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Inviato
Comunque, Pancani per ora è soporifero...pur non mettendo in dubbio le sue qualità tecniche...

Chissà quanto avrebbe gridato Auro oggi... :shock2:

Inviato
Sembrava volesse diventare Super Sayan in quella foto :lol:

TwTsFa 4 president :mrgreen:

Inviato
Comunque, Pancani per ora è soporifero...pur non mettendo in dubbio le sue qualità tecniche...

Non dirmi niente oggi mi sono addormentato due volte!!! una mentre aspettavo il Duron e una mentre aspettavo lo Zoncolan menomale che mi sono svegliato :106:

Basso è tornato, ma credo che se vuole vincere deve continuare ad attaccare perchè Evans a crono recupererà minuti

Inviato
Ed ora va a fare il culo a Contador al tour :lol:

Contador e schleck danno 2 minuti a basso e evans... al kilometro :lol:

Inviato
Tornando ad oggi: che dire... Questo Basso è il Basso del 2004, quello prima che diventasse un buonissimo cronoman. Evans è stato l'unico che ha accettato la sfida e l'ha persa miseralmente. Anche, e soprattutto, perché lo Zoncolan è una salita "criminale", unica nel suo genere. Salita che ti mette in fila. Inoltre non so quanto sia costata la situazione di ieri a Scarponi ed Evans (per non dire Nibali).

Menzione speciale per il Gibo Simoni: se avesse corso con continuità quest'inverno e si fosse allenato serieamente sarebbe probabilmente tra i migliori 10 a fine Giro. Comunque è e resterà un grandissimo scalatore, negli ultimi 15 anni inferiore soltanto a Pantani riguardo a quelli italiani.

Sul primo punto sicuramente ha pesato, magari Evans e Scarponi senza lo sforzo perdevano un po' di meno, ma comunque perdevano.. Nibali senza lo sforzo poteva stare benissimo con Cunego secondo me.. o anche un pochino meglio..

Sul secondo punto concordo in pieno, uno dei ricordi più belli che ho del ciclismo è Simoni al Giro 2001 che lascia la tappa del Pordoi a Perez Cuapio prendendosi la maglia rosa.. e che bello oggi il suo applauso al traguardo.. uno dei migliori davvero :105:

Inviato
Contador e schleck danno 2 minuti a basso e evans... al kilometro :lol:

apparte gli scherzi... credo che il Pistolero sia inarrivabile (se sta bene) ma Andy Schleck non lo vedo molto superiore ad Ivan...

Inviato
Sul primo punto sicuramente ha pesato, magari Evans e Scarponi senza lo sforzo perdevano un po' di meno, ma comunque perdevano.. Nibali senza lo sforzo poteva stare benissimo con Cunego secondo me.. o anche un pochino meglio..

Si anch'io ho avuto l'impressione che a parità di forze non ci sarebbero arrivati comunque. L'unico che sono sicuro sarebbe potuto arrivare con Basso oggi in tutto il panorama mondiale è lo "zompatore" Contador. Però voglio vedere Basso in una salita in cui gli si può scattare in faccia come reagisce.

Inviato
Eh beh... sempre a tre minuti... non ha fatto nulla di straordinario. Chi lo esalta per un 4° allo zoncolan ammette che è una pippa :wink:

Se lo dici te..

Raga chi ha visto il litigio tra Fothen e Grivko ai piedi dello Zoncolan?? :rotfl::rotfl: ...Fothen è un bullo

Che pazzi..

Secondo me nella crono di Plan de Corones porte perde tanto perché si troverà da solo, invece, sia ieri che oggi, aveva sempre Sorensen che faceva il ritmo.

Inviato
Non dirmi niente oggi mi sono addormentato due volte!!! una mentre aspettavo il Duron e una mentre aspettavo lo Zoncolan menomale che mi sono svegliato :106:

Basso è tornato, ma credo che se vuole vincere deve continuare ad attaccare perchè Evans a crono recupererà minuti

un Basso cosi sono sicuro che vola anche a crono.

Inviato
Si anch'io ho avuto l'impressione che a parità di forze non ci sarebbero arrivati comunque. L'unico che sono sicuro sarebbe potuto arrivare con Basso oggi in tutto il panorama mondiale è lo "zompatore" Contador. Però voglio vedere Basso in una salita in cui gli si può scattare in faccia come reagisce.

C'è solo il Tonale, perchè Aprica e Pejo non mi sembrano salite difficili.. e a meno che qualcuno non parta prima si arriva con un gruppo ristretto..

Inviato

Il ritorno di Ivan il Terribile - Basso, l'ascesa, la caduta, la risurrezione

Lo chiamano kaiser lo Zoncolan. Imperatore tra le salite d'Italia e d'Europa, porta dell'Inferno come recita uno striscione diventato ormai consueto all'inizio di quella strada infinita verso il cielo. Kaiser come era soprannominato Jan Ullrich, che se solo avesse voluto ben più di un impero avrebbe instaurato in giro per il mondo. E kaiser avrebbe dovuto essere anche il vincitore di quest'oggi. Magari Gilberto Simoni, col sogno, la voglia di confermarsi dominatore incontrastato di questa salita già conquistata due volte e che gli ha reso comunque l'omaggio che merita un sovrano degno, giunto al tempo della resa. Molto più semplicemente il kaiser avrebbe dovuto esser colui che questo Giro lo vuol vincere sul serio. E forse non poteva essere che lui, chi sovrano del Giro lo era diventato prima che il corso degli eventi prendesse un'altra piega. È tornato Ivan Basso, con quella grinta, quella capacità di lasciarsi tutti dietro come nei giorni belli, distruggendo la resistenza di avversari che i propri distacchi li contavano in minuti.

Non appare neppure un caso che questa vittoria sia venuta quest'oggi, perchè quando i presupposti per la giornata da ricordare ci sono tutti non si può fallire, il trono aspetta per ritrovare il sovrano ferito in battaglia e che pazientemente ha curato le sue ferite. Piegato ma non ucciso dal destino ed ora tornato là, dato che quello che non uccide fortifica. Il sovrano, il Kaiser o semplicemente Ivan il Terribile che torna a prendersi il suo regno lì, nel tripudio di folla straordinario dello Zoncolan, a ricordarci senza che ce ne fosse bisogno quanto la bellezza dellla passione, del sostegno e del tifo genuino del ciclismo non siano secondi a nessuno, proprio come il Basso di quest'oggi, secondo a nessuno. A proposito di passione e di tifo poi non era neppure facile l'ulteriore impresa, che solo i grandi, gli eletti ad imporre la propria legge, sono in grado di realizzare: riportare (o cercar di riportare) l'attenzione su di sè di un intero popolo, riprendendosi le prime pagine dei giornali. Non sappiamo ancora se Ivan quest'oggi è riuscito anche in questo ma se non altro, in un Paese inevitabilmente distratto anche dai tripudi nerazzurri, ha tenuto a ricordare che si sta correndo anche un Giro d'Italia, la festa di popolo per eccellenza e che di fronte ad una squadra di calcio capace di vincer tutto nello stesso anno (sembra tornare il tema del kaiser anche qui), passa quasi mediaticamente in secondo piano (con tanta comprensione per il buon Nibali, che forse ha avuto la colpa di far la sua impresa proprio ieri).

Probabilmente era destino che la disputa si risolvesse tra Basso ed Evans. Tra il vecchio sovrano che risale la strada della gloria e l'aspirante sovrano che il suo regno iridato l'ha già conquistato, a neppure troppa distanza dai confini italici e deciso a conquistare l'Italia intera. Gli otto chilometri o poco meno che restavano al traguardo e soprattutto un'erta assassina e affilata come una lama, al 22%, era solo l'avvio della disputa reale. Tanti pretendenti, poi ancora meno, poi il duello finale finchè non ne resta soltanto uno. Seduto Basso a forzare, in piedi sui pedali Evans a ricordare il biker che era, più serio, lui che col buon umore convive, Scarponi, a chiedersi quanto ancora proseguirà la lotta. Era lotta tra imperatori, di cavalieri piagati dagli scontri ed altri fieri nella loro volontà di non subir l'onta della sconfitta, non lì dove le pendenze della strada creano una cappa ovattata in grado di celar qualsiasi voce, urlo, proveniente da pochi metri. Se la devono giocar loro questa disputa e così Scarponi, quasi in ossequioso rispetto, si defila ai meno sei. E' il momento di Basso ed Evans, di giochi di sguardi, di magliette semi-aperte per contrastar le temperature gradevoli finalmente vissute da questo Giro, di andatura tremendamente efficace e mulinante da seduti opposta a quella ciondolante da scalatore vero. Si è voltato Basso, invitando anche eloquentemente alla battaglia il suo degno rivale, di andar soli un pò più su dove si sarebbe consumato lo scontro decisivo. Una prima stilettata ai cinque chilometri e mezzo, per veder se Evans accusava il colpo. Niente, si va avanti. Si prosegue ai meno 3,8 dall'arrivo. Un istante. Ivan da seduto si alza per una decina di metri, piazza la botta. Evans si siede, china il capo sconfitto. Mancano ancora più di tre chilometri e mezzo ma passa una vita davanti. Immagini che passano davanti a Evans, in cerca disperata di pendenze più dolci dove rianimarsi ma che non gli consegneranno quel trono che svanisce davanti a lui e alla progressione di Basso. Tante immagini che hanno iniziato a passare davanti ad Ivan, a cominciare da quella maglia iridata indosso al suo avversario. La prima maglia che lo fece diventar grande a Valkenburg nel 1998, da Under 23. La maglia di un ragazzo salito in cima al suo mondo, un reuccio che il mondo, quello delle grandi corse a tappe e forse non solo, lo voleva conquistar davvero. Anni di gavetta, un passo per volta, ad imparar dalle sconfitte che fanno pur parte del percorso di chi un giorno vuol diventare leader. Ivan che un kaiser sulla sua strada l'ha trovato, cominciando ad osservarlo fin da quando una maglia bianca testimoniava che risiedeva in lui la meglio gioventù. Quell'Ivan Basso che sognava di opporsi a un padrone americano, che aveva fatto delle strade di Francia la sua terra di conquista e che, nei suoi duelli in grado di fargli conquistare il rispetto del sovrano ancora al suo posto, tanto da raccoglierne quasi l'ideale investitura. Prima che con Armstrong però il destino si doveva provare a scrivere sulla madrepatria, domando lo Stelvio e tutti i molossi che via via si frapponevano. Il Colle di Tenda si piegò, lo Stelvio e il Colle delle Finestre restarono in piedi maestosi e rinviarono i propositi all'anno successivo. Quando Ivan era più sicuro di sè, condottiero con al servizio compagni in grado a loro volta di regnar per conto loro (Sastre per dirne uno), capace di fermare il tempo, anzi di demolirlo quando ci si doveva lottar contro prima che la salita facesse da giudice supremo. Ivan il Terribile che faceva quel che voleva, che i suoi minuti, marchiati quasi alla maniera di Zorro e della sua spada, li distribuiva in doppia cifra, mulinando a più non posso, asfissiando chiunque volesse provare a contrastarlo. L'Italia era conquistata, restava la Francia. E tale restò, quando l'Operacion Puerto intervenì a cambiare il corso degli eventi. Il guerriero ferito, costretto all'esilio forzato, con la reputazione da ricostruire, a testa bassa, con il volto del pentimento da esibire d'ora in avanti invece di corone luccicanti.

A che pro andare avanti con allenamenti-massacro? A far su e giù dal Cuvignone, simulando chissà quali tappe, immaginando di trovarsi in chissà quale vetta? Ad apparir un Rocky Balboa nella silenziosa attesa dei giorni che contano? Il motivo c'era ma prima c'era da ricominciare a testa bassa, il regno doveva aspettare. Il tempo dell'umiltà e della riconquista di gradi e sostegno doveva necessariamente venir prima. Una piccola contea per cominciare (il Giro del Trentino) ma poi nei regni testa alta ma appena sufficiente a far vedere che era lì, che alla lotta di successione si poteva assistere ma non partecipare attivamente, magari col compiacimento di chi da quel momento in poi l'avrebbe voluto sempre lì, guerriero di seconda linea incapace di riprendersi un regno, di quelli a cui far vivere pochi giorni di gloria per tornar in una dimensione opaca, quasi anonima.

Può accettare una condizione simile chi è stato sovrano? Dubitiamo, fortemente dubitiamo e ora neppure traggono in inganno le settimane in disparte, con gli altri già in prima linea a combattere e lui ad affilar le armi, in attesa di usarle al momento opportuno. Ed intanto scudieri sempre più fidi, altri guerrieri da lanciare all'attacco, compreso il futuro erede alla successione a trovarsi lì sulla strada, a ridar fiducia al sovrano che vuol tornare alla caccia del suo regno. L'umiltà di Agnoli e Szmyd, a cui vanno riconoscenza e rispetto; l'esuberanza giovanile di Kiserlovski, da esporre per procurar pericolo ad altre truppe; l'intesa diabolica con Nibali, gettato all'avanguardia col coraggio di chi sa di poter esser pronto a colpire al momento opportuno. A confondere le idee, a far credere che il sovrano neppure questa volta magari tornerà. E che intanto si fa beffe dei suoi avversari, all'alba della nuova battaglia.

Tante immagini, una miriade ne sono passate davanti allo splendido Ivan Basso di oggi, tornato a vincere alla sua maniera, con gli avversari lasciati a minuti, dilaniati dal ritmo infernale della sua pedalata. Uno solo è giunto alla meta, nel tripudio della folla che il suo tributo non lo fa mancare mai, quali che siano stati o che siano gli eventi. Il pomeriggio va verso la conclusione col sole ancora alto, nitido ad illuminare il ghigno rabbioso di Basso, che torna a vincere una tappa dopo quattro anni. Il pugno nell'aria che sostituisce le braccia al cielo, a testimoniar un successo voluto come non mai. Avevamo lasciato un sovrano che alla gloria del regno appena conquistato abbinava la gioia ben più immensa della nascita di un figlio, l'erede magari sognato, che sul traguardo dell'Aprica mostrava orgoglioso la foto del suo Santiago. Ritroviamo l'uomo tornare sovrano. Kaiser Ivan sul Kaiser Zoncolan e la storia che ricomincia da capo. L'Aprica l'attende anche quest'anno e tra pochi giorni sapremo cosa succederà. E pazienza se la dignità di Arroyo e Porte, splendidi protagonisti in questo Giro folle, ancor si frappone al riconoscimento del primato. Quest'oggi Basso è tornato, ha vinto, ha staccato tutti facendo il vuoto. E' tornato Kaiser e Kaiser vuol restare.

(CICLOWEB)

Inviato

Ivan ora vede la maglia rosa - Arroyo ormai è a tiro

A distanza di un anno Ivan Basso torna a vincere una corsa ma quella di oggi ha davvero il sapore dell'impresa perché ha dominato lo Zoncolan dando una dimostrazione di forza assoluta. L'esultanza contenuta sul traguardo, nonostante i grossi distacchi rifilati a tutti e nonostante non vincesse una tappa in linea dal 2006, ci fa capire quanto sia grande la sua voglia di tornare ad altissimi livelli e di poter lottare di nuovo per vincere il Giro d'Italia: dal suo ritorno dopo la squalifica mai avevamo ammirato un Basso così forte e con la vittoria di oggi il corridore della Liquigas diventa forse il favorito principale della corsa rosa.

Da Mestre, questa mattina, non sono partiti Farrar e McEwen: con il ritiro dell'americano è praticamente certo che la maglia rossa della classifica a punti non verrà vinta da un velocista. L'andatura in gruppo è stata ancora una volta molto sostenuta fin dalle prime pedalate ma al km 18 sono andati via in sei: Pineau e Reda (Quick Step), Le Floch (Bbox), Turpin (Ag2r), Sijmens (Cofidis) e Rodriguez (Androni) hanno toccato un vantaggio massimo di 14'20" dopo circa 80 km.

Questo grosso distacco è rimasto a lungo invariato perché nel gruppo maglia rosa nessuno aveva preso in mano la situazione e la Caisse d'Epargne aveva lasciato fare. In prossimità della prima salita di giornata, la Sella Chianzutan, è salita la Liquigas in testa al plotone e sul Gpm, a 69 km dall'arrivo, il ritardo si era già ridotto a 9'16".

Nel tratto in pianura prima del Passo Duron anche qualche goccia di pioggia ha voluto dare fastidio ai corridori. Nei chilometri che precedevano la salita c'era anche il traguardo volante che è stato vinto da Pineau con il gruppo a 7'08": il francese ha così conquistato otto punti per la classifica della maglia rossa.

Sul Passo Duron è stata ancora una volta la Liquigas, prima con Agnoli, poi con Kiserlovski e Szmyd a fare un grande forcing fin dai primi metri: tanti corridori hanno perso contatto qui e il primo nome di grido a staccarsi è stato Bradley Wiggins mentre chi è andato proprio in crisi è stato lo spagnolo Xavier Tondo. In testa alla corsa, nel frattempo, erano rimasti in cinque (staccato Reda) ed al Gpm il vantaggio di questi battistrada sul gruppo maglia rosa, ridotto a circa 25 unità, era di 4'56".

Nel tratto in discesa rientrano in molti e come prevedibile sulla Sella Valcalda non è successo nulla e la Liquigas ha continuato ad imporre un ritmo abbastanza elevato ma regolare: al Gpm i fuggitivi potevano contare ancora su un vantaggio di 3'39"; ovviamente tutta l'attesa in gruppo era per lo Zoncolan ed è anche comprensibile che nessuno si sia voluto muovere prima della salita finale.

Il gruppo dei migliori è arrivato all'inizio dello Zoncolan con poco meno di tre minuti di ritardo. Tra gli uomini meglio messi in classifica generale Kiserlovski è stato il primo ha patire le pendenze proibitive del "Mostro" proprio mentre a tirare era il suo compagno Szymd. Appena il polacco della Liquigas ha terminato il suo lavoro sono entrati in scena i big ed è stato Scarponi a mettersi in testa con grande decisione: alla ruota del marchigiano sono rimasti solo Basso ed Evans con Cunego, Vinokourov e Nibali a 15" e con la maglia rosa Arroyo poco più indietro.

A 6 km dall'arrivo, proprio quando viene ripreso l'ultimo fuggitivo (Turpin), ha allungato ancora Ivan Basso con Evans a ruota e stavolta Michele Scarponi è costretto ad alzare bandiera bianca preferendo salire del suo passo. Un Basso scatenato ci prova ancora ai meno 5,4 ma Evans, sempre sui pedali, ha ben risposto: a cinque chilometri dal traguardo Scarponi accusava circa 25" dalla coppia di testa, Cunego (in rimonta) e Vinokourov erano a 50" mentre Arroyo perdeva circa 1'25".

L'allungo decisivo Ivan Basso lo porta a 3700 metri dall'arrivo e il varesino ha scavato in poche pedalate un gap di una decina di secondi su un Evans apparso nettamente appesantito nella sua azione. Ai meno tre il ritardo dell'australiano era addirittura di 33", quello di Scarponi di 57", Cunego invece era 1'20", Vinokourov a 1'43", Sastre e Nibali a 2' mentre Arroyo era più indietro a 2'33".

L'assolo di Ivan Basso è stato assolutamente irresistibile anche nei tratti in cui pendenza scendeva sotto al 10% e per gli altri non è rimasto che contare i danni sul traguardo: Evans ha perso 1'19", Scarponi 1'31", Cunego 1'58", Vinokourov 2'25", Sastre 2'44", Nibali 3'07" e Arroyo 3'50". Lo spagnolo della Caisse d'Epargne ha tenuto quindi la maglia rosa ma ha visto praticamente dimezzato il suo margine in classifica dal migliore di quelli che alla vigilia erano i favoriti: Basso, infatti, è risalito in testa posizione a 3'33" da Arroyo.

(CICLOWEB)

Inviato

Ivan Basso (Liquigas-Doimo) da Raisport

«Per me è una giornata fantastica, ringrazio la squadra, i miei compagni hanno tirato per 100 km, sono stati splendidi. Lo Zoncolan è una salita terribile, va aggredita, e bisogna restare concentrati fino alla fine. Dopo tanti anni di sofferenza, questo è il giorno più bello da quando sono rientrato».

Michele Scarponi (Androni-Diquigiovanni) da Raisport

«Non sono riuscito a salire col passo di Basso, a un certo punto ho preferito staccarmi e salire col mio ritmo, al meglio delle mie possibilità. Meglio così, visto che la salita era durissima e se andavi fuori giri rischiavi di fermarti lì».

Vincenzo Nibali (Liquigas-Doimo) da Raisport

«Ho sofferto dopo la grande fatica di ieri, ma ho cercato comunque di gestirmi, prendendo come punto di riferimento Sastre. Abbiamo fatto la corsa dall'inizio e questo successo è meritato, siamo tutti contenti per Basso che ha dimostrato di avere una marcia in più».

Gilberto Simoni (Lampre-Farnese) da Raisport

«Oggi me la sono goduta, mi son goduto il pubblico friulano, che mi ha sempre incitato e che ringrazio di cuore. È stata una grande emozione, certo diversa dal vincere, ma comunque grande».

Carlos Sastre (Cervélo) da Raisport

«Sono stanco, come tutti dopo 12 giorni di Giro in cui è successo di tutto. Comunque mi sento meglio, dopo un inizio difficile. Abbiamo davanti tre tappe che possono essere adatte a me, spero di lasciare almeno un segno. I due favoriti principali sono Evans e Basso. Ivan è uno dei più grandi professionisti che conosca, anche se al momento penso che Contador gli sia comunque superiore».

David Arroyo (Caisse d'Epargne) da Raisport

««La Liquigas ha controllato sin dall'inizio, andando molto forte. Temevo questa tappa, lunga e dura, per fortuna l'abbiamo superata. Per il successo finale tutto è ancora aperto, il Giro è lungo, Basso ha dimostrato di essere fortissimo, comunque viviamo giorno per giorno».

(CICLOWEB)

Inviato
C'è solo il Tonale, perchè Aprica e Pejo non mi sembrano salite difficili.. e a meno che qualcuno non parta prima si arriva con un gruppo ristretto..

se a Basso dai l'opportunita' di fare lui l'andatura, e' finita, non ce ne e' per nessuno.

Inviato

Forte Basso o in calo un'po' tutti ? ... 1) sicuramente Basso non e' "finito" o in calo netto ( a differenza di Sastre e Bruseghin :rolleyes: ) 2) pero' dietro non e' che sia arrivato il meglio eh ? Un Evans che sappiamo tendere al "donne sull'orlo di una crisi di nervi" nei grandi giri e che tira il gruppo da solo dall'Olanda , Scarponi e Cunego che insomma non sono l'elite , Vinokurov che e' alla soglia dei 50 anni , Sastre che e' passato in montagna da 83 a79 :ph34r: , Nibali che era in spiaggia a sistemare l'ombrellone ( piuttosto speriamo non abbiano rovinato la stagione a nibali con questo sforzone extra ) e poi dietro tutti i volpini sparsi ..insomma bravo ma ci vuole una riprova

Inviato
Forte Basso o in calo un'po' tutti ? ... 1) sicuramente Basso non e' "finito" o in calo netto ( a differenza di Sastre e Bruseghin :rolleyes: ) 2) pero' dietro non e' che sia arrivato il meglio eh ? Un Evans che sappiamo tendere al "donne sull'orlo di una crisi di nervi" nei grandi giri e che tira il gruppo da solo dall'Olanda , Scarponi e Cunego che insomma non sono l'elite , Vinokurov che e' alla soglia dei 50 anni , Sastre che e' passato in montagna da 83 a79 :ph34r: , Nibali che era in spiaggia a sistemare l'ombrellone ( piuttosto speriamo non abbiano rovinato la stagione a nibali con questo sforzone extra ) e poi dietro tutti i volpini sparsi ..insomma bravo ma ci vuole una riprova

basta vedere che VAM ha ottenuto oggi Basso.

Inviato
C'è solo il Tonale, perchè Aprica e Pejo non mi sembrano salite difficili.. e a meno che qualcuno non parta prima si arriva con un gruppo ristretto..

Beh Pejo è una salita dove si potrebbe scattare, ma non potrebbe far moltissima selezione. Li dopotutto rischia l'abbuono e basta. Scattare sull'Aprica con questo Basso è improponibile (anche perchè si rischia una versione 2006): anche qui l'obiettivo sarebbe rubargli gli abbuoni. Anche se ci sarebbe la discesa del Mortirolo ma io fossi un big punterei a recuperare lo sforzo che Basso proporrà sul Mortirolo stesso. La tappa più indicata è quella del Tonale essenzialmente per 2 motivi:

1) La discesa del Gavia è molto selettiva

2) Il Tonale è una salita in cui si può scattare e magari far la differenza

Inviato
Beh Pejo è una salita dove si potrebbe scattare, ma non potrebbe far moltissima selezione. Li dopotutto rischia l'abbuono e basta. Scattare sull'Aprica con questo Basso è improponibile (anche perchè si rischia una versione 2006): anche qui l'obiettivo sarebbe rubargli gli abbuoni. Anche se ci sarebbe la discesa del Mortirolo ma io fossi un big punterei a recuperare lo sforzo che Basso proporrà sul Mortirolo stesso. La tappa più indicata è quella del Tonale essenzialmente per 2 motivi:

1) La discesa del Gavia è molto selettiva

2) Il Tonale è una salita in cui si può scattare e magari far la differenza

Ma volendo è improponibile scattare sull'Aprica anche contro Arroyo :D Ormai, come il Pordoi, è diventata una salita poco temibile..

Sul discorso Arroyo, dando per scontato che Porte non lotta a podio, e calcolato che Sastre non sta andando molto bene, il podio è ancora fattibile perchè:

-Basso è a 3'33" e lo passa in classifica

-Evans pure lo passa

-Scarponi ha un ritardo di 6'34" che non è semplice da recuperare, calcolando che come detto Pejo e Aprica non sono arrivi tostissimi..

Inviato
Beh Pejo è una salita dove si potrebbe scattare, ma non potrebbe far moltissima selezione. Li dopotutto rischia l'abbuono e basta. Scattare sull'Aprica con questo Basso è improponibile (anche perchè si rischia una versione 2006): anche qui l'obiettivo sarebbe rubargli gli abbuoni. Anche se ci sarebbe la discesa del Mortirolo ma io fossi un big punterei a recuperare lo sforzo che Basso proporrà sul Mortirolo stesso. La tappa più indicata è quella del Tonale essenzialmente per 2 motivi:

1) La discesa del Gavia è molto selettiva

2) Il Tonale è una salita in cui si può scattare e magari far la differenza

innanzitutto Basso nella cronoscalata supererà porte e prenderà 30"-80" ad Arroyo a seconda dei casi.....

per cui nella tappa di pejo farà corsa dura già dalla palade in modo da guadagnare qualcosa quando scatterà alla fine....

poi per me si farà aiutare da Nibali nelle discese (è l'unico modo per non farsi staccare)

poi l'aprica è facile ma farlo due vollte con Trivigno e Mortirolo :shock: si rischi di bissare il 2006...

poi ovviamente nel tappone del gavia e tonale deve farsi aiutare da Nibali(soprattutto nella discesa del Gavia) che a questo punto dovrà fare il gregario...

Inviato
basta vedere che VAM ha ottenuto oggi Basso.

Una salita come lo Zoncolan è poco indicativa per la VAM. Io ho calcolato circa 1760. La VAM da risultati sballati a seconda della pendenza. In una salita con pendenze come lo Zoncolan si viaggia a basse velocità. Ed essendo la resistenza dell'aria all'avanzamento proporzionale rispetto la velocità al cubo è decisamente minore se si viaggia a 18km/h rispetto a 28 km/h. Sarebbe molto più indicativo il calcolo di Watt al chilo.

Inviato
Una salita come lo Zoncolan è poco indicativa per la VAM. Io ho calcolato circa 1760. La VAM da risultati sballati a seconda della pendenza. In una salita con pendenze come lo Zoncolan si viaggia a basse velocità. Ed essendo la resistenza dell'aria all'avanzamento proporzionale rispetto la velocità al cubo è decisamente minore se si viaggia a 18km/h rispetto a 28 km/h. Sarebbe molto più indicativo il calcolo di Watt al chilo.

in effetti la VAM deve essere calcolata su salite al 7-8% di 7-8 km

Inviato
innanzitutto Basso nella cronoscalata supererà porte e prenderà 30"-80" ad Arroyo a seconda dei casi.....

per cui nella tappa di pejo farà corsa dura già dalla palade in modo da guadagnare qualcosa quando scatterà alla fine....

poi per me si farà aiutare da Nibali nelle discese (è l'unico modo per non farsi staccare)

poi l'aprica è facile ma farlo due vollte con Trivigno e Mortirolo :shock: si rischi di bissare il 2006...

poi ovviamente nel tappone del gavia e tonale deve farsi aiutare da Nibali(soprattutto nella discesa del Gavia) che a questo punto dovrà fare il gregario...

Il problema grosso sarebbe che per salvaguardare Nibali non dovrà metterlo in difficoltà. Ma non mettendo in difficoltà Nibali non andranno in difficoltà gli avversari. Boh. E' sempre un circolo virtuoso. Che Basso sia il grandissimo favorito ad oggi è certo. Però si può sovvertire il tutto.

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