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Emozioni PIRATA


Pinzi83

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Grande puntata ieri sera a sfide(me la sarò vista 3 volte) sulla carriera del mitico PANTATI, han riportato a galla le emozioni più grandi che ho avuto dal ciclismo e i ricordi dell'uomo che mi fece innamorare di questo sport.

PER SEMPRE NEI NOSTRI CUORI!!!!!!!!!!

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NN andrebbe spostato in news ciclismo?

Cmq speriamo ke facciano 1 replica su Raisportsat ieri SFIDE nn l' ho visto, ma xkè lo fanno così tardi?

la trovi anche su emule la puntata.

Raga, occhio a non deviare dal regolamento...

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  • 1 month later...
Quando si scaricano film o video con copyright si è nell'illegalità

l'ho vista e rivista anche ieri la puntata

ma mancavano Mont Ventoux e Courchevel 2000

Sposto in news ciclismo

Mancanza gravissima! Parlando di emozioni del Pirata, non si possono tralasciare quei due purtroppo brevi momenti in cui Marco vide la luce dal tunnel in cui era entrato, in maniera oscura, il 5 giugno 1999. All'epoca avevo 8 anni, ed avevo iniziato proprio quell'anno, ed in modo particolare proprio in quel Tour, ad appassionarmi al ciclismo. Ricordo ancora la bellissima tappa dell'Hautacham, la mia prima "maratona ciclistica", con diverse ore di diretta, inchiodato davanti al televisore, con un diluvio micidiale, con Marie-Blanque, Aubisque, Soulor e Hautacham. Gran bella tappa, con la vittoria dai contorni eroici di Ochoa, mentre dietro di lui Armstrong conquistava quella maglia gialla che poi nessuno, tranne che per un paio d'ore del 17 luglio, riuscì a mettere in discussione. I suoi rivali tutti al tappeto, Ullrich a 3'20'', Pantani ancora più indietro, Zulle definitivamente fuori gioco, Jimenez, Virenque e Escartin umiliati sul loro terreno. Davvero una grande pagina di ciclismo. Tuttavia, fu due giorni dopo che tra me e il ciclismo scoppiò la scintilla. La tappa era la Lodève - Mont Ventoux, 221 km, di cui 200 piatti come un biliardo, prima di raggiungere quella montagna pelata, proprio come Pantani, che si staglia nel bel mezzo della Provenza. La tappa le seguii con mio papà, grandissimo appassionato di ciclismo, che però tende a non esternare quasi mai il suo entusiasmo, che si capisce solo da piccoli gesti che compie nei momenti di questo genere. Dopo 7-8 km di salita il ritmo si alza, Ullrich da un'accelerata improvvisa, e Pantani cede immediatamente. Sia io che mio papà pensammo: "eccolo là, ora perde un quarto d'ora". Invece, dopo qualche km in cui il Pirata resta a 20'', lottando per non sprofondare nel baratro, rinviene sul gruppo dei migliori. E a quel punto avviene ciò che nessuno avrebbe osato sperare: Marco attacca. Non è lo scatto dei suoi giorni migliori. Non è, per intenderci, la sparata del Galibier del 1998, quando passò Ullrich alla destra del tedesco come una freccia. Però è uno scatto. E uno scatto che fa male, perchè se alla prima volta non stacca nessuno, alla secondo qualcuno da segni di cedimento. Poi, finalmente, all'ennesimo scatto, gli altri non rispondono più. Pantani se ne va da solo, guadagna 20-25'', ma dopo un paio di km attacca Armstrong, che in 500 metri gli si riporta sotto con una facilità quasi imbarazzante. Dopo di che l'americano riparte, riscatta, ma non riesce a scrollarsi di dosso Pantani, che sente l'impresa vicina e non vuole mollare. Alla fine Armstrong decide che va bene così, guadagnerà sui rivali più pericolosi, smette di scattare, e lascia vincere Marco, a cui però una vittoria così non va giù. E allora, il 16 luglio, il giorno del mio 8° compleanno, si inventa un numero da cinema. Di quella tappa ricordo poco o nulla, a parte quegli ultimi 5 indescrivibili km. A dire il vero, per me, allora, non c'era nulla di indescrivibile. Tuttavia, vedere mio papà esaltato in quel modo, che quasi saliva sul divano per incitare il Pirata, mi faceva capire che stava succedendo qualcosa di grande. Per la verità, la grandezza di quello che stava accadendo la compresi qualche anno dopo, precisamente 5-6 giorni dopo la morte di Pantani, durante uno speciale a lui dedicato. Ebbene, durante quello speciale, senza quasi accorgermene, durante le immagini di Courchevel mi ritrovai a piangere davanti al televisore. Tante volte mi è capitato di commuovermi in competizioni sportive (Italia - Lituania del di basket delle Olimpiadi di Atene, Italia - Germania di quest'estate, l'oro di Baldini ad Atene, e tanti altri), ma mai mi era capitato di piangere per così tanto tempo.

Tuttavia, per me la più grande impresa di Pantani è stata quella mancata: la tappa di Morzine del già citato 17 luglio 2000. Un attacco assurdo, a 128 km dall'arrivo, un attacco nel più puro stile del Pirata: o tutto, o niente. Pantani, forse, quel giorno, se avesse atteso il Joux-Plane, avrebbe potuto salire sul podio. Però a lui, nonostante tutto quello che aveva passato, non bastava. Provò ad attacare sul Saisies, quando ancora mancavano Aravis, Colombière e, appunto, Joux-Plane. Purtroppo, tra i compagni di fuga restii a dare cambi, il gran caldo che unito al caldo provocò un attacco di dissenteria, una squadra fortissima (quella di Armstrong) all'inseguimento, e la codardia di Ullrich, che invece che far tirare fino a scoppiare la Us Postal diede una mano ai "Postini", quella fuga non andò in porto. Ma non si possono dimenticare quelle 2 ore di speranza che Marco, prima di essere ripreso ha regalato ai tifosi.

Chiedo scusa per la lunghezza del messaggio, e non vorrei esservi sembrato patetico. Non era mia intenzione scrivere un "bel messaggio". Volevo semplicemente ricordare un atleta che ha il grandissimo merito di aver fatto appassionare migliaia di persone, me compreso, come probabilmente avrete già intuito dalla firma alla fine dei miei messaggi, a questo bellissimo sport.

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