink:

 

Dati scientifici dicono che stanno dicendo una stronzata perché l'EPO in quel sangue c'era. 

 

Ovviamente dovrebbero occuparsi di chiedere chiarimenti a chi di competenza invece di minacciare a vuoto chi dice la verità.

 

Perché non cerchi di capire le cose invece di sparare a zero cercando consensi?

  • Amministratori
Inviato

E i genitori di Pantani non penso cascassero dal pero... se il figlio usava EPO penso lo sapessero pure loro... quindi evitino di negare ciò che sanno. 

 

Molto, molto meglio Armstrong da questo punto di vista che una volta beccato ha ammesso tutto, invece di negare.

 

Vadano in TV. Vadano a denunciare il sistema malato che lo ha costretto a ciò e chi ancora oggi di quel sistema fa parte. Ma non ci e si prendano in giro continuando a negare in nome della memoria ed in nome di un presunto bene del ciclismo.

Inviato

Si riscrivono 90 Tour? Non vedo il problema, il problema è se nell'albo d'oro ci sono 90 vincitori fasulli combinati con 10 vincitori puliti mentre altri 90 sono stati derubati

Il problema è che la riscrittura rivelerà sempre una verità parziale.

Sulla questione poi dei mezzi propri il confine è abbastanza labile, quindi io lascerei perdere. Io terrei l'antidoping imperfetto (cercando di evitare episodi alla Armstrong, questo sì) che c'è e investirei sul presente, non su ricerche oscure nel passato remoto, esattamente come si fa negli altri sport.

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