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Inviato

Harold Knebel nuovo manager della Rabobank

All'ufficializzazione manca solo il voto del consiglio di amministrazione della Rabobank, ma sembra ormai tutto fatto: Harold Knebel, attuale manager del settore bancario di Rabobank, assumerà presto la carica di general manager della formazione olandese. Knebel, al suo primo impegno in campo ciclistico, prenderà il posto di Theo De Rooij, dimessosi all'indomani del caso Rasmussen.

Tuttobiciweb.it

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Inviato
La rabbia di Bettini

"Regole da rifare"

Lo sfogo del campione del Mondo: "Il ciclismo non morirà perché la gente lo ama troppo, ma come può pensare il ProTour di non considerare corse che hanno scritto la storia?"

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Paolo Bettini, 33 anni, campione del Mondo a Stoccarda. Ap

SESTO FIORENTINO, 26 novembre 2007 - Un convento del Settecento. Fra querce e ulivi. Prima la Messa, poi i premi, infine il pranzo. Una tavolata con 257 coperti. Tutti insieme a mangiare e bere, ridere e scherzare, ricordare e fantasticare, progettare e sentenziare. Antichi testimoni come Martini, Corrieri, Maggini e Soldani, accanto a leggendari cavalieri come Simoni e moderni protagonisti come Visconti. E in mezzo, tra moglie e figlia, lui: Paolo Bettini. Riuscite a immaginare un qualunque altro due volte campione del mondo, nonché campione olimpico, così a portata di mano e forchetta, penna e macchina fotografica?

LA PROMESSA - Bettini è salito al Convento di Santa Lucia alla Castellina, un balcone sopra Firenze abitato da tre padri carmelitani più otto laici, e animato dagli Amici della Castellina a forza di parole e idee, ma anche di vin santo e quaresimali, per pagare un debito: "In visita al Carmine di Firenze — racconta — avevo detto che ci saremmo rivisti con la maglia di campione del mondo. La maglia è arrivata, e sono arrivato anch’io". Sarà l’aria della domenica, sarà il calore degli altri 256 commensali, sarà il periodo di vacanza, ma Bettini ha molto più dello spirituale che dello sportivo, più del papale che dell’agonistico: "Non a caso questo è stato eletto il centro spirituale del ciclismo italiano".

LA FUGA - Dai e dai, alla fine si parla di ciclismo. E qui Bettini sembra aver esaurito i padre nostro e gli ave maria: "Oggi è un tutti contro tutti. Federali contro organizzatori, e poi squadre, corridori, medici e tecnici. E avanti così finché si salvi chi può. Ma il ciclismo non è morto, non muore, non morirà. È troppo dentro la gente: nel cuore, nelle gambe, negli occhi. Però c’è chi va in fuga: gli sponsor. E allora tutto è destinato a ridursi. Se per convincere un’industria a investire nel ciclismo ci voleva un mese, adesso sono indispensabili dieci anni. Anche i rapporti umani si logorano. Serge Parsani, il direttore sportivo che mi ha sempre guidato alla Quick Step, ha saputo di non essere confermato non dalla società ma dagli altri direttori sportivi. Non a maggio, quando il mercato è ancora aperto, ma dopo il Lombardia, a formazioni già fatte. Nessuno ha osato affrontare la situazione direttamente. Insomma: non capisco, e non mi ci ritrovo".

LA STORIA - Bettini sostiene che "bisogna mettersi a un tavolo e riscrivere le regole. Il ProTour, per esempio. L’iniziativa era ragionevole, ma la realtà l’ha sconvolta. Ma si può pensare a un circuito di corse senza quelle — Giro e Tour, Sanremo e Roubaix... — che ne hanno scritto la storia e che calamitano la gente? Come se nel calcio, all’improvviso, si dicesse che la Champions League non esiste più e invece c’è la Coppa del Vattelapesca, solo perché lì, forse, c’è qualche euro in più. Prima si andava a correre in Australia perché il viaggio era pagato e certe squadre europee venivano ingaggiate. Adesso ci devi correre, e per correre devi prevedere una spesa di 30-40 mila euro".

BETTINIADI - Poi si fa travolgere dall’ottimismo della volontà: così si gusta le Bettiniadi (domenica a La California), promuove Visconti (gratificato dal premio "Coraggio e avanti": "E’ sulla strada giusta"), sfiora un grande giro (a occhio: più Giro che Tour), parla del 2008 (Olimpiade e Mondiale). E a chi dice che per riconquistare le due maglie ci vorrebbe un miracolo, lui ammette: "Sono qui per questo".

Gazzetta.it

davide__ mettiamoci d'accordo prima... questa io l'ho postata di là... :mrgreen:

Inviato
INTERVISTA A PAOLO SAVOLDELLI, NUOVO CAPITANO LPR

Rottofreno (PC)

23 nov 2007

Intervistiamo il "Falco Bergamasco", Paolo Savoldelli.

Paolo, lei torna a gareggiare per un Team italiano

Dopo 5 anni di militanza in squadre straniere torno in Italia con tanto entusiasmo anche per avere come compagno di squadra un corridore di primo piano come Danilo Di Luca. Un motivo in più che mi ha indotto ad accettare l'offerta di Bordonali dal quale ho avuto anche delle garanzie per partecipare a certe gare.

Ci sono dei motivi che l'hanno portata ad abbandonare l'Astana con la quale era sul punto di firmare il contratto?

Sì, quando si è prospettato l'arrivo di Johan Bruyneel alla direzione dell'Astana io ho deciso di andarmene per motivi economici in quanto non mi venivano riconosciuti i premi conquistati al Tour. Infatti, secondo Bruyneel, questi sarebbero stati bloccati per i noti motivi che hanno coinvolto la squadra, ma non il sottoscritto. Da ciò è scaturita una certa incompatibilità ed ho preferito andarmene.

Lei è stato sottoposto a dei controlli a sorpresa?

Nel corso di quest'ultima stagione sono stato controllato 5 volte. Faccio presente che una volta gli ispettori non mi hanno trovato all'indirizzo che avevo regolarmente spedito all'UCI, compreso il mio numero di cellulare. Bene, nonostante la mia precisione, una volta, non sono stato trovato in casa. Gli ispettori hanno atteso per un'ora, come da regolamento e, quando stavano per scadere i 60 minuti, io sono arrivato a casa. Non credete che ciò sia una lesione del proprio diritto alla libertà. Io quel giorno mi trovavo nel mio paese di residenza a poche centinaia di metri da casa mia. Sarebbe bastato uno squillo di cellulare ed io sarei arrivato nel giro di ¾ minuti. Fatta presente la situazione all'Ispettore UCI, mi sono sentito rispondere che lui non era autorizzato a telefonarmi. Lascio a voi ogni commento! Però, se per disavventura quel giorno io mi fossi intrattenuto di più al bar con gli amici, sarei stato denunciato come uno che si nega ai controlli sanitari. Ma vogliamo scherzare?!?

Quali saranno i suoi principali obiettivi nella prossima stagione? Le corse in linea?

Ma per le corse in linea andrei piuttosto cauto perché, quasi sempre arrivano a contendersi la vittoria in 3 o 4 e io, sebbene in volata non sono proprio fermo, sarei sicuramente battuto, per questo non penso decisamente alle classiche in linea. Penso però alle Olimpiadi e al Mondiale a cronometro. Sono tra i più forti specialisti italiani nella specialità e, con una preparazione mirata, potrei anche fare il grosso risultato.

Savoldelli, la stessa domanda fatta al co-capitano Di Luca, se potesse scegliere il 21° corridore, chi proporrebbe?

La risposta datavi da Di Luca mi convince appieno. Conosco Mazzoleni anche perché è stato mio compagno di squadra all'Astana e lo conosco ed apprezzo come corridore molto valido e di talento oltre che una persona di parola, seria ed affidabile sotto tutti gli aspetti. Averlo come compagno di squadra sarebbe, oltre che un piacere, una sicura garanzia per tutto il Team.

Troppi problemi hanno coinvolto il ciclismo negli ultimi tempi. Ha una terapia per guarirlo?

Non sono un mago e nemmeno un taumaturgo. Posso però dire la mia in proposito. Penso dunque che sarebbe opportuno azzerare tutto e, ripartire dal 1° gennaio 2008 all'insegna della tolleranza zero! Bisogna dare un'immagine positiva del ciclismo, bisogna dimostrarci uniti e incitare maggiormente le nostre Associazioni a difenderci.

Ciclonet.it

nn sono così sicuro che il capitano sia savoldelli....

Inviato

Lettera aperta di Giampaolo Caruso: chiedo giustizia

Mi chiamo Giampaolo Caruso, sono un ciclista professionista di 27 anni nativo e residente a Siracusa, sono stato medaglia d'argento ai mondiali Under 23 di Lisbona nel 2000 e sono passato al professionismo nella squadra spagnola della Once, poi diventata Liberty Seguros, nel 2006 sono giunto undicesimo nella classifica finale del Giro d'Italia e ora corro in Italia nella Lampre. O almeno dovrei correre...

Caro direttore, a tutti gli sportivi, a qualsiasi persona che mi possa aiutare...,

Vi scrivo questa lettera a cuore aperto perche ormai penso di essere arrivato alla follia totale, mi sento vittima dei poteri forti e nel braccio di ferro tra Coni, Federazione, Uci.

Non percepisco stipendio da 6 mesi, non gareggio da cinque mesi, da quando è scoppiato il caso Fuentes ho corso saltuariamente (per la verità mi hanno fatto cadere nel limbo già dal giugno 2006 a febbraio 2007, in tutto praticamente ho già "scontato" 14 mesi di inattività) e forse perché sono uno "non famoso" non posso avere voce in capitolo e sono stato lasciato nel limbo. Mi trovo in una situazione pazzesca e assurda: qui di seguito riepilogo i vari passaggi:

Giugno 2006 scoppia il caso FUENTES: vengo incluso in una prima lista di proscrizione perché faccio parte della squadra di Manolo Saiz e sono sospeso dalle competizioni per 3-4 mesi. Unico indizio a mio carico è un programma di allenamento di Saiz e un foglio-calendario di corse della mia squadra in cui anch'io ovviamente sono convocato in diverse competizioni, rinvenuti nello studio del medico Fuentes.

Incontro gli avvocati dell'Uci, spiego loro la mia situazione e mi rassicurano dicendomi di non preoccuparmi, che ho il diritto di correre in qualsiasi team, che non debbo ritenermi coinvolto nell’Operazione Puerto. Ma alle parole non seguono i fatti: non riesco a correre.

A luglio 2006 la situazione è questa: nessun organismo sportivo mi chiama perché io dia spiegazione alcuna delle circostanze, e quando la Federazione Ciclistica Spagnola emette un documento a mio favore, nel quale si dichiara che nei miei confronti non c'è alcuna inibizione a partecipare a gare ciclistiche, la Federazione Ciclistica Internazionale mi blocca senza indugio stavolta inserendomi nelle "liste di proscrizione" dell'Operacion Puerto: sono anch'io un appestato del ciclismo.

Così per avere un briciolo di voce in capitolo (da non-famoso quale sono) scrivo a tutti gli sportivi una prima lettera pubblicata da alcuni giornali e siti internet tra i quali tuttobiciweb.it: voglio che chiunque sappia che non ho niente da nascondere, che non ho mai messo piede nello studio medico del dott. Fuentes, che non ho alcuna intercettazione video a mio carico presso i suoi studi a Madrid, che non ho telefonate né sms con quel medico e soprattutto che non esistono mie sacche di sangue in giro per il mondo, né in Spagna, né altrove.

Scrivo perché voglio giustizia, perché voglio mi sia reso il mio lavoro e soprattutto la mia dignità di Uomo: io da Fuentes NON ci sono mai andato e non per un caso fortuito della mia carriera... no.

Non ci sono andato per scelta anche se - la cosa è oggi di dominio pubblico anche se allora direttamente non ne ero affatto al corrente - lui era il medico di riferimento della mia squadra: a me non sono mai piaciute le chiacchiere che già allora si facevano su quel medico. A quel punto ancora non so se siano solamente chiacchiere o ci sia del vero, ma io non voglio aver nulla a che fare con lui, non giudico chi lo sceglie come proprio consulente, ma io preferisco andare diritto per la mia strada, quella del mio ciclismo.

A settembre 2006 incontro Saronni, team manager della Lampre: capisce la situazione, legge i documenti, lo rassicuro mettendo a disposizione volontariamente il mio Dna per qualsiasi confronto non avendo in prima persona nessun dubbio (sono stato io il primo atleta al mondo a dare il consenso): mi assumono così nella squadra italiana.

Anche lui ha letto, dopo che ho l'ho recuperata dai fascicoli imputati a Basso, un'intercettazione tra Fuentes e Labarta, il quale commentando l'arrivo della tappa del Giro Italia di Passo Lanciano, chiede chi fosse Caruso quarto classificato, perché non lo conosceva: questo conferma che Fuentes non sapeva neppure della mia esistenza, pur appartenendo alla Liberty Seguros.

Gennaio 2007: inizio la stagione con la Lampre, mi preparo per il Giro d'Italia, ma 10 giorni prima della manifestazione (quando scoppia il caso Basso, ndr), Saronni mi informa che, per evitare problemi di etica non chiara, mi vieta la partecipazione al Giro d'Italia. Sconfortato e deluso non capisco, ma ho una gran voglia di fare chiarezza.

A questo punto decido di affrontare di petto la situazione e scrivo a Torri, chiedendo udienza per chiarire. Torri riceve la mia lettera, accoglie la mia richiesta e convoca un incontro informale in data 11 di giugno. Ricordatevi bene questa data...

A Torri spiego la mia situazione, lui si meraviglia di come - in base ad elementi inesistenti - la mia squadra sia stata obbligata a lasciarmi a casa dal Giro d'Italia.

Mi rassicura, presente il mio avvocato, dicendomi che lui le mie carte le ha già analizzate a suo tempo, al momento del deferimento per Basso e Scarponi visto che anch'io ero un atleta italiano coinvolto nella stessa Operacion Puerto, ma che le ha ritenute prive di elementi accusatori degni della minima rilevanza e aveva di proposito evitato una mia inutile convocazione. E decide addirittura di aiutarmi (queste le sue parole!) promettendomi di scrivere lui stesso una lettera chiarificatoria definitiva alla mia societa, all'Uci e agli organizzatori del Tour, cosi che io possa riprendere la mia attività in primis proprio dal Tour in modo attivo e sereno, senza equivoci.

Torno a casa motivato, prendo la bici e la cavalco per 7 ore con rabbia e senso di liberazione, pensando che finalmente posso guardare ad un futuro sereno.

Dopo pochi giorni già sono costretto ad inoltrare una serie di solleciti presso Torri e alla sua segretaria per avere il documento chiarificatorio della mia situazione.

Le risposte sono sempre le stesse.... "domani arriverà.. stiamo lavorando in un periodo intenso per la procura... faremo il possibile per risolvere tempestivamente la sua situazione..."!

Passano cosi i giorni e le settimane e si arriva sino a 7 giorni prima della partenza del Tour. Stremato e deluso dell'attesa, il LUNEDI precedente la partenza della Grande Boucle chiamo ancora la segretaria di Torri pregandola di inviarmi immediatamente il documento, in quanto il MARTEDI ci sarebbero state le visite mediche del Tour e quindi la mia partenza. La segretaria per l'ennesima volta mi promette che sicuramente nel pomeriggio mi sarebbe stato recapitato il documento. Riattaco il telefono ed ansioso inizia la mia attesa.

ORE 13 ricevo la telefonata dal mio procuratore Johnny Carera il quale di informa di avere ricevuto a sua volta notizia dall’avvocato Cecconi che il signor Torri mi ha deferito chiedendo due anni di squalifica! Al momento penso ad uno scherzo, poi inevitabilmente crollo dalla sedia perche penso sia IMPOSSIBILE, scoppio in lacrime con la voglia di buttarmi nel vuoto dal balcone, per un atto di tradimento e ingiustizia da parte di Torri, al quale ho scritto personalmente, a lui mi sono sempre affidato e in lui ho creduto. Mi trattengono solo la mia Fede religiosa e il rispetto per il mio corpo, la mia dignità, i miei familiari sempre presenti al mio fianco.

Gli elementi di accusa? Gli stessi che di fronte a me, a quattr'occhi, aveva giudicato "privi di una seppur minima rilevanza accusatoria". La sua spiegazione di fronte a questa presa di posizione? "Ho cambiato idea...".

Io sono disperato e adirato: nelle regole dello sport c'è sì di staccare o battere il proprio avversario. Ma lo si fa lealmente, non a gamba tesa: sembra invece che queste regole nel mondo civile non valgano più. Per fortuna ho tutta la mia famiglia,la mia ragazza, alcune amicizie profonde, il mio procuratore sempre molto vicini e solo con loro sono riuscito a superare questo ennesimo brutto momento, aspettando a questo punto la convocazione della Disciplinare.

Il 20 SETTEMBRE arriva la convocazione... e si fa attendere molto!

Dal 3 di luglio, data del Deferimento di Torri, al 20 settembre passano 77 giorni!

Ma tant'è, mi presento di nuovo con l'avvocato Cecconi, rispiegando la situazione e addirittura - per evitare problematiche - presento una memoria chiarificatoria di uno specialista ematologo (il dott. Ingrillì, primario dell'ospedale Forlanini di Milano) che dimostra che negli ultimi 5 anni (analisi mediche alla mano) non ho mai avuto nessuno scompenso ormonale che dimostri assunzione di alcuna sostanza vietata.

In particolare il mio valore di ematocrito più alto nel quinquennio si fa registrare a dicembre 2005, con un punteggio pari a 45,3 a riposo, mentre in periodo agonistico non supero mai il valore dei 43,7 punti percentuali.

Si riservano di decidere e attendo con fiducia un loro pronunciamento.

Non è normale che non mi diano il loro pronunciamento subito, come SEMPRE fanno con tutti, ma mi dico: "dovranno analizzare meglio la perizia che gli ho portato", e allora accetto che mi rimandino la decisione di qualche giorno. Qualche giorno...

Ora la cosa piu drammatica è che nel frattempo il regolamento di giurisdizione antidoping Coni-Fci subisce più di un cambiamento, coloro che debbono amministrare la materia, a mia richiesta di tempestivo pronunciamento, rispondono o più volte che non sanno che pesci prendere ma il fatto è che dopo 140 giorni dalla richiesta di deferimento (chiedo troppo di essere giudicato in tempi normali?...) sto ancora aspettando il giudizio: non essendoci nessuna causa fondata, penso che nessuno abbia realmente il coraggio di assolvermi, visto il terrorismo che si è creato in Italia sulla questione sul doping, per cui c'è una grande paura di esprimere una assoluzione per un atleta per la possibile lotta di poteri forti tra Coni, Federazione e Giudice di Ultima Istanza o qualche altro membro istituito ultimamente.

Come ultima spiaggia mi affido a voi, con una briciola di speranza per poter vivere dignitosamente, per fare chiarezza di cosa succede veramente in quei Grandi Palazzi.

Io non ho piu una lacrima da versare, il mio lavoro è il ciclismo e sono 6 mesi che non percepisco stipendio dalla mia squadra: in avvocati ho già speso abbastanza e, come capite, poc'altro mi resta. Cosa fare ancora? Affranto e inc...to nero mi sforzo ogni giorno facendo una fatica sovrumana a non voler perdere la fiducia nella Giustizia e soprattutto nella VITA.

Spero che un giorno un Magistrato leggendo questa lettera possa indagare a capire che gli atleti non sono merce di scambio per coloro che dirigono Palazzi con lotte politiche.

GiamPaolo Caruso

Tuttobiciweb.it

Inviato

Caso Caruso, la Disciplinare giudicherà il 6 dicembre

La Commissione Disciplinare della Federciclismo, in base all'esito delle udienze già tenutesi ed all'esito della Camera di Consiglio, ha emesso due ordinanze, con le quali ha fissato la data della seduta disciplinare, nell'ambito della quale saranno trattati i provvedimenti di deferimento decretati, dall'Ufficio di Procura Antidoping

del C.O.N.I., nei confronti dell'atleta Giampaolo Caruso e del Sig. Alessandro Kalc, entrambi derivanti dal procedimento disciplinare 149-06 - "Operacion Puerto".

La seduta avrà luogo giovedì 6 dicembre 2007 (ore 15.00), presso gli Ufficio Federali dello Stadipo Olimpico in Roma.

Tuttobiciweb.it

Inviato

Santuccione davanti al Gui il 19 dicembre

È stata fissata per il 19 dicembre alle 10.15 l'udienza di Carlo Santuccione davanti al GUI (il giudice di ultima istanza) in materia di doping del Coni, presieduto da Francesco Plotino. Per Santuccione, attualmente non tesserato e uomo chiave dell'inchiesta sul doping denominata Oil for drug, la procura antidoping del Coni ha richiesto l'inibizione a vita "per il riconoscimento della responsabilità in ordine alla violazione dell'articolo 2.8 relativa alla somministrazione di sostanze vietate o metodi proibiti ad un atleta o altrimenti fornire assistenza, incoraggiamento e aiuto, istigare dissimulare o assicurare complicità in altra forma in riferimento a una violazione o tentata violazione del regolamento antidoping".

Tuttobiciweb.it

Inviato

Sabato a Milano la grande festa della A&J Sport Image

Si svolgerà sabato 1° dicembre alla discoteca Pulp di Milano, il party annuale della Agenzia Sport & Management A&J Sport as Image dei fratelli Johmmy e Alex Carera, organizzata per festeggiare i numerosi successi ottenuti nel 2007 dai corridori e dagli sportivi che fanno parte dell’agenzia. All’evento, come di consueto, saranno presenti i più grandi campioni del ciclismo, tanti altri atleti di spicco di atletica, sport invernali e nuoto oltre a molti amici, sponsor e appassionati di sport.

Tuttobiciweb.it

Inviato

Astana, presentato il nuovo programma di lotta al doping

Il nuovo management della Astana, guidato da Johan Bruyneel, ha presentato oggi il nuovo programma antidoping della squadra, lo stesso che lo specialista danese Rasmus Damsgaard ha stilato per la CSC. L'accordo trovato fra Bruyneel e lo specialista danese prevede che tutti i corridori - tra i quali il vincitore dell'ultimo Tour Alberto Contador - si sottomettano al programma stesso. E Bruyneel ha proposto come slogan l'intransigenza più totale: «La tolleranza zero è il dato da cui partire. Se noi continuassimo a giustificare gli errori come accaduto fino ad ora, otteremmo solo di far fuggire altri sponsor dal nostro sport.»

Bruyneel ha spiegato che il profeessor Damsgaard avrà «carta bianca» e che il costro dell'operazione sarà di 300.000 euro: «Ma questa è la sola possibilità che abbiamo di dimostrare che corriamo in modo pulito e che il ciclismo pulito esiste».

Il programma, che prevede anche una parte educativa attraverso incontri individuali con i corridori, si baserà su circa 800 analisi di campione di sangue e di urina nel corso della stagione, analisi che saranno effettuate da un laboratorio riconosciuto dalla Wada, ricercando in particolare EPO, ormone della crescita e trasfusione omologa.

Damsgaard, da parte sua, ha ribadito che i controlli saranno molto severi e assicura che le sanzioni saranno severissime in caso di mancato in caso mancato rispeetto ai regolamenti.

«Puniremo chi sbaglia. E se avremo dei dubbi su qualche paraameetro, fermereemo noi stessi il corridore in questione, fermandolo per cinque giorni».

Bruyneel spiega poi: «Tutti i corridori che hanno firmato un contratto con noi, hanno accettato questa soluzione. Non vedo come avreemmo potuto fare di più».

Ultimo punto, tutti i corridori della Astana si impegnano, qualora fosse loro richiesto, a fornire il loro DNA.

Tuttobiciweb.it

Inviato

Schumacher: ecco i miei valori. Non c'è doping...

Stefan Schumacher ha reso pubblici i risultati dei suoi esami del sangue effettuati prima dei Campionati Mondiali nel corso di una conferenza stampa alla quale si è presentato con il suo avvocato.

«Non è certo facile trovarmi qui a giustificare qualcosa che non ho fatto, sono innocente ma mi trovo accusato e devo proclamare al mondo che non ho fatto nulla».

Schumacher ha subìto un controllo a sorpresa pochi giorni prima del mondiale e i suoi valori ematici avevano fatto discutere: il tedesco e i suoi sanitari avevano attribuito il fatto ad un attacco di dissenteria. L'esame del sangue aveva evidenziato un tasso di ematocrito di 50,5 per cento, ma l'UCI e la federazione tedesca gli avevano consentito di correre il mondiale (dove era giunto terzo). E un controllo sulle urine effettuato dieci giorni dopo il mondiale aveva daato esito negativo.

L'avvocato di Schumacher, Michael Lehner, spiega: «Non ci sarebbe stato motivo di sospendere Stefan, poiché il suo valore di emoglobina era 16,9 per cento mentre deve essere superiore al 17 per comportare una sospensione. Io credo che l'agenzia tedesca antidoping abbia creato un caso inesistente e violato la privacy del mio cliente».

Per dar forza alla teoria della dissenteria, Schumacher ha presentato degli studi realizzati dall'Università di Colonia che hanno confermato come quella potrebbe essere una causa dei valori ematici.

Tuttobiciweb.it

Inviato

Russia e Cina tentano l'Uci

Pat McQuaid, presidente dell'Uci, ha confermato le voci riguardanti il possibile sbarco del ProTour in Russia e in Cina.

«Il presidente Putin mi ha sottoposto un piano per la realizzazione di un Giro di Russia e confermo che in programma ci sono incontri anche con i dirigenti cinesi» ha spiegato il numero uno della federazione internazionale.

Il Giro di Russia - che dovrebbe svolgersi attorno alla città di Sochi, sul Mar Nero - si annuncia particolarmentre ricco: Putin ha manifestato l'intenzione di dotarlo di un montepremi pari a quello del Tour de France. Nelle intenzioni dell'Uci, potrebbe diventare la prova di chiusura del calendario ProTour, in attesa di scoprire qquale sarà il progetto per il Giro della Cina.

Tra le tante, un'osservazione: che senso avrebbe piazzare una corsa a tappe a fine stagione (stagione che, lo ricordiamo, per il ProTour si apre a gennaio in Australia con il Tour Down Under, ndr), quando già oggi le squadre più importanti non sono in grado di assicurare una adeguata partecipazione a gare storiche come Parigi-Tours e Giro di Lombardia? Attendiamo risposte da Aigle...

Tuttobiciweb.it

Inviato

Stipendi Astana, già 25 le denunce presentate all'Uci

Sarebbero già 25, secondo quanto pubblicato stamattina dal quotidiano spagnolo Diario Vasco, le denunce presentate all'Uci dai corridori della Astana, che dal mese di agosto non percepiscono lo stipendio. Dopo la denuncia del belga Abakoumov, anche altri corridori sono usciti allo scoperto. «Marc Biver - ha spiegato ieri l'olandese Koen De Kort - ci ha assicurato che i pagamenti saranno effettuati in tempi brevi».

I problemi economici della gestione 2007 potrebbero riversarsi anche sulla gestione 2008. Anche perché il team di Johan Bruyneel al momento ha trentun corridori sotto contratto: anche per i regolamenti dell'Uci sono decisamente troppi...

Nuovi acquisti:

Janez Brajkovic, Alberto Contador, Vladimir Gusev, Levi Leipheimer, Benjamin Noval, Sergio Paulinho, Jose Luis Rubiera, Thomas Vaitkus e Chris Horner.

Corridori che hanno un contratto per il 2008:

Igor Abakoumov, Assan Bazayev, Antonio Colom , Thomas Frei, Maxim Gourov, Rene Haselbacher, Maxim Iglinsky, Sergei Ivanov, Benoît Joachim, Aaron Kemps, Andreas Klöden, Alexey Kolessov, Koen de Kort, Julien Mazet, Andrey Mizourov, Steve Morabito, Dmitriy Muravyev, Daniele Navarro, Grégory Rast, Michael Schär, Yevgeny Sladkov e Sergey Yakovlev

Tuttobiciweb.it

Inviato

JUN - Da Ponte a Ema grido d’allarme: «Categoria che preoccupa»

Ponte a Ema (Fi) - martedì 27 novembre 2007 - Un grido di allarme dai direttori sportivi che operano tra gli juniores, una categoria della quale spesso si è discusso. Dall’incontro-dibattito di Ponte a Ema, indetto dalla locale Società Sportiva Aquila in occasione dei suoi 80 anni nel ciclismo con la collaborazione del Centri Studi della Federazione Ciclistica Italiana, è emersa la protesta di quelle società che di fronte agli “squadroni” presenti in quella categoria sono costretti a “subire” costantemente le sconfitte e per loro non è certo facile trovare il modo di avere personali soddisfazioni.

Senza criminalizzare gli sponsor, ci mancherebbe visto il ruolo importante che rivestono, la soluzione ritenuta più opportuna sarebbe quella di una divisione equilibrata ed equa del patrimonio atletico, in una parola sola, non tutti i più forti concentrati in due o tre squadre.

Erano presenti al dibattito fiorentino di Ponte a Ema, il Direttore del Centro Studi della Fci, maestro dello sport Dario Broccardo ed uno dei suoi collaboratori, Aldo Smolizza, il coordinatore della struttura tecnica regionale Alessandro Dolfi, il presidente del Comitato Provinciale di Firenze, Paolo Marcucci. Broccardo ha illustrato con opportune tabelle la situazione della categoria juniores in Toscana relativa agli ultimi 8 anni, in termini di gare organizzate e atleti tesserati, confrontandola alla situazione che si registra in altre regioni.

Diversi gli interventi quando si è aperta la discussione, che hanno riguardato l’esiguo numero di controlli antidoping effettuati nella categoria, la troppa differenza tecnica tra le squadre, da qui la proposta di smistare gli atleti più forti tra le varie formazioni, e poi l’eccessiva importanza che si da alla categoria, che taluni considerano di eccellenza.

Un quadro che preoccupa in prospettiva futura, perché in Toscana gli atleti della categoria sono diminuiti negli ultimi anni, le società che svolgono attività appena una dozzina e le gare rispetto a una decina di anni fa, sono dimezzate.

Come dire occorre fare qualcosa e nei prossimi mesi in base agli incontri e alla ricerca che il Centro Studi della Federciclismo ha effettuato in alcune regioni, si avrà un quadro generale della situazione ed il Consiglio Federale potrà eventualmente intervenire su quanto emerso con opportuni correttivi.

Ciclonews.it

Inviato

Cortinovis tiene i piedi per terra

Il trentenne bergamasco lascia il gruppo dopo 8 anni di professionismo: "La decisione l'ho presa contro la mia volontà. L'unica proposta di lavoro me l'ha fatta mio suocero. Ora mi alleno di corsa: se riuscirò a fare la maratona di New York mi sentirò un eroe della resistenza"

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Alessandro Cortinovis, 30 anni, professionista dal 1999. Reuters

MILANO, 27 novembre 2007 - Bici al chiodo: si fa per dire. Bici in garage. Alessandro Cortinovis non ci salirà più su, almeno non per guadagnarsi da vivere. Basta, stop, fine delle trasmissioni. E a questo punto della vita spera addirittura che nessuno lo cerchi più.

- Alessandro, perché?

"Sono fatto così: quando prendo una decisione, non voglio più tornarci su. E la decisione l’ho presa contro la mia volontà: se fosse stato per me, sarei andato avanti qualche altro anno. Invece l’unica proposta mi è arrivata da mio suocero: ha una piccola ditta di impianti elettrici, dove mia moglie Cinzia già si occupa della contabilità. Vieni a lavorare con noi?, mi ha chiesto. Gli ho risposto di sì, anzi, sì grazie".

- Eppure ha corso il 2007 in lungo e in largo.

"Cominciato in Qatar, poi Tirreno-Adriatico, Parigi-Roubaix, Fiandre e Gand-Wevelgem, Giro d’Italia, Tour de France e Eneco Tour. Il meglio forse al Giro, perché eravamo tutti concentrati per lavorare per Petacchi. Meno bene al Tour, perché senza Alessandro ci sentivamo disorientati".

- Il suo lavoro l’ha sempre fatto, e bene.

"Il mio lavoro non è — ormai dovrei dire: non era — vincere. Sono, ero, un gregario. Il mio compito: prendere le fughe e, in caso di altre energie, tirare anche nel finale. Come a Pinerolo, quando sono rimasto in testa fino a due chilometri dall’arrivo".

- E allora?

"Quando si trattava di tirare, ero portato a esempio. Poi, però, quando si è trattato di firmare, non ho più visto nessuno. Certo, la situazione della Milram è cambiata, tutto è passato dalle mani italiane a quelle tedesche. Un giorno ho chiamato il nostro team manager Stanga e gli ho ricordato che non avevo ancora firmato. Mi ha risposto che, se avesse potuto, avrebbe provato a parlarne. Troppo vago per regalarmi qualche speranza".

- Deluso?

"Non voglio fare polemiche. E’ andata così. Si vede che era destino. E non è detto che tutto il male venga per nuocere. Sono professionista dal 2000, e già tre anni fa, dopo la fusione fra Lampre e Saeco, mi sono trovato in difficoltà. Così sono andato alla Domina Vacanze, al minimo dello stipendio. Ma in quel momento potevo ancora scommettere sulla mia carriera, e rischiare. E mi è andata bene, perché poi ho fatto due anni alla Milram".

- Possibile che nessuno l’abbia cercata?

"L’unico contatto è stato con Stefano Zanatta, della Liquigas. Alla prima telefonata mi ha detto che avevano bisogno di gente esperta, di uomini-squadra. Alla seconda telefonata mi ha spiegato che il budget era ridotto, e che la società preferiva puntare su un giovane che non su un trentenne".

- Altre squadre?

"Un conto è la voglia di lottare per conquistare una grande corsa per un grande capitano, un conto è lottare in una corsa da... campanile sperando di avere lo stipendio a fine mese. Ho sempre corso per prendere soldi, non per portarli. A quanto si sente dire, c’è gente che passa professionista perché garantisce uno sponsor che copre le spese. O magari qualche figlio di un papà industriale che gli garantisce il posto in squadra. Che non trovo neanche così sbagliato. In fondo, gli dà la possibilità di provarci".

- Lei ha un procuratore?

"Ho sempre fatto da solo. Se avessi avuto un ingaggio da 300mila euro l’anno, un procuratore sarebbe stato utile se non indispensabile. Ma nel mio caso, sarebbero stati solo soldi regalati. E poi la gente che conta, sa che cosa vali. Senza bisogno che un procuratore dica quanto sei bravo".

- Otto anni di professionismo. Il momento più bello?

"Vivo di episodi, non di vittorie. Così la gioia di arrivare agli Champs Elysée al mio primo Tour de France. E la soddisfazione di entrare nel velodromo di Roubaix al mio primo "Inferno del Nord". E poi le vittorie di Petacchi e degli altri capitani".

- Il momento più vicino alla vittoria?

"Un secondo posto alla Corsa della Pace, anche un terzo. Ma nel ciclismo conta solo vincere. Il vincitore è ricordato, gli altri — al massimo — possono solo ricordare".

- Se un giorno suo figlio...

"Rocco ha 10 mesi: ci vorrà ancora un po’ prima che salga in bici. Ma io del ciclismo non posso che parlare bene. Il ciclismo mi ha insegnato a vivere secondo i principi della fatica e della sofferenza, mi ha reso indipendente di spirito e anche di testa, mi ha regalato la possibilità di girare il mondo. Ma il ciclismo è sport duro. Per saperne di più, non chiedetelo ai corridori: chiedetelo alle donne dei corridori. Vi racconteranno che anche quando piove o nevica, quando tira vento, quando i risultati non arrivano... Insomma, Rocco lo metterò in sella, ma non lo spingerò".

- In questi giorni, di solito, era già in allenamento. Adesso?

"Lo sono anche adesso. Non in bici, ma di corsa e a nuoto. Per tenermi in forma. Perché lo sport è anche un modo di vivere".

- Traguardi?

"Quando andavo alle medie, ero stato selezionato per disputare delle campestri. Ora esco da casa, vado su e giù per le colline, strade silenziose sterrate o deserte asfaltate. Se un giorno farò la Maratona di New York, mi sentirò un eroe della resistenza".

Gazzetta.it

Inviato

Accpi: caro direttore, il caso Caruso...

Caro Direttore,

il problema sollevato ieri su tuttobiciweb.it dalla lettera di Caruso circa i tempi della giustizia sportiva è concreto e legittimo. Non sono purtroppo pochi i corridori che sono ancora in attesa di giudizio disciplinare per fatti ormai risalenti nel tempo.

L’A.C.C.P.I. ha già sollevato in via formale il problema presso il C.O.N.I. e la F.C.I., facendo presente che la giustizia sportiva può dirsi equa e giusta solo laddove sia improntata a criteri di tempestività e speditezza. Criteri apparentemente non rispettati nel caso di Caruso, come in quello di altri corridori.

Quello che ci preme sottolineare e aggiungere, rispetto a quanto scritto da Caruso, è il fatto che in realtà il Regolamento di Giustizia e Disciplina della Federciclismo, recentemente approvato dal C.O.N.I. con delibera n. 99 in data 27.02.2007, prevede ed impone dei tempi massimi sia per le indagini che per il giudizio. Sul punto, ci si limita a citare i seguenti due articoli del regolamento:

- Art. 8 – LA PROCURA FEDERALE: “L’azione disciplinare, in caso di violazione delle norma antidoping, è esercitata dalla Procura Antidoping istituita presso il C.O.N.I.”

“All’esito delle indagini, e comunque non oltre 60 giorni dalla notizia del fatto”, prorogabili con provvedimento dell’Organo di giustizia competente, di ulteriori 30 giorni per congrue motivazioni, la Procura Federale dispone il deferimento al competente Organo di Giustizia con la formulazione di specifici addebiti

- Art. 11 – GIUDIZIO DI PRIMO GRADO: “Il procedimento di primo grado deve concludersi nel termine massimo di giorni 90 dalla data di deferimento”. “La motivazione deve essere depositata entro il termine di giorni 10 dalla decisione”.

Non vi è dubbio che la giustizia sportiva è tanto più credibile ed equa agli occhi degli affiliati e dei corridori, quanto più è in grado essa stessa di rispettare le norme che la regolamentano e disciplinano.

Con i nostri cordiali saluti.

A.C.C.P.I.

Tuttobiciweb.it

Inviato

Domenica a Bibbona la 1a edizione delle Bettiniadi

Si avvicina l’appuntamento con le “Bettiniadi”, il divertente evento organizzato dal Club Paolo Bettini de La California e dal Comune di Bibbona (Li). Domenica 2 dicembre p.v. dalla ore 14.30 sul terreno del campo sportivo di La California-Bibbona (LI), terra natale del campione olimpico, si svolgerà la prima edizione delle “Bettiniadi” che vedranno impegnate sul campo due squadre. Una composta da corridori e sportivi capitanati da Paolo Bettini e l’altra formata da una selezione di giornalisti e ospiti.

Le medaglie d’ oro Bastianelli e Benelli con Bettini

Dopo l’adesione di tutti i corridori della nazionale italiana che hanno conquistato con il “Grillo” i Mondiali di Salzburg 2006, Stuttgart 2007 e l’ Olimpiade di Atene 2004, altri due medagliati dello sport azzurro hanno raccolto l’invito di Paolo Bettini. Si tratta di Marta Bastianelli, ventenne romana di Lariano, anche lei, come Bettini, iridata sul circuito mondiale di Stuttgart 2007 e Andrea Benelli fiorentino classe 1960, cinque volte olimpico, oro nel tiro a volo ad Atene 2004.

Corsa con i sacchi, ruba bandiera, corsa a ostacoli, tiro alla fune, una particolare staffetta 4x 100 della quale gli organizzatori non vogliono svelare i particolari e per finire “il lancio del cellulare, saranno queste le discipline che vedranno impegnati i nostri campioni.

Seguiranno le premiazioni, una festa durante la quale verrà offerto al pubblico un ricco bufffet a base dei prodotti tipici della zona. Le “Bettiniadi” infatti, si svolgeranno in concomitanza con l’ ”Expo 2007”, una vetrina espositiva dei prodotti tipici del territorio di Bibbona, dall’olio d’oliva, ai pregiatissimi vini, formaggi e sottolii locali che allieteranno il pomeriggio del pubblico presente.

Tuttobiciweb.it

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La provocazione: Appello a Zomegnan

Andiamo in letargo portandoci dietro l’assillante domanda: come, da dove può ripartire il ciclismo? Io non so rispondere, ma so benissimo una cosa che viene ancora prima di qualunque risposta: il ciclismo non può andare da nessuna parte fino a quando non spazzerà via in modo limpido e deciso l’insostenibile ingiustizia che si chiama Spagna.

Il riferimento è chiaramente all’Opercion Puerto, che nemmeno voglio riassumere, perché a questo punto soltanto un ebete o un marziano possono dire di ignorare. Ecco, questo tsunami capace di devastare il già traballante villaggio della bicicletta ha risparmiato casualmente il Paese che l’ha generato e che l’ha alimentato, con una massiccia partecipazione di volti noti. Sappiamo bene com’è andata: mentre il resto d’Europa ghigliottinava il movimento, ciascuno nei modi e nei tempi di casa sua, l’ineffabile nazione iberica proseguiva imperterrita come se niente fosse. La scusa? Vaga e kafkiana: siccome la giustizia ordinaria non s’era occupata della parte sportiva, la parte sportiva non poteva a sua volta indagare in chiave sportiva. Più o meno, una cosa del genere. A me ricorda molto un libro bellissimo, “Comma 22”: in questa storia sui piloti americani di stanza in Italia durante la seconda guerra mondiale, brilla la paradossale assurdità dei regolamenti e dei “Comma” (ovviamente, il più delirante è il 22) che impediscono ai piloti stessi di tornare a casa. Uguale: la Spagna ha un Comma 22 che le impedisce di fare pulizia in casa sua.

I timidi tentativi dell’Uci, dopo un’iniziale pigrizia, di imporre a un Paese aderente di procedere sono finiti in modo deprimente. A coronamento dell’iniziativa, si è assistito allo show di Valverde e del suo diesse Echavarri, che non hanno esitato a definire impediti e incapaci i dirigenti mondiali. Vogliono chiaramente stravincere.

Questa la prospettiva: si ricomincerà nel 2008 con tanti Paesi mutilati che vanno ad affrontare una Spagna uscita totalmente incolume dalla catastrofe. Non è sport. Non è giusto. Non è accettabile. Sarebbe come se gli spagnoli arrivassero ai Mondiali di calcio e pretendessero di giocare in quindici. Via, nessuno li accetterebbe. Così allora chiedo: perché dovrammo accettare di gareggiare nelle corse ciclistiche, quando permane questa immane disparità?

Arrivo al dunque (qualcuno lo ricorderà, non mi piace far volare solo gli stracci: cerco sempre di allegare anche una proposta concreta). Ho un appello accorato da rivolgere personalmente ad Angelo Zomegnan, patron del nuovo Giro. Caro Angelo, scusami se ti sottopongo un’ulteriore grana, ma so benissimo che hai la cotenna per sopportare anche questa. Non la faccio lunga. Partendo dal presupposto che giustamente sei uscito dal Pro Tour, liberandoti dall’obbligo di far correre le squadre del circuito, perché non ne approfitti per lanciare al mondo un grande segnale di giustizia sostanziale? Avrai già capito la mia idea: visto che in casa tua sei libero di invitare chi vuoi, invita tutti tranne gli spagnoli. Non importa se lo fai solo tu: vorrà dire che almeno per una volta gli italiani brillano per coraggio, rigore, fermezza. E alto senso della giustizia. Qui, al Giro, corrono tutte le nazioni che a fatica, con tante sbandate, senza ancora aver terminato il lavoro, hanno comunque affrontato la piaga del doping, rimettendoci fior di campioni e ovviamente tante vittorie, tanta popolarità, tanti denari. Diciamo chiaro e tondo che alla gloriosa corsa rosa parte solo chi ha certi requisiti minimi, cioè i Paesi che non hanno orinato in testa a tutti gli altri, beffandosi con arroganza e strafottenza dei bagni di sangue (sic) altrui. La Spagna ci ride in faccia, se ne impippa dei richiami Uci, addirittura si vanta di non aver mosso dito e anzi minaccia querele contro chi osi dubitare? Benissimo. Liberissima. Però qui non viene. Ne facciamo a meno, dei loro fenomeni. Sopravviveremo anche senza i Valverde e senza gli amici di Birillo (a proposito: tutti sappiamo chi è, ma nessuno di noi può scriverlo perché ci porterebbe via la casa, forte della sua pulizia formale). Fino a quando cancelliamo la Spagna dalla cartina d’Europa? Fino a quando, lo decide la Spagna. Fino a quando si deciderà a fare come gli altri, cioè a scoperchiare il fetido pentolone e a guardarci dentro per davvero.

Caro Angelo, si può fare? Ti conosco abbastanza muscolare e anticonformista, per pensare che tu tema impopolarità e reazioni. So che se una cosa ti convince, non ti ferma nessuno. Spero che questa ti convinca. Sarebbe veramente un grande gesto. Credo che tutti, ovviamente con l’eccezione degli spagnoli, che su queste cose faticano, capirebbero. E tutto sommato credo anche che il nostro - ops: il tuo - Giro ne guadagnerebbe in prestigio. Se puoi, fammi sapere.

P.S.: ovviamente ho pensato che pure le squadre di mezza Europa potrebbero rifiutarsi di gareggiare in Spagna, di ingaggiare corridori spagnoli, di correre dove sono iscritti spagnoli. Ma sulla schiena ritta delle squadre ho perso qualunque speranza. Sono tutte bravissime a imporre pulizia in casa d’altri. Quando tocca in casa propria, sono ridicoli. Gente così non ha il fisico per combattere una battaglia etica. Al massimo può scribacchiare un codice etico, testo comico dell’anno.

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"Basta con il doping"

La T-Mobile si ritira

Il gruppo di telecomunicazioni tedesco annuncia la fine del rapporto di sponsorizzazione con la squadra: "Vogliamo prendere le distanze dalle recenti vicende di doping"

MILANO, 27 novembre 2007 - Basta corse. E basta scandali legati al doping. La T-Mobile ha annunciato l'interruzione del suo rapporto con il ciclismo con effetto immediato. Ed è la chiusura di un'era, oltre che di una squadra con tutto quello che ne segue per corridori, tecnici e massaggiatori da oggi senza lavoro.

ALTRE ATTIVITA' - L'amministratore delegato della filiale del gruppo Deutsche Telekom non ha usato giri di parole per spiegare la motivazione: "Abbiamo preso questa decisione per prendere le distanze dal ciclismo e dalle recenti vicende di doping", ha fatto sapere Hamid Akhavan. "Non è una decisione che prendiamo a cuor leggero, visto il sostegno che abbiamo dato per tanti anni al ciclismo professionistico e visti i progressi compiuti dal management guidato da Bob Stapleton (team manager, ndr). Abbiamo lavorato duramente, in collaborazione con la dirigenza, per un ciclismo pulito. Adesso abbiamo deciso di destinare le nostre risorse ad altre attività".

SCANDALI - L'immagine della principale formazione tedesca è stata macchiata da una serie di scandali. La bufera si è scatenata prima del Tour de France 2006, con il coinvolgimento di Jan Ullrich nell'Operacion Puerto, l'inchiesta avviata dalla magistratura spagnola su una rete internazionale di doping, è stato solo il primo capitolo di una serie nerissima, cui le confessioni di Sinkewitz hanno dato probabilmente il colpo di grazia.

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Pista: da venerdì a Sydney scatta la Coppa del Mondo

Tutto è pronto a Sydney per la prima prova della Coppa del Mondo Uci 2007-2008 ed è già record di partecipazione.

Quindici campioni del mondo figurano tra i 395 pistard che si batteroanno dal 30 novembre al 2 dicembre sul velodromo olimpico della città australiana: pensate che lo scorso anno le prove con la maggior partecipazione (Mosca e Manchester) toccarono quota 249 atleti.

Tra i grandi impegnati a Sydney ci saranno l’olandese Theo Bos (velocità), l’australiana Anna Meares (500 metri) e e gli inglesi Chris Hoy (keirin e km da fermo) e Victoria Pendleton (velocità, velocità a squadre e keirin).

Il nuovo sistema di qualificazione per i Giochi Olimpici prevede la qualificazione diretta per i campioni del mondo e per i vincitori della Coppa del Mondo nelle singole specialità. Questo significherà qualificazione diretta per i singoli atleti, mentre alle nazioni spetterà la scelta degli uomini da convocare in base ai posti assegnati definitivamente all’indomani dei campionati mondiali che si svolgeranno in marzo a Manchester.

Saranno 48 le nazioni impegnate a Sydney (il record precedente era di 46 ad Aguascalientes, in Messico, prima dei Giochi di Atene 2004) e ventotto saranno el équipes piste. Queste ultime sono state create nella stagione 2004-2005 ed hanno fatto registrare un grande successo, con un numero crescente di team al via prova dopo prova.

Quattro le prove di Coppa del Mondo in calendario:

- Sydney (Australi) dal 30 novembre al 2 dicembre

- Pechino (Cina) dal 7 al 9 dicembre 2007

- Los Angeles (Usa) dal 18 al 20 gennaio 2008

- Ballerup (Danimarca) dal 15 al 17 febbriao 2008

I campionati del mondo su pista si svolgeranno come detto a Manchester dal 26 al 30 marzo 2008.

Tuttobiciweb.it

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Il 4 dicembre il premier Prodi riceverà gli azzurri di Stoccarda

Il Presidente della Federazione Ciclistica Italiana, Renato Di Rocco e la Squadra Nazionale Maschile Campione del Mondo a Stoccarda 2007 saranno ricevuti dal Presidente del Consiglio dei Ministri Romano Prodi, martedì 4 dicembre alle ore 10,00 presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri – P.zza Montecitorio – Roma.

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Sinkewitz: l'addio della T-Mobile? Le cose erano cambiate...

È stato naturalmente uno dei primi a commentare la decisione della T-Mobile, perché in fondo lui, Patrik Sinkewitz, in questo addio un po' di responsabilità ce l'ha.

«È un peccato, ma non è una sorpresa: in passato qualcosa è andato storto. Negli ultimi tempi, però, c'era stato un nuovo inizio e la situazione era cambiata. Dispiace che lo sponsor si defili

completamente» ha detto il corridore trovato positivo al testosterone e condannato ad un anno di squalifica, in seguito alle confessioni rilasciate nelle quali parlava di doping di squadra in seno alla T-Mobile nelle stagioni passate.

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La mitica Kalos a Petrucci e Di Rocco

La mitica Kalos della Montante Cicli, entrata nella storia della letteratura contemporanea attraverso lo scrittore italiano Camilleri, sarà consegnata al Presidente del CONI, Giovanni Petrucci, e al Presidente della Federazione Cilcistica Italiana, Renato Di Rocco (nella foto), domani, mercoledì 28 novembre alle ore 16.00, presso la sede del CONI. La Cicli Montante, antica fabbrica nata negli Anni Venti grazie alla passione del fondatore Calogero, capace di puntare su modelli funzionali e personalizzati, è tornata a produrre i suoi gioielli meccanici. La leggendaria bicicletta Montante è stata riprodotta come lo stesso identico modello di oltre 70 anni. La nuova produzione a tiratura limitata di biciclette è impreziosita da dettagli e particolari che ne fanno un modello di tradizione e tecnologia. Tutte le bici sono dotate di un numero di matricola. A corredo viene consegnato il cofanetto in pelle marchiato Montante, l’unico originale, contenente la personal card numerata e personalizzata con i dati del proprietario della bici, la sola che dà diritto alla garanzia, il certificato di Autenticità della Montante Cicli, la penna e il portachiave Montante riprodotti dalla collezione degli anni ‘30, un libretto contenente la scheda tecnica e la storia della Kalos. La bicicletta Montante Modello Kalos è entrata anche nella collezione privata di Paolo Bettini.

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Ci sarà anche Menchov sabato alla presentazione del Giro

Ci sarà anche Denis Menchov, vincitore in carriera di due Giro di Spagna, alla presentazione ufficiale del Giro d’Italia che si svolgerà sabato pomeriggio al Teatro degli Arcimboldi di Milano.

Il ventinovenne talento russo della Rabobank, infatti, vuol scoprire il tracciato di un Giro che nel 2008 potrebbe vederlo tra i partenti.

«Il Giro è una corsa che non conosco e con la quale mi piacerebbe misurarmi. Certo, il Tour resta l’obiettivo centrale della mia stagione (miglior risultato il 5° posto nel 2006, ndr) ma sto pensando di impostare in modo diverso la mia stagione: finora ho sempre corso Tour e Vuelta, nel 2008 sarebbe bello mettere in calendario Giro e Tour. Quella italiana è una corsa molto difficile e se deciderò di venire, non sarà certo per fare la comparsa: io al Giro verrò per essere protagonista, anche se ne so ancora troppo poco per dire che potrei lottare per la vittoria. Intanto voglio scoprirlo, poi studierò nei dettagli il programma del 2008 con i tecnici della Rabobank in occasione del primo miniraduno che sosterremo la prossima settimana in Olanda».

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Russia: i grandi investitori uniti per sostenere un grande team

La Russia si prepara a diventare la nuova frontiera del ciclismo. E non solo con un grande giro a tappe, come ha annunciato nei giorn scorsi il presidente dell’Uci Pat McQuaid, ma anche con una squadra professionistica.

Secondo la stampa russa, infatti, come riporta wieleruitslagen.be, la federciclo di quel paese ha dato il suo benestare ad un progetto che raccoglie numerosi grandi investitori russi attorno ad un unico team, sull’esempio di quanto ha fatto il Kazakhstan con la Astana.

Nel 2008 la squadra sarà iscritta al circuito Continental, ma il progetto è quello di costruire un team «da ProTour» nel giro di pochi anni e di entrare da protagonisti nel mondo del ciclismo che conta.

Tuttobiciweb.it

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"Corro leale": l'iniziativa coinvolge anche i campioni

Prosegue a ritmo spedito l’iniziativa del corridore della Tenax – Menikini Fabrice Piemontesi che con la vendita dei braccialetti “CORRO LEALE”, da lui prodotti, si prefigge, nell’ambito del progetto Italia – Georgia, di raccogliere i fondi necessari alla ristrutturazione dei bagni dell’orfanotrofio Momavlis Sakhli di Tbilisi.

Alcuni personaggi di spicco del mondo dello sport hanno sposato l’idea del giovane borgomanerese: il tre volte iridato Oscar Freire Gomez, vincitore in questa stagione di sei corse tra le quali la Milano – Sanremo; l’australiano Michael Rogers, tre volte Campione del Mondo a cronometro e Daniele Nardello, vincitore in carriera di numerose classiche, hanno infatti deciso di affiancare Fabrice Piemontesi in questa sua azione in favore dei bambini meno fortunati. Anche Simone Origoni, quattro volte vincitore della Coppa del Mondo del Chilometro Lanciato con gli sci e detentore del record di velocità sugli sci (251,40 Km/h), ha dato il suo appoggio concreto all’iniziativa per i bambini dell’orfanotrofio di Tblisi.

Lo speciale braccialetto di colore “azzurro Italia” è in vendita sul sito web www.italiageorgia.it al costo di 2 euro.

Per ulteriori informazioni si può visitare il sito internet www.italiageorgia.it o scrivere a [email protected].

Tuttobiciweb.it

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Pelliconi cambia ammiraglia: guiderà il Team Cinelli

Sta piano, piano, prendendo piede il nuovo organico del team Cinelli diretto dalla coppia Biasci-Gurayev, per la stagione 2008: si cercano volti giovani ed interessanti da affiancare ai già confermati Fanelli, Perez & C.

Nel frattempo, è stato messo a segno un colpo importante che riguarda proprio la persona che andrà a sedere sull’ammiraglia. Si tratta del tecnico romagnolo Roberto Pelliconi, con il quale Simone Biasci può vantare una amicizia di lunga data, maturata ai tempi della comune militanza nel team “Mercatone Uno”.

«Sono sempre stato legato a Roberto da un ottimo rapporto – ha voluto sottolineare il team manager toscano -. Sono sicuro che con noi saprà trovare stimoli nuovi che, assieme alla sua grande esperienza, spero possano contribuire a farci raccogliere tante belle soddisfazioni».

Quarantacinque anni compiuti da poco, Roberto Pelliconi approda al team Cinelli dopo undici stagioni trascorse alla corte di Ivano Fanini con il team Amore & Vita.

«Cercare nuovi stimoli è stata la molla che mi ha spinto verso questa nuova esperienza a fianco del mio amico Simone – ha affermato Roberto Pelliconi, visibilmente soddisfatto -. Due mesi fa, il futuro di Amore & Vita sembrava incerto e da allora alcuni team manager hanno incominciato a contattarmi. Non è stato facile dopo undici anni staccarmi da patron Fanini, al quale va l’indiscusso merito di avermi fatto approdare, prima come atleta e poi come tecnico, al mondo del professionismo. Sono comunque fiducioso e motivato per questa nuova esperienza. In questa squadra troverò elementi molto interessanti, a cominciare dal mio ex atleta Fanelli. Sono sicuro che, con la giusta serenità, i ragazzi sapranno tirare fuori il meglio di sè stessi».

Roberto Pelliconi è nato ad Imola il 14/11/1962 (va fiero di avere in comune lo stesso giorno di nascita di campioni del calibro di Bernard Hinault e di Vittorio Adorni). Nei suoi trascorsi agonistici può vantare 8 successi tra i pro, tra i quali spicca il Trofeo Matteotti. Di lui si ricorda anche il 2° posto, dietro a Giorgio Furlan, al campionato italiano 1990 a Camaiore. Un appuntamento quello tricolore, che aveva portato bene a Pelliconi già tra i dilettanti, dove era riuscito nelle stagioni 1985 e 1988, ad aggiudicarsi il titolo.

Tuttobiciweb.it

Inviato

La T-Mobile diventa (per ora) Team High Road

Per ora si chiamerà Team High Road, in attesa che subentri un nuovo sponsor. La T-Mobile ha detto addio al ciclismo, ma il team manager Bob Stapleton non molla: «Continueremo il nostro impegno in campo sportivo e nel settore della lotta al doping». L'agenzia tedesca DPA ha scritto di una liquidazione che la T-Mobile pagherebbe al team di 40 milioni di euro, il che equivale a dire che la stagione 2008 non è in discussione nemmeno se non arrivasse un nuovo sponsor, ma anche in questo caso Stapleton è apparso chiaro. I colori della nuova maglia potrebbero essere il bianco e il nero.

Tuttobiciweb.it

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