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Inviato

ma mi sa che stiamo andando un po' fuori tema.....questo è il topic del doping......e finora il cuneghino non l'hanno ancora beccato positivo.........altrimenti dovrebbe scrostarsi via la pelle col tatuaggio....... :shock2:

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Inviato

premesso che credo che cunego vinse il giro grazie a simoni che gli ordinò di attaccare nella tappa che si concluse a falzes...sono convinto che cunego il meglio per le corse a tappe lo abbia già dato...

per quanto riguarda il tatuaggio...e se con doping free intendesse doping libero/gratuito e non libero dal doping? :lol:

Inviato
premesso che credo che cunego vinse il giro grazie a simoni che gli ordinò di attaccare nella tappa che si concluse a falzes...sono convinto che cunego il meglio per le corse a tappe lo abbia già dato...

per quanto riguarda il tatuaggio...e se con doping free intendesse doping libero/gratuito e non libero dal doping? :lol:

:D

Inviato
premesso che credo che cunego vinse il giro grazie a simoni che gli ordinò di attaccare nella tappa che si concluse a falzes...sono convinto che cunego il meglio per le corse a tappe lo abbia già dato...

per quanto riguarda il tatuaggio...e se con doping free intendesse doping libero/gratuito e non libero dal doping? :lol:

:rotfl:

Inviato
ZIRBEL positivo..

questo vuol dire Pinotti quarto nel mondiale a crono......

Comunque mi pareva che questo sconosciuto corridore andasse troppo forte ai mondiali a crono.... :nonnn:

Inviato
Positivo a uno sterone endogeno (DEHA)..

Da qll che so io, il Dhea, steroide endogeno, dovrebbe essere una specie di base per la costruzione di altri ormoni, boh penso al Gh o al testosterone, quindi per qst credo sia una pratica vietata...

Inviato
Da qll che so io, il Dhea, steroide endogeno, dovrebbe essere una specie di base per la costruzione di altri ormoni, boh penso al Gh o al testosterone, quindi per qst credo sia una pratica vietata...

Cmq è Androgeno nn endogeno xD

Inviato

L’Operazione Graal continua a tenere banco in Spagna e attyorno al dottor Walter Viru Rodriguez si va delineando un vero e proprio “giro di doping”. I documenti sequestrati nel corso delle 15 perquisizioni effettuate dalla polizia spagnola riportano a galla in maniera clamorosa la Kelme-Comunitat Valenciana, già protagonista dell’Operacion Puerto. Tra i documenti sequestrati al dottor Viru ci sarebbero, infatti, trattamenti e preparati per i corridori della Kelme, alcuni dei quali sarebbero ancora in attività.

Come scrive il quotidiano spagnolo AS, dietro ad alcune sigle in codice si sarebbero nascosti infatti Epo, Epo di origine russa, ormone della crescita, nandrolone e ormone maschili

Inviato

Baby campione e dopato

"Così mi davano di tutto"

Eugenio Bani, diciannovenne pisano, è una promessa del ciclismo italiano. Squalificato per 21 mesi, ora racconta tutto e denuncia. Con nomi e cognomi di EUGENIO CAPODACQUA

Il commento: Poco sport, troppa farmacia

LUNATA (LUCCA) - Era ed è ancora considerato uno dei talenti emergenti del ciclismo giovanile. Una sorta di Ivan Basso in fieri, già inserito nella rosa azzurra. Ma Eugenio Bani, diciannove anni, pisano, fisico statuario da passista veloce, da due stagioni nel ciclismo degli "Under 23", i dilettanti una volte definiti "puri", è finito d'improvviso nel tunnel del doping. Gonadotropina corionica, un ormone femminile, usato nello sport maschile per stimolare la produzione endogena del testosterone, l'ormone della forza. Un caso grave che vale all'atleta una squalifica di 21 mesi. Ma un caso emblematico della pessima situazione in cui versa buona parte del ciclismo giovanile, nonostante anni di scandali, campioni dopati e appelli a ripulire l'ambiente partendo dalla base. Ancora oggi il pedale diventa subito sinonimo di farmacia, anche ai primissimi gradini, e resta feroce il sospetto di "trattamenti" totali, complessivi, cioè di squadra.

Impressionante, anche volendo limitarsi al lecito, ciò che emerge dai verbali della Procura Coni: endovene, fiale intramuscolari, ricostituenti, acido folico, vitamine, antidolorifici, eccitanti, siringhe già confezionate e pronte all'uso conservate in frigo. Una "terapia" globale, fatta a tutta la squadra, confessa l'atleta. Una cura che comincia prima della gara (antidolorifici), si sviluppa durante - "pasticche di caffeina (una volta vietata, oggi di libero uso ndr) per il finale di corsa" assicura Bani - per concludersi al dopo gara con la cosiddetta "integrazione".

Bani cosa è successo?

"Sono stato trovato positivo al campionato italiano l'estate scorsa e non so perché. Non ho mai fatto alcuna cura a casa, né iniezioni, né altro; i miei genitori non sanno neppure cos'è una medicina. Gli unici a somministrarmi qualcosa sono stati quelli della squadra".

Punture o che altro?

"Punture e pasticche, iniezioni endovenose, tutto quello che serve per recuperare, mi dicevano".

Ma lei andava da un medico molto discusso, la sua era una società molto chiacchierata.

"Ci andavo fino all'anno scorso e solo a fare i test".

Non le è mai venuto un dubbio, un sospetto?

"Il fatto è che devi fidarti della squadra (l'Ambra Cavallini Vangi, una delle formazioni giovanili più in vista, ndr). E poi la storia era cominciata prima, quando non avevo ancora 18 anni. Chi ci faceva più caso? Non puoi non fidarti perché quello è il sistema. Altrimenti non trovi posto né lì né in nessun'altra squadra. Sono convinto che è così in tante se non proprio in tutte le formazioni giovanili. E' il sistema che è corrotto e ci corrompe, noi siamo costretti ad andare dietro a queste cose altrimenti non si arriva".

Sta dicendo che la responsabilità è dei suoi dirigenti?

"Io so solo che non ho mai assunto nulla al di fuori di quello che mi ha dato la squadra".

Come avveniva la cura?

"Una volta la settimana si andava nel ritiro di Empoli Bagnara e lì ci praticavano le iniezioni".

Chi faceva le punture?

"Un ex infermiere e un altro dirigente, responsabile della squadra".

Anche persone non abilitate alla pratica, quindi. Di che medicine si trattava?

"Dicevano che erano vitamine, venivano prese nel frigorifero, erano in siringhe già confezionate. Io ho chiesto tante volte cosa ci fosse dentro e sempre mi rassicuravano: ricostituenti per riprendere le forze. Alla fine uno cosa deve fare? Si fida".

Le iniezioni le faceva anche quando era minorenne?

"Sì. Era normale, l'ho detto. Ma non le facevo solo io, anche gli altri compagni".

Lei è stato interrogato dalla Procura del Coni. Ha collaborato?

"Ho raccontato tutto, ho fatto nomi e cognomi di tutte le persone coinvolte. Ma mi è sembrato non fossero molto interessati mentre parlavo. Chi beveva qualcosa, chi era al telefono... Mi è parso di parlare a vuoto".

Davvero incredibile un simile atteggiamento. Come lo spiega?

"Non saprei. So che dirigenti della mia squadra avevano ottimi rapporti con dirigenti della federazione".

E allora? Avrebbero preferito punire solo l'atleta? Un sospetto pesante, il suo.

"Lo so, ma la cosa non può non far riflettere. Io da solo non mi sono dopato".

Se fosse vero vorrebbe dire che il sistema di controllo è manipolabile e corrotto. Una situazione senza speranza.

"No, senza speranza no. Bisogna partire da qui per rivedere tutto. Quello che è capitato a me può capitare a chiunque. Sono convinto di non essere il solo ad aver assunto senza saperlo quella sostanza. Solo che io sono trovato positivo. Ma un mio compagno di squadra è svenuto due volte in corsa; dunque queste cure non è che facessero proprio bene".

Ora cosa farà?

"Voglio tornare a correre. Per questo mi sono rivolto a Ivano Fanini che mi ha offerto il suo appoggio e, dopo la squalifica, vestirò le insegne dell'Amore & Vita. Sono pulito. So di avere le qualità giuste, voglio dimostrare che si può fare ciclismo pulito anche ad alto livello. E ci riuscirò".

Se tutto confermato le accuse alla Società e ai suoi Dirigenti sono molto pesanti..

Inviato

io non mi farei mai bucare da un'ago prima cosa di tutto,è troppo semplice cosi prima ti prendi quello che ti danno e poi se ti beccano parli,ma perchè non ha denunciato fin da subito l'utilizzo di questa "terapie" nella squadra,forse diventare professionista era molto più importante della propria salute...

Inviato

celte volte ci ricascano...

Era stato tra i primi, ormai nove anni fa, ad essere squalificato per Epo ed ora ci è ricascato. Lo svesede Niklas Axelsson nel 2001 era stato squalificato per quattro anni, ridotti poi a due anni e otto mesi effettivi.

Bene, nello scorso mese di settembre Axelsson è risultato nuovamente positivo all’Epo, anche se le controanalisi non sono ancora state effettuate.

«È una tragedia sportiva - ha confermato il segretario generale della federazione svedese Anders Karlsson in una intervista concessa al quotidiano Sport Bladet - ed è una notizia che mi ha molto sorpreso. Anche perché so quanto aveva sofferto Axelsson durante la sua squalifica. Secondo le informazioni che possiedo, si tratterebbe ancora di Epo. E finora non avevamo reso pubblica la notizia in attesa di una decisione sulle controanalisi. A questo punto è chiaro che Axelsson rischia la squalifica a vita».

Inviato

LOSANNA (Svizzera), 11 gennaio 2010 - Domani mattina comincia la tre giorni a Losanna, davanti al Tribunale arbitrale dello sport (Tas), per l’appello presentato dal ciclista spagnolo Alejandro Valverde nei confronti del Coni. Il murciano della Caisse d'Epargne si oppone alla squalifica di due anni (valida solo sul territorio italiano) a seguito della scoperta che alcune sacche di sangue sequestrate in Spagna nell’ambito dell’Operacion Puerto (partita nel 2006), appartenevano proprio al campione spagnolo.

Alejandro Valverde, 29 anni. Ap ACCUSA — La Procura del Coni aveva deferito Valverde al Tribunale nazionale antidoping (Tna) a seguito di una segnalazione della magistratura ordinaria: la Procura di Roma, infatti, aveva aperto un’inchiesta dopo che alcuni italiani erano stati coinvolti nell’inchiesta spagnola che aveva portato all’arresto del medico Eufemiano Fuentes. Molte sacche di sangue erano state trovate in Spagna a Madrid ed erano sacche di sangue di corridori che le usavano per autoemotrasfusione. I primi a cadere furono gli italiani Basso e Scarponi, che hanno già scontato la loro squalifica. In seguito la magistratura pensò di identificare la sacca contrassegnata dalla sigla Valv-Piti per quella di Valverde. Piti è il nome del suo cane, e visto che in quel periodo lui aveva corso in Italia scattò l’iscrizione nel registro degli indagati per violazione della legge antidoping e per frode sportiva. Per rogatoria vennero sequestrate le sacche in Spagna e dopo un esame del Dna (comparato con gli esami sul sangue di Valverde che la Procura della Repubblica aveva preso nel corso delle tappe italiane del Tour del France del 2008), fu fatta l'identificazione.

DIFESA — Il corridore spagnolo contesta che si possa procedere contro di lui da parte del Coni: difetto di giurisdizione. Proprio su questo domani si discuterà in apertura, mentre sul fatto che le sacche di sangue appartengano a Valverde non ci sarebbero dubbi. Lo spagnolo è stato squalificato dall’11 maggio 2009.

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