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[Story PCM 2011] Alaska: "Nelle terre di nessuno"


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ALASKA :

Nelle terre di nessuno

La vera storia di Ray Marshall e dei suoi compagni

alaska1.jpg

Diario di Ray Marshall. Ultima pagina:

27 Settembre 2022

“L’ultima sigaretta si spegne al tramonto di un freddo venerdì di fine Settembre, tra le labbra violacee di un povero barbone, illusosi cento volte almeno di cambiare, anche per un solo secondo, il mondo intero, pensando sempre in grande, pur di non fermarsi a pensare a sé stesso, a ciò che sarebbe potuto essere e non è stato, alla rassegnazione di un uomo solo, nell’attimo in cui si trova a fare i conti con il proprio passato, a pochi passi dalla morte.

La zattera in legno mi accompagna lungo il fiume, verso chissà dove…

Caro Ray Marshall non hai più la forza di guardarti indietro, ammettilo, sei vecchio e così stanco, dannatamente stanco…”

« C'è tanta gente infelice che tuttavia non prende l'iniziativa di cambiare la propria situazione perché è condizionata dalla sicurezza, dal conformismo, dal tradizionalismo, tutte cose che sembrano assicurare la pace dello spirito, ma in realtà per l'animo avventuroso di un uomo non esiste nulla di più devastante di un futuro certo[1]»

(Christopher McCandless)

Diario di Ray Marshall. Intro:

Anno 2019

“Vi racconterò una storia..

Non so se resterà impressa nelle vostre menti come questo inchiostro sul foglio del mio diario, ingiallito dall’incedere del tempo, ma comunque vi parlerò di me e dei miei amici conterranei, così come dei nemici incontrati lungo la mia vita.

Lo faccio ora, durante il primo giorno di cammino verso un non so che nascosto nel mio paese, nel mio Stato, nella mia dimora: l’Alaska.”

“Se sei nato a Barrow, nel punto settentrionale più estremo degli Stati Uniti, non che in una delle città più a nord dell’intero pianeta Terra, significa che Dio ha voluto punirti, per un qualcosa che hai fatto o che, meglio, forse farai. Si, perché a Barrow per 65 giorni il sole scompare dall’orizzonte e lascia soltanto un buio così tetro da ucciderti giorno dopo giorno, ed un freddo tale da mantenerti in costante ibernazione, con picchi anche di -40° C.

Ho sempre pensato, sin dalla tenera età, che questo cazzo di posto non sarebbe potuta essere la mia tomba, che Fairbanks sarebbe stata molto meglio; ho sognato Anchorage ma ben presto mi accorsi che forse sarebbe stato un passo troppo grande da affrontare per un povero eremita del nord.

Pertanto a sedici anni non persi tempo e mi trasferìi a Fairbanks, da zia Tracy, mentre mio padre rimase con mia madre e mio fratello a Barrow. Mio padre si chiamava Tony, una vita passata a cercare l’oro e conclusasi in un container dove viveva con mia madre Johana e mio fratello Andrew, colpito da un incidente stradale e dannato a vita su di una fottuta sedia a rotelle.

Che speranze potevo avere a Burrow? Non ho mai rinnegato la mia famiglia, ma ho sempre lottato contro i miei genitori per come si rinchiusero per sempre in quella scatola di latta mista a legno dopo l’incidente di Andrew, proibendo lui di viversi una vita “quasi normale”: niente amici, donne…niente serate da bagordi; quello fu per me il tempo della ribellione.

Ribellione…

Sedici anni e tanta voglia di mandare a fanculo tutto e tutti.

Me ne andai dunque da zia Kelly, stetti da lei due mesi, forse tre, poi conobbi quello che sarebbe stato il mio amico per sempre: Tom Cranie, che mi accolse in casa sua come un fratello.

Tom era nato a Fairbanks, suo nonno era nato in Italia e trasferitosi in America come grosso importatore di vini pregiati: Tom odiava il vino!

Fu Cranie a farmi innamorare di un personaggio che, nel 1992, si legò indissolubilmente a questa città: Christopher McCandless, alias “Alexander Supertramp”; il ragazzo che lasciò tutti i propri beni materiali per avventurarsi nella fredda Alaska, per trovare i veri valori della vita.

Me ne innamorai così tanto che, dopo aver concluso gli studi, mi promisi di compiere il viaggio di “Alex” in solitaria…ma questo non accadde…”

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Ci sono ricascato... :banghead: altra story, probabilmente l'ultima, perchè il lavoro freme, la mtb succhia altro tempo e prima della fine dell'anno probabilmente si andrà a convivere. Pertanto mi son detto: "Proviamo a raccontare l'ennesima storia, forse l'ultima, facciamolo...".

Mi sono già portato avanti e ho scritto molto, premetto che non sarà la solita storia, inizialmente sarà molto, molto raccontata, è un viaggio ispirato ad un celebre libro; poi sarà descritta brevemente a modi flashback. Non avrò tempo di raccontare tutto anche in seguito, dunque vedremo se con questo format riuscirò a non interromperla.

Prima di partire per le vacanze vi lascio con l'intro e, si spera, una buona dose di curiosità...

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Anno 1997

Un anno dopo la mia situazione non pareva decollare, gli anni del liceo me li mangiai facendomi espellere dalla Babyloon Institute per essermi fumato una canna in corridoio e, al preside, fervido repubblicano, questo non piacque affatto...finimmo a prenderci a parole e fu la fine di ogni mio rapporto con la scuola, ma non con i libri.

Mi misi a leggere, leggere e leggere ancora, a immagazzinare quante più informazioni possibili, sapendo che la cultura mai nessuno me l'avrebbe portata via.

Zia Kelly svenne quando apprese la notizia della mia espulsione, per non farla soffrire me ne andai...

Dove?

In viaggio...

alaskastatiunitinordame.jpg

11 Luglio 1997

Misi i miei libri nello zaino, qualche provvista e andai da Tom Cranie, a poche miglia da casa, anzi, dalla mia ex casa, ormai ero un uomo libero si, ma anche un senzatetto in parole povere.

Dissi a Tom che "la vita è soltanto una" e che ero stanco del trascorrere monotono dei giorni: avevo bisogno di conoscere il mondo sì, ma prima ancora di capire la mia terra, l'Alaska, prima di andarmene per sempre da qui.

Ho sempre avuto uno spirito avventuriero, di scoperta. A 5 anni usciì di casa di nascosto per seguire un cucciolo di cane, non me ne accorsi e finiì lontano 6 miglia, quando un poliziotto mi riportò a casa. A 10 anni presi il mio zainetto e camminai per 3 giorni interi, per fuggire da Barrow, ma ebbi talmente tanto freddo in corpo che, al terzo giorno, decisi di ritornare a casa, tra le urla dei miei.

Il mio spirito estremo sapevo sarebbe tornato a farmi visita, volevo visitare paesi stranieri, lontani...Australia, Cina, Birmania, Nepal...i deserti e le vette più alte, navigare per mare...

A 18 anni se ne hanno di idee in testa, anche a 50 per la verità, ma sapete qual'è la sottile differenza: che a 18 anni si ha l'incoscienza che a cinquanta s'è nascosta in un cassetto oscuro del nostro essere.

Volevo viaggiare...conoscere...scoprire...

Prima di compiere questo salto nel vuoto avevo bisogno di capire meglio me stesso scoprendo la mia terra e da dove venivo, non potevo farlo da solo, avevo bisogno di un amico con cui dividere gioie e sofferenze: Tom era perfetto.

Aveva due anni più di me ed era divenuto sin da subito il mio fratello maggiore acquisito, con quel pizzico di follia misto a genio da risultare imprevedibile sempre e scontato mai, seppur dotato di grandi qualità, una su tutte: il rispetto delle persone e, ancor prima, della natura.

Cranie era un attivista di GreenPeace. Sì, di quelli pronti a battersi per la difesa del nostro mondo sia che lo si dovesse fare su di un gommone a difendere le balene nel bel mezzo dell'Oceano Pacifico, sia nel cuore della Foresta Amazzonica o in chissà quale altro posto sperduto.

Tom dai 17 anni aveva cominciato a viaggiare da solo, alla scoperta del pianeta, in sette anni ritornò solo dieci mesi in Alaska, giusto il tempo per conoscerci e scoprirci grandi amici, con i medesimi obiettivi e le stesse idee. Aveva visitato Brasile, Venezuela, Perù, Sudafrica, Congo, Laos, Nepal, Corea del Nord, Vietnam e Nuova Zelanda; ma non era sazio di viaggiare...

Se lo poteva permettere Tom, il padre era il più grosso petroliere del vicino Canada, almeno fino a quando un incidente sul lavoro non se lo portò via per sempre, lasciando la madre Magdalena sola a crescere un figlio troppo al di fuori dai confini per limitarsi nella piccola Fairbanks. I soldi in famiglia non mancavano di certo, specie dopo l'eredità lasciata dal padre Michael così, con le spalle coperte e la non necessità di lavorare Tom si sentiva libero di scorrazzare per il mondo, pur senza vivere di rendita, ma guadagnandosi da vivere con lavoretti occasionali.

Consapevole che mai avrebbe rifiutato la mia proposta gli chiesi di venire con me, per visitare la nostra Alaska!!!

Tom rimase ammutolito, si rese subito conto che, pur avendo girato gran parte del globo terrestre, mai si fosse soffermato ad osservare i paesaggi del suo Stato...accettò!

L'indomani saremmo partiti per il nostro grande viaggio...

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É l'anno dei ritorni!

E' già Rick! Come ai vecchi tempi quando cazzeggiavamo tutto il giorno...

questa si profila essere una grandissima story :shock:

Speriamo Bubba!!! Se lo sarà la inserirò anche sul mio sito, uno spazietto spero lo meriti...

L'idea è come al solito quella di raccontare e catturare...

:thumbup: :thumbup: :thumbup: bellissma storia

Grazieeeee

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mi sembra il film in to wild...nelle terre selvaggie

ah..l'inglese...è "Into the wild"... :smilie_daumenpos:

Il libro omonimo è molto meglio del film,che è comunque un gran film...se qualcuno c'ha voglia se lo legga!!

Va be..ti seguo anche io!!!! :thumbup:

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