Draguignan, 07/02/2012
Prima di tornare a casa, a Lione, avevo pensato che una scampagnata sul percorso dell'Haut Var non sarebbe stata male, anche se faceva un freddo boia, e il percorso era anche duretto. Però, furono due giorni di ritiro solitario che mi servirono a capire se volevo davvero continuare. Erano bastati due giorni in Italia, con i miei amici che erano partiti da Gragnano per vedermi correre e la mia famiglia che era venuta a trovarmi, a farmi mettere in dubbio tante cose, prima fra tutti, se avevo realmente intenzione di fare il ciclista. Due giorni di freddo, fatica, pensieri, solitudine, e alla fine capì che la vittoria non era arrivata per sbaglio ma che potevo coglierne altre nel corso della mia carriera. Quando riaccesi il telefono lessi i messaggi preoccupati sul gruppo della squadra, visto che di solito ero fra i più attivi, e risposi semplicemente che ero stato da una persona che conoscevo a Lione per due giorni e che avevo scordato il caricabatterie in albergo a Donoratico. In fondo, non era necessario rendere tutti partecipi di quel mio momento di riflessione, non volevo apparire come quello che non riesce a staccarsi dalla propria casa.
Rientrai a Lione e subito scesi per una passeggiata per la città. Com'era bella Lione! Il centro storico, con le sue vie e le sue casette, era veramente fantastico, per non parlare di Place des Terraux. Avevo già imparato a memoria la città, ed avevo già fatto amicizia con parecchie persone nel mio condominio, un palazzone di 10 piani in centro. Non era la casa più bella, ma per un quattordicenne che vive nel caos quasi completo andava più che bene.