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DOVEROSO RICORDO...


Ge182

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Domani per molti è San Valentino, per me invece è un giorno Triste e Malinconico...

3 anni fa il Pirata scattava per la sua ultima volta..verso il Paradiso...

Grazie Magico Panta, per sempre Nel Cuore!

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Il più bello dei mari

è quello che non navigammo.

Il più bello dei nostri figli

non è ancora cresciuto.

I più belli dei nostri giorni

non li abbiamo ancora vissuti.

E quello

che vorrei dirti di più bello

non te l'ho ancora detto.

Nazym Hikmet

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Io ti porto con me

come i giorni di pioggia

a due passi dal mare, solo.

E il sorriso un po' triste

di quegli occhi in salita

è un ricordo sbiadito, ora:

Vai, vai, vai, in fuga da tutti noi

oh oh oh mai, mai, mai e poi mai

la pioggia ti fermerà.

E la vita va in fuga

quando scappa di mano

quando il gruppo è lontano sei solo

Vai, vai, vai, in fuga fra tutti noi

oh oh oh mai, mai, mai e poi mai

la pioggia ti bagnerà.

E' proprio lui, guardalo lì

sembra che dorma è fermo lì

respira o no? che brutta fine ha fatto.

Guardalo lì, tiralo su, muovilo un po'

non serve a niente. non c'è più

chissà dov'è. è proprio andato via

Vai, vai, vai, pirata sei tutti noi

oh oh oh mai, mai, mai e poi mai

la pioggia ti fermerà.

Vai, vai, vai, in fuga da tutti noi

oh oh oh mai, mai, mai e poi mai

la notte ti prenderà.

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San Valentino è un giorno di lutto, come ogni giorno in cui la vita di un ragazzo viene spezzata dal male di vivere!!!

3 anni dopo...il tuo ricordo è ancora nei nostri cuori...MARCO VIVE!!!

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Anni: 3 - Verità: 0

Pantani e quello che non ci dicono

E sono tre. Tre anni che il Pirata ci ha lasciati e privati dell'ormai familiare speranza di rivederlo, un giorno, scattare come solo lui sapeva. Lo avremmo aspettato fino a 40 anni e oltre, incuranti di un suo eventuale ritiro, avremmo sempre coltivato l'impossibile sogno di un suo clamoroso ritorno alle gare, di un suo fantasmagorico rientro in testa al gruppo, anzi no, che gruppo e gruppo, un rientro solitario avevamo immaginato per lui, solitario come sul Mortirolo, come sull'Alpe d'Huez, come i 3 km che cambiarono il mondo, quelli di Montecampione.

Avremmo, avremmo voluto, avremmo potuto, avremmo fatto. E invece siamo qui, anno dopo anno, a commemorare il Campione che fu e l'Uomo che non seppe più essere, il tormento e l'estasi, il figlio che ogni mamma avrebbe voluto, come dice Tonina, o l'amico che ogni povero di spirito avrebbe voluto esibire davanti al proprio piccolo mondo, e ce ne furono forse troppi.

Eppure, tre anni sono passati, anni pieni di rimpianti, di ricordi, di disperazione anche. E cos'altro? Una fiction televisiva che sa dove colpire e commuove, certo, ma presentando una versione dei fatti che è raffazzonata, ma anche vigliacca, perché non ha il coraggio di prendere posizione e lo spaccia per equidistanza, neutralità, non si fa scrupolo di presentare i lati oscuri di un carattere (e fa bene), ma si guarda bene dallo spiegare i motivi che hanno scatenato il sopravvento di quei lati oscuri.

La verità è l'assente ingiustificato in questo coro di voci inconsolabili, o fintamente inconsolabili. Su Pantani o ci si accapiglia, ancora selvaggiamente; o si versa la solita lacrimuccia, cosa che per qualcuno è diventata ormai un esercizio retorico e niente più; o si continua a colpire basso, tanto Marco non si è saputo difendere in vita, figurarsi in morte.

I Travaglio continuano a starnazzare, senza contribuire minimamente alla ricerca della verità; come se quando cade un Napoleone, un Giulio Cesare, la sua caduta fosse da imputare solo ai suoi errori e alle sue pecche, e non bisognasse invece cercare di spiegarla analizzando il contesto storico, fisico, morale che sussisteva.

Solo così come era in montagna, Pantani è stato anche in questa plateale caduta.

Tre anni sono passati, e la verità non c'è ancora. Chissà per quanto ancora non ci sarà. Tra un anno ci ritroveremo tutti qui, per una nuova commemorazione, sentendoci tuttavia sempre più inutili e ripetitivi. A meno che qualcuno non provi (meglio: continui a provare) a squarciare qualche velo, tutti quelli che può, fossero anche solo i veli di ipocrisia. Noi ci proveremo, anche se ci siamo già resi conto che è dannatamente difficile. Ma glielo dobbiamo. A Marco, sì, glielo dobbiamo.

(CICLOWEB)

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Tutte le volte che si parla del Pirata non posso non scrivere almeno un commento nel topic.

La mia adorazione per Marco è dovuta più che altro al fatto che è stato lui a farmi appassionare a questo sport.

Fino al 27 luglio 1998 a dire il vero a me Pantani stava anche un po'antipatico. I miei, mio padre in particolare, erano tifosissimi suoi, ed io, come penso molti altri a 6 anni, provavo una certa soddisfazione a sostenere il rivale del beniamino dei miei. Così, come accaduto nella Formula 1, in cui all'inizio tifavo per Hakkinen e Villeneuve e contro Schumacher, che è poi invece diventato il mio idolo, al Giro '98, la prima corsa ciclistica che mi sia capitato di seguire, avevo tifato Tonkov.

Anche al Tour, fino a quel giorno avevo tifato per Ullrich, e speravo che il tedescone riuscisse a battere Marco.

Quel giorno ricordo che ero a casa dei nonni paterni, e che faceva un caldo infernale. I miei genitori e i nonni erano in salotto con la tv accesa su Rau 3 a seguire il Tour de France.

Ho impresso nitido nella memoria un dialogo tra mia zia e mia madre, che discutevano di quanto sarebbe stato bello avere da noi quel diluvio che imperversava sui 189 km che avrebbero portato la carovana della Grande Boucle da Grenoble a Les Deux Alpes, attraverso il Col de la Croix de Fer, il Col du Télégraphe e il Col du Galibier, prima dell'approccio alla salita finale verso la località in cui al Giro 1994 la vittoria sorrise a Vladimir Poulnikov.

Della gara vera e propria non sto a parlare, in quanto credo che tutti abbiano visto quella tappa almeno in sintesi una volta nella vita.

Dico solo che fu la prima volta che mi capitò di emozionarmi per una corsa di ciclismo. Ora non starò qui ad iniziare con i luoghi comuni, dicendo che quella è stata la più grande emozione che uno sportivo mi abbia fatto provare, o altre banalità del genere, perchè mentirei. In fin dei conti, del ciclismo allora mi importava poco, è come se ora mi emozionassi per una giocata fenomenale a hockey su prato. Nonostante ciò, ritengo che il solo fatto di aver fatto provare un brivido a gente che di ciclismo non capiva niente (e non ero il solo, perchè potrei estendere il discorso, tra i presenti di quel giorno, almeno a mia nonna e mia zia, fermo restando che anche mio nonno non è esattamente ferratissimo in materia) sia un qualcosa di incredibile.

Da allora, purtroppo, di occasioni per emozionarmi con il Pirata non ne ho avute molte. Nel 1999 non seguivo ancora assiduamente il ciclismo, e dal 2000, anno in cui ho effettivamente iniziato a guardare allo sport del pedale con occhi diversi da quelli dello spettatore della domenica, i successi del Pirata non sono purtroppo stati molti.

Mi piace però ricordare due perle che Marco ha regalato ai suoi tifosi prima di andarsene da questa vita verso la leggenda.

La prima fu il Tour de France 2000. Marco arrivò a quel Tour con alle spalle un Giro corso dichiaratamente in preparazione alla Grande Boucle e in appoggio al vincitore Garzelli, illuminato però da un lampo sull'Izoard, sul quale, senza il Pirata al suo fianco, il varesino avrebbe dovuto alzare bandiera bianca a vantaggio di Casagrande o Simoni.

All'inizio di quel Tour, Marco era annoverato tra i favoriti, insieme a Ullrich e Armstrong. La tappa dell'Hautacham, però, sembrava aver definitivamente bocciato la candidatura di Pantani non solo per il successo, ma anche solo per il podio. Il Pirata aveva inizialmente provato a tenere il ritmo infernale imposto dall'americano, ma aveva dovuto cedere dopo 1 km circa, giungendo sotto lo striscione con un fardello di 4' sulle spalle.

Il Ventoux poteva essere una sorta di appello alla sentenza del gigante che sovrasta Argeles Gazost. I primi km di salita però parevano evidenziare un Pantani in crisi, staccato dal forcing di Hamilton e Livingstone, non propriamente Gaul e Ocana.

Un rallentamento successivo ad una rasoiata della maglia gialla aveva permesso allo scalatore di Cesenatico di rientrare. Dopo qualche km di controllo, Pantani provò addirittura uno scatto, due, tre, ma non riusciva a staccare nessuno. L'ennesimo tentativo infine sembrò essere buono, con Pantani che, con il benestare del gruppetto, si lanciò tutto solo al comando, staccando l'ex leader solitario Botero. Dopo 1 km, però, Armstrong, fino ad allora in pieno controllo, ruppe gli indugi, e partì come una freccia all'inseguimento del Pirata, che fu raggiunto in 500 m.

Ricordo che a quel punto, sia io che mio padre, solitamente calmo e misurato in tutti i suoi gesti, ma quel giorno esaltato all'inverosimile, pensammo che fosse finita.

E invece Marco riuscì a tenere a tutti gli scatti, ad un certo punto, a 1500 m dall'arrivo, perse 10 m, che mi sembravano 1 km, ma riuscì a ricucirli.

L'arrivo è tra i più controversi degli ultimi anni. C'è chi sostiene che Armstrong abbia lasciato la vittoria a Pantani, chi dice che invece Armstrong non abbia fatto la volata perchè stremato dai continui tentativi di staccare Marco, o ancora chi sostiene che Lance la volata l'abbia fatta e che l'abbia persa. Personalmente, propendo più per la prima tesi. Fatto sta che negli annali resterà scritto che la Carpentras - Mont Ventoux di 149 km è stata vinta in 4 ore, 15 minuti e 11 secondo da Marco Pantani, e non da Lance Armstrong.

Una tappa di transizione e arrivano le Alpi. Da Draguignan a Briançon sono 249 km, con in mezzo l'Allos, il Vars e l'Izoard. Sull'Izoard Pantani prova, Armstrong risponde, contrattacca, ma non muta nulla. All'arrivo saranno insieme, separati da 3'' a favore dell'italiano, guadagnati sullo strappo verso la cittadella. Lo show è rimandato al giorno dopo.

I 173 km da Briançon a Courchevel prevedono Galibier, Madeleine e salita finale. Le prime due ascese filano via lisce, ma sull'ultima si accende la battaglia. Ullrich crolla, Jimenez è là davanti, Pantani ci prova e riprova, ma Armstrong tiene. Ad un certo punto, con Jimenez al comando e Pantani, Heras e Armstrong ad inseguire, le telecamere, che in precedenza indugiavano su altro, ritornano sul terzetto, mostrando il romagnolo avanti di qualche metro, qualche metro che poi diventa qualche decina, che poi diventa qualche centinaio. Da casa mia si leva un boato. Armstrong è in difficoltà, non in crisi ma in difficoltà sì. Alla fine pagherà 50'' da Pantani.

Il giorni successivo ultime montagne, da Courchevel a Morzine, 196 km che vedono la collaudatissima serie Saisies- Aravis- Colombière- Joux-Plane.

Sul Saisies, a 128 km dall'arrivo, quando il collegamento con la Rai non è ancora iniziato, Marco prova l'impossibile: far saltare il Tour de France. La Rai si collega un'ora prima del previsto per seguire la caccia di Pantani alla maglia gialla. Purtroppo nell'impossibile ci crede solo lui, mentre i vari Ullrich, Beloki e soci preferiscono accontentarsi. Altrimenti chissà, l'impossibile avrebbe potuto non dimostrarsi tale. Per 2 ore circa la gente sogna, un Pantani in giallo a Parigi è improbabile ma non più impossibile. Poi però i compagni di fuga, sapendo che non avrebbero avuto chance di vincere la tappa con Marco in fuga, si rialzano, e il tratto pianeggiante dalla Colombière al Joux-Plane risulta fatale al Pirata. Il gruppo rientra, il caldo gli causa problemi intestinali e Marco perde un quarto d'ora. Il giorno dopo non ripartirà. Ad oggi, considero questa come la più grande emozione che Marco mi abbia dato a prescindere dall'esito del tentativo.

La seconda perla di cui parlavo è il Giro 2003. Dopo una prima parte anonima, arriva lo Zoncolan e Marco rinasce. Non risponde allo scatto decisivo di Simoni, ma in progressione riprende tutti tranne la maglia rosa, resta solo all'inseguimento del trentino con Garzelli. Io e mio nonno materno, con cui ho seguito gli ultimi km, siamo in visibilio. Nel finale Marco è in difficoltà, perde terreno e chiude 5°, ma per me quell'accelerazione con Garzelli a ruota che sembrava essere un tentativo di andare a prendere Simoni è già abbastanza.

Il giorno dopo il Giro fa tappa a Chianale, con Esischie, Sampeyre e arrivo in salita. Sulla prima salita forza Clavero. Sogno addirittura uno scatto del Pirata sull'Esischie, ma vederlo in cima al Sampeyre insieme a Garzelli, a 45'' da Simoni, Frigo e Popovich, per me è già una gioia immensa. Poi nella discesa, quando il gruppetto di Pantani stava rientrando su Simoni, dal quale non si sarebbe più fatto staccare, essendo l'ultima salita molto pedalabile, Marco e Garzelli cadono. Il varesino si rialza e parte subito, Pantani invece resta a terra. Ripartirà, al traguardo pagherà un quarto d'ora.

La tappa successiva vede l'ultimo arrivo in salita, alle Cascate del Toce. Pantani scatta 2 volte lungo la salita. Ricordo il boato del pubblico che si sentì da parte del pubblico al secondo attacco del Pirata. Marco viene ripreso, e al traguardo sarà 10°. Però per me va bene così, ho rivisto un buon Pantani, e sono sicuro che l'anno dopo Marco sarà competitivo ancora, magari non per vincere il Giro, ma per essere protagonista in montagna sicuramente sì.

E invece a lui probabilmente non bastava. Dopo il Giro si accorda in fretta e fuoria con la squadra di Garzelli per correre il Tour, ma poche settimane prima del via parigino della Boucle del centenario viene ricoverato. Da allora sparisce, non corre più, prende chili. Un giocatore di basket che sta nella camere a fianco disse che vedendolo non l'aveva riconosciuto da tanto era ingrassato. Ed era vero, perchè Marco pesava 80 kg, lui che aveva un peso forma tra i 56 e i 58 kg.

Com'è finita lo sappiamo tutti.

Dietro Marco restano tanti tifosi distrutti e tanti rimpianti. Rimpianti per quello che Marco avrebbe potuto fare prima del 14 febbraio 2004, per quel Giro 1994 che se Poulnikov (sì, proprio quel Poulnikov di Les Deux Alpes) fosse stato un corridore onesto Marco avrebbe forse potuto vincere (si dice che alla mattina si fosse stabilito che Poulnikov doveva partire sull'Agnello, facendo da ponte a Pantani per l'attacco sull Izoard. Poulnikov disse però di non sentirsi bene, e Pantani fu costretto a fare tutto da solo sin dall'Agnello, venendo ripreso sull'Izoard. Poulnikov, quello che stava male, vinse la tappa), per quel Giro 1995 fatto apposta per lui ma che non ha potuto correre per un infortunio, per quel Mondiale 1995 dove era il più forte ma dove è stato battuto dal gioco di squadra degli spagnoli, per quel 1996, anno in cui Giro e Tour sono stati vinti da corridori non proprio fortissimi, rispettivamente Tonkov, che quell'anno era molto meno forte del 1998, e Riis, che Marco perse per l'incidente alla Milano-Torino 1995, per quel Giro 1997 in cui stava bene ma cadde e dovette ritirarsi, vedendo vincere un corridore discreto ma non certo eccezionale, Ivan Gotti, e per quel Giro 1999 che moralmente lui ha vinto, ma che negli annali risulta andato pure quello a Ivan Gotti. Insomma, rimpianti per una carriera in cui Pantani ha vinto tanto, ma in cui avrebbe potuto vincere molto di più. E rimpianti, forse, anche perchè Marco, il 14 febbraio 2004, avrebbe potuto magari dare ancora qualcosa a questo sport.

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Io sono un campione questo lo so

è solo questione di punti di vista

in questo posto dove io sto mi chiamano Marco

Marco il ciclista

ma è che alle volte si perde la strada

perchè prima o poi ci son brutti momenti

non so neppure se ero un pirata

strappavo la vita col cuore e coi denti

E se ho sbagliato non me ne son reso conto

ho preso le cose fin troppo sul serio

e ho preso anche il fatto di aver ogni tanto

esagerato per sentirmi più vero

E ora mi alzo sui pedali come quando ero bambino

dopo un pò prendevo il volo dal cancello del giardino

e mio nonno mi aspettava senza dire una parola

perchè io e la bicicletta siamo una cosa sola

mi rialzo sui pedali ricomincio la fatica

poi abbraccio i miei gregari passo in cima alla salita

perchè quelli come noi hanno voglia di sognare

io dal passo del Pordoi chiudo gli occhi e vedo il mare

e vedo te e aspetto te

adesso mi sembra tutto distante

la maglia rosa e quegli anni felici

il giro d'Italia e poi il tour de France

ed anche gli amici che non erano amici

poi di quel giorno ricordo soltanto

una stanza d'albergo ed un letto disfatto

e sono sicuro d'avere anche pianto

io sono sparito in quell'attimo esatto

e ora mi alzo sui pedali all'inizio dello strappo

mentre un pugno di avversari

si è piantato in mezzo al gruppo

perchè in fondo una salita è una cosa anche normale

assomiglia un pò alla vita devi sempre un pò lottare

mi rialzo sui pedali con il sole sulla faccia

e mi tiro su gli occhiali al traguardo della tappa

quando scendo dal sellino sento la malinconia un elefante magrolino

che scriveva poesie

solo per te solo per te

Io sono un campione questo lo so

come tutti aspetto il domani

in questo posto dove io sto chiedete di Marco

Marco Pantani

(Stadio)

cm se fosse ieri :wink:

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Io sono un campione questo lo so

è solo questione di punti di vista

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Marco il ciclista

ma è che alle volte si perde la strada

perchè prima o poi ci son brutti momenti

non so neppure se ero un pirata

strappavo la vita col cuore e coi denti

E se ho sbagliato non me ne son reso conto

ho preso le cose fin troppo sul serio

e ho preso anche il fatto di aver ogni tanto

esagerato per sentirmi più vero

E ora mi alzo sui pedali come quando ero bambino

dopo un pò prendevo il volo dal cancello del giardino

e mio nonno mi aspettava senza dire una parola

perchè io e la bicicletta siamo una cosa sola

mi rialzo sui pedali ricomincio la fatica

poi abbraccio i miei gregari passo in cima alla salita

perchè quelli come noi hanno voglia di sognare

io dal passo del Pordoi chiudo gli occhi e vedo il mare

e vedo te e aspetto te

adesso mi sembra tutto distante

la maglia rosa e quegli anni felici

il giro d'Italia e poi il tour de France

ed anche gli amici che non erano amici

poi di quel giorno ricordo soltanto

una stanza d'albergo ed un letto disfatto

e sono sicuro d'avere anche pianto

io sono sparito in quell'attimo esatto

e ora mi alzo sui pedali all'inizio dello strappo

mentre un pugno di avversari

si è piantato in mezzo al gruppo

perchè in fondo una salita è una cosa anche normale

assomiglia un pò alla vita devi sempre un pò lottare

mi rialzo sui pedali con il sole sulla faccia

e mi tiro su gli occhiali al traguardo della tappa

quando scendo dal sellino sento la malinconia un elefante magrolino

che scriveva poesie

solo per te solo per te

Io sono un campione questo lo so

come tutti aspetto il domani

in questo posto dove io sto chiedete di Marco

Marco Pantani

(Stadio)

cm se fosse ieri :wink:

Bellissima.... un applauso agli Stadio

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  • 10 months later...

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