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[PCM 2011 Story] I did it my way


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Un uomo camminava per la strada, il sole alle spalle, simbolo di una vita passata, piena di scelte discutibili, figlie di passioni mai sopite e vissute appieno. L'orizzonte, sfidando qualsiasi legge fisica, sembrava sempre più vicino...

And now, the end is near,

And so I face the final curtain.

My friends, I'll say it clear;

I'll state my case of which I'm certain.

I've lived a life that's full -

I've travelled each and every highway.

And more, much more than this,

I did it my way.

Regrets? I've had a few,

But then again, too few to mention.

I did what I had to do

And saw it through without exemption.

I planned each charted course -

Each careful step along the byway,

And more, much more than this,

I did it my way.

Yes, there were times, I'm sure you knew,

When I bit off more than I could chew,

But through it all, when there was doubt,

I ate it up and spit it out.

I faced it all and I stood tall

And did it my way.

I've loved, I've laughed and cried,

I've had my fill - my share of losing.

But now, as tears subside,

I find it all so amusing.

To think I did all that,

And may I say, not in a shy way -

Oh no. Oh no, not me.

I did it my way.

For what is a man? What has he got?

If not himself - Then he has naught.

To say the things he truly feels

And not the words of one who kneels.

The record shows I took the blows

And did it my way.

Yes, it was my way.

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Solo, con una vecchia radio in una vecchia casa scossa dal vento, un uomo si stava rilassando con una delle poche cose che ormai le sue mani gli consentivano di fare. Lo sguardo perso nei suoi gesti, che il tempo aveva reso ormai meccanici, l'uomo improvvisamente si fermò, immobilizzato da una voce che incredibilmente riconobbe.

... vita mi ha dato comunque tanto.

Cosa ricordi di tuo padre?

In realtà ben poco... Ho immagini molto confuse e sfuocate nella mente...

E lui com'era?

Me lo ricordo sempre molto affettuoso. Me lo ricordo gigante, forse la cosa che ricordo in maniera più viveda è il suo respiro, quando mi portava nello zaino porta bimbi nelle sue lunghe pedalate. Credo che fossero i momenti in assoluto in cui eravamo più vicini...

Ricordi qualcuno dei corridori che hanno corso con lui?

Sinceramente no, ho solo immagini confuse. La cosa che mi ha colpito comunque è il tono che usava, completamente diverso da quello che ero solita sentire.

Quand'è l'ultima volta che lo hai visto?

Di persona, credo che avevo 5, 6 anni al massimo. Mia madre mi venne a prendere il giorno della sua prima crisi, o almeno quella che tutti sanno sia la sua prima.

Perché, ce ne sono state altre prima?

Non saprei dirlo con certezza, ma non lo escluderei.

Non lo ha più visto da allora?

Quando ero piccola mia madre non voleva che lo vedessi, credo che fosse comunque anche un suo desiderio.

E ora che è grande?

Ora che sono grande ha deciso di non farsi trovare... Non solo da voi giornalisti, o dal resto del mondo, ma anche dalla sua famiglia...

La ringraziamo molto per essere stata con noi Ania, sappiamo che non le piace molto parlare di suo padre.

Essere la figlia di Jonathan D'arkness ha in qualche modo segnato la mia vita, soprattutto quando scegli di seguirne le orme. Non è mai stato facile portare il suo cognome...

Buon...

Con un ultimo gesto cosciente, figlio di una rabbia antica, l'uomo spense la radio prima di cadere al suolo...

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C'erano volte in cui si guardava allo specchio e vedeva suo padre. Ed ognuna di quelle volte si vedeva a terra anche lui, con la mani in testa, quasi in posizione fetale, come lo vide quella volta... Quella di cui non fece parola con nessuno...

Un tempo non passava giorno senza che non si desse la colpa, lui che di anni ne aveva troppo pochi per capire, di quanto successo. Il tempo era ormai passato e le immagini si erano fatte sfocate, ma nei giorni in cui tornava a pensare a suo padre, e a quanto si somigliassero in maniera impressionante, la messa a fuoco era impietosa, riuscendo a riprodurre dettagli che gli sembrava di aver ormai dimenticato...

Ma quel giorno non era un giorno di quelli.

Matt, che ormai era tutto fuorché piccolo, quel giorno si stava recando in ufficio come sempre, in bicicletta. L'unico manager d'azienda, almeno del suo livello, che si recava al lavoro con quell'antiquato e poco elegante mezzo. Ovviamente la sua bicicletta era un pezzo di design unico, addirittura creato in collaborazione fra alcuni degli stilisti più in voga del momento, ma quel vezzo, forse l'unico aspetto in cui assomigliava al padre - o almeno così voleva credere - non se lo voleva togliere nonostante le tante occhiate divertite che gli venivano lanciate. Ogni mattina, su quei pedali e quella sella, pensava alla giornata che avrebbe affrontato e ne decideva tutto, istante per istante, quasi frase per frase, come uno sceneggiatore, che già sa cosa diranno i suoi interlocutori. Ad essere onesti, quasi sempre andava come diceva lui.

Ma, soprattutto, ad ogni pedalata il suo sorriso si allargava, quasi in preda ad una droga che pian piano fa il suo effetto, colmandoti la mente. Lui non lo sapeva, o forse voleva ignorarlo, ma la sua mente ed il suo inconscio riproducevano il calore ed il respiro di suo padre, quando lo portava con sé nei suoi allenamenti, stretto sul suo corpo...

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