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La solita figura da Incompetenti


Donan

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Prima Facchetti conferma Zaccheroni, ma Moratti vorrebbe Mancini.

Ma puo' Moratti smentire il presidente ufficiale? No. E allora Zaccheroni confermato!!!

Quindi si fanno soffiare il migliore allenatore sulla piazza dalla Juventus.

Ora mentre si avvicina metà di giugno, Moratti ci ripensa e fa di testa sua smentendo e facendo passare per fesso l'intero consiglio di amministrazione.

Via Zaccheroni e dentro l'allenatore "raccomandato" Mancini.

Ma Tronchetti Provera non vuole che l'Inter abbia a libro paga 3 allenatori. Questione risolta: a Zaccheroni viene pagato in anticipo tutto lo stipendio dell'anno prossimo cosi' puo' dare le dimissione e trovarsi un'altra squadra.

Splendido!!!

Ora Mancini vorrebbe (a quanto si legge) portarsi dietro anche Mihajlovic... Dalla padella alla brace.

Sembra una sceneggiatura dell'ennesima puntata di Fantozzi, in realtà è l'Inter di questi anni che ha raggiunto il culmine della propria ridicolaggine!!

e dette da un interista doc come me, queste parole suonano ancora più meste :(

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Consolati col fatto che almeno quest'anno non esonererete l'allenatore dopo poche giornate...

E poi con la coppia materazzi-mihajolivic avrete le coppia difensiva + simpatica del campionato..!!!

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Alla fine il tormentone nerazzurro è giunto all’epilogo. Grazie ad Alberto Zaccheroni, che in questo mondo sempre più attaccato al cadreghino ha dimostrato ancora una volta di sapersi muovere controcorrente, e non, come invece sarebbe stato più logico, a Massimo Moratti, l’azionista di maggioranza dell’Inter al cui confronto l’Amleto di Shakespeare è ormai ufficialmente un dilettante. Dopo il colloquio sollecitato dal tecnico romagnolo, stufo della crescente campagna promozionale in favore di Roberto Mancini, ieri Moratti si è finalmente degnato di ricevere il suo allenatore che voleva guardarlo negli occhi. È stata un’ora di confronto che è servita a Zac per capire quello che, in realtà, non era affatto da capire: stregato da Mancini, Moratti stava cercando i tempi ed i modi per comunicargli il licenziamento. E allora lui ha scelto la strada più insolita, di sicuro la più difficile: si è dimesso. Nonostante Giacinto Facchetti, presidente che interpreta il suo ruolo in maniera totale e non certo formale, lo avesse invitato ad insistere, a non mollare, completando il percorso e le strategie disegnate in tante ore di appassionato confronto. Zac lascia l’Inter perché ha a cuore la sua dignità personale. «Mi dimetto perché, pur avendo il sostegno del presidente Facchetti, nel colloquio con Moratti non ho avvertito la fiducia della società nei miei confronti» spiega l’ormai ex tecnico nerazzurro rientrando, stavolta in maniera definitiva, nella sua Cesenatico. La fiducia un allenatore la sente quando il club per cui lavora lo coinvolge in maniera fattiva nei progetti di potenziamento dell’organico. E invece l’arrivo di Veron, ufficialmente giustificato dal «parametro zero», in realtà inserito nel disegno alternativo, quello firmato da Mancini, lo ha scavalcato. Nessuno gli ha detto nulla. Perché l’anomalia della galassia Inter è anche questa: il concepimento di due strategie di rafforzamento sovrapposte: una, quella ufficiale, portata avanti da Facchetti e da Zaccheroni, l’altra, quella sommersa, sviluppata a fari spenti da Mancini attraverso l’intermediazione di Lele Oriali.

«Me ne vado anche perché nessuno mi ha informato delle operazioni di mercato» aggiunge Zac, amareggiato per non essere riuscito a perfezionare il progetto che gli stava a cuore: quello del definitivo rilancio della grandeur nerazzurra: «Mi dispiace lasciare questa panchina, chiudere così questa avventura. Ero arrivato in corsa, convinto di potermi giocare le mie carte quest’anno, finalmente dall’inizio. La mia storia professionale dimostra che quando ho avuto la possibilità di lavorare a tempo pieno, i risultati non sono mancati. Anzi».

Zac fu chiamato da Moratti per salvare una nave che imbarcava acqua ed ora si sente rinfacciare di essersi adoperato soltanto per semplici rattoppi: «Sono arrivato che l’Inter in campionato era all’ottavo posto, un punto dietro al Modena che poi sarebbe retrocesso. Sono arrivato quarto ma non è bastato. In Champions League siamo stati eliminati dalla Lokomotiv Mosca per colpa della classifica avulsa (decisiva proprio la sconfitta di Mosca, con Verdelli in panchina, ndr) mentre in Coppa Italia siamo usciti nella semifinale con la Juve soltanto ai calci di rigore».

Zaccheroni lascia con un rimpianto autentico: «Mi sarebbe piaciuto proseguire visto che, quando ho avuto a disposizione almeno tre quarti dell’organico, le cose sono andate per il verso giusto: dalla striscia di sei vittorie consecutive dopo il pareggio iniziale con la Roma ai sette successi nelle ultime nove gare. Resto convinto che, con pochissimi ritocchi, saremmo diventati competitivi ai massimi livelli».

Moratti, con cinismo, non ha perso tempo: da oggi la sua Inter potrà inseguire la grandezza perduta da troppo tempo con Roberto Mancini (che ieri era già a Milano per firmare un triennale e che prima di volare in Sardegna ha convinto Moratti a chiamare all’Inter il suo intero staff, cioè Orsi, Nuciari e Carminati), un altro pezzo di Lazio trapiantato in nerazzurro.

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