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Tirreno-Adriatico, battesimo a Marina di Carrara

MARINA DI CARRARA, 7 febbraio 2011 - L'edizione 2011 della Tirreno-Adriatico, in calendario dal 9 al 15 marzo, verrà presentata martedì 8 febbraio a Marina di Carrara. Appuntamento alla Sala del centro direzionale di Carrara Fiere alle ore 15. Presenti tra gli altri Alfredo Martini, c.t. Paolo Bettini, Alessandro Petacchi, Danilo Napolitano, Alessandro Vanotti, Stefano Garzelli, Daniel Oss e Michele Bartoli

fonte gazzetta.it

E io sarò presente bannana_guitar.gif

Inviato

Presentata la Tirreno - Adriatico 2011

Partenza da Marina di Carrara con una cronometro a squadra. Chiusura a San Benedetto del Tronto.

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E' stata presentata oggi nella sala congressi di Carrara in Fiera l'edizione 2011 della Tirreno Adriatico. La corsa dei due Mari partirà con una cronometro a squadre dalla città di Marina di Carrara. 16km veloci in cui sapremo chi sarà il primo possessore della maglia azzurra. Carrara ospiterà anche la partenza della tappa successiva, con finale per velocisti nella città di Indicatore. Tre le tappe "chiave": il 12 Marzo la carovana affronterà la Narni - Chieti, tappa impegnativa e nervosa sotto il profilo altimetrico. Non da meno la successiva Chieti - Castelraimondo con la "Cima Coppi" posta sul Sassotetto (1455m di altitudine). Chiude il trittico la tappa di Macerata, in cui il percorso finale da ripetere 4 volte darà filo da torcere ai corridori. Chiusura a San Benedetto del Tronto con una cronometro individuale di 9300m. Al via dovrebbero esserci dal campione del mondo Thor Hushovd a Boasson Hagen, da Fabian Cancellara a Andy Schleck, da Tom Boonen a Oscar Freire, da Cadel Evans a Alessandro Ballan, da Filippo Pozzato a Joaquim Rodriguez, da Alessandro Petacchi a Michele Scarponi, da Vincenzo Nibali a Ivan Basso.

img_planimetria_gen2011.jpg

Link alle tappe: vedi

Inviato

Ciclismo, il Giro di Sardegna "dimentica" Sassari e Cagliari

Un Giro di Sardegna senza capo nè coda. Nel senso che la carovana non toccherà (nemmeno con la classica in linea che chiuderà la settimana sarda del ciclismo internazionale) Sassari e Cagliari.

CAGLIARI. Si consumerà al centro dell'isola dopo una prima tappa interamente in Gallura: «Una scelta che abbiamo fatto per portare questo sport all'interno della Sardegna - ha spiegato il patron Stefano Pilato -, per premiare i paesi che hanno dimostrato negli anni scorsi la maggiore passione. E anche per fare scoprire nuovi territori: in tutto saranno 93 i Comuni attraversati».

Ha stupito comunque l'assenza di Cagliari (due arrivi due anni fa, uno lo scorso anno), mentre con Sassari nelle ultime due edizioni, quelle della rinascia dopo uno stop di dieci anni, non c'era mai stato un grande feeling (due anni fa un passaggio in città e una partenza di tappa a Porto Torres e lo start della classica in linea Sassari-Olbia l'anno scorso).

Il percorso della manifestazione, che si svolgerà dal 22 al 27 febbraio (classica in linea compresa) è stato svelato ieri negli uffici dell'assessorato regionale allo Sport. Non un caso, visto che proprio l'assessore Luigi Crisponi ha lanciato una ciambella di salvataggio da 200mila euro una settimana fa quando il Giro di sardegna era ancora sull'orlo del burrone: «Abbiamo deciso di puntare sul Giro - ha detto Crisponi - pensando agli effetti benefici sul cicloturismo, settore nel quale crediamo, e al ritorno che potrà avere direttamente sul territorio con circa tremila pernottamenti in una settimana. Come assessorato vogliamo puntare sul turismo attivo e la Sardegna è una splendida palestra naturale per discipline come la mountain bike, il trekking, il ciclismo, il diving e il climbing. Vogliamo creare un laboratorio sportivo, tenendo sempre presente l'aspetto imprenditoriale del dare e avere: ogni nostro investimento verrà monitorato e pretendiamo in cambio un obbligo di restituzione».

Stefano Pilato ha poi illustrato i dettagli della gara: cinque tappe, con partenza da Olbia e arrivo a Gesturi, più la classica in linea denominata Cagliari-Sassari che in realtà partirà da Barumini per arrivare a Chiaramonti perché «le nuove regole non consentono alla gara in linea di superare i 200 km» ha detto. Il percorso, dopo due anni di arrivi e passaggi sulle coste (la Alghero-Bosa, la Gallura, l'Ogliastra, il Sulcis) prevede circa 900 chilometri quasi tutti all'interno.Verrà riproposto l'arrivo in salita sul Monte Ortobene di Nuoro, che l'anno scorso consentì al vincitore Roman Kreuziger di piazzare la zampata decisiva, e un arrivo in salita è previsto a Lanusei con l'Ogliastra che, dopo la tappa con arrivo a Tortolì due anni fa, proporrà il suo versante montano. E dopo due edizioni di grandi volate (memorabili quelle di Bennati, Petacchi e Alberto Loddo) solo l'arrivo di Oristano lascia presagire un affollato sprint di gruppo.

Un'assoluta novità è la tappa conclusiva, che attraverserà la Giara di Gesturi. «Abbiamo scelto di privilegiare le zone interne - ha spiegato Stefano Pilato - anche in base all'entusiasmo riscontrato nelle precedenti edizioni: penso all'arrivo a Bonorva lo scorso anno, quando sul rettilineo finale c'era tutto il paese, o ai paesi che chiudevano le scuole e mandavano i bambini sui marciapiede ad applaudire la carovana. Quest'anno cito l'esempio di Orani: i cittadini hanno quasi preteso che una tappa partisse dal loro paese e si sono dati da fare economicamente pur di averla. Le maglie delle varie classifiche quest'anno saranno dedicate alle tradizioni della Sardegna: una coi Mamuthones, una coi Candelieri, una con la Sartiglia e una coi Cavalieri della Giara».

Pilato è soddisfatto anche del riscontro agonistico: «È una gara vera e non speravo di avere nomi così importanti: Nibali, Cunego, Ballan, McEwen. Anche gli inviti alle squadre, inoltre, sono stati fatti in chiave di un possibile ritorno turistico: gli Usa e il Canada hanno tantissimi cicloturisti ed è giusto mostrare la bellezza delle nostre strade e dei nostri panorami a qualcuno che poi può descriverli in prima persona»

fonte: http://lanuovasardeg...agliari/3415382

  • Amministratori
Inviato

Nuova maglia per l'amore e vita

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Il debutto agonistico è alle porte, tra una settimana infatti il team Amore & Vita sarà schierato al via dello storico Trofeo Laigueglia. E proprio in queste ore il team manager Cristian Fanini ha presentato ai suoi atleti la nuova maglia 2011.

«Sarà un vero e proprio ritorno alle origini per celebrare il 21° anniversario della fondazione del messaggio Amore e Vita, avvenuto nel marzo 1990 in Vaticano alla presenza del Santo Padre Giovanni Paolo II e la collaborazione del Sen. Roberto Formigoni (da sempre nostro Presidente Onorario). Riproporre il restyling della versione originale proprio quest’anno ci da particolarmente orgoglio, visto che ricorre la Beatificazione del compianto Pontefice che tanto è stato vicino nel corso degli anni alla nostra squadra», spiega Cristian Fanini.

Ritornando al design prosegue: «Il look sarà quindi quello della prima maglia Amore & Vita con i colori azzurro e bianco e la bandiera della pace in primo piano. Il risultato è davvero positivo. Questo style vintage, tra l’altro molto di moda in questi ultimi tempi, risulta elegante ma allo stesso tempo non manca di essere aggressivo. Sono sicuro che a molti appassionati piacerà. Chiaramente c’è stato un leggero restyling, soprattutto nella parte posteriore, dove il colore predominate sarà il bianco ed il logo storico a cuore che creammo proprio sotto il consiglio di Papa Wojtyla. Devo ringraziare Davide Giordani di Leda Sport, da quest’anno nostro nuovo partner e official sponsor per l’abbigliamento tecnico, che l’ha realizzata. Leda Sport è un’azienda seria che veste il ciclismo dal 1970, riponendo la massima attenzione nella ricerca del design più all’avanguardia e dei materiali tecnici più comodi ed innovativi. Sono sicuro che entrambi raccoglieremo molte soddisfazioni da questa collaborazione».

Inviato

Il 14 Febbraio 2004, a San Valentino, Marco Pantani veniva trovato morto in una stanza del Residence Le Rose di Rimini, stroncato da un edema polmonare e cerebrale causato da un'overdose di cocaina. Sette anni che siamo orfani di lui, dell'ultimo vero grande campione del ciclismo italiano e, secondo me, mondiale. Proviamo a paragonarlo ai corridori di oggi ma anche ai suoi contemporanei, nessuno era, è e sarà come lui. Le immagini e i ricordi che ci sono rimasti ancora di lui ci danno un'idea di epico, un corridore vecchio stampo da filmato in bianco e nero dell'istituto Luce, l'ultimo a regalare vere emozioni ai tifosi.

Qui la prima pagina della Gazzetta del 15 Febbraio 2004 che annuncia la sua scomparsa.

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Seguito da un commovente servizio di Davide De Zan.

Inviato

Ancora oggi mi vengono gli occhi lucidi quando penso a Marco... Avevi ragione quando dicevi che saresti mancato al ciclismo....

Inviato

Manca, manca tanto :(

"Un mito amatissimo", pensate a cos'era Pantani, ditemi quale ciclista viene definito un mito quando è ancora in attività, nessuno...Solo a pensare che Riccò era definito il suo erede mi fa andare il sangue al cervello, nessuno lo sarà mai.

Inviato

Trofeo Laigueglia: Pietropolli su Ponzi e Vicioso

«Mi sono lanciato ai duecento metri, Vicioso mi ha chiuso, costringendomi a frenare. Ho dovuto urlare due, tre volte, prima di poterlo superare». L'urlo di Daniele Pietropolli arriva dalla Calabria, di cui ha vinto la Challenge, sino in quel di Laigueglia, nella gara di apertura del calendario nazionale. Un'affermazione importante, ottenuta davanti ad un ottimo Simone Ponzi ed a Angel Vicioso.

La giornata era iniziata con una fuga partita dopo soli sette chilometri. Fuoriescono in sei: si tratta di Pavel Brutt (Katusha), Kristof Goddaert (AG2R La Mondiale), Cayetano Sarmiento (Acqua & sapone), Manuele Caddeo (Colnago-Csf Inox), Stefano Borchi (De Rosa-Ceramica Flaminia) e Luca Fioretti (Ora Hotels). Sulle rampe del Passo del Balestrino il vantaggio dei fuggitivi lievita ed il gruppo lascia fare. Si arrriva così allo scollinamento con i sei in vantaggio di 5'10" sul gruppo. Il Passo del Balestrino vede il transito del colombiano Sarmiento, vincitore del Giro Bio 2009, che precede Borchi ed il ragazzo di Andora, Caddeo.

La media della prima ora è di 37,9 Km/h ma da dietro il gruppo capisce che se non vorrà brutte sorprese al traguardo sarà meglio darsi una mossa. Puntualmente si mettono al lavoro l'Androni Giocattoli, con Ginanni che punta allo storico tris, a Liquigas di Basso e Sagan e la Lampre, che ha in Francesco Gavazzi e Daniele Pietropolli le sue punte, mentre Damiano Cunego è ancora in cerca della forma migliore. Il vantaggio dei sei scende e ad Albenga - sono trascorsi 60 km di gara - è di 4'44". Il vento laterale che spira dal mare non aiuta i battistrada. Disposti in doppia fila transitano sotto al traguardo di Laigueglia tra gli applausi del pubblico, con un margine di cinque minuti su un plotone compatto, tirato da Bertolini dell'Androni Giocattoli e da Righi della Lampre. Si vedono nelle posizioni d'avanguardia anche le maglie della Liquigas Cannondale. Mancano 114 Km alla conclusione.

Vengono affrontati Capo Mele e Capo Cervo, ad Imperia si svolta nell'entroterra. Iniziano la salita del Passo del Ginestro, seconda asperità di giornata. Sarmiento non indugia e saluta la compagnia. Soltanto il russo Pavel Brutt è in grado di tenere le sue ruote. I due se ne vanno, dietro Borchi si avvantaggia sui compagni d'avventura. Guadagna fino a 37" sugli ormai ex fuggitivi ma non riesce a portare a termine l'inseguimento dei due battistrada. Borchi, Caddeo, Fioretti e Goddaert, vengono riassorbiti da un gruppo che sui tornanti del Ginestro perde parecchie unità (tra cui un Alessandro Petacchi non ancora brillante ed il vincitore delle ultime due edizioni, Francesco Ginanni).

È ora la Liquigas a tirare ed in questo modo i due battistrada perdono parecchi secondi. Sarmiento transita per primo anche sul Passo del Ginestro, seguito da Brutt. In terza posizione lo scalatore imperiese della Liquigas, Cristiano Salerno, che tira il gruppo, distanziato di 1'15". Nella discesa Brutt e Sarmiento vengono recuperati velocemente. Il loro vantaggio scende dapprima ad 1', quindi a 30". Infine, sul terzo Gran Premio della Montagna, quello di Cima San Damiano, i due battistrada scendono ad un risicato margine di 8", sino ad essere ripresi. I primi a transitare sul Gpm sono Salerno, Basso e Ponzi.

Ora il gruppo è formato da circa cinquanta atleti, tra i quali possiamo riconoscere un Ivan Basso in ottima forma, Peter Sagan, Emanuele Sella, Alessandro Ballan e Damiano Cunego. Inizia l'ultima salita, Cima Paravenna. I Liquigas tirano determinati. Ivan Basso effettua alcune progressioni, mantenendo l'andatura sempre elevata. Anche la BMC di Ballan e Santaromita è presente nelle prime posizioni del gruppo. La selezione non tarda ad arrivare, con Sella, Cunego, Basso, Serpa, Taborre, Baliani e Moinard che fuoriescono. A distanza di 50 metri troviamo Pietropolli, che stringe i denti e rientrerà sui sette battistrada insieme a Santaromita. Sulla Cima Paravenna, ultima asperità di giornata, transita per primo Fabio Taborre dell'Acqua & Sapone, seguito da Ivan Basso e Josè Serpa.

In discesa la situazione si consolida, con dieci atleti al comando: Basso (Liquigas), Cunego, Gavazzi, Pietropolli (Lampre-ISD), Taborre (Acqua & Sapone), Baliani (D'Angelo & Antenucci), Santaromita, Moinard (BMC Racing), Sella, Serpa (Androni Giocattoli). Il vantaggio di 34" tewnde a salire fino a raggiungere i 41". Dietro inseguono in ventiquattro, tra cui Vicioso (Androni Giocattoli), Sagan, Ponzi (Liquigas), Ballan, Santambrogio (BMC Racing) ed il debuttante nelle gare italiane, Danilo Di Luca. È proprio il killer di Spoltore che, insieme a Niemec e Ballan guida l'inseguimento. Il vantaggio dei battistrada scende rapidamente e quando mancano 12 km all'arrivo il gruppo è nuovamente compatto. Con il vento leggermente sfavorevole della strada litoranea Ballan tenta l'allungo. La Lampre, grazie ad un magnifico Niemec, chiude rapidamente il buco venutosi a creare. Il polacco prova a rilanciare l'azione ma il gruppo torna compatto. Poco prima di Alassio il gruppo si fraziona. Davanti Brutt - che a fine gara riceverà il Premio della combattività - Basso, Ponzi, Taborre, Ciavatta, Ballan e Vicioso. Ad inseguire c'è proprio Pietropolli in compagnia di Amorison e Baliani. I tre si congiungono con i sette battistrada quando mancano tremila metri alla conclusione. Il resto del gruppo resta tagliato fuori, 35" sono troppi da recuperare. Anche perché davanti c'è un Ivan Basso scatenato. «Ivan ha svolto un grande lavoro, ha accellerato ed accelerato ancora per lanciarmi al meglio nella volata - afferma Simone Ponzi, relegato alla piazza d'onore. Avevamo in mente di fare la corsa per Peter Sagan, poi ci siamo adattati alle dinamiche di gara». Sul rettilineo d'arrivo un sorprendente Vicioso si lancia in volata, ma costringe Ponzi e Pietropolli a cambiare traiettoria per non essere urtati. L'aragonese Alhama de Aragón termina le energie conservate per la volata all'altezza dei 50 metri. Ponzi lo sorpassa a sinistra, Pietropolli è più lesto, lo passa sulla destra e va a cogliere la terza vittoria stagionale. «Da quando sono professionista ho raccolto tutti i piazzamenti possibili nei primi dieci qui al Laigueglia. È una corsa che ho imparato a conoscere. Se aspetti la volata e la inizi troppo davanti sei fregato, spesso c'è un leggero vento contro, meglio restare coperti sino all'ultimo».

Francesco Sulas

Inviato

Ci sarà anche Cavendish

Il Giro d'Italia sbarca a Londra. Il 1° marzo alle 9.30 RCS Sport e La Gazzetta presenteranno al Bar Italia (22 Frith Street) l'edizione 2011 della "corsa più dura nel paese più bello del mondo" alla presenza di Mark Cavendish, il velocista della HTC-Columbia.

Parteciperanno il direttore della corsa rosa Angelo Zomegnan, Michele Acquarone (direttore generale di Rcs Sport) e Matteo Pastore (RCS Sport Media Rights & Relations).

gazzetta.it

certo che questa è bella :mrgreen: la corsa più dura di tutti i tempi ed invitano Cavendish che si stacca sul primo cavalcavia :mrgreen:

Inviato

Contador: "Io più cattivo

E non mangio più carne"

Il re del Tour: "Vedere i miei genitori in lacrime è stato duro. Amo il Giro, non c'è una corsa così. Non mangio più vitello, non mi fido"

PUIGPUNYENT (Spagna), 1 marzo 2011 - Il posto, un antico castello trasformato in hotel di lusso, è incantevole; il tempo è orribile. Ma pioggia e freddo non bastano a frenare Alberto Contador e la sua Saxo Bank in ritiro a Maiorca: ieri 150 km con la bici da crono per prove singole e a squadra sotto la regia di Bjarne Riis. Poi, per il numero uno dei grandi giri, una mezzora supplementare sui rulli. La vicenda del clenbuterolo al Tour 2010 gli ha indurito il sorriso e ne ha rafforzato la grinta e la già feroce determinazione. Nelle settimane scorse, 600 pagine di relazioni scientifiche ("Nessuna riempita tanto per fare volume: in ogni pagina ci sono cose interessanti da leggere") sono servite per ottenere, il 15 febbraio, l’assoluzione dal Comite de Competicion spagnolo in base agli articoli 296 e 297 (assenza di responsabilità o negligenza) del Codice antidoping.

Contador, come mai aveva subito pensato al filetto di carne contaminato?

"La vita di un ciclista, soprattutto nelle gare a tappe, è fatta di routine. L’unica cosa che avevo cambiato rispetto al solito era quella. Il filetto l’aveva portato un mio amico dalla Spagna per fare una piccola festa insieme".

Mangia ancora carne?

"Di vitello no. Non mi fido, ho paura. Non ho nulla contro gli allevatori. So che molti lavorano bene, in modo regolare. Il clenbuterolo è vietato, certo. Ma qualcuno che bara per far crescere i vitelli più rapidamente c’è sempre".

Ha mai avuto veramente l’impulso di mollare tutto?

"Sì, tante volte. Ho attraversato momenti durissimi. Forse non tutti quelli che hanno detto la loro su di me non sanno che non sono un robot, ma una persona".

Quale è stato il momento peggiore?

"Il primo. Sui mezzi di comunicazione sono state diffuse cattiverie e stupidate contro di me".

Che mosse si attende da Uci e Wada?

"Non lo so. Vorrei solo che, senza preconcetti e senza cedere a pressioni esterne, leggessero bene tutto il dossier. Tra passaporto biologico e controlli antidoping hanno in mano centinaia di miei dati raccolti in anni di carriera. Io credo nel sistema, anche loro devono dimostrare di crederci".

Come è cambiato Alberto Contador?

"Vorrei essere uguale a prima, ma credo sia impossibile. Ho sofferto molto. Ora sono più chiuso, riservato. E forse un poco meno altruista. Un po’ di corazza aiuta".

E la vita a Pinto?

"Non è cambiata, dalla mia gente non ho mai avuto un gesto o una parola irrispettosa. Questo è un motivo d’orgoglio".

In famiglia la vicenda ha avuto ripercussioni?

"Per fortuna no, siamo gente forte. Però vedere mia madre e mio padre piangere è stato duro".

Perizie, avvocati, tribunali... Quanto le è costata finora questa storia?

"Non ho fatto i calcoli, ma moltissimo. Davvero un mare di soldi. Però non ho mai chiesto perizie aggiustate, a me favorevoli. Ho chiesto la verità dalla scienza".

E’ una giustizia "diversa" per tutti perché non sono in molti a potersi permettere avvocati e scienziati come ha fatto lei. Giusto?

"Ha ragione. E’ una giustizia che in pochi si sarebbero potuti permettere. Però la mia battaglia è anche per chi ha meno possibilità di me".

Tom Boonen, tre volte positivo fuori corsa alla cocaina ma mai squalificato, ha detto: "Altri al posto di Contador sarebbero già stati puniti". Che cosa ne pensa?

"Non ha una visione giusta. Lui deve pensare che grazie al mio lavoro, ai miei sacrifici e ai miei soldi, regolamenti ingiusti verranno modificati. E magari anche lui un giorno ne trarrà vantaggio. Perché, se così non fosse, quello che è capitato a me scommetto che capiterà ad altri".

Andy Schleck ha dichiarato che lei sul Tourmalet ha fatto del cinema.

"Si sbaglia".

Il premier spagnolo Zapatero le ha dato un grande aiuto: "Non c’è nessuna ragione giudiziaria per sanzionare Contador".

"Sono rimasto molto sorpreso del suo intervento. Non so se mi ha aiutato. Il Comite, cioè l’organismo che mi ha assolto, è assolutamente indipendente".

Appena è nato il caso, molti importanti giornali spagnoli lasciavano chiaramente intendere che volevano la sua testa. Poi la tendenza è cambiata. Come mai?

"Non lo so. Ma all’inizio l’obiettività aveva lasciato spazio alla cattiveria".

Il rientro in Algarve è stato abbastanza buono. Prossime gare?

"Vuelta Murcia, Catalogna, Castilla&Leon. Poi, ma non è ancora definito, la Freccia Vallone prima del Giro che è il mio primo grande obiettivo stagionale".

Ivan Basso ha detto che non vede l’ora della rivincita al Catalogna dopo il k.o. al Tour. Pronto alla sfida?

"Basso è un grande, pochi sono come Ivan. Ho grande stima di lui. Sapevo che aveva cominciato la stagione molto bene, la vittoria a Lugano (domenica, ndr) è solo la conferma. Mi fa piacere correre con lui".

Ha già studiato il percorso del Giro?

"Settimana scorsa ho visto le tappe su internet. E’ durissimo, incredibilmente duro. Non c’è una tappa regina, ce ne sono sei".

Che ricordo ha della corsa rosa, che lei vinse nel 2008?

"Incredibile. E’ la corsa a tappe che più mi è piaciuta. Lungo le strade c’è passione come da nessun’altra parte. La gente non scende in strada solo perché passa la corsa, ma capisce di ciclismo, è competente".

Al Giro sarà un duello solo con Nibali o vede altri possibili protagonisti?

"Ci saranno anche Kreuziger, Scarponi, Menchov... Ma l’avversario più duro è il percorso".

Il Tour?

"E’ nei miei piani. Se posso lo corro".

Si possono fare Giro e Tour e lottare in entrambi per la vittoria?

"Credo di sì".

Inviato

Lampre-ISD, incidente senza conseguenze per Krivtsov

E' andata bene a Dmytro Krivtsov. Il 26enne della Lampre - ISD è stato investito ieri mentre si allenava insieme ai suoi compagni non lontano da Marina di Carrara, dove domani scatterà la Tirreno - Adriatico. Nulla di grave fortunatamente per il corridore ucraino che, malgrado una forte botta al suolo che ha completamente rotto la bicicletta, non ha riportato alcuna frattura e potrà riprendere ad allenarsi da subito.

FONTE: Spaziociclismo.it

LINK: http://www.spaziociclismo.it/?action=read&idnotizia=9712

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