Austin, due del mattino. Circa.
Lance Armstrong stava seduto lì, su quel divano in salotto, con lo sguardo rivolto al muro. Niente sigaretta: era un atleta, ora. Di nuovo. E chissà per quanto.
Un capodanno come gli altri: gran cenone ad Austin con Anna, il sindaco e alcune importanti autorità dello Stato. Un capodanno come tanti, insomma. Le solite cose. Ma era l'anno che era diverso.
"Come passa il tempo", si disse Lance, con lo sguardo rivolto ora ad una foto appesa al muro. Una SUA foto. Tour '99, Sestriere, vittoria: una nuova dimensione gli si sbatte di fronte. La dimensione del grande campione. Non uno come gli altri, uno dei migliori. Di sempre.
11 anni, ormai. Ma si ricorda come se fosse stato ieri.
Un rintocco dell'orologio a pendolo lo distrasse per un attimo: le due e venti adesso. Ma della stanchezza nemmeno l'ombra. Semmai l'euforia.
Sì, perchè quello era il 2010, il grande anno: dopo la sfida, persa, con Contador sulle strade del Tour 2009, Lance aveva stabilito data e luogo della rivincita. Luglio 2010, Francia.
"Sarò pronto?" si disse il campione americano salendo le scale per andare in camera. In cuor suo lo sperava: aveva già riniziato gli allenamenti di preparazione ed era rimasto soddisfatto. Poi quest'anno saranno in due squadre diverse, lui e lo spagnolo. E il Team Radioshack era di certo il più forte. Niente da dire.
"Sarò all'altezza?" si disse Armstrong, un'altra volta, più dubbioso che speranzoso. Poi scacciò i brutti pensieri e andò a letto. Era un nuovo anno, ora.
L'anno della rivincita.