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sateo

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Tutti i contenuti di sateo

  1. 3° gol: 1) 03/10/2002 2) Genk-Roma (Champions League 2002/03) 3) Antonio Cassano 4) Bruno Longhi 5) 0-1
  2. sateo

    Calciomercato

    Grazie Silvio!!! Noi Buffon, voi tenetevi pure il DIDAstro!!!
  3. Io simpatizzo per l'Empoli dei giovani (Giovinco e Marchisio su tutti), che spero faccia un bel risultato a Zurigo e riesca ad ottenere una storica qualificazione!!!
  4. Vergognoso il tifoso del Celtic (classico ubriacone scozzese?) e vergognosa la sceneggiata napoletana (non me ne vogliano gli amici partenopei) di Dida, detto Mario Merola. Patetico!!! Il giocatore va squalificato e multato!!!
  5. Grandi colpi dell'Astana, che approffitta del ritiro della Discovery Channel, prelevando dal team americano il direttore sportivo Bruyneel e i due capitani Leipheimer e Contador. In pratica, la squadra kazaka distrutta dai casi doping di Vinokourov e Kasheckin si sta rifacendo la squadra.
  6. 2°gol 1) 25/01/2004 2) Milan - Ancona (Serie A 2003/04) 3) Rui Costa 4) Carlo Pellegatti 5) 5-0
  7. 2° gol E' il primo gol di Rui Costa con la maglia del Milan, con commento di Pellegatti.
  8. Vincerà chi ancora forze dopo una lunga stagione. Percorso abbastanza duro, vedo bene Di Luca (sempre se lo faranno correre). Bettini, non lo cito neanche, lui è un favorito d'obbligo in qualsiasi corsa.
  9. Ho già scaricato e provato a giocare con la versione demo completa. Il gioco è simile al FM 2007, anche se come sempre ogni anno aggiungono qualche chicca, ma ormai questo gioco è talmente completo che è difficile trovare qualcosa da migliorare. Si parla del 19 ottobre come data di uscita.
  10. Cittadinanza a chiunque abiti e lavori regolarmente da almeno 5 anni in Italia.
  11. No dai...credo che ne prenderanno meno di 7!!! Ma attenzione, che quando la Roma è in giornata può succedere di tutto!!!
  12. Da segnalare altro match spettacolo in Premier League nel Monday Night tra Tottenham e Aston Villa è finita con un rocambolesco 4 a 4!!!
  13. Gol n°1: 1) 29.08.2007 2) Parma - Juventus (Tim Cup 3° turno) 3) Christian Molinaro 4) ??? 5) 1-3
  14. Corsa annullata. Chiudo
  15. TORO - JUVE 0-1 Spero rinasca un altro avvincente duello tra l'Inter e la Juve!!!
  16. Italia, un'altra giornata perfetta Le nostre pagelle del Mondiale di Stoccarda Bettini - 10 e lode La balestra a caccia di quaglie, Paolino, la sfodera non appena passato il traguardo. All'inizio sembra nervosetto, è sempre in testa al gruppo e addirittura deve dare una manata sulla schiena di Tonti per far capire al marchigiano che è ora di forzare. Poi si rilassa, trova la sua dimensione, ride e scherza con Valverde (soprattutto), vivacchiando spesso in fondo al gruppo, provando anche la gamba sul primo strappo. All'ultimo giro, ripreso Rebellin, s'incolla al copertoncino di Samuel Sánchez, saltando lo spagnolo e chiunque altro sulla seconda salita del circuito, quella meno dura, ma più lunga. Sfianca Schumacher, e solo un caparbio Frank Schleck non permette a Paolino di involarsi solitario verso il traguardo. Non perde la calma quando Kolobnev ed Evans raggiungono Schumi, Frank e l'iridato uscente. Poi freme come sempre, "salta" da bravo Grillo, suggerendo ad Evans e agli altri di girare in testa alla corsa. Prova un paio di allungh, bluffa un pochino, sbuffando e bevendo dalla borraccia, s'incolla di nuovo a Schumacher, è freddo quando parte Kolobnev e quando parte Evans, lanciando la propria volata in terza ruota. È bravissimo anche a saltare Kolobnev sulla destra del russo sul rettilineo finale, impedendo all'uomo CSC di stringerlo alle transenne per chiudere la traiettoria più breve. Forte, sveglio, scaltro, rabbioso, veloce. Doppietta mondiale. Dodici mesi dopo è di nuovo Campione del Mondo. Ballerini - 10 Ha dovuto gestire una delle vigilie più movimentate della storia azzurra ai Mondiali di ciclismo, se è vero che il deferimento di Danilo Di Luca (che in fondo ci si poteva aspettare, anche se non con questa tempistica) è arrivato giovedì pomeriggio, dopo che già Bettini, a mezzo stampa, aveva "criticato" il ct, reo - a seconda del Campione (uscente ed entrante) del Mondo - di aver costruito una squadra con troppe punte e pochi faticatori. Ballerini lo coccola, convocando Tosatto e lasciando in panchina i giovani Visconti e Nibali, ma poi è McQuaid a dare la stilettata a Paolino, dicendo che il livornese non ha firmato la Carta Etica. Bettini va su tutte le furie, il Comitato Organizzatore di Stoccarda altrettanto. McQuaid ritratta, ma la frittata è fatta. Ringraziando il cielo, Bettini prende il via, e Ballero può fare il suo lavoro di ct, non solo quello di psicanalista e mass-mediologo. La vittoria di Paolo premia la scelta di lasciare a casa Bennati, così come si rivela azzeccata la scelta di Tosatto. Chi vince, in fondo, ha sempre ragione. Rebellin - 10 Se oggi Rebellin avesse corso con l'Argentina, come pareva dovesse accadere a fine 2004, dopo il tris storico nelle Ardenne e la mancata convocazione azzurra per Verona, probabilmente oggi lo Stato sudamericano starebbe celebrando la sua prima vittoria in un Campionato del Mondo di ciclismo. Abbiamo questa convinzione perché oggi Rebellin è stato maestoso, addirittura più forte e più decisivo di quello visto a Salisburgo (anche per via del percorso, più adatto al veneto), con quell'allungo al penultimo giro e quell'azione che ha sfiancato la Spagna, costringendo Sastre, Rodríguez Oliver ed addirittura Valverde a spendersi, e finirsi, in testa al gruppo che comprendeva Oscarito Freire. Come se non bastasse, nel finale marca alla perfezione il secondo gruppetto, quello dei tre olandesi, coprendo capitan Bettini nell'avanscoperta. Si prende anche il 6° posto, staccando Samuel Sánchez e Gilbert negli ultimi metri. Kolobnev - 9,5 È la terza volta che entra con forza nella top-10 di una corsa importantissima, dopo l'Olimpiade di Atene 2004 e il Mondiale di Madrid nel 2005. Oggi centra un podio, un 2° posto, meraviglioso, attaccando con Rebellin nel penultimo giro e rientrando (con Evans) su Frank Schleck, Schumacher e Bettini all'ultimo giro, provando anche un paio di volte l'allungo a sorpresa, non riuscendo - ahilui - nell'intento. I gemelli Efimkin e Menchov sono ottime spalle, e lui prova addirittura la carta dell'anticipo in volata, uscendo dall'ultima curva in testa. Bettini, però, gli dà una bicicletta e mezza. Bertolini - 9 Della serie: i corridori Professional sono abituati a correre per 200 km, al massimo, e dopo quella distanza vanno in difficoltà. Della serie: Bertolini ha 37 anni, che senso ha farlo esordire in azzurro in un Mondiale così, lasciando in panchina Visconti e Nibali e a casa gente come Pellizotti e Bertagnolli? Dellla serie: il trentino nel 2007 ha vinto tanto, riuscirà a calarsi nel ruolo del gregario da lavoro sporco? Bertolini ha zittito, e stupito, tutti. È tornato il formidabile dilettante, il vincitore di una Parigi-Bruxelles, correndo dall'inizio alla fine (in fuga coi 42 all'inizio, ancora in testa al gruppo all'ultimo giro) con una grinta ed una determinazione incredibili, infiniti, da esempio per tutti. Nessuno escluso. Schleck F. - 8 Su un percorso del genere ci si aspettava forse di più il veloce Kirchen, con il bravo (ma lento) Frank a muoversi più lontano dal traguardo. Invece Frank sta bene, evidentemente, mentre Kim non dà le stesse garanzie, visto che è proprio il corridore T-Mobile ad entrare nella fuga dei 25, quella di Cunego, Ballan e Bertolini. Frank si nasconde come fanno i campioni, uscendo solo all'ultimo giro, dando quella trenata dopo lo scatto di Bettini che ha permesso di arrivare in cinque all'arrivo, seppur col medesimo (almeno per l'oro) risultato. Perde il podio e si rammarica sulla linea d'arrivo. Schumacher - 7,5 Non era certamente semplice correre da capitano della Germania in un Mondiale, quello tedesco, assolutamente unico (e ultimo, speriamo) nel suo genere. Riesce a contenere le pressioni e a mettere fuori il naso al momento giusto, giocando forse un pochino troppo al risparmio la carta Wegmann, che alla ruota di Rebellin e Kolobnev sarebbe stato alla perfezione. Lo scatto di Bettini lo sfianca e le tossine di quello sforzo le paga tutte nella volata finale, fondamentale in cui il corridore della Gerolsteiner è bravo specialista, ma non oggi, non contro Bettini e Kolobnev. Medaglia di bronzo che lo soddisfa, comunque. Cunego - 7,5 Sarà sceso dal letto col piede giusto, stamattina, visto che sin dalle prime battute è pronto e reattivo. È lo spauracchio di tanti (forse anche di qualche azzurro) nella fuga iniziale, quella dei 42 atleti, insieme a Bruseghin, Bertolini e Tosatto. Però nel gruppetto ci sono anche Hushovd, Hincapie, Van Avermaet, Fischer e Flecha, nonché Voigt, tutta gente che metterebbe in pericolo la concretizzazione dell'azione da lontano. Tutto da rifare. Cunego è ancora lesto ad infilarsi nella fuga dei 25, ancora con Bertolini e stavolta anche con Ballan. Il vincitore di Fiandre e Amburgo tira, il trentino anche, mentre il veronese si mantiene più tranquillo. Ballerini si fida di lui, e a lui questa fiducia fa benissimo. Anche nel finale è bravissimo, marcando benissimo Beltrán nel gruppo degli inseguitori. Un Mondiale di grande spessore. Evans - 7 Sembrava stanco a fine Vuelta, ed è per questo che ha saltato il Mondiale a cronometro, giocandosi forse la possibilità di una medaglia (diversa dall'oro, ovviamente). Con un percorso così fa il possibile, arrivando ultimo nella volata per la vittoria, ma 5° nel computo totale. Varese e Mendrisio sono due obiettivi alla sua portata, però. Tonti - 7 È il primo azzurro a muoversi e quello a menare le danze in testa al gruppo sin dalle prime battute. Bettini lo deve spronare un pochino all'inizio, ma poi il marchigiano, riserva un anno fa, si rende utilissimo alla squadra azzurra, soprattutto nel forcing all'inizio del sestultimo giro. Sánchez S. - 6,5 Difficile valutarlo, perché il suo voto è sub-judice. Se Freire e Valverde stavano bene (ma pensiamo di no), ha sbagliato, offrendo un assist grosso come una casa sia all'Italia, sia alla Germania. Se invece è lo stesso Samuel a dover recriminare, per una condotta di gara da parte degli iberici troppo attendista, allora il voto è più che positivo, visto che riesce ad essere comunque protagonista anche con un solo giro a disposizione. Prova la carta dell'anticipo su discesa e curve, ma Cunego è attento. Poi parte sulla prima salita, ma lì è attento Bettini. Nel finale si fa sfuggire i primi cinque, facendosi beffare anche da Rebellin. Tosatto - 6,5 Meritevole già il fatto di essere arrivato, essersi vestito, essersi calato nel ruolo ed essersi dato da fare sin dall'inizio. Quando capisce che le energie stanno finendo, si piazza in testa al gruppo e mena, mena forte, scremando il drappello di parecchie unità con un solo giro. Bruseghin - 6,5 All'inizio fa da chioccia a Cunego, stando vicino al suo capitano in Lampre nella fuga dei 42. Lascia difatti che siano Tosatto e Bertolini a muoversi, tenendosi coperto il più possibile. Quando rientra in gruppo è sfortunato, visto che una noia meccanica lo costringe a farsi staccare dal gruppo e poi le tattiche di squadra (rendere la corsa dura) consigliano a Ballerini di far aumentare l'andatura a Tosatto, Tonti e Bertolini, nonostante Marzio fosse dietro. Deluso, si ritira, tifando per i compagni dalla tv. Come noi. Gilbert - 6,5 È un Belgio orfano di Boonen, col vallone capitano designato, e che si muove subito con tre pedine (Devolder, Van Avermaet, Aerts) nella prima fuga - di quelle importanti, con tutto il rispetto per Augè, Pérez Arango e Kolesnikov, voto 6 - di giornata. Poi Devolder finisce la benzina, e Philippe trova l'aiuto di Leukemans, che comunque gli porta pochi giovamenti. Fa tutto da solo o quasi, e la top-10 è quasi totalmente merito suo. Voigt, Flecha - 6,5 Sono in entrambe le azioni importanti di giornata, tranne quella finale. Pagano tutti e due la poca considerazione dei propri ct, soprattutto l'uomo Rabobank, viste le favorevoli condizioni numeriche spagnoli in entrambe le fughe. Juan Antonio è anche veloce e forse bisognava osare di più. Wegmann, Elmiger - 6,5 Si piazzano alla fine di una corsa dura ed è già un assoluto merito. Il tedesco doveva agire nell'ombra di Schumacher, ma perde il treno di Kolobnev e Rebellin, che poteva essere decisivo. Lo svizzero è lasciato solo da Beat Zberg (all'ultimo Mondiale prima del ritiro) e Cancellara, apatico dopo l'oro a cronometro, e quel che riesce a fare è assolutamente encomiabile. Di Luca, Visconti e Nibali - 6 Fanno parte del gruppo azzurro con orgoglio e merito. Danilo viene estromesso dal Coni nella giornata di giovedì, la sera stessa decide di non scappare e di rimanere a Stoccarda con i compagni, seppur avvolto nella delusione. Oggi si piazza lungo i box, incitando i propri compagni dal bordo della strada, lavorando col suo grande carisma e la sua spiccata personalità. Il campione italiano e l'altro siciliano, invece, reagiscono con assoluta freddezza ed umiltà alla convocazione di Tosatto, avvenuta dopo l'esclusione dello stesso Di Luca. Erano loro due, difatti, le riserve già designate. Sono giovani (soprattutto gli ultimi due) e per loro ci saranno altre occasioni. Colombia - 6 Corrono i primi 100 km col piglio da grande squadra, evidentemente ben consigliati da Gini in ammiraglia, mettendo in mostra quattro dei propri corridori: Laverde, Ardila Cano, Pérez Arango e Duque, tutti in fuga (seppur in maniera alternata) sia nella fuga dei 42, sia in quella dei 25. Tuychiev, Askari - 6 Uzbeko uno, iraniano l'altro, chiudono al 71esimo ed al 72esimo posto (penultimo ed ultimo) a 21'57" da Paolino Bettini, coprendo comunque tutti i 267,4 km del circuito di Stoccarda. Pozzato - 5,5 Rimane coperto fino all'ultimo, fino all'ultimo giro, anche più di Bettini, visto che il Grillo mette il naso fuori anche all'inizio della corsa. Pippo è bravo a seguire Bettini sulla prima salita, così come è bravo a restare attaccato al treno dei migliori fino a metà dell'ultimo giro. Poi viene preso dai crampi. Peccato, certo, ma è anche colpa sua. Perché Bertolini ha tirato tutto il giorno e i crampi li ha avuti (se li ha avuti) solo dopo l'arrivo? Ballan - 5 Siamo abituati a vederlo in maniera diversa, decisamente diversa. Una giornata "storta" ci può stare, per carità, ma ci ha fatto tremare quando Schumacher, durante l'ultimo giro, lo ha staccato dalla ruota senza quasi alzarsi sui pedali. La presenza nella fuga dei 25 (lavorando per Cunego) e quell'allungo a tre giri dalla conclusione, subito rintuzzato dagli spagnoli, è un po' troppo poco per uno come lui. Olanda - 4,5 Ancora una volta, come un anno fa, sbaglia tutto nel finale. L'anno scorso Kroon (velocino) tira per lo sprint (ristretto, ma tant'era) di Boogerd (un paracarro allo sprint). Generosi nel riprendere la fuga dei 42, visto che davanti avevano solo Tankink e Gesink; ancora generosi nell'aiutare Spagna e Australia nel riprendere la fuga dei 25, anche se stavolta davanti c'era Kroon, uno buono (ma evidentemente poco a genio al ct). Nel finale Boogerd prova l'allungo, ma offre l'assist a Bettini. Una volta staccati, lo stesso Boogerd e Thomas Dekker non trovano l'accordo per provare a riportarsi sotto ai cinque in testa, perdendo il treno buono. Kirchen - 4,5 Non era certo un favorito di grido, ma era senz'altro atteso ad una prova di spessore. A parte il tentativo di sortita nel gruppetto dei 25, poco, pochissimo altro. Freire - 4 Eccolo, il favorito principe di Stoccarda 2007, atteso dal tentativo di staccare, nel palmarès, corridori del calibro di Binda, Van Steenbergen e Merckx. La Spagna si nasconde, sembra di rivivere Verona 2004. Ma stavolta l'Italia non si corre dietro, Bettini non sbatte alla portiera dell'ammiraglia, non si spreca il penultimo giro (anzi) e all'ultimo giro Oscarito non riesce a rispondere agli scatti di Schumacher prima e del compagno Sánchez poi. Vince la volata del gruppo, ma 49" dopo Bettini. Valverde - 3,5 Appena ne avremo l'occasione, gli chiederemo perché non è andato appresso a Rebellin e Kolobnev dopo lo scatto del vicentino al penultimo giro. Lì doveva essere, lì sarebbe stato - probabilmente - decisivo. Con Valverde in testa, né l'italiano né il russo avrebbero tirato più di tanto per farsi battere (almeno sulla carta) allo sprint, e la Spagna poteva continuare a coprirsi, costringendo l'Italia a ricucire. Invece Barredo, Sastre e lo stesso Valverde sono costretti a dannarsi l'anima per riprendere i due forti passisti in fuga. Alejandro paga lo sforzo nel finale, visto che non riesce mai ad essere protagonista in prima persona. Antequera - 3 Il mago della tattica, in un giorno, perde parecchio del suo fascino: dapprima veniamo a sapere che l'azione di Sánchez, a Salisburgo, era tutt'altro che prevista, e da quel giorno l'asturiano non parla al murciano Valverde, convinto che quest'ultimo gli abbia negato la possibilità di vincere un Mondiale con un'azione memorabile. Poi, nella fuga dei 42, la Spagna non tira un metro in un'azione in cui infila Sastre, Rodríguez Oliver, Flecha e Barredo, come se questi fossero quattro tra gli ultimi arrivati. Ancora, nell'azione dei 25, sempre con Barredo, Sastre e Flecha nell'azione, continua a non tirare un metro, decidendo di voler addormentare la corsa. Ma Freire non è il Freire dei tre Mondiali vinti, e il ct lo capisce solo all'ultimo giro. Troppo tardi. McQuaid - 0 Che faccia di bronzo. Sale sul podio a premiare Bettini, che non lo degna neanche di uno sguardo, rispettando solamente il protocollo nella stretta di mano tra presidente dell'UCI e Campione del Mondo. Organizzazione - 0 Bettini è Campione del Mondo a Stoccarda, come la Bastianelli. Quel Bettini che non si voleva far correre e che è stato infamato e infangato pochi giorni prima del Mondiale, per ripulirsi la coscienza di fronte alla politica tedesca, ai media tedeschi ed al popolo tedesco, evidentemente ancora choccato dalle rivelazioni degli ex Team Telekom e dal coinvolgimento di Ullrich in Operación Puerto. Davvero strano, per una Nazione che ha tappato la bocca all'ex portiere di Spagna 1982, Schumacher (toh, come il bronzo di oggi!), per via di alcune dichiarazioni sulle pratiche non proprio ortodosse decise dalla Germania di quel tempo. Bella figura. (cicloweb)
  17. HA FERMATO IL MONDO! Bettini fa giustizia di tutto: IRIDE! Fermi, respiriamo, raccogliamo le forze, carichiamo l'urlo e poi liberiamolo con quanto fiato abbiamo in gola: Paolo ti amiamo! Ti amiamo perché sei più di un ciclista, ti amiamo perché sei un simbolo, sei il simbolo di ciò che amiamo, sei il simbolo del ciclismo popolare, gioioso, spettacolare, vincente, colpito a tradimento, e poi colpito ancora, e ancora, sputtanato, fatto oggetto di ogni millanteria, svillaneggiato, leso nel suo onore ultracentenario, sbeffeggiato e ridotto ai minimi termini; eppure, ancora e ancora e ancora, capace di rialzare la testa, capace di ritrovare le forze, capace di trovare un senso a tanta fatica, capace di porsi nuovi obiettivi, capace di resistere a tutto e infine di reagire, nella maniera più emozionante e solare, sul campo. Tutto questo, Paolo Bettini. La summa di tutte le peculiarità di questo nostro sport, e al tempo stesso la risposta, unica, incontrovertibile, sensazionale. Bettini e il mondo ai suoi piedi; Bettini che quel mondo lo ferma, lo piega alla sua veemenza, alla sua voglia di riscatto, alla sua incontenibile capacità espressiva, laddove lo sport è espressione di emotività, di vulnerabilità, di umanità. Di arte, forse. O forse non di arte, non qui, non ora, qui siamo artigiani e non artisti, conosciamo la fatica, e il colpo di genio è vacuo e vano se non ci sono le gambe a far girare la dinamo dei desideri che illumina la strada. L'arte qui si chiama sudore e fatica, e Paolo lo ricorda a tutti, tra le lacrime della rabbia e della commozione, dopo la sua seconda vittoria mondiale, a 12 mesi di distanza dalla prima. Non staremo qui a dire che questa è la più bella vittoria di Bettini, perché l'immensa partecipazione che smosse in quel Lombardia 2006 con gli occhi al cielo non troverà facilmente eguali. Ma che questa sia la più voluta, la più rabbiosa, la più cercata affermazione del campione di Cecina, non c'è nessun dubbio. Paolo Bettini ha vinto il Campionato del Mondo e non erano pochi quelli che si sarebbero augurati il contrario. Non in Italia, dove vige la norma aurea di ricompattarsi tutti intorno alla causa comune, in caso di attacchi dall'esterno: e in questa vigilia iridata tali attacchi sono venuti sì da fuori, ma anche (ed è più grave) proprio dall'interno. No, chi sperava di vedere Bettini battuto era lì, proprio in quella Stoccarda che invece di accogliere una grande festa di sport (dopo aver ospitato anche i Mondiali di atletica leggera, la città tedesca si autocelebrava come capitale 2007 dello sport), aveva deciso di dividere il mondo in buoni e cattivi, in degni e in indegni, commettendo delle clamorose gaffe, come succede a chi si erge a giudice senza aver mai capito nulla di diritti. Degni e indegni. Degni quelli che si piegano alle finte e assurde regole del finto e assurdo antidoping imperante (solo nel ciclismo, poi! Come se altrove si vivesse su una nuvola!). Etica protestante, la chiama qualcuno. No, in questo caso solo puritanesimo ipocrita. E idiota. Degni e indegni. Indegni i Bugno, i Merckx, gli Altig, (solo alcuni di) quelli che in altre epoche avevano avuto guai col doping; e Valverde, al centro (forse) dell'indagine Operación Puerto ma rimesso in gara dal Tas (il Tribunale di Arbitrato dello Sport di Losanna, che ha espresso un parere tanto scontato quanto sconosciuto a questi ignoranti del diritto che popolano il ciclismo: ovvero che le squalifiche non possono essere preventive); e Zabel, reo confesso di aver preso Epo negli anni '90; e Bettini. Bettini? E perché? Non l'ha capito ancora nessuno: forse perché si è permesso di puntualizzare ufficialmente alcune cose firmando la farsesca carta etica dell'Uci (ovvero, appunto, che si tratta di un documento farsesco); o forse perché Sinkewitz, suo ex compagno di squadra attualmente nelle peste (per un caso di testosterone), non ha mai detto che il doping glielo forniva Paolo. Appunto, non l'ha mai detto, ma chissà perché qualcuno ha messo in giro la voce che sì, che l'ha detto. E subito organizzatori (Frau Eisenmann... Hiiih!) e municipalità di Stoccarda ad appellarsi, a non volere in gara Bettini, a minacciare l'Uci di non pagare i contributi promessi se l'italiano fosse stato della partita. Avvocati, controavvocati, cause promesse e minacciate. E il diritto, ribadito e rivendicato, di essere in gara, di difendere il titolo conquistato l'anno scorso a Salisburgo. Difficile, riuscirci: perché la situazione ambientale era quella che era, l'ostilità nella città tedesca (a parte gli emigranti italiani) palpabile, la tranquillità tutt'altro che facilmente conservabile, e gli avversari (ci sono anche loro!) sempre validi. Non era facile perché su un percorso non del tutto decifrabile, c'era uno spauracchio a far terrore all'orizzonte: Oscar Freire. Tutto ruotava intorno al ragazzo di Cantabria, cosa fa, cosa non fa, starà bene, starà male? L'unico imperativo, rendere la corsa dura, per squagliare la nazionale spagnola e magari anche lui; o in ogni caso per lasciarlo isolato. Corsa dura? Un diktat, in nome del quale abbiamo immolato l'italiano più in forma del momento, quel Daniele Bennati che un po' tutti avremmo voluto in azzurro, ma che secondo il ct Ballerini non sarebbe stato del tutto adatto al tracciato e alla nostra tattica (alla fine, alla luce dello svolgimento della corsa, Ballerini ha comunque avuto ragione. Magari Bennati ci poteva anche stare, in questo meccanismo a orologeria, ma il ct ha avuto ragione; e allora tanto di cappello a lui, per l'ennesima volta. Con tutto il cuore). Corsa dura, dicevamo. E allora lasciamo solo 4 dei 14 giri a disposizione degli outsider (prima Bronis con Kiserlovski; poi, in maniera più evidente, il francese Augé col colombiano Pérez Arango e il russo Kiserlovski), e poi al quinto entriamo in gioco direttamente noi, a gamba tesa sugli equilibri cristallizzati della corsa iridata. Quegli equilibri che vorrebbero poco salutare muoversi quando al traguardo mancano 187 chilometri. Perché tanti ne mancano quando Andrea Tonti sente sul sedere una pacca che è un segnale convenzionale. A dargliela, proprio il capitano, Paolo Bettini. Il segnale significa che bisogna andare, e Tonti come una molla scatta, senza neanche voltarsi, senza chiedersi perché e percome, Tonti parte e sulla salitella di Herdweg, la più tosta ma anche la più breve sui 19,1 km del circuito tedesco, si coagula intorno a lui un primigenio gruppetto (con Bertolini, Murilo Fischer, gli spagnoli Barredo e Florencio a stoppare, il bimbo di casa Burghardt, e Grabovskyy e Stare) da cui prenderà le mosse, subito dopo, la prima vera fuga corposa della giornata. A comporla, 42 uomini. I nostri sono in 4: non c'è più Tonti, che rincula, ma ci sono - con Bertolini - Bruseghin, Tosatto e - attenzione attenzione! - Cunego. Gli spagnoli, 4 (Flecha, Sastre, Barredo e Joaquín Rodríguez); i colombiani, una volta ripreso il terzetto di testa, 4 (Pérez Arango, Ardila, Laverde e Duque); i francesi, 4 (Chavanel, Augé, Goubert e Turpin); i belgi, 3 (Devolder, Aerts, Van Avermaet); gli Yankees, 2 (Hincapie e Julich); i padroni di casa, 3 (Scholz, Knees e Voigt); altri nomi interessanti, q.b. (Hushovd, Fischer, Grivko, Siutsou, Bodrogi, Stangelj, Pidgornyy); chi manca? Manca del tutto l'Australia; e manca in parte l'Olanda (ha Gesink e Tankink, ma non si fida). E infatti, con i cangurini a rilassarsi in gruppo, sono gli Oranje a prendere in mano la situazione, mettendosi a inseguire una fuga che stava prendendo un bell'agio: quasi 3' di vantaggio a metà del sesto giro, e scusate se è poco. Però in 42 l'accordo è difficile, e allora buon gioco per il gruppo, che a 130 km dal traguardo rientra sugli attaccanti. Il tempo di tirare il fiato, e subito parte la seconda maxifuga della giornata: a promuoverla, ancora i nostri, ancora Bertolini, che per tutto il giorno sarà come indiavolato. Stavolta siamo meglio rappresentati che in precedenza, perché col trentino c'è ancora Cunego, ma c'è anche quel Ballan che ha vinto un Fiandre e una Classica di Amburgo quest'anno. Con loro, una ventina di altri nomi, alcuni belli (Devolder, Gilbert, Kirchen, Efimkin, Kroon, Flecha, Arvesen), altri meno. Il copione non cambia, sempre Olanda a tirare il gruppo e Spagna a starsene ben coperta. Poi ci si mette pure l'Australia a dare un po' di trenate decisive, e allora la fuga, a 90 km dal traguardo, finisce. La fuga, non certo lo spirito d'iniziativa dell'Italia. Perché, malgrado un problema alla catena che metterà fuori causa il preziosissimo Bruseghin, i nostri sono padroni della situazione. Tonti ricomincia a tirare sull'Herdweg, poi salgno in cattedra sul Birkenkopf (la seconda salita del circuito, più dolce della prima ma più lunga) Tosatto, Cunego e Bertolini. Quest'ultimo è semplicemente mostruoso, sempre davanti, sempre col vento in faccia a rendere grazia a Ballerini della scelta di portarlo in nazionale, e magari ad alimentare qualche rimpianto in chi poteva pensare che potesse essere, lui, il più vincente dell'ultimo periodo, una sorprendente arma segreta. I tentativi di evasione si moltiplicano, ma i nostri presidiano la scena: ci prova Kroon? Ballan e Cunego ci sono; ci prova Efimkin? Bertolini c'è; ci prova l'altro Efimkin con Elmiger? Ancora Cunego (presentissimo, complimenti per lo spirito di corpo!), con Rebellin. Bertolini continua a tirare come un mulo, tiene tutti in fila, l'idea di corsa dura che tutti si aspettavano dalla nostra squadra ha un nome e un volto, e sono quelli di questo 37enne trentino all'esordio in un Mondiale. Ballan spara i suoi ultimi colpi sulla salita che porta al traguardo, al terz'ultimo giro, ma Barredo e Turpin sono tanto lesti ad accodarsi quanto lenti a collaborare. Si resta ancora tutti lì, con Bertolini che forza in testa a un gruppo sempre più assottigliato (non più di 80 unità all'inizio del penultimo giro, a 38 km dal traguardo), e con la sensazione che si avvicini il momento della resa dei conti. E la resa dei conti, esattamente come un anno fa a Salisburgo, si chiama Davide Rebellin. È lui a proporre il forcing che sarà decisivo, sulla salita di Birkenkopf, a poco più di 30 km dal traguardo. Il gruppo si seleziona, e solo il russo Kolobnev risponde ai fendenti del veneto. Sulle prime da dietro inseguono, ma poi c'è un momento di assestamento, si guardano, e allora via Davide, vento in poppa e 35" guadagnati in men che non si dica, con la collaborazione onestissima e preziosa del ragazzo Kolobnev, che non risparmia un cambio, e dà una mano a far prendere consistenza al tentativo a due. In fondo il russo è giovane, ha già vinto qualcosina, ma questo palcoscenico è tutt'altra cosa, e a 30 km dal traguardo di un Mondiale conviene darsi da fare. Davanti un italiano e neanche uno spagnolo: ciò significa una sola cosa, e cioè che la squadra più temuta è costretta per la prima volta a tirarsi su le maniche e a mettersi a correre seriamente. E infatti gli iberici inseguono, in gran squadriglia, con Barredo e Rodríguez, con Sastre e Beltrán, addirittura con Valverde! Ciò significa che, con Freire, il capitano è Samuel Sánchez, che resta coperto. La spinta degli uomini di Antequera si fa sentire: Rebellin e Kolobnev sono praticamente risucchiati, il gruppo ulteriormente scremato (ne son rimasti 50), ma i nostri (a parte Bruseghin, Tosatto e Tonti che si sono ritirati) sono tutti lì, anche Cunego che è stato sempre in fuga, anche quel Bertolini incredibile che continua a tenere in scioltezza le prime posizioni. Si attacca l'Herdweg, il momento è topico. Rebellin e Kolobnev sono nel mirino, ma qui sullo scacchiere si muovono i pezzi grossi. Bettini marca Freire, ed è marcato a sua volta da Schumacher, uomo pregiato della Germania; e allora la squadra tedesca lancia il suo alfierino, Wegmann, che porta via un assalto con Boogerd (Olanda), Leukemans (Belgio) ed Elmiger (Svizzera). Riprendono Rebellin e Kolobnev, ma la situazione è quantomai fluida: sul falsopiano che segue l'Herdweg si muove anche Frank Schleck (Lussemburgo), con Sánchez a ruota; e si muovono i nostri: Bettini e Pozzato, i due capitani. Già, i capitani: anche quello australiano (Evans), anche quelli olandesi (Dekker e Kroon), anche quello belga (Gilbert), anche quello tedesco (Schumacher). Ne manca solo uno: Freire! Ebbene sì, l'imponderabile accade a 15 km dal traguardo: l'uomo più temuto del Mondiale rende l'onore delle armi e non sa opporre nulla all'armarsi delle flotte nemiche. Sánchez non sa che fare, aspettare o insistere? Decide: e insiste. Prende la testa del primo gruppo in discesa, i tedeschi gli danno il cambio, l'azione prende definitivamente il volo. Dietro la Spagna prova in qualche modo a inseguire, ma Cunego e Ballan rompono i cambi. Perfetto: abbiamo 3 italiani su 15 battistrada, e si tratta dei nostri migliori: ci avremmo messo la firma, vero? Ma lunga è la strada che porta al traguardo. C'è un'altra salita da affrontare, e poi quella finale. Scalata di Birkenkopf: è il momento di dare un altro scrollone. Ci pensa proprio Bettini, dà una sgasata, saggia le forze in campo. Ma non è ancora il momento di fare il diavolo. Meglio lasciare che sia Rebellin, il solito impagabile Rebellin, a tenere un ritmo alto per qualche centinaio di metri. Si soffre. Boogerd, testa di ponte dei tre olandesi presenti nel primo gruppo, si mette lui a fare l'andatura, e forza; Bettini non ci sta più, va davanti e fa di testa sua, "il ritmo ora lo impongo io!". Schumacher, a quel punto il più temuto degli avversari, vede le streghe: non tiene la ruota dello scatenato Grillo, ci si deve mettere Schleck per chiudere il buco. Il lussemburghese prova pure a evadere alla chetichella, ma Bettini è lì, non si lascerà certo sfuggire chicchessia a 9 km dal traguardo! Il gruppetto dei 15 è comunque frazionato. Pozzato si fa prendere dai crampi e saluta mestamente, Samuel Sánchez non regge e sente gelido l'alito della sconfitta spagnola sul collo: lui ha forzato, impedendo in qualche modo il lavoro di ricucitura dei suoi compagni: la graticola in patria è pronta per lui. Bettini è per un attimo solo con Schumacher e Schleck: situazione ottima, Paolino dovrebbe riuscire a batterli allo sprint. Ma gli inseguitori incombono, e occorre un altro scossone: Bettini lo dà sul penultimo strappettino, 150 metri su cui il toscano rilancia l'andatura. Dietro sono alla canna del gas. Gli unici a conservare un minimo di lucidità sono Kolobnev (grandissima prestazione) ed Evans, che infatti riescono a rientrare a 7 dal traguardo. Gli olandesi, incredibile ma vero, erano 3 e si son fatti sfuggire ogni treno buono. Tirano, ma senza nerbo. Rebellin si isola con Gilbert e resta lì, a un passo dai primi, e davanti agli altri che ormai non hanno più speranze. In cinque davanti, Bettini Schumacher Evans Kolobnev Schleck. C'è accordo, in ballo c'è una vittoria mondiale, e nessuno si sente battuto in partenza: su quell'arrivo in leggera salita tutto potrebbe succedere, anche se tutti sanno che il favorito naturale è proprio il campione uscente. Schleck non si risparmia, nessuno lo fa, si arriva al traguardo. Ai 2 km Kolobnev timidamente prova un allungo che non è nemmeno un allungo, muore sul nascere con Bettini a vigilare ringhioso. Un chilometro e 300, c'è Schleck in testa, la volata è quasi pronta per essere lanciata. 900 metri, Evans, il più lento del lotto, prova la sua sparata, ma Schumacher lo stoppa: si sente in palla, il ragazzo di casa, si tiene Bettini a ruota e finge di non temerlo. Si guardano, si controllano. La salita spacca le gambe, dopo 264 chilometri, ma non c'è più tempo per sentire dolore, c'è solo un traguardo da azzannare con tutta la ferocia possibile. Kolobnev interpreta meglio di tutti la situazione, e ai 200 metri anticipa lo sprint: il russo parte fortissimo, ma sulla curva a destra che immette sul breve rettilineo finale lascia troppo spazio alla sua destra: Bettini ci si infila, mentre Schumacher resta a ruota dello stesso Kolobnev e non riesce mai a uscirne. Evans e Schleck sono ormai battuti. Bettini emerge troppo bene: affianca il russo, sputa tutto quello che ha, Schumacher alle sue spalle è trasfigurato dallo sforzo, il giovane Kolobnev sente il traguardo della vita mai così vicino eppure già pronto a sfuggirgli, vorrebbe opporsi a questo destino avverso ma non sa più come fare: è già al 110%, eppure quel piccolo incredibile italiano ne ha di più! Schumacher si arrende, e alla fine si arrende anche Kolobnev. Bettini no: Bettini non si arrende mai. Bettini taglia il traguardo prima di tutti, si inventa un'esultanza speciale, mima un'uccellagione, spara con un fucile immaginario verso l'aria, verso chi gli vuole male, verso chi l'ha attaccato ed ora si ritrova a fare i conti con l'immensa forza d'animo di questo ragazzo venuto dalla Toscana: spara e poi urla, liberato da giorni di oppressione, urla perché ha vinto, perché ha conquistato il suo secondo Campionato del Mondo, uno dietro l'altro, come Ronsse, come Van Steenbergen, come Van Looy, come Bugno: due consecutivi, roba che in pochi si son potuti permettere. Ha vinto, Bettini, e può finalmente piangere, ricordando Sauro, suo fratello morto un anno fa subito dopo il primo iride, e ricordando le ferite fresche, quelle che bruciano ancora troppo per non essere immediatamente rivendicate. Ha vinto e può salire ancora sul podio, tra qualche infelice fischio del pubblico di casa, con un disco dell'Inno di Mameli mancante di un verso, con il presidente Uci McQuaid che gli fa vestire la maglia iridata bis e che Paolino non degna neanche di uno sguardo, per stringergli la mano sibilando una parola sola tra i denti, forse un sì, forse un più irriverente "shit", lo sapremo mai? Tutto sommato, chissenefrega: Bettini è Mondiale, si inchina davanti alla platea, "eccomi, io sono qui, sono questo, sono solo un corridore, e oggi ho solo fatto il mio dovere": una volta di più, in maniera magnifica. (cicloweb)
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    Nba e dintorni...

    UPIM Bologna e LA FORTEZZA Bologna Qual è la Fortitudo e qual è la Virtus?
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  21. Valverde corre e Di Luca no? Complimenti all'UCI!!! Che schifo...
  22. Quoto, ma al secondo sgarro cambiano mestiere!!!
  23. Tornando in tema "Maiale Day" che siate favorevoli o no all'immigrazione, spero che tutti siate d'accordo con me nell'ammettere che Calderoli non ha nessun diritto di offendere la civiltà musulmana.
  24. Oggi crono uomini, percorso di 22 km da ripetere due volte. Il tracciato è tutt'altro che piatto, quindi non sono sicurissimo che sia adatto al superfavorito Cancellara. Magari la spunta qualche crono-scalatore.
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    ATTENZIONE: Lega momentaneamente sospesa Siamo spiacenti ma questa lega è stata momentaneamente sospesa a causa di alcuni importanti problemi avuti sul database delle squadre da cui alcuni dati sono andati persi. Questa lega è stata interessata dalla perdita dei dati e quindi, per permetterci il ripristino della situazione antecendente al danneggiamento del database, si è reso necessario sospenderla per le prossime due giornate (molto ravvicinate tra loro a causa del turno infrasettimanale). Quindi la 5a e la 6a giornata di serie A non verranno disputate. Se sei un utente appartenente alla lega in questione (Cycling Manager), ti preghiamo di comunicarci: 1. Il nome della tua squadra; 2. Il tuo userid (nome del presidente delle squadra); 3. I nomi di almeno un paio di attaccanti in rosa. Queste informazioni ci saranno utilissime per la ricostruzione dei dati persi. Inviacele via email all'indirizzo [email protected]. Siamo davvero spiacenti per l'accaduto e confidiamo nella tua immensa comprensione. Lo Staff di FantaService
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