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Inviato

LOSANNA (Svizzera), Seconda intensa giornata di udienza davanti al Tas di Losanna per l’appello presentato da Alejandro Valverde contro la squalifica di due anni - sul solo territorio italiano - per il suo coinvolgimento nell’Operacion Puerto e il ritrovamento di una sacca con plasma tra quelle sequestrate al medico spagnolo Eufemiano Fuentes, da parte dell’autorità giudiziaria italiana. Giornata caratterizzata da due intensi momenti: uno prima della pausa pranzo e uno immediatamente dopo. Si tratta delle audizioni dello stesso Valverde (al telefono dall’Australia) e del primo grande pentito e accusatore dei mali del ciclismo Jesus Manzano.

VALVERDE — Il ciclista spagnolo ha negato tutto. La sua conoscenza con Fuentes ("era il fratello del mio medico sociale e basta"), il cane Piti ("mai avuto una cane con questo nome") e così per ogni atto, arrivando anche a negare quello che poco prima avevano detto i suoi stessi legali. Probabilmente scontata la sua linea difensiva, comunque impegnativa per il "panel", gli arbitri (il belga Subiotto che presiede, e i suoi colleghi il tedesco Haas e l’italiano Stincardini) reduci già da oltre dodici ore di impegno ieri e in prospettiva di altrettante oggi.

MANZANO — Ha confermato tutte le cose dette finora, ha spiegato come il doping era un "sistema" di vita per quel gruppo di corridori di cui faceva parte anche lui. Manzano non si è tirato indietro, ha risposto alle domande non si è fatto mettere in difficoltà dai difensori del ciclista. Lui che ha pagato anche con la squalifica le sue denunce del sistema doping.

GLI ALTRI — In mattinata c’era stata un’udienza di gruppo per "gli esperti". Il direttore del laboratorio antidoping di Roma Francesco Botré, i responsabili della polizia scientifica di Roma Renato Biondo (al telefono) e Alessandra Caglià, Jan della Wada, e de Boer consulente di Valverde (lo è stato anche di Landis). Sempre al telefono dovrebbero intervenire per Valverde Echavarrì, Unzue e Arrieta (ma probabilmente non saranno sentiti tutti). Infine il giornalista di As Quique Iglesias che pochi giorni prima che scoppiasse Operacion Puerto, aveva raccontato in un reportage ("una giornata con Valverde") del suo cane Piti. Lui è qui e ha confermato le cose che aveva scritto. Undici testi più Valverde, un altro tour de force per il panel che domani sentirà Marco Arpino e si ritirerà per decidere: la sentenza però sarà resa pubblica solo tra trenta giorni

gazzetta.it

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Inviato
LOSANNA (Svizzera), Seconda intensa giornata di udienza davanti al Tas di Losanna per l’appello presentato da Alejandro Valverde contro la squalifica di due anni - sul solo territorio italiano - per il suo coinvolgimento nell’Operacion Puerto e il ritrovamento di una sacca con plasma tra quelle sequestrate al medico spagnolo Eufemiano Fuentes, da parte dell’autorità giudiziaria italiana. Giornata caratterizzata da due intensi momenti: uno prima della pausa pranzo e uno immediatamente dopo. Si tratta delle audizioni dello stesso Valverde (al telefono dall’Australia) e del primo grande pentito e accusatore dei mali del ciclismo Jesus Manzano.

VALVERDE — Il ciclista spagnolo ha negato tutto. La sua conoscenza con Fuentes ("era il fratello del mio medico sociale e basta"), il cane Piti ("mai avuto una cane con questo nome") e così per ogni atto, arrivando anche a negare quello che poco prima avevano detto i suoi stessi legali. Probabilmente scontata la sua linea difensiva, comunque impegnativa per il "panel", gli arbitri (il belga Subiotto che presiede, e i suoi colleghi il tedesco Haas e l’italiano Stincardini) reduci già da oltre dodici ore di impegno ieri e in prospettiva di altrettante oggi.

MANZANO — Ha confermato tutte le cose dette finora, ha spiegato come il doping era un "sistema" di vita per quel gruppo di corridori di cui faceva parte anche lui. Manzano non si è tirato indietro, ha risposto alle domande non si è fatto mettere in difficoltà dai difensori del ciclista. Lui che ha pagato anche con la squalifica le sue denunce del sistema doping.

GLI ALTRI — In mattinata c’era stata un’udienza di gruppo per "gli esperti". Il direttore del laboratorio antidoping di Roma Francesco Botré, i responsabili della polizia scientifica di Roma Renato Biondo (al telefono) e Alessandra Caglià, Jan della Wada, e de Boer consulente di Valverde (lo è stato anche di Landis). Sempre al telefono dovrebbero intervenire per Valverde Echavarrì, Unzue e Arrieta (ma probabilmente non saranno sentiti tutti). Infine il giornalista di As Quique Iglesias che pochi giorni prima che scoppiasse Operacion Puerto, aveva raccontato in un reportage ("una giornata con Valverde") del suo cane Piti. Lui è qui e ha confermato le cose che aveva scritto. Undici testi più Valverde, un altro tour de force per il panel che domani sentirà Marco Arpino e si ritirerà per decidere: la sentenza però sarà resa pubblica solo tra trenta giorni

gazzetta.it

Che difesa eccellente(sembra quella del klivorno) :mrgreen:

Inviato

Il Tas (Tribunale arbitrale sportivo) di Losanna non si esprimerà prima di marzo sul caso del ciclista spagnolo Alejandro Valverde. Lo ha deciso oggi al termine della tre giorni di udienza per il ricorso presentato dal ciclista iberico contro la inibizione di due anni decisa lo scorso 11 maggio dal Tribunale nazionale antidoping (Tna) del Coni per il suo coinvolgimento nell'inchiesta spagnola sul doping denominata 'Operacion Puerto'. Valverde non era presente alle udienze, ma è stato ascoltato dal panel del Tas, presieduto dal britannico Romano Subiotto, in teleconferenza. Il Tas ha, intanto, respinto in via preliminare la richiesta di Uci e Wada di estendere la squalifica decisa dal Tna del Coni a livello internazionale. Lo stop di due anni, perciò, resta valido solo in Italia.

Tanto per cambiare,sarà sparito al down under :D

Inviato
Che tristezza sia la vicenda sia la pseudobattuta di Wanka :(

Molto di più la pseudobattuta di Wanka :lol:

Bani, tre ore alla Procura

Il ciclista di 19 anni, squalificato per 21 mesi per la positività alla gonadotropina corionica, ha raccontato nomi, fatti e circostanze. E ha messo in luce il quadro inquietante di uno sport che già a livello giovanile si appoggia alle farmacie e alle sostanze proibite

ROMA - Tre ore di colloquio e alla fine un timido sorriso. Per Eugenio Bani, il diciannovenne salito alla ribalta per la positività alla gonadotropina corionica (un ormone femminile che stimola la produzione endogena di testosterone) da lui stesso attribuita alle tante, troppe pratiche farmacologiche fatte dalla sua ex squadra, si accende adesso la speranza che qualcosa possa cambiare. E che la squalifica di 21 messi possa in qualche modo essere ridotta. Stavolta anche dagli ambiente del Foro Italico emerge la soddisfazione per aver ottenuto una collaborazione incisiva e fattiva. "E' un momento difficilissimo - hanno spiegato i genitori all'uscita dal colloquio con il capo della Procura Ettore Torri - Eugenio ce li ha tutti contro: federazione, squadra, compagni. Perfino su Facebook gli amici si sono tutti dileguati. Qualcuno lo ha pure minacciato di querela".

Ma Eugenio non si è tirato indietro: ha raccontato con coraggio (e chi conosce l'ambiente sa quanto ce ne vuole per rompere con certi ambienti...) fatti e circostanze. Ha fatto nomi e cognomi. Ora si dovrà procedere agli indispensabili riscontri, ma una cosa è certa: il caso non si chiuderà con la semplice (ed inevitabile) squalifica del corridore. Torri, il capo della Procura Coni, vuole andare a fondo e se non lo ha fatto finora è stato solo perché la vicenda è anche all'attenzione della magistratura e sono in corso indagini dei Nas. Ma ora le ulteriori precisazioni di Bani aprono nuovi sviluppi. Per chiudere il cerchio sarà indispensabile sentire di nuovo in maniera approfondita i dirigenti della Ambra Cavallini Vangi, la ex squadra di Bani, formazione chiamata in causa come responsabile del doping dallo stesso corridore e che adesso anche gli sponsor vogliono abbandonare per gli ovvi riflessi negativi della storia. E sentire anche i compagni di Bani. Inoltre ci sono da indagare gli episodi di malore accusati, sempre secondo il giovane ciclista da un compagno. "Non sappiamo il perché preciso - ha spiegato Fabrizio, il padre di Eugenio - ma il fatto che si siano ripetuti deve far riflettere".

Ne emerge un quadro davvero inquietante, di uno sport che anche primi livelli giovanili già si appoggia in modo esagerato alla farmacia cerando i logici presupposti (psicologici e pratici) perché dall'aiutino consentito si passi rapidamente all'aiutone vietato. Un'abitudine perniciosa. Oltretutto alcune sostanze, come il ferro usato e abusato, i folati, amminoacidi ramificati e altro sono impiegate spesso come "corroboranti" o "integratori" spesso in presenza di vere e proprie "cure" dopanti. Lo confermano gli esperti. Bani ha cominciato a correre all'età di 11 anni e in 5 stagioni ha conquistato ben 56 vittorie. Era con una formazione, il GS Monte Pisano che è considerata uno dei migliori e più limpidi vivai toscani. Nel suo ambiente dicono che non aveva mai sentito neppure parlare di medicine finché non è sbarcato nell'Ambra Cavallini Vangi. Di lì sarebbe cominciata una "rivoluzione" che però nessuno ha contestato finché non è scoppiato il caso di positività. Appare difficile credere che in due anni di autentico tourbillon farmaceutico con iniezioni, pasticche, endovene da fare quasi ogni giorno al solo scopo di accelerare il recupero e migliorare la prestazione, nessuno si sia mai accorto di nulla. "I dubbi ci erano venuti - si giustifica il padre Fabrizio - io, come altri genitori siamo stati ingenuamente a guardare. Ma sospetti e dubbi li abbiamo avuti eccome. Abbiamo sbagliato a non aprire gli occhi prima e questo lo vogliamo dire anche agli altri genitori: bisogna essere più vigili e attenti. Noi abbiamo sbagliato, ingenumente, lo ripeto".

Ci vorrà del tempo per capire come andrà a finire. Infatti la Procura Coni è attesa ad un autentico tour de force nei prossimi giorni con i casi dei medici della Juventus (per la vicenda Cannavaro-cortisone), dell'ex argento di Pechino, Davide Rebellin, positivo al Cera e dell'ex azzurro Di Luca, anche lui positivo al Cera al Giro 2009. Ma il tempo, come si sa, è sempre galantuomo.

Repubblica.it

Inviato

Manzano accusa ancora: Valverde è un dopato

Jesus Manzano attacca ancora Alejandro Valverde e lo accusa senza m ezzi termini: «È un dopato. Ho visto io Valverde doparsi in più occasioni ai tempi della Kelme quando abbiamo corso insieme nel 2002 e nel 2003. Era un sistema di doping generalizzato, organizzato - ha dichiarato Manzano al quotidiano -. Se Valverde avesse confessato quando era il momento di farlo, avrebbe avuto un solo anno di squalifica, oggi invece ne rischia seriamente due. In Italia hanno sacrificato Basso, in Germania Ullrich, main Spagna tutto è passato sotto silenzio».

da www.lequipe.fr

tuttobici.web

  • 2 weeks later...
Inviato

VANIA ROSSA POSITIVA ALLA CERA

Il CONI comunica che, a seguito degli esami eseguiti dal Laboratorio di Roma, è stato accertato un caso di positività. Nel primo campione analizzato, è stata rilevata la presenza del Cera per Vania Rossi, tesserata della Federazione Ciclistica Italiana, al controllo in competizione disposto dal Comitato Controlli Antidoping il 10 gennaio 2010 a Segrate (Milano), in occasione del

Campionato Italiano di Ciclocross.

(Spaziociclismo.it)

Ma non era la ragazza di RIccò :dubbio::lol:

Inviato
con un bambino in pancia...non ho parole...

Non lo aveva in pancia, è già nato, però lo allattava. Sarà sicuramente positivo anche lui :mrgreen:

Inviato
ma va.. ha 27 anni... si son sbagliati..

Mi sembrava un po' troppo giovane infatti :D. Comunque interessante questo passaggio di un articolo che ho letto in giro per internet:

Resta davvero incomprensibile come una donna, addirittura una mamma che ancora allatta un neonato, possa far ricorso a certe pratiche. Non c'era alcuna necessità oggettiva, nessuna spinta o "molla" sportiva particolare se non la vana ambizione di primeggiare. Oltretutto il ciclocross da sempre è disciplina povera, che non offre orizzonti particolarmente allettanti ai suoi praticanti, anche quando riescono ad emergere.

Viene da domandarsi cosa le sia passato per la testa...

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