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Ciro

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Bè, se ti proclami "ingegnere" e lavori per un azienda che produce energia, direi di si

Ah bè lì è tutt'altro discorso sicuramente.

Nell'esame orale ci sono troppe variabili, a partire dal carattere dell'interrogato fino alla luna storta del professore. Il test scritto è imparziale e ha l'unico problema della copiatura, ma per un test che non viene valutato non dovrebbe esserci ecco

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E cosa dovrebbe dare l'idea di una preparazione, scusa?

L'esame orale dove giocano n-milioni di variabili oltre alla preparazione?

Innanzitutto un test a crocette è una valutazione abbastanza assurda. Secondo sono contro ogni metodo di valutazione, si fa della scuola una gara praticamente, invece bisognerebbe parlare, discutere e tentare di capire a prescindere dalle valutazioni. 

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E cosa dovrebbe dare l'idea di una preparazione, scusa?

L'esame orale dove giocano n-milioni di variabili oltre alla preparazione?

Non faccio l'insegnante e non mi sono mai occupato per ora di formazione, ma nel mio ciclo di studi universitari ho visto che dove possibile (cioè nei corsi dove non ci sono 200 iscritti) i docenti prediligono l'esame orale, per quanto sia soluzione più dispendiosa della somministrazione di un test a crocette. Credo sia perché a parte la copiatura, un esame orale costringe lo studente ad adottare un linguaggio appropriato e a esercitare l'eloquio, che nel mondo del lavoro è più importante anche degli integrali (a meno che uno non lavori in perfetta solitudine, ma la cosa è piuttosto rara).

 

Che poi il test sia preferibile è un fatto di comodità, non di maggiore oggettività.

 

A proposito di queste prove come valutazione indiretta della prestazione degli insegnanti stamattina in radio ho sentito una trasmissione (la prima da che si discute di questa riforma) e mi è venuto in mente una riflessione.

Nella scuola media che ho frequentato c'era una classe di sperimentazione musicale (chissà se esiste ancora). E' facile intuire che questa classe radunasse i ragazzi mediamente più bravi, più interessati, più seguiti dalle famiglie, certamente più preparati di base, quindi in grado di conseguire i risultati migliori anche nel caso in cui l'insegnante non sia un fenomeno (o sia meno bravo di quello che si sbatte in mezzo fra il ragazzo che è arrivato l'altro ieri in Italia, quello che in casa sente parlare un misto fra l'italiano di Biscardi e di Di Pietro e quello un po' ritardato). Ecco, mi chiedevo se la valutazione dell'insegnante tiene conto anche del livello di partenza della classe che raccoglie, altrimenti ha poco senso

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Secondo sono contro ogni metodo di valutazione, si fa della scuola una gara praticamente, invece bisognerebbe parlare, discutere e tentare di capire a prescindere dalle valutazioni. 

 

Mi spiace, ma il mondo del lavoro funziona così: è una gara.

Se tu conosci 70 di un macchinario/processo/programma/ecc e l'altro 85, l'altro viene preso.

Se mi dici che nelle scuole inferiori serva imparare un metodo, sono più che d'accordo. Ma oltre al metodo servono le conoscenze, più anche dell'eloquio (che secondo me è utile in ambienti molto "customer-related"): sarà perchè ho studiato ingegneria (tra l'altro chimica), ma senza le conoscenze non si va da nessuna parte. Poi ovviamente serve anche altro, ma la conoscenza è alla base di tutto. 

Anche perchè, a dirla tutta, due terzi delle popolazioni conosciute hanno livelli di conoscenza maggiori dei nostri.

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Mi spiace, ma il mondo del lavoro funziona così: è una gara.

Se tu conosci 70 di un macchinario/processo/programma/ecc e l'altro 85, l'altro viene preso.

Se mi dici che nelle scuole inferiori serva imparare un metodo, sono più che d'accordo. Ma oltre al metodo servono le conoscenze, più anche dell'eloquio (che secondo me è utile in ambienti molto "customer-related"): sarà perchè ho studiato ingegneria (tra l'altro chimica), ma senza le conoscenze non si va da nessuna parte. Poi ovviamente serve anche altro, ma la conoscenza è alla base di tutto. 

Anche perchè, a dirla tutta, due terzi delle popolazioni conosciute hanno livelli di conoscenza maggiori dei nostri.

Ma le conoscenze non sono una gara, almeno credo. Ora, lo so che vivo nel mondo dei sogni, ma se uno sa 100 e l'altro 80, sarebbe bello che quello che sa 100 aiuti quello che sa 80. E' ovvio che serve la conoscenza, ma non è perchè uno ha più conoscenza vale di più.

Anche perchè scuola e lavoro hanno due fini diversi

Edited by Lucatb99
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 Ma oltre al metodo servono le conoscenze, più anche dell'eloquio (che secondo me è utile in ambienti molto "customer-related"): sarà perchè ho studiato ingegneria (tra l'altro chimica), ma senza le conoscenze non si va da nessuna parte. Poi ovviamente serve anche altro, ma la conoscenza è alla base di tutto. 

Anche perchè, a dirla tutta, due terzi delle popolazioni conosciute hanno livelli di conoscenza maggiori dei nostri.

Anche io vengo da ingegneria, e fino a 1 minuto prima di cominciare a lavorare pensavo esattamente come te che le conoscenze avessero importanza nettamente prevalente sulla comunicazione. Ora è vero, non lavoro come progettista, e certamente faccio invece un'attività in cui la comunicazione in entrambi i sensi è importantissima, ma girando una marea di aziende (soprattutto pmi) mi faccio una certa idea di come funzionino le cose. Recentemente sono stato in 2 aziende concorrenti: la prima adotta soluzioni tecniche molto più innovative, la seconda è più brava a presentarle al cliente: indovina chi se la passa meglio? Chiaro che se sei la mega industria hai alle spalle un ufficio commerciale che come dici tu è la parte customer related.

 

Ma in tutti gli altri casi è una pia illusione pensare di occuparsi del proprio orticello dedicato unicamente alla parte tecnico-scientifica. Anche questo, come il gap di conoscenza, è un limite imputabile al nostro sistema

 

EDIT: che poi anche per chi dovesse occupare una funzione esclusivamente tecnica, la comunicazione è fondamentale, nei confronti del commerciale da una parte per capire cosa vuole il cliente, e nei confronti della produzione dall'altra per far capire cosa devono fare. Altrimenti sarai una scheggia impazzita, per quanto grande possa essere la tua conoscenza... e forse puoi permetterti di essere una scheggia impazzita se ti chiami Newton, Galileo, Leibniz, Einstein o simili. Altrimenti ciccia :wink:

Edited by ian
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Ma le conoscenze non sono una gara, almeno credo. Ora, lo so che vivo nel mondo dei sogni, ma se uno sa 100 e l'altro 80, sarebbe bello che quello che sa 100 aiuti quello che sa 80. E' ovvio che serve la conoscenza, ma non è perchè uno ha più conoscenza vale di più.

Anche perchè scuola e lavoro hanno due fini diversi

Secondo me il fine della scuola dovrebbe essere inserire un giovane nel mondo del lavoro, ma ovviamente cambia da indirizzo a indirizzo.
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Ah, Altro rischio su prove di valutazione come indicatore di performance: l'aiuto dei prof.

Ricordate anni fa che venne fuori che la scuola italiana era mediocre al di fuori delle elementari che erano di livello eccelso su scala mondiale? I conti non tornavano, dato che gli insegnanti delle medie trovavano il livello delle matricole in calo costante. Semplicemente le prove erano svolte dalle maestre.

Edited by ian
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