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Aspettando il Giro 2017


emmea90

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  • Admininistrators

Gli arrivi in salita dovrebbero essere 4: Terminillo, Stelvio, Piancavallo e Pordoi.

Lo Stelvio dovrebbe essere fatto al terzultimo giorno. Il penultimo classico Mortirolo-Aprica. L'ultimo giorno maxi-trasferimento e passerella finale a Roma (se non crono, come nel 2009) anche se Milano sembra rilanciarsi e forse Roma sarà solo sede di un arrivo di tappa.

Il giro dovrebbe toccare tutte le regioni: partenza quindi in Sardegna con 3 tappe, poi Sicilia.

Presenze: dovrebbe esserci Quintana, RCS punta forte su Froome che però non ne vuole sapere.

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Ciao a tutti

Qualche settimana fa avevo letto due articoli su tuttobiciweb che parlavano di possibilità di arrivo o partenza a Reggio Emilia e di una due giorni nel bergamasco con possibile scalata al passo della Presolana, purtroppo non trovo più gli articoli per mettere un link...

 

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Confermo, ho letto anch'io della Presolana. Tra l'altro non si arriverebbe dal lato del 2004 e del 2008 (quando fu solo passaggio), ma da quello opposto, sicché niente Vivione ma salite minori e un lungo fondovalle prima della salita finale. Insomma, spero caldamente che non sia vero.

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  • 1 month later...
On 14/9/2016 at 2:24 PM, Rio Immagina said:

Confermata la partenza in Saredgna: prime due tappe un pò mosse, la terza piattone allucinante.

 

oh mamma mia, addirittura "allucinante"? manco fossimo in pianura padana! e poi alla terza tappa di un grande giro, una frazione per velocisti, ci sta tutta la vita: fra l'altro, avranno il vento laterale per i primi 2/3 (poi girano e dovrebbero avercelo alle spalle) per cui magari qualche imprevisto può scapparci

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quasi sicuro l'approdo a Messina con probabile arrivo a Taormina

probabile partenza da Sedico nel bellunese, con arrivo nel Trentino, al 50% sul Pordoi versante trentino, il restante 50% una tra Plan de Corones e la Val Gardena

la tappa successiva a Piancavallo partirà da Pordenone con arrivo o nel Trevigiano o nel Vicentino

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  • 1 month later...
2 hours ago, pierociaca85 said:

l ultima tappa a crono, al posto della passerella con sprint finale, garantisce il ritiro dei velocisti sulle alpi. Abitudine di una pochezza disarmante

è vero, ma è vero anche che la passerella finale, negli ultimi anni, non è stata sufficiente a convincere i big delle volate a rimanere; e in fondo questo è un discorso che viene fuori spesso ma poi.... alla fin fine, se Greipel e Kittel si ritirano prima, ma a noi, che ce ne frega? già mi importa poco quando il Giro finisce in passerella, meno ancora me ne potrà importare l'anno prossimo quando, in effetti, dopo Tortona ci sarà il fuggi fuggi: amen, negli ultimi 10 giorni un Kittel o un Greipel non porterebbero alcun valore aggiunto, dato il tipo di percorso, e preferisco averli al via le prime due settimane anche a costo di saperli ritirati prima delle montagne, che non averli affatto.

Quanto al percorso, in generale mi piace, solo due appunti: l'ultima tappa di montagna è effettivamente troppo leggera, e c'è il rischio che tra Etna, Blockhaus e cronometro umbra, la classifica sia già chiusa prima ancora del giro di boa, salvo ovviamente imprevisti che ci possono poi sempre essere

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In effetti la passerella non garantisce nulla e per contro nell'ultimo Giro che si è concluso con una cronometro, Cavendish ha concluso la gara pur non avendo più nulla da dire nelle ultime 3 tappe ed avendo a dir tanto 3 tappe potabili in tutta la seconda metà del Giro. 

Comunque per la centesima edizione pensavo tirassero fuori qualcosa di assolutamente particolare, anche a costo di fare un cagata, invece mi sembra un percorso abbastanza ordinario. Nel complesso secondo me neanche male, se non fosse che forse c'era un'aspettativa maggiore

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  • Admininistrators

Le volate finali degli ultimi giri han fatto pena, ben venga il ritorno alla crono anche perché in linea a piazza duomo è troppo pericoloso arrivarci.

La tappa di Bormio continuo a non capire perché Martedì. È una tappa da ultimo sabato

 

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Il 28/10/2016 at 2:34 PM, pierociaca85 dice:

beh sono uno dei pochi sadici che vuol vedere i velocisti lottare contro il tempo massimo in montagna evidentemente :D.

 

Sì, ma come detto sopra, forse paradossalmente, nel 2012, ultimo anno con la crono finale, i velocisti hanno lottato (con esito positivo, Cavndish, o negativo, Guardini) molto di più che nell'ultimo triennio, dove nonostante la passerella finale i vari Greipel, Kittel e Bouhanni, non hanno nemmeno pensato di arrivare alla fine della corsa (a volte neanche a metà)

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E cmq, preso atto che i velocisti big tornano a casa prima, a questo punto spero che ricambino ancora il sistema di punteggi della classifica a punti dando gli stessi in tutte le tappe. Io sono sempre stato dell'idea che la maglia rossa debba premiare un corridore sì completo ma cmq veloce. Ma preso atto che continua a non essere un obiettivo appetibile per i big stranieri, molto meglio che a vincerla sia un Valverde che un Nizzolo, giusto per restare a come sarebbe potuta andare quest'anno con un sistema di punti diverso

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Ma anche assegnando lo stesso punteggio per tutte le tappe i velocisti sono già NATURALMENTE favoriti per la vittoria della maglia a punti, se non altro perché è più probabile che arrivi una fuga in una tappa montuosa o vallonata piuttosto che in una pianeggiante. Non è una regola scritta, ma dati alla mano è una verità non contestabile, anche perché le tappe per velocisti solitamente arrivano all'inizio, quando ci sono più energie per tenere la corsa, e in secondo luogo è più facile tenere cucita la corsa in una tappa pianeggiante piuttosto che in una piena di asperità.

Quindi è una stupidaggine assoluta dare un privilegio a livello di regolamento, quando di fatto la maglia a punti tende già ad andare a un velocista, tanto al Giro d'Italia, dove è più frequente il ritiro dei velocisti, quanto al Tour de France.

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Sembra un Giro simile a quello del 2009. Le due crono saranno quasi sicuramente decisive per la Maglia Rosa, anche perchè credo che nelle tappe di Oropa e Piancavallo sarà facile difendersi. Sulle Dolomiti si potrà inventare qualcosa, ma basterà?

Ma soprattutto: vedremo Froome o no?

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Insomma, non è un percorso massacrante, ma rispetto a quello del 2009 non c'è paragone. A parte la tappa dolomitica, ma pure quella dello Stelvio fa una differenza enorme rispetto al 2009, che praticamente presentava solo il tappone del Monte Petrano, che peraltro non andava mai al di sopra dei 1500 metri (aspetto fondamentale); quanto all'importanza delle crono, anche quest'anno la prova era lunga ed è tra le tappe decisive quella che ha scavato le differenze meno importanti.

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12 ore fa, ian dice:

Insomma, non è un percorso massacrante, ma rispetto a quello del 2009 non c'è paragone. A parte la tappa dolomitica, ma pure quella dello Stelvio fa una differenza enorme rispetto al 2009, che praticamente presentava solo il tappone del Monte Petrano, che peraltro non andava mai al di sopra dei 1500 metri (aspetto fondamentale); quanto all'importanza delle crono, anche quest'anno la prova era lunga ed è tra le tappe decisive quella che ha scavato le differenze meno importanti.

Sono d'accordo, io intendevo Giri simili perchè temo che saranno due sole le tappe dove potrebbe esserci battaglia vera... proprio come nel 2009: sul Monte Petrano e la Cuneo-Pinerolo dove però ahimè successe poco o nulla... 

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La Cuneo - Pinerolo del 2009 non era la Cuneo - Pinerolo. Comunque una tappa simile quest'oggi, anche volendola infarcire di tutte le salite del mondo sarebbe comunque nella migliore delle ipotesi (con l'inserimento di nuove fantasiose ipotetiche salite come la mia versione con Colle del Crò nel finale) un nobile intramezzo tra tappe più impegnative dato che passerebbero una decina di chilometri sempre tra ultima salita e arrivo o verrebbe decisa dallo strappetto di Pinerolo. Sarebbe comunque una tappa stupenda, quanto da imboscate quanto da nulla assoluto ma visto che la seconda ipotesi sarebbe preponderante e che il nome della tappa in se porta un certo peso storico credo ci sia un po' di riluttanza nel riproporla sapendo con quasi di certezza di averne una copia sbiadita della storica corsa del 49 (come già successo nel 64 e 82). Però ecco, pure la versione storica senza modifiche la baratterei volentieri, nella medesima posizione di corsa, sia con la tappa arrivata a Pinerolo a quest'anno sia con la tappa che arriva a Bergamo il prossimo.

 

Per grado di durezza riguardandolo bene penso anche io che questo sia giusto  un pelo più duro del 2009 (ma in una classifica dove tutti i giri successivi gli arrivano davanti, dunque poco onorevole), ma al Giro del 2009 riconosco un grado di difficoltà maggiore perchè aveva molte più tappe dalla difficile interpretazione. In questo del 2017 sinceramente tra Oropa, Piancavallo, Ortisei, Blockhaus non vedo molta fantasia e la tappa di Bormio rischia di essere l'unica davvero decisiva come fu Val Martello nel 2014, e ho il dubbio che chi vinca lì vinca il Giro. Poi a questo Giro riconosco anche dei lati positivi: sembra molto leggero perchè sottovalutiamo Etna e Blockhaus che sono entrambe alla prima settimana, ma le due salite non sono certo due Montevergine e Roccaraso qualsiasi, son due salite vere che se fossero concentrate nella seconda metà di Giro farebbero più paura, e per questo vedo possibili due scenari: in un primo scenario il cannibale di turno prende minuti su queste due salite e chiude la pratica a Bormio (stile Contador 2011), in un secondo la corsa rimane chiusa fino alla tappa di Bormio che farà per forza i distacchi più consistenti (stile Val Martello 2014 - anche nel 2012 c'era una tappa nettamente più dura delle altre che decise il Giro, ma era l'ultima in linea quindi il paragone cozza un po'). Visto il campo partenti che fin'ora vede una probabile battaglia Aru-Nibali penso sarà più probabile la seconda.

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1 ora fa, Stylus dice:

Per grado di durezza riguardandolo bene penso anche io che questo sia giusto  un pelo più duro del 2009 (ma in una classifica dove tutti i giri successivi gli arrivano davanti, dunque poco onorevole), ma al Giro del 2009 riconosco un grado di difficoltà maggiore perchè aveva molte più tappe dalla difficile interpretazione.

Addirittura molte tappe di difficile interpretazione? Pensa che io non ne ricordo nemmeno una, anzi mi è sempre sembrato un Giro molto scontato nel suo sviluppo, e mica solo per colpa dei protagonisti, che anzi, tutto sommato si davano parecchia battaglia con il pochissimo che offriva il percorso.

Però sinceramente non ricordo nemmeno una tappa complicata o nella quale poteva uscire un attacco fuori dagli schemi (cioè salita finale), e infatti non ce ne fu neanche uno; non considero per carità di patria né la tappa di Faenza né il relativo attacco di Basso perché l'assalto quasi disperato di un corridore fuori dal podio è qualcosa che si vede anche nelle peggiori edizioni del Giro.

 

PS: la versione storica della Cuneo Pinerolo presenta quasi 60 km di fondovalle dall'ultimo gpm (che peraltro è il Sestriere, salita che oggi fa una selezione comunque relativa). Credo che sarebbe più selettiva la tappa arrivata a Pinerolo nel 2016, e non di poco :giur:

 

 

Edited by ian
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Si lo so che la Cuneo-Pinerolo del 2009 non è LA Cuneo-Pinerolo... ma ricordo bene che l'avevano spacciata come una delle tappe regina di quel Giro.

11 ore fa, ian dice:

 

Però sinceramente non ricordo nemmeno una tappa complicata o nella quale poteva uscire un attacco fuori dagli schemi (cioè salita finale), e infatti non ce ne fu neanche uno; non considero per carità di patria né la tappa di Faenza né il relativo attacco di Basso perché l'assalto quasi disperato di un corridore fuori dal podio è qualcosa che si vede anche nelle peggiori edizioni del Giro.

 

 

 

Di quel Giro ho trovato più emozionante l'attacchino di Pozzato sul cavalcavia prima dell'arrivo in volata a Trieste (2° o 3° tappa):dalem:

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  • 2 months later...

dunque stanno fuori Androni e Nippo. Vado contro corrente, e dico che la cosa non è di per sé un male. Faccio un ragionamento che va al di là del merito delle scelte sul valore tecnico di chi sta fuori e di chi invece (Wilier, Gazprom, CCC) è dentro. D'altra parte Vegni era stato chiaro già da un paio d'anni: la wild card se sei italiano non è più scontata, e questo da un certo punto di vista è giusto, perché altrimenti significa assecondare un livello medio delle nostre squadre che è molto basso.

E al nostro movimento non so quanto la riduzione ulteriore delle squadre possa far più male del mantenimento dello status quo. I soldi contano, inutile strapparci le vesti ogni volta che i fatti ce lo ricordano, e se vuoi investire nel ciclismo ha senso farlo con un certo budget, che consenta anche di mettere su una squadra decente... le sponsorizzazioni da pane e salame, purtroppo, non bastano più, e anche tanti piccoli e volenterosi imprenditori, pur mettendosi insieme e per quanto siano encomiabili, evidentemente hanno difficoltà a mettere insieme un budget all'altezza di uno sport che ormai si corre sempre di meno entro i propri confini, e sempre di più all'estero vicino e lontano.

Quindi non è tenendo in vita squadre così deboli tecnicamente e finanziariamente come le nostre Professional, che salvi il ciclismo italiano, perché se "basta" il mancato invito al Giro per chiudere, allora significa che sul lungo periodo non staresti in piedi comunque. E significa anche rassegnarsi all'andazzo secondo il quale, dietro al Giro, non ci sarebbe nient'altro (invece, a maggior ragione dopo queste scelte di Rcs, dovrebbe essere interesse comune di squadre e organizzatori cercare di dare la massima visibilità possibile a tutto quello che non sono le corse Gazzetta, e se è vera la notizia che i piccoli organizzatori cederanno gratis ad emittenti privati i diritti di trasmissione delle loro gare, forse da questo punto di vista inizia finalmente a muoversi qualcosa).

Nel ciclismo globalizzato di oggi non è il numero delle squadre che fa la solidità di un movimento, ma la loro qualità, e quello che a noi manca è una squadra di riferimento nel WT come lo sono la Sky per la Gran Bretagna o la Orica per l'Australia, e come del resto NON era nemmeno la Lampre degli ultimi anni, sia perché scarsa sia perché molto poco italiana: l'ultima cosa simile, dalle nostre parti, è stata la Liquigas di Basso e Nibali. E in un certo senso quel ruolo, oggi, ce l'hanno formazioni di licenza straniera, ma italiane nel management e in buona parte della rosa, come Astana, Bahrain e Trek.

Per chiuderla un po' provocatoriamente: il vero patrimonio del ciclismo italiano sono i Martinelli e i Guercilena, più delle Androni e delle Nippo, pur con tutto il rispetto per chi è cmq nel ciclismo da una vita.

Provocazione bis: in fondo resta fuori una squadra il cui fiore all'occhiello è un corridore sul viale del tramonto come Cunego (anche in questo caso, sia detto con tutto il rispetto) ed entra per il rotto della cuffia la Wilier che, a sua volta, dipende dal quasi ex corridore Pozzato. A me pare che il futuro del ciclismo italiano passi molto di più per chi ha fatto passare professionisti i vari Moscon, Martinelli, Bettiol e compagnia, piuttosto che per chi allunga la carriera delle vecchie glorie e, per il resto, magari chiede una cagnotta al buon corridore under 23 che vuol passare professionista. O sbaglio?

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1 ora fa, smec-easyjet dice:

dunque stanno fuori Androni e Nippo. Vado contro corrente, e dico che la cosa non è di per sé un male. Faccio un ragionamento che va al di là del merito delle scelte sul valore tecnico di chi sta fuori e di chi invece (Wilier, Gazprom, CCC) è dentro. D'altra parte Vegni era stato chiaro già da un paio d'anni: la wild card se sei italiano non è più scontata, e questo da un certo punto di vista è giusto, perché altrimenti significa assecondare un livello medio delle nostre squadre che è molto basso.

Ma scusa, alla seconda riga che non ti interessa entrare nel merito del valore tecnico della scelta e alla quarta tiri fuori il livello delle squadre italiane? :) 

E' evidente che il livello delle squadre fuori dal WT è basso, perché? Perché a livello globale la base economica (sponsorizzazioni) e tecnica si sta contraendo (categorie giovanili) ormai da tempo, e il WT, per mantenere la propria dimensione, si sta progressivamente mangiando quello che sta più in basso, abbassandone il livello (e abbassando il proprio naturalmente).

Le professional italiane dunque sono di basso livello, ma perfettamente nella media delle squadre professional. Quindi al limite un organizzatore che vuole ragionare in termini di salvaguardia del livello della propria corsa dovrebbe al limite dire che le Wild Card diventano 3 oppure 2, non che invita una squadra più scarsa a discapito delle italiane per non assecondarne il livello basso (che sarebbe una preoccupazione molto nobile, ma che certamente Vegni non ha, né peraltro dovrebbe avere)

1 ora fa, smec-easyjet dice:

E al nostro movimento non so quanto la riduzione ulteriore delle squadre possa far più male del mantenimento dello status quo. I soldi contano, inutile strapparci le vesti ogni volta che i fatti ce lo ricordano, e se vuoi investire nel ciclismo ha senso farlo con un certo budget, che consenta anche di mettere su una squadra decente... le sponsorizzazioni da pane e salame, purtroppo, non bastano più, e anche tanti piccoli e volenterosi imprenditori, pur mettendosi insieme e per quanto siano encomiabili, evidentemente hanno difficoltà a mettere insieme un budget all'altezza di uno sport che ormai si corre sempre di meno entro i propri confini, e sempre di più all'estero vicino e lontano.

Quindi non è tenendo in vita squadre così deboli tecnicamente e finanziariamente come le nostre Professional, che salvi il ciclismo italiano, perché se "basta" il mancato invito al Giro per chiudere, allora significa che sul lungo periodo non staresti in piedi comunque. E significa anche rassegnarsi all'andazzo secondo il quale, dietro al Giro, non ci sarebbe nient'altro (invece, a maggior ragione dopo queste scelte di Rcs, dovrebbe essere interesse comune di squadre e organizzatori cercare di dare la massima visibilità possibile a tutto quello che non sono le corse Gazzetta, e se è vera la notizia che i piccoli organizzatori cederanno gratis ad emittenti privati i diritti di trasmissione delle loro gare, forse da questo punto di vista inizia finalmente a muoversi qualcosa).

Nel ciclismo globalizzato di oggi non è il numero delle squadre che fa la solidità di un movimento, ma la loro qualità, e quello che a noi manca è una squadra di riferimento nel WT come lo sono la Sky per la Gran Bretagna o la Orica per l'Australia, e come del resto NON era nemmeno la Lampre degli ultimi anni, sia perché scarsa sia perché molto poco italiana: l'ultima cosa simile, dalle nostre parti, è stata la Liquigas di Basso e Nibali. E in un certo senso quel ruolo, oggi, ce l'hanno formazioni di licenza straniera, ma italiane nel management e in buona parte della rosa, come Astana, Bahrain e Trek.

Per chiuderla un po' provocatoriamente: il vero patrimonio del ciclismo italiano sono i Martinelli e i Guercilena, più delle Androni e delle Nippo, pur con tutto il rispetto per chi è cmq nel ciclismo da una vita.

Su questo concorderei se esistesse da qualche parte nell'universo un'equazione tipo 3 professional = 1 world tour: in quel caso rinuncerei anche a tutte le professional.

Sul rilancio su scala decentemente ampia di corse che non siano il Giro (Giro e basta, nemmeno universo RCS), auguri.

Per il resto non c'è alcuna provocazione, gli uomini migliori del ciclismo italiano sono migrati insieme ai soldi, ma mi pare un tema che con gli inviti al Giro, con il privilegiare la CCC a scapito della Nippo, c'entra pochino.

1 ora fa, smec-easyjet dice:

Provocazione bis: in fondo resta fuori una squadra il cui fiore all'occhiello è un corridore sul viale del tramonto come Cunego (anche in questo caso, sia detto con tutto il rispetto) ed entra per il rotto della cuffia la Wilier che, a sua volta, dipende dal quasi ex corridore Pozzato. A me pare che il futuro del ciclismo italiano passi molto di più per chi ha fatto passare professionisti i vari Moscon, Martinelli, Bettiol e compagnia, piuttosto che per chi allunga la carriera delle vecchie glorie e, per il resto, magari chiede una cagnotta al buon corridore under 23 che vuol passare professionista. O sbaglio?

Cioè secondo te i vari Moscon, Martinelli e Bettiol sceglierebbero una professional se questa tagliasse le vecchie glorie e gli desse (ad esempio) il triplo dei soldi che gli dà la Sky o la Quickstep di turno? Secondo me a quell'età interessa correre le grandi corse principalmente, soprattutto per fare esperienza, quindi non ci sono armi per essere competitivi nella corsa all'ingaggio di una giovane promessa, anche investendoci un capitale.

Quindi non è una considerazione sbagliata di per sé, solo che mi pare abbastanza ovvia, e soprattutto inevitabile.

Edited by ian
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ti rispondo direttamente dentro al tuo quote :wink:

25 minutes ago, ian said:

Ma scusa, alla seconda riga che non ti interessa entrare nel merito del valore tecnico della scelta e alla quarta tiri fuori il livello delle squadre italiane? :) 

Dicevo che non entravo nel merito del valore tecnico delle squadre, nel senso che non mi interessa scervellarmi se sia più forte l'Androni o la Gazprom, quanto piuttosto centrare un punto: che l'Androni (come la Wilier, la Nippo e la Bardiani, ma almeno la Bardiani ha una sua linea - i giovani - come ce l'ha la Novo Nordisk - i diabetici :P -) è scarsa. A prescindere da chi porti al suo posto, che può pure essere peggio, ma non è questo che mi interessa se vogliamo parlare di "salvaguardia del movimento italiano".

E' evidente che il livello delle squadre fuori dal WT è basso, perché? Perché a livello globale la base economica (sponsorizzazioni) e tecnica si sta contraendo (categorie giovanili) ormai da tempo, e il WT, per mantenere la propria dimensione, si sta progressivamente mangiando quello che sta più in basso, abbassandone il livello (e abbassando il proprio naturalmente).

Le professional italiane dunque sono di basso livello, ma perfettamente nella media delle squadre professional. Quindi al limite un organizzatore che vuole ragionare in termini di salvaguardia del livello della propria corsa dovrebbe al limite dire che le Wild Card diventano 3 oppure 2, non che invita una squadra più scarsa a discapito delle italiane per non assecondarne il livello basso (che sarebbe una preoccupazione molto nobile, ma che certamente Vegni non ha, né peraltro dovrebbe avere)

Su questo concorderei se esistesse da qualche parte nell'universo un'equazione tipo 3 professional = 1 world tour: in quel caso rinuncerei anche a tutte le professional.

Sul rilancio su scala decentemente ampia di corse che non siano il Giro (Giro e basta, nemmeno universo RCS), auguri.

Avevo letto su Cicloweb che, già da quest'anno, molte corse .HC e .1 dovrebbero potersi vedere in diretta tv, perché gli organizzatori ne hanno ceduto gratuitamente i diritti alle singole emittenti interessate: se il progetto va avanti, tempo 2-3 anni corse come Coppi e Bartali, Tre Valli, Emilia e compagnia potrebbero iniziare ad avere di per sé stesso un loro ritorno di immagine tale da interessare gli sponsor. Anche perché, per gli sponsor di cui stiamo parlando (cotechini, lamierati, tende da sole, calzolai...) anche una tv seminazionale come 7Gold (per dire) può sicuramente rappresentare un ritorno di immagine interessante, se trasmette in diretta. Inoltre, se la tua fabbrichetta produce scamorze, è anche più sensato puntare a questo tipo di investimento, che non pretendere che la squadra che hai messo su con 12 euro possa essere sufficientemente forte da meritare la convocazione al Giro. Perché a quel punto, allora, è anche legittimo che pure Rcs faccia i conti della serva e allora, scarsi per scarsi, preferisca portare gli scarsoni stranieri, che almeno hanno alle spalle sponsor interessanti che magari mettono due lire anche nelle tasche dell'organizzazione per avere lo striscione a bordo strada (cosa che sicuramente fanno).

Per il resto non c'è alcuna provocazione, gli uomini migliori del ciclismo italiano sono migrati insieme ai soldi, ma mi pare un tema che con gli inviti al Giro, con il privilegiare la CCC a scapito della Nippo, c'entra pochino.

Cioè secondo te i vari Moscon, Martinelli e Bettiol sceglierebbero una professional se questa tagliasse le vecchie glorie e gli desse (ad esempio) il triplo dei soldi che gli dà la Sky o la Quickstep di turno? Secondo me a quell'età interessa correre le grandi corse principalmente, soprattutto per fare esperienza, quindi non ci sono armi per essere competitivi nella corsa all'ingaggio di una giovane promessa, anche investendoci un capitale.

Io non dico che Moscon, Martinelli e Bettiol sceglierebbero le Professional italiane se li pagassero il triplo delle rispettive squadre straniere, attenzione! Dico che meno male che i nostri migliori ragazzi passano professionisti alla Sky e alla Quick Step, invece di marcire per anni ad una Bardiani a ad un'Androni con la prospettiva di non misurarsi che saltuariamente con i migliori in circolazione, e di non passare mai nel WT se non in tarda età. Pozzovivo è passato WT più di 30 anni, e solo allora si è accorto che, magari, avesse fatto quella scelta 5 anni prima una Liegi sarebbe anche riuscito a vincerla.

D'altra parte, quanti corridori forti hanno prodotto, da quando esiste il World Tour, le nostre professional? Sinceramente non me ne vengono in mente granché, forse Rosa che ha fatto la trafila Androni-Astana-Sky, e Brambilla che ha fatto Colnago-Quick Step. Stiamo cmq parlando di corridori che nel WT fanno i gregari di lusso, e non i capitani. E ora vediamo cosa combinerà Colbrelli, sono curioso, ma stiamo sempre parlando di eccezioni (e cmq anche lui ce ne ha messi, di anni, per uscire dal bozzolo). Gli ultimi nostri campioni, sono passati tutti direttamente nel WT, mentre in Belgio - per dire - è quasi la prassi che un corridore promettente passi prima per una Wallonie-Bruxelles o per una Topsport Vlaanderen.

Quindi non è una considerazione sbagliata di per sé, solo che mi pare abbastanza ovvia, e soprattutto inevitabile.

E chiudo aggiungendo: non basta garantire alle nostre professional di correre il Giro, dove la differenza di valori con i top team è tale che i ragazzi possono solo andare in fuga da lontano, imparando poco invece di quello che vuol dire gestire una corsa con la responsabilità di fare il risultato (ad es. proteggendo un velocista capace di vincere e non di sprintare per un sesto posto, o lavorando per un capitano che possa puntare ad una top 10 e non a una top 20 con le fughe), come d'altra parte dimostra la sagacia tattica del più esperto corridore da professional italiano: PIRAZZI :P . Il Giro da solo non è una palestra sufficiente a crescere: per essere formative, le Professional dovrebbero mettere a disposizione dei giovani un calendario di corse completo e competitivo, per cui il problema si interseca con quello della crisi degli organizzatori, e torniamo al punto 2: non è un caso se le squadrette belghe sono molto più formanti, proprio perché le semiclassiche a cui hanno la fortuna di partecipare in patria sono di un livello molto più alto delle semiclassiche che si corrono da noi. Quindi ragioniamo su questo, se vogliamo parlare di salvaguardia del movimento ciclistico nazionale, invece di ridurre tutto il discorso alle 4 wild card del Giro.

Edited by smec-easyjet
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