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Inviato
Beh insomma.. il telaio top è in alluminio

te mi vuoi dire che i vacansoleil giravano con una full alu :blink: ?

Vabbè comunque anche Battaglin ma soprattutto Canyon fanno full alu di ottima qualità :D

Inviato
te mi vuoi dire che i vacansoleil giravano con una full alu :blink: ?

Vabbè comunque anche Battaglin ma soprattutto Canyon fanno full alu di ottima qualità :D

No, alla squadra le davano in carbonio :lol: Oggi al giro di romagna tra l'altro devono aver avuto qualche problema con i caschi..

Inviato

Carbonio non vuol dire migliori prestazioni. Ci sono bici d'alluminio migliori di bici in carbonio, tutto sta in cosa uno predilige.

L'alluminio sullo scatto è eccezionale, per i velocisti è il massimo, in più è più resistente agli urti ma si deteriora prima, entro 5 o 6 anni è da cambiare. Il carbonio rende di più sul passo, ed è molto più confortevole, visto che flette molto, e quindi per dei professionisti è meglio, visto che devono farsi svariate ore sulla bicicletta e l'alluminio dopo un po' ti fa venire il mal di schiena. Altro pregio del carbonio è che è eterno, ovvero non si deteriora ma se subisce un urto forte si rompe a metà.

Comunque a chi piace fare dei giri lunghi, senza gareggiare, consiglio vivamente le bici in titanio (Passoni la casa migliore) che sono impassibili agli urti, non si deteriorano e sulla lunga distanza non danno problemi di dolore alle giunture e scomodità. Unico difetto è il prezzo che è abbastanza alto.

Inviato

Ok, ma io parlavo di top di gamma.. In generale avete ragione. Per fare un altro esempio la Mortirolo è meno performante della mitica Caad9..

Inviato

Non ci avete invitato al Lombardia? E noi allora ricorriamo al Tas.

Il Team RadioShack ha annunciato ufficialmente di aver presentato ricorso al Tribunale Arbitrale dello Sport contro la decisione di Rcs Sport di non invitarlo al Giro di Lombardia

Nel gennaio del 2010 - scrive la società statunitense - c’era stato un accordo tra RadioShack e

RCS Sport per la partecipazione della formazione al Giro di Lombardia 2010.

Con grande sorpresa, il Team RadioShack ha appreso attraverso la stampa di non essere stato incluso nella lista delle squadre partecipanti all'evento italiano.

Così RadioShack ha immediatamente convocato RCcs Sport dinanzi alla Corte di Losanna (TAS) per ottenere il risarcimento danni per il mancato rispetto del contratto stipulato tra Team RadioShack e RCS Sport.

Il Tas è chiamato a pronunciarsi a riguardo nel più breve tempo possibile.

Inviato

Thomas Casarotto è morto

Non ce l'ha fatta. Tomas Casarotto, 20 anni di Schio, portacolori del Gs Generali, è morto all'ospedale di Udine dopo essere rimasto vittima di un incidente nel corso della terza tappa del giro ciclistico del Friuli Venezia Giulia. L'episodio si è verificato a Pesariis (Udine), nel corso di una discesa. Secondo una prima ricostruzione, Casarotto ha urtato lo specchietto retrovisore esterno di un suv parcheggiato a lato della strada, ed è rimasto colpito alla testa. Casarotto è stato soccorso dal 118 e trasportato in elicottero all'ospedale di Udine, dove è giunto privo di coscienza e in condizioni apparse subito gravissime. Poco prima delle 22, il cuore del ragazzo si è fermato.

Casarotto era considerato una

grande promessa del ciclismo italiano. Era al suo

secondo anno tra i dilettanti, dopo aver vinto moltissimo a livello

juniores e nelle categorie giovanili inferiori. Ha iniziato con il

ciclismo piuttosto tardi, all’età di 14 anni, in forza alla Utensilnord

tuttobiciweb.it

Inviato

non è ancora morto o almeno così c'è scritto su ciclismoweb.net..nessuno parla più neanche di tomizawa se è per quello ma di cosa vuoi parlare? l'importante è che entri in te stesso poi di dire come è morto se per infarto o per ictus poco importa

Inviato

Casarotto:danni irreparabili al cervello

Risultati dell'ultima Tac effettuata. I medici, non e' operabile

(ANSA) - TRIESTE, 11 SET - Sono giudicati irreparabili i danni al cervello subiti da Thomas Casarotto a causa della caduta di ieri al Giro del Friuli Venezia Giulia. Lo ha stabilito una Tac effettuata all'ospedale di Udine, dove il 19enne ciclista di Schio (Vicenza) e' tenuto in vita con il ricorso a strumenti artificiali. I medici - secondo quanto riferito dalla squadra del giovane - hanno comunicato ai genitori di Casarotto che non e' possibile effettuare alcun intervento chirurgico per ridurre i danni cerebrali.

Inviato

Io leggo che ne è stata dichiarata la morte clinica, ma che lo tengono in vita con appositi macchinari, dunque non è proprio una cappellata quella di tuttobici e delle altre testate.

Inviato

Allora, ieri sera era stata annunciata la morte dal presidente della squadra (da cui le notizie uscite ieri sera e alcune stamattina) prima di una rettifica da parte dello stesso presidente, oltre ad un comunicato stampa, apparso in tarda serata di ieri in cui si annunciava che il corridore era gravissimo ma non morto.

Situazione invariata sino al primo pomeriggio di oggi quando, in seguito ad una tac, sono stati giudicati irreparabili i danni al cervello.

Inviato

CIAO THOMAS...

Quattro giorni di agonia non sono bastati a Thomas Casarotto per sopravvivere alle contusioni riportate nella caduta che lo ha coinvolto nel corso della terza tappa del Giro del Friuli dilettanti; ferite mortali che hanno stroncato la vita di un ragazzo straordinario e di una delle più belle speranze del ciclismo italiano.

Un tremendo lutto ha strappato all'affetto del gruppo della Generali - Uc Arcobaleno Mestre il sorriso di Thomas, atleta leale, compagno generoso e amico di tante avventure; il suo ricordo non può lasciare impassibili quanti hanno avuto l'onore di conoscerlo e di condividere con lui tanti e tanti chilometri in sella alle due ruote. "Si tratta di una grave perdita che ci lascia sgomenti e senza parole. In questo momento così difficile voglio testimoniare la vicinanza di tutta la squadra alla famiglia Casarotto colpita da un così tremendo lutto; chiedo a tutti di fare sentire il proprio sostegno alla mamma, al papà e alla sorella di Thomas sia in questi momenti così difficili, sia fra qualche giorno quando i riflettori si spegneranno su questa vicenda perchè Thomas non sia dimenticato." queste le parole del presidente Mauro Flora provato da quattro giorni di snervante attesa.

La decisione di staccare la spina è giunta inesorabile alle 18 circa, al termine di un pomeriggio di osservazione da parte dell'equipe medica dell'ospedale di Udine; in queste ore i medici stanno provvedendo all'espianto degli organi che, nel rispetto della volontà dei genitori, saranno trapiantati nella notte ad altri pazienti che potranno tornare a vivere grazie al dono di Thomas.

CHI ERA THOMAS CASAROTTO:

Avrebbe compiuto 20 anni il prossimo 30 dicembre, Thomas, che si era messo in luce tra gli juniores conquistando alcune tra le più belle gare del calendario di categoria con la maglia della Schio Utensilnord; risultati importanti che lo avevano portato a debuttare tra i dilettanti con la Zalf Desirèe Fior con cui ha centrato il suo ultimo successo. Era il 5 settembre 2009 e grazie ad un'azione da lontano il ragazzo di Schio (Vi) vinceva a braccia alzate sul traguardo di Villanova di Camposampiero (Pd). Nei mesi invernali il trasferimento alla neo-nata Generali "Thomas era un ragazzo davvero eccezionale, sapeva farsi voler bene da tutti in gruppo e aveva delle doti da autentica promessa" racconta il ds Roberto Zoccarato che confida "Con lui avevamo già parlato dei programmi in vista della prossima stagione e si era dimostrato desideroso di dare il proprio apporto al progetto della Generali."

In questo 2010 Thomas Casarotto, atleta completo capace di essere protagonista soprattutto sui percorsi misti, aveva già ottenuto alcuni piazzamenti anche se era ancora alla ricerca del primo successo stagionale.

(comunicato ufficiale del team Generali - Uc Arcobaleno Mestre)

Inviato

Cosa fanno le squadre per aumentare la sicurezza ?

Torniamo a parlare di sicurezza dopo ciò che è avvenuto al Giro del Friuli, dove, purtroppo Thomas Casarotto ha perso la vita. Non eravamo presenti al Giro del Friuli, ma il quadro che ci viene raccontato da chi c’era è di una corsa disputata con il costante pericolo di trovare incroci scoperti o auto in movimento in senso contrario. Dopo aver considerato le mancanze federali, da troppo tempo immobile sul tema della sicurezza (e non solo), e le mancanze di un’organizzazione, che forse ha operato troppo in economia anche per quanto concerne la sicurezza, vogliamo parlare delle squadre. La domanda che ci è sorta spontanea, quando ci è stato riferito, da più parti, le condizioni di precaria sicurezza fin dalla prima tappa, è stata proprio questa: E’ possibile che le squadre, constatata l’assenza di sicurezza non abbiano fermato i loro corridori ? Questa domanda ce la eravamo fatta anche nel 2007, quando alcune squadre si erano messe in contatto con noi, facendoci i complimenti, dopo un articolo sulla scarsa sicurezza in una gara professionistica, salvo poi rilevare che tutte le squadre l’anno successivo erano nuovamente al via di quella corsa che, ancora oggi, presenta elevati problemi di sicurezza.

Questo comportamento ci ha aiutato a meglio comprendere il modus operandi di molte delle squadre, sempre pronte a lamentarsi o a chiedere, che però quando dovrebbero imporsi e, se necessario fermare la corsa, non lo fanno, probabilmente perché se lo facessero non prenderebbero, a fine corsa, il rimborso concordato.

Così, con il miraggio del “sacro” danaro, si può anche correre in precarie condizioni di sicurezza o andare a correre gare che si sa già in che modo sono organizzate e, ovviamente, sperare che non capiti nulla di grave.

Se le squadre fossero i primi “giudici” della sicurezza e della qualità di una corsa, il ciclismo sarebbe forse migliore e sicuramente più sicuro.

A margine di questo articolo vogliamo raccontare un brutto episodio accaduto nel corso della quarta tappa del Giro della Valle d’Aosta quando, nelle retrovie del gruppo, un corridore belga stava rientrando nel plotone. Tutte le ammiraglie marciavano sulla corsia di destra, tranne una che viaggiava sulla corsia di sinistra. Il corridore, forse infastidito dalla posizione di quell’ammiraglia, ha protestato e gesticolato, richiamando il diesse ad una posizione meno d’intralcio. Questo Direttore Sportivo, sentendosi forse offeso da questo atteggiamento, ha pensato bene di chiudere questo corridore spingendolo quasi fuori strada, il giovane belga allora frenava e provava a superare questa macchina dall’altra parte e il Diesse provava nuovamente a buttarlo a terra chiudendolo verso l’interno. Chi ha assistito alla scena, tra gli altri il fotografo Riccardo Scanferla e l’operatore Tv Angelo Gaudenzi, è rimasto a dir poco basito, peccato che un commissario in moto a pochi metri dal luogo del fatto non abbia preso alcun provvedimento. L’indomani mattina questo Direttore Sportivo, rivolgendosi ad un organizzatore ha detto che gli stranieri “fanno i furbi”, ma che “ieri ci ho pensato io a metterli a posto”. Chissà a cosa si riferiva?

Per affrontare, nel modo corretto, il tema della sicurezza è necessaria educazione e intelligenza, siamo sicuri che tutti in questo ambiente abbiano queste due doti ?

Fonte: ciclismo-online.it

Devo dire che su questo sito appena citato, Ciclismo.online.it, fanno proprio dei bei articoli relativi alla sicurezza.

Si trattano prevalentemente di articoli di accusa verso la scarsa professionalità e la mancanza di sicurezza nelle gare Dilettantistiche.

Purtroppo tutte queste cose emergono sempre e solo quando ci scappa un morto e la morte stessa viene usata come pretesto per muovere un po' le acque.

MA passata la bufera tutto si calma e i dilettanti corrono ancora senza tutela.

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